Maestrelli è quel frame del film del 1974, quando l'arbitro fischia la fine di Lazio-Foggia, e inquadrano la panchina. Tutto intorno c'è gente che salta, che impazzisce, che si abbraccia. Un casino.
Lui sta ancora seduto, piegato su se stesso, stravolto. Qualcuno lo abbraccia di fianco e lo stringe, lo soffoca, facendolo piegare ancora di più in avanti, e lui lo asseconda, tenendosi il petto con le braccia conserte, senza muoversi.
Incapace di muoversi, incapace di abbandonarsi a gesti sconsiderati, con quella gioia crudele che gli attanaglia la gola. Che lo immobilizza.
E poi alza gli occhi a guardarsi intorno in mezzo alla festa e in un secondo incrocia la telecamera. Gli guarda dentro. E sembra che si rivolga a te, scambiando con te, qui e adesso, quel sorriso malinconico ma così straordinariamente, immensamente, incomparabilmente felice.