Prendo spunto dalla locandina della campagna abbonamenti(non voglio qui discutere di essa) per affrontare l'argomento relazione tra Lazio e Roma(intesa come città,storia,ecc).
La Lazio deve riaffermare questo connubio che è insito e naturale?o poiché per anni l'as lo ha coltivato oramai non ci appartiene più?
Citazione di: Tyler87 il 08 Lug 2015, 10:56
Prendo spunto dalla locandina della campagna abbonamenti(non voglio qui discutere di essa) per affrontare l'argomento relazione tra Lazio e Roma(intesa come città,storia,ecc).
La Lazio deve riaffermare questo connubio che è insito e naturale?o poiché per anni l'as lo ha coltivato oramai non ci appartiene più?
Riaffermarlo o no è un dettaglio, a mio avviso, perché il legame è insito nella storia della Lazio. E ciò è acclarato. Lo sanno pure i romanisti ormai. Mi dirai che chi si occupa di vicende di marketing all'interno della Lazio da un po' di tempo sta battendo con forza (anche troppa secondo me) su questo tasto. E comunque il connubio tra la città e la Lazio, se debole come pensa qualcuno, non può essere riaffermato mettendo un centurione romano (pure brutto) nella foto che dovrà accompagnare la campagna abbonamenti di quest'anno della Lazio o sparando a caratteri cubitali sul pullman della squadra: la prima squadra della capitale. Qualcuno ieri ha postato la foto della campagna abbonamenti dello scorso anno (la bimba che bacia il logo della Lazio e la scritta: solo amore) e poi quella di quest'anno. Il paragone fra le due foto è imbarazzante. Non vorrei che fossimo entrati in modalita "pacchiano" e che ci stessimo romanistizzando. Roba brutta come quella del centurione è tipica romanista e noi non l'abbiamo mai usata. Non iniziamo proprio ora. La Lazio incarna Roma in modo diverso da come lo fa l'altra squadra della capitale ed è stato così da sempre. Non inseguiamoli su quella strada. I centurioni so' robaccia loro. E da sempre. Io non voglio vergognarmi ogni volta che vedrò quella foto attaccata sui muri di Roma.
Per me sono ostentazioni inutili tipiche dei riommers. La nostra storia parla da sola, non abbiamo bisogno di centurioni sui manifesti o di altro. Nelle altre città in cui ci sono diverse squadre non vedo tutti questi tentativi di appropriarsi di qualcosa che ha a che fare con la città stessa. Problemi loro.
Citazione di: Indaco il 08 Lug 2015, 11:11
Riaffermarlo o no è un dettaglio, a mio avviso, perché il legame è insito nella storia della Lazio. E ciò è acclarato. Lo sanno pure i romanisti ormai. Mi dirai che chi si occupa di vicende di marketing all'interno della Lazio da un po' di tempo sta battendo con forza (anche troppa secondo me) su questo tasto. E comunque il connubio tra la città e la Lazio, se debole come pensa qualcuno, non può essere riaffermato mettendo un centurione romano (pure brutto) nella foto che dovrà accompagnare la campagna abbonamenti di quest'anno della Lazio o sparando a caratteri cubitali sul pullman della squadra: la prima squadra della capitale. Qualcuno ieri ha postato la foto della campagna abbonamenti dello scorso anno (la bimba che bacia il logo della Lazio e la scritta: solo amore) e poi quella di quest'anno. Il paragone fra le due foto è imbarazzante. Non vorrei che fossimo entrati in modalita "pacchiano" e che ci stessimo romanistizzando. Roba brutta come quella del centurione è tipica romanista e noi non l'abbiamo mai usata. Non iniziamo proprio ora. La Lazio incarna Roma in modo diverso da come lo fa l'altra squadra della capitale ed è stato così da sempre. Non inseguiamoli su quella strada. I centurioni so' robaccia loro. E da sempre. Io non voglio vergognarmi ogni volta che vedrò quella foto attaccata sui muri di Roma.
Può esistere anche una via di mezzo.
Utilizzare il simbolo dell'aquila come richiamo al passato può essere giusto e condivisibile.
Caricarsi centurioni prostatici (IB :)) con galletti amburghesi e richiami alla legio claudio coi 12 anni de presidenza su sfondo nero, dove i colori predominanti sono il piscio e la ruggine no.
Non è che non va bene, non c'entra proprio un cazzo.
Ad esempio le foto dell'anno scorso all'arco di tito di presentazione rosa, sono giuste, apprezzabili, richiami anche all'aquila imperiale pure pure, ma scivolare verso na retorica tipica de "giuliocesareeradaaaroma" proprio no.
Di solito nella campagne si sfrutta simbolo e slogan.
L'avanti lazio pure pure, per quanto non è che mi faccia impazzire, ma l'immagine a corredo getta tutto nella spazzatura. Giustamente IB diceva...DOVE C'E' LA LAZIO?
Citazione di: Indaco il 08 Lug 2015, 11:11La Lazio incarna Roma in modo diverso da come lo fa l'altra squadra della capitale ed è stato così da sempre. Non inseguiamoli su quella strada.
E' evidente.
La romanità della Lazio é una romanità meno affermata, ma allo stesso tempo più forte.
La Lazio se si rinchiude nelle mura aureliane muore.
la Lazio ha sempre pescato le sue forze nell'apertura, nel trasmettere un messaggio ben diverso dalla marmorea uniformità delle legioni romane.
La Lazio é sempre stata libero pensiero in libero amore.
Fin dal nome e dai colori.
Siamo sempre stati il cielo e non il fango.
Tralaltro tra i più grandi nomi che hanno fatto grande la storia della Lazio, ne troverete pochi nati tra PortaPia e Porta Maggiore. Noi siamo altro.
Deve essere importante.
Motivi commerciali, certo.
Ma io su questo sono molto pragmatico.
Poi certo tutto è migliorabile.
Se si perseguirà su questa strada, credo e spero che non ci fossilizzeremo sull antica Roma, ma che spazieremo anche su altre epoche.
D altronde la Storia di questa Città ed i simboli che la rappresentano è così lunga che di spunti ne potremo trovare a bizzeffe e non solo legate ai Centurioni.
Citazione di: italicbold il 08 Lug 2015, 11:19
E' evidente.
La romanità della Lazio é una romanità meno affermata, ma allo stesso tempo più forte.
La Lazio se si rinchiude nelle mura aureliane muore.
la Lazio ha sempre pescato le sue forze nell'apertura, nel trasmettere un messaggio ben diverso dalla marmorea uniformità delle legioni romane.
La Lazio é sempre stata libero pensiero in libero amore.
Fin dal nome e dai colori.
Siamo sempre stati il cielo e non il fango.
Tralaltro tra i più grandi nomi che hanno fatto grande la storia della Lazio, ne troverete pochi nati tra PortaPia e Porta Maggiore. Noi siamo altro.
Ho sempre considerato la roma la prima fra le squadre provinciali d'Italia, forse proprio la più provinciale, un ascoli un po' più grande, un'atalanta nata a Roma. Sono nato laziale, e crescendo, della Lazio m'è piaciuta quella cosa che col tempo molti hanno definito cosmopolitismo, cioè il contrario del provincialismo. Altri colori rispetto ai loro che hanno scelto quelli del comune di Roma, altri simboli, nessun capitano da cui separarsi solo con la morte, altri tifosi, altra mentalità. Maggiore laicismo, se si potesse dire così. La lontananza da quel brutto concetto che: se siete nati prima, perché noin vi siete chiamati roma? Come se 'sto schifo di città fosse il centro del mondo e tutto dovesse rimontare a lei.
La Lazio è apertura mentale, è anticonformismo, è il cielo bianco e celeste, è un'aquila che vola alta e non un lupo che ravana nella mondezza. Ma è anche una panchina di piazza della Libertà, che appena attraversi il ponte sei a piazza del Popolo, un gruppo di pionieri nell'età dell'ottimismo e del positivismo, la voglia di fare sport fine a se stesso, nessuna compromissione col potere politico, soprattutto quello fascista che darà vita alla fusione dell'as roma. La Lazio è il "no" del generale Vaccaro al frullato delle squadre di quartiere da cui poi sarebbero nati i nostri nemici storici. Ben 30 anni dopo di noi. Che altro di più?
