Sono stanco. E come me credo, la maggioranza degli innamorati di Lazio. Stanco di appelli, proclami, adunate, spot. Il concetto di base che unisce chi segue una squadra di calcio è la partecipazione. Partecipare vuol dire avere la sensazione anche per un solo attimo di essere partecipe, condividere gioie e dolori, in una accezione che trae linfa vitale dal fatto di essere vissuta con altre persone, magari molto diverse da te, per estrazione, censo, orientamenti politici, abitudini sessuali, religione, colore della pelle ecc.
In questo il calcio e tutto il mondo della partecipazione attiva potrebbe costituire una sorta di isola felice, di esempio, di community in cui poter liberamente dare sfogo alle proprie passioni, confrontarsi, godere per le vittorie o rammaricarsi per le sconfitte.
Ma oggi chi siamo? Chi è il tifoso della Lazio? Cosa lo accomuna ai suoi fratelli di tifo?. Non la squadra, ibrido aspetto di un team privo di identità, non la società, troppo rigidamente schierata in termini di rigore di bilancio, non i suoi stessi tifosi, apertamente schierati contro la società, ma incapaci di prefissarsi un obiettivo concreto.
La realtà è che tutti noi, dai più anziani ai più giovani, rincorriamo l'idea di un calcio che non esiste più, svuotato di significato dall'avvento delle tv, dalla legge Bosman, dal proliferare degli interessi.
Ma se è facile rimpiangere gli allori cragnottiani non si spiega perché proviamo nostalgia per la Lazio di Poli e Magnocavallo, per quella di Filisetti, per Ruben Sosa, Sclosa, Dolso, Cei. Tutte figure non di primissimo piano ma che incarnavano perfettamente le aspettative di un tifoso ed il suo senso di identità.
La stanchezza di oggi deriva dal fatto che si sta preferendo una critica contro uno dei tanti presidenti della storia della Lazio alle vicende di campo, incuranti del fatto che tutti ci stiamo gradualmente allontanando e privando del nostro senso di identità.
Lotito è uno come tanti, come Lenzini, Calleri, Casoni, Chinaglia, Zenobi ecc. Presidenti magari molto diversi tra loro per lignaggio, carisma, dialettica. Ma in fondo tutti molto simili nel non essere magnati. Ma la nostra storia è questa. E non per questo, le contestazioni loro riservate hanno allontanato il tifoso dallo stadio o dalla voglia di partecipare.
Libera la Lazio è un concetto bellissimo che va interpretato nella sua accezione più ampia. Liberare vuol dire abbattere pregiudizi, pesi, oneri, che ognuno di noi, purtroppo, sente gravare dentro di sé.
Non ho bisogno di un cartoncino con una scritta, di uno squallido e patinato spot privo di contenuti per rappresentare ciò che ho dentro di me: una passione che è dentro di me, ma sempre più recondita.
Voglio gioire per una vittoria con il Sassuolo non essere felice perché c'erano 40.000 bigliettini, voglio fantasticare per un acquisto sconosciuto (oggi Djordjevic, ieri Ambu, Muro, Greco, Chiarenza), privo di preconcetti e di strutture. Quelle che oggi mi impediscono di sentirmi veramente libero.
:ssl 100%
P e r f e t t o.
Purtroppo questa introspezione molti la evitano. Li porterebbe a conclusioni amare.
Citazione di: DF62 il 21 Mar 2014, 12:26
Servirebbe l'orgoglio , o co.glioni fumanti sotto , che dir si voglia , per ammettere a se stessi che forse e ripeto forse tutto questo non è "normale".
Ma ce l'hanno ?
Mi piace l'aspetto intimamente sentimentale di questo topic.
Tutto scorre e tutto cambia.
Anche noi stessi cambiamo, forse senza neanche accorgercene, come ogni cosa che ci circonda.
Il calcio e' solo un aspetto, in continua mutazione anche lui.
Mi sto riascoltando in questi giorni tutti i podcast di "tutto il calcio minuto per minuto" (grazie laziowiki) e non nascondo momenti di grande commozione.
Ma tutto muta.
Si rimpiange la prima repubblica perché la seconda ha tradito le aspettative, per non parlare della terza.
Allora ci si rifugia guardando indietro.
E continuiamo a guardare al passato con convinta commozione perché non si è particolarmente attratti dal presente.
E si teme un futuro ancor meno rosa.
