L'eroica ed inutile critica al Lotitismo 3.0.
Il tentativo di ranocchio è da considerarsi eroico, quello di segnalare come con una impronta maggiormente manageriale e soprattutto maggiormente ambiziosa questa Lazio potrebbe puntare molto più in alto nel prossimo futuro. Peraltro, questo eroismo si colora anche di toni blasfemi, quando cita - a mò di esempio - la spregiudicatezza del management giallorosico che con forti investimenti sta puntando all'all in e su cui si addensano i pareri più perplessi di molti netter laziali. Al di là degli atteggiamenti critici di prammatica, va osservato che a giudicare dall'ultimo anno, proprio all'indomani della vittoria del 26 maggio, non sembra andare malaccio questa politica, mentre nello stesso periodo la nostra società è alla ricerca del filo con cui far ripartire la risalita nei piani alti, da cui abbiamo perso il contatto, si spera momentaneamente.
Se poi si guardano i vari ambiti in cui si può spiegare l'azione di una società di calcio, si possono scorgere qua e là margini di miglioramento: dall'aumento delle presenze allo stadio, all'acquisizione degli sponsor, all'intermediazione dei giocatori. In realtà, come sottolinea l'eroico Ranocchio, è la classe manageriale del l'industria calcistica italiana a mostrare tutti i suoi limiti, visto che riesce sempre più con fatica a vendere il prodotto calcio a livello internazionale e che per restare nell'ambito degli sponsor sono ben sette le squadre senza logo sulla maglia, tanto che neanche la tanto cool Fiorentina dei tanto cool O'Valley brother (i fratelli Della Valle) riescono a spuntare uno sponsor per la loro maglia: eppure sono titolari di un marchio del lusso internazionale.
Ma il tentativo del Ranocchio è eroico soprattutto perché tocca un dato immodificabile e indiscutibile, una specie di totem, una vera bestemmia. La figura del nostro presidente, che ha questa impostazione e da cui non deborda: società in sicurezza, piattaforma per ambiziosi traguardi, soprattutto personali. se poi ci scappa qualche soddisfazione il gioco è fatto.
E questo gioco, dal suo stretto punto di vista, ha avuto i suoi indiscutibili successi. Ha vinto lui, nonostante mille e una osservazioni critiche, tutte documentate e inoppugnabili, ma tutte inutili.