Ma perchè qualcuno dice che con questa campagna, ci stiamo "romanistizzando"? Io non credo proprio, perchè è giusto evidenziare l'origine Capitolina della SS Lazio, anche evocando legionari (magari migliorabili nelle foto...) ed emblemi dell'Impero. Per anni abbiamo subìto da parte dei romanisti questo furto di immagini dell'Antica Roma, adesso basta, i romani, quelli antichi, siamo noi e mettiamolo a caratteri cubitali!! Chi pensa che non dovremmo esporre la nostra romanità, vuol dire che avrà apprezzato, in passato, le bandiere o i simboli degli Irriducibili, quelli con il Mr. Enrich su bandiere, sciarpe, adesivi e su tutto il materiale che si vendeva della Lazio, quello si che rappresentava la Lazialità, la romanità...... :x :x
Giorgio Chinaglia è stato il primo che li ha mandati in analisi, ricominciamo da lì.
(http://img18.imageshack.us/img18/482/giorgiochinagliacolosse.jpg)
Legame essenziale e scelta strategica giustissima della società, su cui spero insista con decisione e maggiore coraggio.
Perchè è parte della nostra storia, delle nostre origini e del nostro simbolo.
Non affermarlo nè valorizzarlo è come rinnegarlo.
E non di meno motivi di opportunità commerciale per cui nessun campo libero, su terreni che appartengono anche a noi di diritto, può essere lasciato al competitor.
La lazio è già chiusa dentro le mura aureliane perchè ha declinato in maniera light questo legame.
Proprio riaffermarlo è funzionale a fare qualcosa di diverso rispetto a quanto fatto finora.
Che mi pare abbia prodotto infatti, scarni risultati.
Basta scorrere le pagine della "nostra" storia per capire il legame tra la città e la Lazio, nata a pochi metri dal tevere e da lì cresciuta fino a diventare la storia stessa dello sport di questa città, nel periodo in cui quest'ultima si ampliava ed entrava ufficialmente nell'era moderna (e nel farlo si lasciava alle spalle un millennio e mezzo che con l'impero romano aveva avuto ben poco a che fare).
E' quella la storia di Roma e della Lazio da promuovere per far capire il legame.
Lo dice il nome stesso, S.S. Lazio 1900. E non è poco.
I centurioni alla asterix lasciamoli sotto al colosseo a taglieggiare i turisti.
Citazione di: Barabba Terzo il 08 Lug 2015, 12:31
Basta scorrere le pagine della "nostra" storia per capire il legame tra la città e la Lazio, nata a pochi metri dal tevere e da lì cresciuta fino a diventare la storia stessa dello sport di questa città, nel periodo in cui quest'ultima si ampliava ed entrava ufficialmente nell'era moderna (e nel farlo si lasciava alle spalle un millennio e mezzo che con l'impero romano aveva avuto ben poco a che fare).
E' quella la storia di Roma e della Lazio da promuovere per far capire il legame.
Lo dice il nome stesso, S.S. Lazio 1900. E non è poco.
I centurioni alla asterix lasciamoli sotto al colosseo a taglieggiare i turisti.
Giusto...
Si possono far vedere il legame tra Lazio e città in mille modi diversi...
Non così...
La romanità e la lazialità vanno a braccetto da 115 anni.
L'antica roma, i centurioni e tutto il resto non fanno per noi. Almeno non in questo modo...
Ste buffonate con Giulio C. abbonato in tevere e caxxate varie lasciamolo a loro...
Il legame con Roma può essere assolutamente sottolineato ma non così...
Il legame con la città è scontato ma da riaffermare con forza ovunque, visto che il nostro appeal è legato solo ai risultati sportivi. E questo non va bene. Il St Pauli ha 11 milioni di fans in Germania, pur non vincendo un caxx de nulla da sempre. Per dire un esempio.
Se vai a Roma e farti un giro vedi pochissimo di Lazio, Troppo poco.
Poi c'è un certo provincialismo che va superato. Lazio rappresenta Roma, una delle città più belle e importanti del pianeta. Il lavoro dell'immagine Lazio all'estero è davvero misero...
E su questo aspetto c'è molto da lavorare.
Per fare un esempio, il nostro attuale sponsor tecnico apre il suo store a Settebagni... pazzesco. :x
Citazione di: Duca il 08 Lug 2015, 12:45
Se vai a Roma e farti un giro vedi pochissimo di Lazio, Troppo poco.
La promozione della campagna abbonamenti è uno dei pochi momenti in cui si può tappezzare un po' la città con il marchio Lazio.
Una foto della curva oppure Felipe Anderson, Candreva, De Vrij, Klose e Biglia.
Un modo per mostrare con orgoglio i nostri campioni e i nostri colori.
E invece abbiamo partorito il centurione su sfondo nero.
Anche la maglia bandiera poteva essere un modo splendido per colorare un po' di biancoceleste la città.
E' stata un successo. Magari spendendo due lire in pubblicità se ne vendevano ancora di più e si diffondeva il marchio. Invece zero. Roba elitaria...
Mah
Io più vado avanti e più vedo schizofrenia in chi gestisce il marketing nella Lazio.
Fanno una cosa meravigliosa (la maglia bandiera) e poi dopo 6 mesi fanno l'opposti di quello che il tifoso laziale vorrebbe, e che tra l'altro era impossibile non capire.
Fanno una campagna abbonamenti sull'amore, riportano i bambini allo stadio, Lucio Battisti, e poi ti presenti col centurione che sembra che ha appena ricevuto una bolletta da 3000 euro.
Danno l'impressione di andare a tentativi, una volta indovinano e la volta dopo vanno esattamente dall'altra parte. Approssimazione e totale mancanza di contatto con la gente.
di Roma città nella Lazio ce n'è anche troppa, 8)
più ci deromanizziamo meglio è. anche perchè nelle teste altrui la Roma laziale o è mussolini o è roma nord, e se vuoi fare qualcosa per cambiare devi spostarti altrove (non hai tempo e spazio per puntualizzare, per specificare). tra l'altro questa foto scelta dal marketing non ha nulla di femminile. trovandomi a far girare una cosa che ho scritto sulla Lazio ho scoperto una marea di donne laziali. e il vetero centurione sfigatello non dice nulla alle donne. e poi non c'è ironia, peccato capitale. ma soprattutto non c'è la Lazio, non ci sono i colori dell'olimpico, dei Laziali che attraversano i ponti a piazza mancini e ponte milvio col bambino sulle spalle.
Punti di vista, io la vedo come un'opportunità di mettere più Lazio in città, no come la romanizzazione della Lazio.
Le campagne fascistizzanti della tifoseria Laziale lasciamole a repubblica ed ai radicali chic con la sciarpetta giallorossa al collo, che di danni ne hanno già fatti abbastanza.
La Lazio è la prima squadra della città di Roma, e più che uno slogan è semplicemente Storia. Ma questo non vuol dire, come sottolineano giustamente in molti, che la Lazio si fermi alle mura. E' insita nel nome stesso della squadra la sua natura internazionale, e la sua apertura che vuole superare ristretti confini geografici.
Questo connubio tra Lazio e "Roma" è evidente SOLO tra i Laziali.
Fuori dal raccordo(idem per i turisti) il collegamento romano=romanista è quasi automatico.
Percio anche se il tentativo è goffo trovo alquanto sciocco non incentivare tale iniziativa invece di stopparla a priori.
Citazione di: Tyler87 il 08 Lug 2015, 13:58
Questo connubio tra Lazio e "Roma" è evidente SOLO tra i Laziali.
Fuori dal raccordo(idem per i turisti) il collegamento romano=romanista è quasi automatico.
Percio anche se il tentativo è goffo trovo alquanto sciocco non incentivare tale iniziativa invece di stopparla a priori.
Sinceramente, a me non frega nulla di cosa pensino fuori dal raccordo.
Io non devo affermare il mio legame a questa città, ce l'ho e basta, chi ha bisogno di urlarlo al mondo intero è perchè sotto sotto le sue radici non sono così nitide (vedi romoletti).
Io sono nato a Roma, la Lazio è nata a Roma, io tifo Lazio perchè sono romano, come mio padre, come mio nonno e il padre di mio nonno, che seguiva la Lazio perchè la Roma non esisteva. I turisti non la pensano così? Sti cazzi.