Inviato dal pullman di Lotito con Tapatalk
Citazione di: DF62 il 21 Mar 2014, 12:26
Sono stanco. E come me credo, la maggioranza degli innamorati di Lazio. Stanco di appelli, proclami, adunate, spot. Il concetto di base che unisce chi segue una squadra di calcio è la partecipazione. Partecipare vuol dire avere la sensazione anche per un solo attimo di essere partecipe, condividere gioie e dolori, in una accezione che trae linfa vitale dal fatto di essere vissuta con altre persone, magari molto diverse da te, per estrazione, censo, orientamenti politici, abitudini sessuali, religione, colore della pelle ecc.
In questo il calcio e tutto il mondo della partecipazione attiva potrebbe costituire una sorta di isola felice, di esempio, di community in cui poter liberamente dare sfogo alle proprie passioni, confrontarsi, godere per le vittorie o rammaricarsi per le sconfitte.
Ma oggi chi siamo? Chi è il tifoso della Lazio? Cosa lo accomuna ai suoi fratelli di tifo?. Non la squadra, ibrido aspetto di un team privo di identità, non la società, troppo rigidamente schierata in termini di rigore di bilancio, non i suoi stessi tifosi, apertamente schierati contro la società, ma incapaci di prefissarsi un obiettivo concreto.
La realtà è che tutti noi, dai più anziani ai più giovani, rincorriamo l'idea di un calcio che non esiste più, svuotato di significato dall'avvento delle tv, dalla legge Bosman, dal proliferare degli interessi.
Ma se è facile rimpiangere gli allori cragnottiani non si spiega perché proviamo nostalgia per la Lazio di Poli e Magnocavallo, per quella di Filisetti, per Ruben Sosa, Sclosa, Dolso, Cei. Tutte figure non di primissimo piano ma che incarnavano perfettamente le aspettative di un tifoso ed il suo senso di identità.
La stanchezza di oggi deriva dal fatto che si sta preferendo una critica contro uno dei tanti presidenti della storia della Lazio alle vicende di campo, incuranti del fatto che tutti ci stiamo gradualmente allontanando e privando del nostro senso di identità.
Lotito è uno come tanti, come Lenzini, Calleri, Casoni, Chinaglia, Zenobi ecc. Presidenti magari molto diversi tra loro per lignaggio, carisma, dialettica. Ma in fondo tutti molto simili nel non essere magnati. Ma la nostra storia è questa. E non per questo, le contestazioni loro riservate hanno allontanato il tifoso dallo stadio o dalla voglia di partecipare.
Libera la Lazio è un concetto bellissimo che va interpretato nella sua accezione più ampia. Liberare vuol dire abbattere pregiudizi, pesi, oneri, che ognuno di noi, purtroppo, sente gravare dentro di sé.
Non ho bisogno di un cartoncino con una scritta, di uno squallido e patinato spot privo di contenuti per rappresentare ciò che ho dentro di me: una passione che è dentro di me, ma sempre più recondita.
Voglio gioire per una vittoria con il Sassuolo non essere felice perché c'erano 40.000 bigliettini, voglio fantasticare per un acquisto sconosciuto (oggi Djordjevic, ieri Ambu, Muro, Greco, Chiarenza), privo di preconcetti e di strutture. Quelle che oggi mi impediscono di sentirmi veramente libero.
:hail:
Gran bel post.
Gran bel post.
Bello e vero.
Adesso arriva qualcuno a dirti che Lenzini e Calleri non disponevano degli introiti dei diritti tv ecc.
Forza Lazio Sempre e romammerda.
Citazione di: DF62 il 21 Mar 2014, 12:26
Sono stanco. E come me credo, la maggioranza degli innamorati di Lazio. Stanco di appelli, proclami, adunate, spot. Il concetto di base che unisce chi segue una squadra di calcio è la partecipazione. Partecipare vuol dire avere la sensazione anche per un solo attimo di essere partecipe, condividere gioie e dolori, in una accezione che trae linfa vitale dal fatto di essere vissuta con altre persone, magari molto diverse da te, per estrazione, censo, orientamenti politici, abitudini sessuali, religione, colore della pelle ecc.
In questo il calcio e tutto il mondo della partecipazione attiva potrebbe costituire una sorta di isola felice, di esempio, di community in cui poter liberamente dare sfogo alle proprie passioni, confrontarsi, godere per le vittorie o rammaricarsi per le sconfitte.
Ma oggi chi siamo? Chi è il tifoso della Lazio? Cosa lo accomuna ai suoi fratelli di tifo?. Non la squadra, ibrido aspetto di un team privo di identità, non la società, troppo rigidamente schierata in termini di rigore di bilancio, non i suoi stessi tifosi, apertamente schierati contro la società, ma incapaci di prefissarsi un obiettivo concreto.
La realtà è che tutti noi, dai più anziani ai più giovani, rincorriamo l'idea di un calcio che non esiste più, svuotato di significato dall'avvento delle tv, dalla legge Bosman, dal proliferare degli interessi.