So il mio nome, il mio cognome, so di avere un pisello e so che la Lazio
è questa città.
Perchè dovrei evidenziare queste ovvietà?
Concordo con herzog
Fermo restando che anch'io sono assolutamente convinto di quanto afferma IB, ossia che la nostra identità non vada legata eccessivamente al perimetro romano perché sarebbe una scelta perdente, allo stesso tempo questo non credo implichi un non utilizzo del rapporto con la città di Roma.
Ma comunicare una cosa del genere non è un qualcosa di univoco.
Si può fare in tanti modi. Ed ognuno ha un significato diverso.
Per esempio a me la scelta di fare la foto con il Colosseo sullo sfondo è piaciuta molto.
Ma il Colosseo è una realtà anche della Roma ODIERNA. Anzi, potremmo dire che per il mondo ne è proprio il simbolo. Il centurione NO (fatta eccezione per quelli che spillano i sordi ai turisti pe du foto).
Il centurione richiama un pezzo di storia di questa città che non ha NULLA a che vedere con la Lazio. Niente.
E' una forzatura carnevalesca che a me sembra una semplice buffonàta.
Mentre la foto con il Colosseo nella sua semplicità richiama perfettamente il rapporto tra la città e la squadra.
Una accanto all'altra, non provando a comprimere tipo una matrioska una cosa grande e complessa come Roma dentro una squadra di calcio.
Ma chi ce lo da questo diritto? L'Aquila è Roma, ma Roma non è l'Aquila. Non solo, quantomeno.
Siamo finiti sulla stessa linea comunicativa di chi fa dire a Giulio Cesare o a Gioacchino Belli che tifa Roma.
Ci servono dei carnevaleschi falsi storici per comunicare la nostra romanità?
Abbiamo così pochi elementi da doverne inventare di falsi? Io non credo.
Anche volendo incentrare una campagna su questo e non su altri concetti a mio avviso più efficaci (tipo "Solo Amore"), non è così che si riesce a farlo. Così si passa solo per ciarlatani.
Si valorizzassero i luoghi della storia della Lazio, i volti, le storie, le immagini.
Non un registro comunicativo che ci fa passare per turisti di questa città. Gente di passaggio.
Come lo sono loro.
Citazione di: Tyler87 il 08 Lug 2015, 13:58
Questo connubio tra Lazio e "Roma" è evidente SOLO tra i Laziali.
Fuori dal raccordo(idem per i turisti) il collegamento romano=romanista è quasi automatico.
Percio anche se il tentativo è goffo trovo alquanto sciocco non incentivare tale iniziativa invece di stopparla a priori.
siamo visti come una chiesa metodista nella provincia del texas: indubbiamente siamo americanissimi, però che fatica avvicinarvisi, trovare tutti, capire. insomma l'america per gli altri è ny, los angeles, etc, molto più a portata di mano, anche da lontano.
a te va di fare battaglia ogni giorno per difendere l'americanità della chiesa metodista quando poi basta un coro allo stadio e bruci tutto? siamo perdenti in questo, e non vale il discorso delle mille potenzialità, non ci sono. la guerra si fa con i pedoni che ognuno ha e questi siamo.
la maglia bandiera è
roma? certo, ma è strepitosa, è potente, è immediata. Bella a prescindere dai meno 9, basta quella poi dei ns racconti di bambini a nessuno frega, quelli sono roba per archeologi. ed è questo il punto dei laziali: che fanno più archeologia che Storia di cui tanto parlano. il mondo laziale è faticoso, polveroso.
hanno messo un centurione e subito il laziale controlla se quella legione è storica o meno. per carità , basta cercare su google col copia e incolla, ma capisci il laziale? è subito corso a vedere se legio XII era la fulminata o la panata. questa è archeologia, roba per i morti sui morti.
la Lazio non è mai "attuale". passi per i tifosi, ma il marketing non può andare all'indietro.
e poi un po' di ironia, e un pò di sinistra non guastrebbero in generale ma guai a disturbare il legionario ;)
Ottimo Fatdanny
[e basta co' sto colosseo che i pischelli romani vedono solo in gita scolastica]
per me no ma i nostri tifosi ci tengono molto e lo si legge spesso tra le righe da molti commenti qui dentro e in giro sul web ad esempio..
Ma poi dico io ma trilussa non era Laziale?non potevamo giocare su questo?esiste qualcosa più romano di trilussa?
Il fatto che la Lazio sia emanazione della città di Roma non è una percezione, non può esserlo perchè è la realtà. Niente di interpretabile, più storia che archeologia secondo me.
Io erede dell'impero non mi ci sento.
Noi siamo gente che ama una squadra di calcio.
Una squadra che sta a Roma, ma che non necessariamente è amata solo da romani.
Io quando tifo Lazio non lo faccio per rivendicare/difendere/onorare la romanità.
Lo faccio perché amo la Lazio.
Perché noi non usciremo mai da questa fase.
E credo che solo quello dovremmo comunicare: immenso amore, e gente che gioca a pallone. A Roma? Sì, certo. Ma non per Roma: quella è roba per i minorati mentali che pensano che De Rossi sia uno degli Orazi e che Aldair fosse trasteverino.
Per la Lazio: come faceva Chinaglia, che romano non era.
E per quelli come Chinaglia: come facciamo noi, che romani lo siamo.
Ma siamo pure italiani, e se andiamo a vedere la nazionale il mandolino, la pizza e i baffi neri li teniamo a casa.
Amore. Lazio. Pallone.
Serve altro?
Citazione di: Moses E. Herzog il 08 Lug 2015, 14:10
Sinceramente, a me non frega nulla di cosa pensino fuori dal raccordo.....
Ad esempio questo a me frega e come. Forse perché trascorro molto tempo fuori dal raccordo.
E ti dico che a Torino, a Venezia (e mi limito ai capoluoghi...), della panchina di Piazza della Libertà non ne sanno nulla.
Quella, ed altre, sono storie che noi conosciamo e conserviamo nel cuore per quello che hanno significato ma vai a spiegare a un fiorentino le sensazioni che hai provato mentre eri incolonnato sull'A1, direzione Napoli, a luglio dell'87... naaaaah.
E allora è bene ricordare, agli altri, una cosa che per noi è scontata, è insita.
Il tentativo, credo, fatto per la campagna abbonamenti (e l'ho scritto anche su quel topic), è quello di interrompere l'automatismo perverso che associa, nell'immaginario di buona parte di quelli che la nostra storia non la conoscono, Roma città soprattutto con l'aesse fusion. Il risultato, purtroppo, è stato piuttosto ridicolo.
E visto che diciamo di voler andare "in Italia, in Europa, nel Mondo.." (cit), è bene che tutti sappiano chi siamo e da dove veniamo.
La verità è che con Roma, adesso come adesso, purtroppo non ci fai manco una gran bella figura.
Comunque evitare cose populiste e demagogiche come fanno quelli di trigoria, ma la Lazio è la prima e unica squadra della capitale. Io punterei molto anche sul discorso Polisportiva, qualche tempo fa avevo letto che per discipline è la più "grande" in Europa. Puntare sui valori dello sport, in genere (che poi sono il motivo dei nostri colori), e su quelli della storia di questa società. Ben vengano iniziative nella città, per avvicinare la gente e i calciatori. Sarebbe il modo più giusto ed elegante.
ragazzi... è una trovata pubblicitaria, molto semplicemente.
che può essere giudicata positivamente o no.
Roma antica vende e affascina, è un modo per fare pubblicità. non un'invito a marciare sulla pannonia elmo in testa e lorica segmentata sulle spalle...
Al limite avrei messo i giocatori che fanno il torello a Piazza della Libertà.
Noi un luogo di nascita ce l'abbiamo, riconosciuto. Sfruttiamolo.
Vi immaginate 6-7 giocatori che con la maglia storica fanno il torello?
La nostra Roma è quella, Piazza della Libertà.
Se poi volevi fare bingo, un bel fotomontaggio con Olimpia che sorvola i giocatori.
Semplice e diretta.
un buon difettoso che si rispetti ogni volta che legge "Lazio prima squadra della capitale" se sente male e va in analisi
quindi... :D
La Lazio è LA squadra della città di Roma. Va sempre ribadito. Loro sono un parto ministeriale, non hanno nè fondatori, nè data, nè luogo di nascita. Non hanno neanche un nome: AS, si chiamano.
Però provano continuamente ad usurpare il titolo. A me pare giusto rintuzzare e rimarcare.
Citazione di: italicbold il 08 Lug 2015, 11:19
E' evidente.
La romanità della Lazio é una romanità meno affermata, ma allo stesso tempo più forte.
La Lazio se si rinchiude nelle mura aureliane muore.
la Lazio ha sempre pescato le sue forze nell'apertura, nel trasmettere un messaggio ben diverso dalla marmorea uniformità delle legioni romane.
La Lazio é sempre stata libero pensiero in libero amore.
Fin dal nome e dai colori.
Siamo sempre stati il cielo e non il fango.
Tralaltro tra i più grandi nomi che hanno fatto grande la storia della Lazio, ne troverete pochi nati tra PortaPia e Porta Maggiore. Noi siamo altro.
concordo al 100%. non è un caso che molti grandi club mettano in secondo piano il legame con il territorio. tra chi diventa della Lazio (non tra chi nasce) c'è anche chi lo fa perché si innamora della diversità, della contrapposizione e dello spirito di libertà. La Lazio è altro. La Lazio non proviene da: la Lazio è...
La città di Roma nacque perché punto di passaggio sul Tevere, sulle rapide dell'Isola tiberina.
La Lazio nacque un 6-700 metri più a nord, su una panchina del Lungotevere.
Più romani di noi se more direbbero a ... Roma, ma il problema della romanità della Lazio (non della romanisticità he noi aborriamo, ca va senza dillo) è di poco conto secondo alcuni. Da un certo punto di vista la cosa ha un suo fondamento, perché la Lazio ha come simbolo l'aquila, romanissimo come simbolo, ma i colori bianco e celeste richiamano i valori olimpici, qualcosa che va molto al di là di una singola città, pur eterna come Roma: qualcosa che richiama una dimensione a dir poco internazionale.
E poi però mi capita di andare fuori e dover spiegare all'operaio dell'hinterland milanese piuttosto che alla maestria del salento che noi siamo nati da molto prima della Roma, siamo più romani de loro, che però si sentono gli unici depositari della romanità nel calcio. Roba da ridere da tenersi le budella con tutte e due le mani. Loro che sono arrivati quasi tre decadi dopo di noi e ma però burini saremmo noi, ossia i campesinos della provincia visto che i metropolitani sarebbero loro? I campesinos che si riunirono 27 anni prima sul lungotevere per far nascere una polisportiva.
Si, ma insomma siamo di Roma o no? Perché la questione non mi sembra che emerga molto chiaramente da questo dibattito di pura teoria. La mia risposta è la seguente: SI, siamo di Roma, cazzo se no! Proveniamo da Roma andiamo per il mondo ma poi torniamo sempre al lungo tevere, il fiume di Roma, la sorgente della romanità e direi pure la culla della lazialità. Personalmente, lo considero un aspetto identitario molto importante, direi fondamentale. Tempo fa in curva veniva esposto uno striscione CIVIS ROMANUS SUM, tanto per fare chiarezza specie ai telespettatori dell'Eurovisione.
Resta il fatto che qualcosa di più andrebbe fatto a livello di movimento. In questo quadro potrebbe far comodo anche - sottolineo anche - un negozio in centro, a via del Corso, nel punto più centrale della città. Un negozio anche in perdita che rivendichi a tutti, romani, italiani e stranieri, una cosa molto semplice: noi qui ci siamo, in realtà c'eravamo da un pezzo, da sempre.
Non si tratta di merciandasin, di fatturato, di soldi. No, non me ne frega proprio niente in questo discorso e non è una proposta che formalizzo a nessuno. La trovo una cosa molto adeguata in questo ambito.
Si chiama identità. Veniamo da Roma, la città è anche nostra. Tanto per far chiarezza, di cui c'è tanto bisogno.
Del resto la lazio è stata ed è la prima squadra di calcio di Roma e dei romani
Ottimo sottoscrivo pienamente
Citazione di: Tyler87 il 08 Lug 2015, 10:56
Prendo spunto dalla locandina della campagna abbonamenti(non voglio qui discutere di essa) per affrontare l'argomento relazione tra Lazio e Roma(intesa come città,storia,ecc).
La Lazio deve riaffermare questo connubio che è insito e naturale?o poiché per anni l'as lo ha coltivato oramai non ci appartiene più?
Seppur insito e naturale per noi Laziali, deve riaffermarlo costantemente, quotidianamente e con quanta più forza possibile verso il mondo esterno a noi Laziali
Citazione di: vaz il 08 Lug 2015, 14:23
Ma poi dico io ma trilussa non era Laziale?non potevamo giocare su questo?esiste qualcosa più romano di trilussa?
:up:
Sono romano da generazioni e quindi laziale.
Ma proprio non riesco a legare la mia passione calcistica con la città che le ha dato i natali.
Esulto e soffro per i colori della maglia. Non per piazza della libertà.
Per i tanti amici che condividendo la stessa passione formano una tribù che con me gioisce e si dispera.
Diverso e' il discorso sul posizionamento da dare alla nostra comunicazione.
Un possibile modo per raccontarsi in modo impattante e distintivo potrebbe essere la storia e le radici romane.
Ma a pensarci bene non è un granché.
Il real madrid e' la vittoria, i galacticos.
Il barca e' il bel gioco, il calcio propositivo, un club di soci (masi que un club)
Il MU sono i red devils, l'agonismo, il calcio offensivo.
Il Liverpool e' 'you'll never walk alone', la passione
Il Bilbao e' la stirpe basca, una cultura popolare regionale
Sono simboli forti, potenti immagini evocative che appartengono ai loro tifosi e parlano ai tifosi di tutto il mondo.
I riferimenti ai luoghi di origine non esistono quasi. Casomai alle culture, questo si.
Gli impianti di comunicazione di queste realtà si concentrano su questi potenti posizionamenti e cercano di far parlare tutto con il linguaggio che questi concetti esprimono. Non sempre benissimo, neanche li ci sono solo fenomeni che fanno tutto giusto.
Ma è evidente che il punto è chi vogliamo essere non da dove veniamo.
Potremmo essere certo l'aquila imperiale vessillo di conquista. Una squadra sempre offensiva, sempre coraggiosa molto proiettata alla dimensione internazionale.
Oppure una squadra che si ispira allo spirito olimpico dei propri colori. Che punta tutta la sua riconoscibilità sul fair play, sulla cultura del rispetto, sulla dimensione del gioco che è pace e divertimento.
A me piacciono entrambe le strade ed entrambe sono più forti del Colosseo o di qualche simbolo impolverato di roma.
Qualunque dimensione si scelga bisognerebbe poi agirla con grande coerenza e pervasività. Come gioca la squadra, come parlano i dirigenti della società, come gestiamo la nostra responsabilità sociale, come comunichiamo.
A quel punto avremmo una dimensione valoriale e mediatica per la quale essere citati e identificati da tutti.
E anche il senso di appartenenza di noi tifosi crescerebbe e recluteremmo nuovi tifosi che si riconoscerebbero nella Lazio di dovunque essi siano.
Forza Lazio a tutti
Molto interessante.
Se dovessi scegliere tra le 2 opzioni che proponi direi che sarebbe più fattibile la prima, l'aquila imperiale simbolo di "conquista" (sportiva nel nostro caso), o semplicemente l'aquila fiera e spavalda che non teme nessuno (avversario) squadra aggressiva che propone calcio che lotta con lo spirito dei -9 che lancia giovani di talento pronti a lottare 90 minuti.
Anche la Lazio di Chinaglia in fondo incarnava questo spirito e direi anche la Lazio di Simeone.
I valori, il fair play sono difficili da incarnare e rappresentare (mi sembra anche pretestuoso), basta un mensurati-palazzi qualsiasi a inquinarlo (verso un esterno che si ferma alla superficie).
Se parliamo di messaggio da veicolare verso l'esterno, se invece ci fermiamo a quello che ognuno di noi pensa della Lazio vale un po' tutto.