Ma se è facile rimpiangere gli allori cragnottiani non si spiega perché proviamo nostalgia per la Lazio di Poli e Magnocavallo, per quella di Filisetti, per Ruben Sosa, Sclosa, Dolso, Cei. Tutte figure non di primissimo piano ma che incarnavano perfettamente le aspettative di un tifoso ed il suo senso di identità.
La stanchezza di oggi deriva dal fatto che si sta preferendo una critica contro uno dei tanti presidenti della storia della Lazio alle vicende di campo, incuranti del fatto che tutti ci stiamo gradualmente allontanando e privando del nostro senso di identità.
Lotito è uno come tanti, come Lenzini, Calleri, Casoni, Chinaglia, Zenobi ecc. Presidenti magari molto diversi tra loro per lignaggio, carisma, dialettica. Ma in fondo tutti molto simili nel non essere magnati. Ma la nostra storia è questa. E non per questo, le contestazioni loro riservate hanno allontanato il tifoso dallo stadio o dalla voglia di partecipare.
Libera la Lazio è un concetto bellissimo che va interpretato nella sua accezione più ampia. Liberare vuol dire abbattere pregiudizi, pesi, oneri, che ognuno di noi, purtroppo, sente gravare dentro di sé.
Non ho bisogno di un cartoncino con una scritta, di uno squallido e patinato spot privo di contenuti per rappresentare ciò che ho dentro di me: una passione che è dentro di me, ma sempre più recondita.
Voglio gioire per una vittoria con il Sassuolo non essere felice perché c'erano 40.000 bigliettini, voglio fantasticare per un acquisto sconosciuto (oggi Djordjevic, ieri Ambu, Muro, Greco, Chiarenza), privo di preconcetti e di strutture. Quelle che oggi mi impediscono di sentirmi veramente libero.
un post pieno di luoghi comuni. IMHO.
Citazione di: Kim Gordon il 21 Mar 2014, 14:21
un post pieno di luoghi comuni. IMHO.
un po' come parlare di libertà di sognare....
Citazione di: DF62 il 21 Mar 2014, 12:26
Sono stanco. E come me credo, la maggioranza degli innamorati di Lazio. Stanco di appelli, proclami, adunate, spot. Il concetto di base che unisce chi segue una squadra di calcio è la partecipazione. Partecipare vuol dire avere la sensazione anche per un solo attimo di essere partecipe, condividere gioie e dolori, in una accezione che trae linfa vitale dal fatto di essere vissuta con altre persone, magari molto diverse da te, per estrazione, censo, orientamenti politici, abitudini sessuali, religione, colore della pelle ecc.
In questo il calcio e tutto il mondo della partecipazione attiva potrebbe costituire una sorta di isola felice, di esempio, di community in cui poter liberamente dare sfogo alle proprie passioni, confrontarsi, godere per le vittorie o rammaricarsi per le sconfitte.
Ma oggi chi siamo? Chi è il tifoso della Lazio? Cosa lo accomuna ai suoi fratelli di tifo?. Non la squadra, ibrido aspetto di un team privo di identità, non la società, troppo rigidamente schierata in termini di rigore di bilancio, non i suoi stessi tifosi, apertamente schierati contro la società, ma incapaci di prefissarsi un obiettivo concreto.
La realtà è che tutti noi, dai più anziani ai più giovani, rincorriamo l'idea di un calcio che non esiste più, svuotato di significato dall'avvento delle tv, dalla legge Bosman, dal proliferare degli interessi.
Ma se è facile rimpiangere gli allori cragnottiani non si spiega perché proviamo nostalgia per la Lazio di Poli e Magnocavallo, per quella di Filisetti, per Ruben Sosa, Sclosa, Dolso, Cei. Tutte figure non di primissimo piano ma che incarnavano perfettamente le aspettative di un tifoso ed il suo senso di identità.
La stanchezza di oggi deriva dal fatto che si sta preferendo una critica contro uno dei tanti presidenti della storia della Lazio alle vicende di campo, incuranti del fatto che tutti ci stiamo gradualmente allontanando e privando del nostro senso di identità.
Lotito è uno come tanti, come Lenzini, Calleri, Casoni, Chinaglia, Zenobi ecc. Presidenti magari molto diversi tra loro per lignaggio, carisma, dialettica. Ma in fondo tutti molto simili nel non essere magnati. Ma la nostra storia è questa. E non per questo, le contestazioni loro riservate hanno allontanato il tifoso dallo stadio o dalla voglia di partecipare.