Credo si stia sottovalutando un aspetto, a parte quello che la Lazio può prendere dalla città di Roma e dalla sua storia, c'è anche quello che la città di Roma almeno da 115 anni ha già preso dalla Lazio. a parte la squadra di calcio pensiamo al contributo della polisportiva che ha introdotto e fatto fare sport fino ai massimi livelli olimpici a centinaia e centinaia di migliaia di giovani Romani a cominciare da quei 9 nel 1900 (e a finire anche con il loro idiota ragazzino). La città di Roma dovrebbe erigere un monumento alla SS Lazio altro che una targhetta in piazza della libertà e altro che slinguazzare una manciata di squadrette di quartiere unite dal torturatore fascista (ideatore e a capo dello squadrismo fascista non un gerarca qualsiasi) italo foschi (rigorosamente minuscolo) da corropoli. La città di Roma e i Romani hanno avuto dalla Lazio molto ma molto di più del poco che hanno dato
a seguire la Storia vera verrebbe voglia di cambiare città (eresia lo so) sul serio come fanno le squadre professionistiche americane. Da una parte sottovalutata sbeffeggiata e non aiutata una società polisportiva benemerita della città simbolo dello sport per i giovani Romani, dall'altra appoggiata idolatrata e coperta, una semplice società di calcio figlia del protagonista del cosiddetto "periodo di terrore Romano" fatto di squadrismo, omicide retate e agguati, roba da chiedere i danni di guerra a loro e ai loro eredi altro che coprire in continuazione le loro malefatte buon ultima quella della truffa appartamenti mentecatto-comune-mafia capitale
Il legame tra la Lazio e la città di Roma va sottolineato per colpa di quelle merde che mistificano la realtà.
Quel club di merde mafiose è causa di gran parte dei nostri problemi, dovrebbero sparire.
Molti dei vostri commenti tradiscono però i problemi che avevo sollevato: poca visibilità (invisibilità?) e provincialismo.
Se sei di Roma, in quanto alla poca visibilità, non ci fai più caso e no gli dai il peso dovuto perché sei abituato. Sai quanti e dove sono i laziali, le zone calde e quelle deserte, eccetera. Per un forestiero (vero, intendo, non burino... :=))) venire a Roma e imbattersi in una anche minima manifestazione di lazialità è pressoché miracoloso. (MacronStore a Settebagni docet...).
Non si tratta di ostentare la coattaggine e il cattivo gusto, fenomeni che appartengono ormai per tradizione all'altra sponda del Tevere. È questione d'identità, di visibilità.
Riguardo il provincialismo, credo che i commenti di alcuni di voi, con evidenti background di marketing, abbiano ben colto il problema. Ci sono squadre che in teoria non avrebbero bisogno del marketing perché vincono tanto e spesso. Tuttavia sono proprio queste compagini a fare del marketing un fiore all'occhiello, creando un gap praticamente incolmabile con i team di medio e basso seguito.
Ho citato il caso del St Pauli perché l'esplosione di popolarità di questo club, prima di dimensioni davvero limitate che potrebbero essere equiparate a un a Lodigiani o giù di lì, fu dovuto all'adozione del logo "not official" del Jolly rogers (la testa di morto dei pirati, per intenderci). Simbolo ipnotico, con un impatto visivo senza uguali e di popolarità universale, ha creato un popolo di fans, simpatizzanti, afecionados (fra cui me e mio figlio), sdoganandosi ben presto da Amburgo, anche se ovviamente è inscindibile e il legame con la città, il porto e in centralissimo quartiere di St Pauli.Sono certo che i tanti laziali di Roma che vivono altrove, magari all'estero, sanno di cosa sto parlando. Per un laziale di Roma è più difficile capirlo e vederlo.
C'è tanto da lavorare. :S
Citazione di: ranocchio il 09 Lug 2015, 00:32
Ma è evidente che il punto è chi vogliamo essere non da dove veniamo.
Potremmo essere certo l'aquila imperiale vessillo di conquista. Una squadra sempre offensiva, sempre coraggiosa molto proiettata alla dimensione internazionale.
Oppure una squadra che si ispira allo spirito olimpico dei propri colori. Che punta tutta la sua riconoscibilità sul fair play, sulla cultura del rispetto, sulla dimensione del gioco che è pace e divertimento.
A me piacciono entrambe le strade ed entrambe sono più forti del Colosseo o di qualche simbolo impolverato di roma.
Qualunque dimensione si scelga bisognerebbe poi agirla con grande coerenza e pervasività. Come gioca la squadra, come parlano i dirigenti della società, come gestiamo la nostra responsabilità sociale, come comunichiamo.
A quel punto avremmo una dimensione valoriale e mediatica per la quale essere citati e identificati da tutti.
E anche il senso di appartenenza di noi tifosi crescerebbe e recluteremmo nuovi tifosi che si riconoscerebbero nella Lazio di dovunque essi siano.
Forza Lazio a tutti
Mi sembra un'analisi molto sensata la tua, con l'aggiunta che molto spesso, quando vuoi comunicare la tua immagine, devi cercare di far capire chi sei, da dove vieni e cosa vuoi fare.
Quindi il cosa vuoi fare e da dove vieni sono, soprattutto se parliamo di un club di calcio, azioni molto vicine.
Mi sembra che la prima strada da te indicata, l'aquila, il valore sul campo, un gioco offensivo, una dimensione il più possibile internazionale, sia proprio la strada che da un pò di tempo, la società giustamente stia perseguendo.
Slogan dopo slogan, la prima squadra della capitale, l'aquila è roma, avanti lazio.
Se a questo si associa una strategia complementare, squadra coraggiosa ma anche ambiziosa nei valori tecnici, gioco aggressivo, unione con i tifosi, si parte da una base condivisa.
Su questa base si deve inserire un rafforzamento parallelo dei nostri valori contrapposti ad altri, la libertà e l'appartenenza invece che l'associazione, lo sport come momento di unione e di pluralità di opinione invece del pensiero unico.
Immaginerei addirittura una carta dei valori della lazio in mostra all'ingresso delle squadre in campo.
Questo dobbiamo essere, partendo da un'identità storica che è innegabile e sta li ed è legata anche alla città.
E questa mi sembra di cominciare a vedere, a volte anche con azioni che potevano essere fatte anche meglio, in certe scelte della società.
Ma sentire gente che dice che "piscia" sull'aquila imperiale, che se usiamo l'aquila siamo fascisti, che il colosseo si ma l'aquila no, chissà per quale motivo, mi dispiace questo no. Per tutto ciò cambiate squadra.
La lazio è la prima squadra di roma dal 1900 ed ha come simbolo l'aquila, uno dei simboli più antichi della storia di roma.
Se a qualcuno non piace che ciò venga ribadito o preferisce come logo un arcobaleno, si rivolga altrove, evidentemente hanno della lazio un'idea che non esiste.
A mio avviso
hai rotto il cazzo co sto cambiate squadra
ciccio, nel 2000 l'unica aquila era quella della canzone di toni malco. 15 anni dopo hai bisogno dell'aquila del centurione e del colosseo per sentirti laziale di roma. visto che dici di cambiare squadra ti consiglio di studiare, leggere, vedere cose, insomma farsi una cultura, soprattutto attuale, moderna, contemporanea. Poi forse un giorno capirai la differenza tra comunicare una vecchia cartolina del posto dove vivi e comunicare un'idea di vitalità.
ps. lo dico per i compagni della mozione Trilussa: è morto nel 1950 (vogliamo ancora farci rappresentare dalla roma di fine ottocento? quella anni 30?), e soprattutto non ha mai visto una Lazio in finale.
Citazione di: V. il 09 Lug 2015, 12:00
ps. lo dico per i compagni della mozione Trilussa: è morto nel 1950 (vogliamo ancora farci rappresentare dalla roma di fine ottocento? quella anni 30?), e soprattutto non ha mai visto una Lazio in finale.
mi ricordavo di averlo letto da qualche parte tempo fa, se non fosse vero me ne scuso
Citazione di: vaz il 09 Lug 2015, 12:01
mi ricordavo di averlo letto da qualche parte tempo fa, se non fosse vero me ne scuso
Vaz di che ti scusi? era solo per dire che servirebbe (sempre) qualcosa di vivo, di attuale, di immediato.
basta polvere.
la bambina che bacia il pannello della Lazio è tutto: è vita, è il presente, è il futuro. e il messaggio è che a Roma c'è una bambina che tifa Lazio.
ora, ripensandoci
potevano basarla sul "Di Padre in Figlio"
Citazione di: V. il 09 Lug 2015, 12:09
Vaz di che ti scusi? era solo per dire che servirebbe (sempre) qualcosa di vivo, di attuale, di immediato.
basta polvere.
la bambina che bacia il pannello della Lazio è tutto: è vita, è il presente, è il futuro. e il messaggio è che a Roma c'è una bambina che tifa Lazio.
vero, fu bello davvero....
forse a volte bisogna toccà il fondo per capire invece quanto di buono si è fatto in passato.
Citazione di: vaz il 09 Lug 2015, 12:11
ora, ripensandoci
potevano basarla sul "Di Padre in Figlio"
Invece hanno fatto "Da antenato a antenato".
Citazione di: italicbold il 09 Lug 2015, 12:26
Invece hanno fatto "Da antenato a antenato".
o da prostatico a prostatico :=))
Citazione di: italicbold il 09 Lug 2015, 12:26
Invece hanno fatto "Da antenato a antenato".
Mi sorprende questa tua lettura sinceramente.
Secondo me si sono fatti alcune delle domande che spesso poni te quando si parla di comunicazione (pubblicità o sito web che sia) e si sono dati delle risposte (magari sbagliate).
Ma hanno voluto comunicare una cosa chiara, e IMHO il rimando alla Roma del centurione c'entra meno di quanto pensiamo. Ma non sono esperto.
a me personalmente la Lazio trasmette una idea di sofferenza, di conquiste mai facili, di salvezze mai scontate.
Il legame con Roma può essere al massimo geografico, non tanto culturale e tanto meno storico, ma sempre importante da ribadire.
Siamo un prodotto della Roma moderna, modernissima, e non abbiamo nessun legame - né possiamo qui a rivendicarlo - con Giulio Agricola o con il Marchese del Grillo, anche perché una cosa che mi fa davvero tenerezza del romano - l'abitante di Roma - è quella di farsi grande con le vestigia del passato, quando vive in una metropoli scalcinata e disordinata, un paesello fatto di crocicchi coperti da lamiere fumanti, di onnipresenti folle di venditori ambulanti e orde di turisti indisciplinati.
In ogni caso la rivendicazione geografica è un punto importante da sottolineare, direi essenziale per la nostra identità: va detto perché noi siamo nati qui, tanto mai qualcuno se lo fosse dimenticato. Insomma, è un punto da ribadire per la nostra stessa sopravvivenza, per mettere un piede nella porta di chi sta insistendo sempre più violentemente con il processo di identificazione totale tra Roma e una squadra.
Noi c'eravamo prima, ci siamo ora e ci saremo. Sempre.
Citazione di: fish_mark il 09 Lug 2015, 13:01
a me personalmente la Lazio trasmette una idea di sofferenza, di conquiste mai facili, di salvezze mai scontate.
Il legame con Roma può essere al massimo geografico, non tanto culturale e tanto meno storico, ma sempre importante da ribadire.
Siamo un prodotto della Roma moderna, modernissima, e non abbiamo nessun legame - né possiamo qui a rivendicarlo - con Giulio Agricola o con il Marchese del Grillo, anche perché una cosa che mi fa davvero tenerezza del romano - l'abitante di Roma - è quella di farsi grande con le vestigia del passato, quando vive in una metropoli scalcinata e disordinata, un paesello fatto di crocicchi coperti da lamiere fumanti, di onnipresenti folle di venditori ambulanti e orde di turisti indisciplinati.
In ogni caso la rivendicazione geografica è un punto importante da sottolineare, direi essenziale per la nostra identità: va detto perché noi siamo nati qui, tanto mai qualcuno se lo fosse dimenticato. Insomma, è un punto da ribadire per la nostra stessa sopravvivenza, per mettere un piede nella porta di chi sta insistendo sempre più violentemente con il processo di identificazione totale tra Roma e una squadra.
Noi c'eravamo prima, ci siamo ora e ci saremo. Sempre.
Molto condivisibile.
Citazione di: fish_mark il 09 Lug 2015, 13:01
a me personalmente la Lazio trasmette una idea di sofferenza, di conquiste mai facili, di salvezze mai scontate.
Il legame con Roma può essere al massimo geografico, non tanto culturale e tanto meno storico, ma sempre importante da ribadire.
Siamo un prodotto della Roma moderna, modernissima, e non abbiamo nessun legame - né possiamo qui a rivendicarlo - con Giulio Agricola o con il Marchese del Grillo, anche perché una cosa che mi fa davvero tenerezza del romano - l'abitante di Roma - è quella di farsi grande con le vestigia del passato, quando vive in una metropoli scalcinata e disordinata, un paesello fatto di crocicchi coperti da lamiere fumanti, di onnipresenti folle di venditori ambulanti e orde di turisti indisciplinati.
In ogni caso la rivendicazione geografica è un punto importante da sottolineare, direi essenziale per la nostra identità: va detto perché noi siamo nati qui, tanto mai qualcuno se lo fosse dimenticato. Insomma, è un punto da ribadire per la nostra stessa sopravvivenza, per mettere un piede nella porta di chi sta insistendo sempre più violentemente con il processo di identificazione totale tra Roma e una squadra.
Noi c'eravamo prima, ci siamo ora e ci saremo. Sempre.
ahò, l'aquila!
Credo basti questo per rammentare a tutti l'ispirazione prima dei fondatori, la vocazione internazionale partendo da Roma.
Tuttavia senza pecionate...tipo il legionario...a mio personalissimo avviso un'idea di romanità strampalata, sguaiata, porchettara e qualunquista che non condivido.
Basta l'aquila.
Citazione di: ranocchio il 09 Lug 2015, 00:32
Sono romano da generazioni e quindi laziale.
Ma proprio non riesco a legare la mia passione calcistica con la città che le ha dato i natali.
Esulto e soffro per i colori della maglia. Non per piazza della libertà.
Per i tanti amici che condividendo la stessa passione formano una tribù che con me gioisce e si dispera.
Diverso e' il discorso sul posizionamento da dare alla nostra comunicazione.
Un possibile modo per raccontarsi in modo impattante e distintivo potrebbe essere la storia e le radici romane.
Ma a pensarci bene non è un granché.
Il real madrid e' la vittoria, i galacticos.
Il barca e' il bel gioco, il calcio propositivo, un club di soci (masi que un club)
Il MU sono i red devils, l'agonismo, il calcio offensivo.
Il Liverpool e' 'you'll never walk alone', la passione
Il Bilbao e' la stirpe basca, una cultura popolare regionale
Sono simboli forti, potenti immagini evocative che appartengono ai loro tifosi e parlano ai tifosi di tutto il mondo.
I riferimenti ai luoghi di origine non esistono quasi. Casomai alle culture, questo si.
Gli impianti di comunicazione di queste realtà si concentrano su questi potenti posizionamenti e cercano di far parlare tutto con il linguaggio che questi concetti esprimono. Non sempre benissimo, neanche li ci sono solo fenomeni che fanno tutto giusto.
Ma è evidente che il punto è chi vogliamo essere non da dove veniamo.
Potremmo essere certo l'aquila imperiale vessillo di conquista. Una squadra sempre offensiva, sempre coraggiosa molto proiettata alla dimensione internazionale.
Oppure una squadra che si ispira allo spirito olimpico dei propri colori. Che punta tutta la sua riconoscibilità sul fair play, sulla cultura del rispetto, sulla dimensione del gioco che è pace e divertimento.
A me piacciono entrambe le strade ed entrambe sono più forti del Colosseo o di qualche simbolo impolverato di roma.
Qualunque dimensione si scelga bisognerebbe poi agirla con grande coerenza e pervasività. Come gioca la squadra, come parlano i dirigenti della società, come gestiamo la nostra responsabilità sociale, come comunichiamo.
A quel punto avremmo una dimensione valoriale e mediatica per la quale essere citati e identificati da tutti.
E anche il senso di appartenenza di noi tifosi crescerebbe e recluteremmo nuovi tifosi che si riconoscerebbero nella Lazio di dovunque essi siano.