Libera la Lazio è un concetto bellissimo che va interpretato nella sua accezione più ampia. Liberare vuol dire abbattere pregiudizi, pesi, oneri, che ognuno di noi, purtroppo, sente gravare dentro di sé.
Non ho bisogno di un cartoncino con una scritta, di uno squallido e patinato spot privo di contenuti per rappresentare ciò che ho dentro di me: una passione che è dentro di me, ma sempre più recondita.
Voglio gioire per una vittoria con il Sassuolo non essere felice perché c'erano 40.000 bigliettini, voglio fantasticare per un acquisto sconosciuto (oggi Djordjevic, ieri Ambu, Muro, Greco, Chiarenza), privo di preconcetti e di strutture. Quelle che oggi mi impediscono di sentirmi veramente libero.
:friends:
:band5: :band7: :band8: :band3: :bandes:
Citazione di: Kim Gordon il 21 Mar 2014, 14:21
un post pieno di luoghi comuni. IMHO.
Ormai è diventato un luogo comune denigrare i luoghi comuni. IMHO.
:beer:
A me questo post fa pensare all'espressione, un po' inflazionata perdonatemi, "sotterrare l'ascia di guerra".
La situazione di stallo in cui siamo immersi mi fa venire in mente la domanda: chi sotterrerà l'ascia di guerra per primo? Qualcuno dovrà farlo. Il famoso passo indietro.
Poiché il pronome 'noi' è tanto abusato quanto la frase di cui sopra e non si può pretendere che 'essi', insomma gli 'altri' facciano qualcosa che noi vorremmo fosse fatto... beh, allora non rimangono poi molte alternative.
Citazione di: cosmo il 21 Mar 2014, 15:53
A me questo post fa pensare all'espressione, un po' inflazionata perdonatemi, "sotterrare l'ascia di guerra".
La situazione di stallo in cui siamo immersi mi fa venire in mente la domanda: chi sotterrerà l'ascia di guerra per primo? Qualcuno dovrà farlo. Il famoso passo indietro.
Poiché il pronome 'noi' è tanto abusato quanto la frase di cui sopra e non si può pretendere che 'essi', insomma gli 'altri' facciano qualcosa che noi vorremmo fosse fatto... beh, allora non rimangono poi molte alternative.
io la sotterro domenica sera
:ssl
(e cmq, nei
luoghi comuni, il Laziale ce se accampa come a ombre rosse)
Citazione di: porgascogne il 21 Mar 2014, 16:12
io la sotterro domenica sera
:ssl
(e cmq, nei luoghi comuni, il Laziale ce se accampa come a ombre rosse)
Ma l'amore per una squadra è basato sui luoghi comuni. Io non penso che sia denigratorio affermare che nel post ci siano luoghi comuni, anzi l'obiettivo era proprio quello di provare a riaffermare la nostra identità, partendo dalle cose più semplici, tifando per, senza pregiudizi e preconcetti.
Citazione di: DF62 il 21 Mar 2014, 12:26
Sono stanco. ...
DF, leggendoti me so venute in mente tre frasi-concetto
sono libero
vivo ora
penso al futuro.
.
(Per il resto i 10 comandamenti del Laziale anzi, ops, me correggo del verolaziale non li ha scritti nessuno. Detto senza polemica).
Ciononostante, bel post e a rileggerti. :D
...peccato che le vicende del campo sono condizionate da scelte paranoiche di chi considera la Lazio sua proprietà.
Dalle messe fuori rosa di calciatori "ribelli" ai mancati mercati di rafforzamento nei momenti topici delle stagioni.
Peccato davvero....
Citazione di: Armageddon il 21 Mar 2014, 17:08
...peccato che le vicende del campo sono condizionate da scelte paranoiche di chi considera la Lazio sua proprietà.
Dalle messe fuori rosa di calciatori "ribelli" ai mancati mercati di rafforzamento nei momenti topici delle stagioni.
Peccato davvero....
(ci sta rubando tempo vitale. Detto seriamente).
Citazione di: Panzabianca il 21 Mar 2014, 17:04
sono libero
vivo ora
penso al futuro.
:D
Hai perfettamente ragione e il post vuole essere solo un piccolo contributo per rafforzare un modo di essere. Ma il futuro, se non cambia qualcosa, potrebbe essere diverso da quello che avremmo auspicato.
Credo che il mio senso di stanchezza sia comune a tanti altri e forse un giorno in me prevarrà, come in molti altri, l'idea che l'amore per la squadra dei nostri padri sia stato un sentimento legato ad una bellissima parentesi della nostra esistenza. Spiacerebbe a me e anche credo a tutti coloro che non fanno nulla per evitare il senso di disaffezione.