Forza Lazio a tutti
Bel post e d'accordo con te che sarebbe il caso di perseguire con decisione una determinata scelta.
Solo una cosa, le due frasi in grassetto mi sembrano incoerenti visto che anche l aquila legionaria essendo coeva del Colosseo diventerebbe "un simbolo polveroso".
Citazione di: fish_mark il 09 Lug 2015, 13:01
....... per mettere un piede nella porta di chi sta insistendo sempre più violentemente con il processo di identificazione totale tra Roma e una squadra.
Noi c'eravamo prima, ci siamo ora e ci saremo. Sempre.
Ecco, st'immagine mi piace ! :since
Per me l'idea rimane valida perchè scende in campo contro chi (da anni) tenta di impadronirsi di questa città mediante l'appropriazione delle caratteristiche internazionali che la esportano nel mondo
La messa in pratica di tale idea trasmette però l'idea di chi lavora attualmente nella Lazio, strutture ridotte all'osso con personaggi poveri di mezzi, strumenti e peggio ancora di talento
Ad esempio: provate ad immaginarvi la stessa immagine con un centurione Klose/Cndreva/Pioli/(fate voi) con la corazza-bandiera, sullo sfondo di un cielo azzurro terso di una Roma di maggio (i nostri colori, i colori del cielo, come giustamente sottolineava un netter), ed un fotomontaggio che all'apice dell'asta vedeva l'immagine della nostra Olimpia..
Questa continua riproposizione di immagini vetero romane, di richiamo più o meno imperiale, ormai stride con una contemporaneità in cui il centurione è quello che in realtà ti ferma a Via dei Fori imperiali per farti fare una foto a soli 20 euro (30 per i gonzi di Yokohama).
Una immagine strabusata, come i gondolieri di venezia da trasformarsi in paccottiglia.
A questo punto mi verrebbe da opporre la figura di Rugantino, quel gran figlio di buona donna, proprio come il laziale, sempre a un passo dal precipizio che sta a ancora qui, da 115 anni, a rompere le uova nel paniere del mainstream giallorosso.
eccovelo tie
(http://www.lagone.it/wp-content/uploads/2014/08/rugantino-2.jpg)
(qui ce ne sono almeno tre di laziali certificati)
Citazione di: fish_mark il 10 Lug 2015, 10:50
A questo punto mi verrebbe da opporre la figura di Rugantino, quel gran figlio di buona donna, proprio come il laziale, sempre a un passo dal precipizio che sta a ancora qui, da 115 anni, a rompere le uova nel paniere del mainstream giallorosso.
boh fish. se l'immagine, lo slogan non piace, sono gusti, l'idea è rispettabile.
Ma ciò che non si vuole capire è l'idea di fondo, la linea che si vuole seguire.
Io per esempio, e spero e credo anche per la società, ciò che tu proponi evidenziato in grassetto è proprio tutto ciò che non vorrei MAI per la mia lazio.
Perchè il ruolo del laziale da proporre deve essere del poraccio bistrattato che sta per cadere, prende mazzate ma poi si rialza, la cui aspirazione è rompere le palle a qualcun altro?
Ma perchè?
questa lazio, questa idea di lazio, forse era quella degli anni 80, di cui salvo solo la maglia bandiera.
Ma non è la lazio di oggi, non è la lazio che dovrà essere spero, non è quello di una società e quindi di una tifoseria, moderna, comunicativa, che ha una sua linea e un suo messaggio da proporre e contrapporre, perchè fondata da una base storica solida, ma spinta al nuovo mediante una condivisione di valori diversi da altri.
Il cui obiettivo è raggiungere obiettivi propri perchè ne è la mission primaria, solo in secundis rompere le palle al dirimpettaio, che proprio perchè competitor di casa, va combattutto certamente con il modo migliore possibile ovvero essere importanti noi stessi più di loro, a tutti i livelli.
Io proprio da quell'idea del laziale anni 80 rifuggo, dei pochi ma buoni, del tutto contro uno.
la lazio oggi è ben altro.
100% Property, anzi 99,9% perchè Lazio la scrivo così...
c'è però un sostanziale rodimento di balle a cui ormai c'ho fatto il callo ma che non sopporto più al limite di pensare di sfanculare sky(fo)...a livello mediatico siamo agli anni '80...
tutto il contrario a quello a cui aspiriamo Noi.
Citazione di: Property il 09 Lug 2015, 10:26
Mi sembra un'analisi molto sensata la tua, con l'aggiunta che molto spesso, quando vuoi comunicare la tua immagine, devi cercare di far capire chi sei, da dove vieni e cosa vuoi fare.
Quindi il cosa vuoi fare e da dove vieni sono, soprattutto se parliamo di un club di calcio, azioni molto vicine.
Mi sembra che la prima strada da te indicata, l'aquila, il valore sul campo, un gioco offensivo, una dimensione il più possibile internazionale, sia proprio la strada che da un pò di tempo, la società giustamente stia perseguendo.
Slogan dopo slogan, la prima squadra della capitale, l'aquila è roma, avanti lazio.
Se a questo si associa una strategia complementare, squadra coraggiosa ma anche ambiziosa nei valori tecnici, gioco aggressivo, unione con i tifosi, si parte da una base condivisa.
Su questa base si deve inserire un rafforzamento parallelo dei nostri valori contrapposti ad altri, la libertà e l'appartenenza invece che l'associazione, lo sport come momento di unione e di pluralità di opinione invece del pensiero unico.
Immaginerei addirittura una carta dei valori della lazio in mostra all'ingresso delle squadre in campo.
Questo dobbiamo essere, partendo da un'identità storica che è innegabile e sta li ed è legata anche alla città.
E questa mi sembra di cominciare a vedere, a volte anche con azioni che potevano essere fatte anche meglio, in certe scelte della società.
Ma sentire gente che dice che "piscia" sull'aquila imperiale, che se usiamo l'aquila siamo fascisti, che il colosseo si ma l'aquila no, chissà per quale motivo, mi dispiace questo no. Per tutto ciò cambiate squadra.
La lazio è la prima squadra di roma dal 1900 ed ha come simbolo l'aquila, uno dei simboli più antichi della storia di roma.
Se a qualcuno non piace che ciò venga ribadito o preferisce come logo un arcobaleno, si rivolga altrove, evidentemente hanno della lazio un'idea che non esiste.
A mio avviso
Concordo che la strada intrapresa dalla società è molto coerente con la prima ipotesi. Forse (mi permetto senza conoscere lo staff della Lazio) più sulla base di un buon intuito ma senza un piano di comunicazione integrato. Credo che servano più competenze specifiche e una migliore capacità di pianificazione per far muovere tutto nella direzione voluta (gestione sportiva, gestione manageriale, pr, web e social, comunicazione tradizionale, ecc...)
Carissimo Property
ieri ho parlato di sofferenza, di vittorie mai scontate, sicuramente sofferte, anche le vittorie, per non parlare delle salvezze.
Scudetto 1974? Una squadra costruita quasi per caso che all'improvviso arriva prima terza, a un passo dal trionfo, e poi l'anno dopo sbaraglia tutti, con un cannoniere che sembrava una specie di Ibrahimovic uscito fuori da un film con Terence Hill e Bud Spencer. Tutto bello, così bello che dura un attimo.
Saga dei -9. Prima ci mandano in C, poi ci "graziano" con i -9, capirai che svolta! Ci salviamo per il rotto della cuffia, anzi no, veniamo rimandati a luglio e anche lì dobbiamo aspettare che Poli insacchi a 5 minuti dal baratro. Ma un po' prima no?
E poi arriviamo allo scudetto dle 2000. Ma dove l'hai mai vista una squadra che vince lo scudetto ascoltando la radiolina dagli altoparlanti un ora dopo la fine dlele partite. Dove si è mai vista una cosa del genere?
gli altri si fanno la loro partitina davanti al pubblico festante, quando ormai ti basta il pareggiotto con l'ultima in classifica. Noi no.
Certe volte mi viene da pensare che se noi dovessimo mai vincere la Champions league (perdonatemi un attimo voliamo molto alto) potremmo semmai vincerla come il manutd nel 1999, quando a un minuto dal termine era sotto di un gol.
il laziale deve soffrì, se no non è laziale. Il laziale è realista, sa come vanno le cose, ma sa anche vincere e godersi le vittorie.
Un aggiornamento di questa saga è stata l'epica battaglia di Napoli dello scorso maggio, una partita che non potevamo perdere, ma dovevamo vincere, anche se ci bastava il pareggio. Una partita che è già entrata di diritto nella cineteca personale e mentale del laziale di ogni epoca.
Il laziale sa che non se la porta da casa, che la pagnotta va guadagnata, ma che dico sudata, e sa che non ci si può fidare di nessuno, neanche di povera mamma che non c'entra niente.
Ecco perché in tutto questo, pacatamente e serenamente, il centurione non c'entra un cazzo. Il centurione è oggi quello che ti chiede 20 euro per una foto e il centurione quello vero andava a fare conquiste in Dacia o in Scozia non a fare gli spareggi a Napoli.
Ho visto quella locandina e forse condizionato dal post collerico e bollente di IB di qualche pagina fa mi sono incazzato anche io. E' un problema da poco, ma è un problema.
Citazione di: GiPoda il 09 Lug 2015, 15:41
Bel post e d'accordo con te che sarebbe il caso di perseguire con decisione una determinata scelta.
Solo una cosa, le due frasi in grassetto mi sembrano incoerenti visto che anche l aquila legionaria essendo coeva del Colosseo diventerebbe "un simbolo polveroso".
Capisco il dubbio ma per me l'aquila è sia un simbolo storico/culturale che un simbolo faunistico tout court con tutto quello che rappresenta a livello valoriale.
Do grande importanza poi al concetto di comunicazione e gestione integrata. Il simbolo in questo senso funge da logo ma l'importante è il mondo che rappresenta e i concetti che evoca.
Come dicevo a Property la discriminante mi sembra una ulteriore professionalizzazione della società in questo senso (molti passi avanti sono stati obiettivamente fatti).
Citazione di: ranocchio il 10 Lug 2015, 11:13
Concordo che la strada intrapresa dalla società è molto coerente con la prima ipotesi. Forse (mi permetto senza conoscere lo staff della Lazio) più sulla base di un buon intuito ma senza un piano di comunicazione integrato. Credo che servano più competenze specifiche e una migliore capacità di pianificazione per far muovere tutto nella direzione voluta (gestione sportiva, gestione manageriale, pr, web e social, comunicazione tradizionale, ecc...)
sfondi non una porta aperta ma 8 cancelli con me, sul punto in grassetto.
serve molto altro, ma soprattutto serve più professionalità e competenza di quelle che abbiamo ovvero servono più soldini per pagarle.
è tutto qui, se investire o no, al momento poco, su questo aspetto.
l'idea di fondo mi pare ci sia però, ed è almeno qualcosa.
sul come realizzarla siamo indietro, molto indietro, sono d'accordo con te.
Citazione di: fish_mark il 10 Lug 2015, 11:18
Carissimo Property
ieri ho parlato di sofferenza, di vittorie mai scontate, sicuramente sofferte, anche le vittorie, per non parlare delle salvezze.
Scudetto 1974? Una squadra costruita quasi per caso che all'improvviso arriva prima terza, a un passo dal trionfo, e poi l'anno dopo sbaraglia tutti, con un cannoniere che sembrava una specie di Ibrahimovic uscito fuori da un film con Terence Hill e Bud Spencer. Tutto bello, così bello che dura un attimo.
Saga dei -9. Prima ci mandano in C, poi ci "graziano" con i -9, capirai che svolta! Ci salviamo per il rotto della cuffia, anzi no, veniamo rimandati a luglio e anche lì dobbiamo aspettare che Poli insacchi a 5 minuti dal baratro. Ma un po' prima no?
E poi arriviamo allo scudetto dle 2000. Ma dove l'hai mai vista una squadra che vince lo scudetto ascoltando la radiolina dagli altoparlanti un ora dopo la fine dlele partite. Dove si è mai vista una cosa del genere?
gli altri si fanno la loro partitina davanti al pubblico festante, quando ormai ti basta il pareggiotto con l'ultima in classifica. Noi no.
Certe volte mi viene da pensare che se noi dovessimo mai vincere la Champions league (perdonatemi un attimo voliamo molto alto) potremmo semmai vincerla come il manutd nel 1999, quando a un minuto dal termine era sotto di un gol.
il laziale deve soffrì, se no non è laziale. Il laziale è realista, sa come vanno le cose, ma sa anche vincere e godersi le vittorie.
Un aggiornamento di questa saga è stata l'epica battaglia di Napoli dello scorso maggio, una partita che non potevamo perdere, ma dovevamo vincere, anche se ci bastava il pareggio. Una partita che è già entrata di diritto nella cineteca personale e mentale del laziale di ogni epoca.
Il laziale sa che non se la porta da casa, che la pagnotta va guadagnata, ma che dico sudata, e sa che non ci si può fidare di nessuno, neanche di povera mamma che non c'entra niente.
Ecco perché in tutto questo, pacatamente e serenamente, il centurione non c'entra un cazzo. Il centurione è oggi quello che ti chiede 20 euro per una foto e il centurione quello vero andava a fare conquiste in Dacia o in Scozia non a fare gli spareggi a Napoli.
Ho visto quella locandina e forse condizionato dal post collerico e bollente di IB di qualche pagina fa mi sono incazzato anche io. E' un problema da poco, ma è un problema.
dai fish, qui cè una tendenza a mitizzare un pò troppo.
se non sei una strisciata, per chiunque vincere qualcosa è una battaglia epica.
Il mito degli anni 80 nasceva solo da condizioni economiche. Non c'avevamo una lira, perchè sfortunatavamente un dino viola ce l'avevano loro e puntavamo tutto sul carattere e l'appartenenza.
Dai diritti tv in poi, abbiamo ciò che ci spetta e ci spettava pure prima, e quell'idea di lazio non esiste più.
ogni campionato si decide all'ultima giornata per certe posizioni, così come l'anno scorso.
e poi ci sarà la battaglia del preliminare, e poi ci saranno tante altre battaglie.
ma è il calcio fish.
qui si vuole quasi trovare un'alea di specificità mistica per cui il prototipo del laziale deve essere quello.
a me sembra fuori ogni contesto attuale.
Tra l'altro mi sembrate tutti molto fissati sul centurione, che magari poteva essere scelto qualcos'altro, magari usate un'altra immagine.
Ma perdete di visto il messaggio più forte. La prima squadra della capitale, l'aquila è roma, l'aquila in bella vista, il nostro simbolo su ogni campo.
Invece boh, si guarda quel centurione uscito forse un pò male.
Stendendo poi un velo pietoso in chi si lancia in roba riommica, per cui piscierebbe sull'aquila imperiale o l'aquila è roba da fascistelli sedicenni, o un simbolo di amaro lucano, no di roma capito.
e poi si dice che lotito fa il gioco dei riommici.
qui ci sono proprio laziali che dicono cose che direbbero solo loro.
Carissimo Property
l'oggetto di questa discussione è trovare un qualcosa che leghi la Lazio alla città di Roma. Ho già avuto modo di ricordare che siamo nati sul lungotevere e che dobbiamo anche resistere all'opera iconoclasta in corso di totale identificazione tra la Roma squadra e Roma città, operazione che va bloccata, sabotata, contestata e sconfitta se possibile.
La Lazio fa parte di Roma, è essenziale ricordarlo. Magari senza centurioni per non ricorrerli nel loro terreno di quella paccottiglia immaginaria che tanto ci fa ridere e che poi addirittura andiamo a scopiazzare.
Magari con Rugantino, perché no*?
E che lo sport sia sofferenza lo sappiamo tutti. Certo che a noi le cose non vanno mai liscie. Non vinceremo mai lo scudetto con 4 giornate di anticipo: questo il laziale lo sa bene.
* Curiosità su Rugantino. Il povero Aldo Donati ebbe a ricordare che in una esibizioe al Sistina di un pomeriggio di domenica, dopo un derby, sia lui che Enrico Montesano (che saluto e abbraccio) salirono sul palco con i costumi di scena arricchiti da alcuni fiocchi biancocelesti per far "rosicare" ulteriormente il pubblica pagante di fede giallorossa.