Ci siamo ancora.

Aperto da arkham, 25 Gen 2015, 00:34

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Nanni

Bravo Ark, bravo.

Per dare ancora più peso alle parole che scrivi, per rafforzare quel lato magico, profondo, imponderabile che circonda la Lazio, ieri prima della partita ho sentito a LSR l'intervista alla figlia di Giuliano Fiorini.
Lei, all'epoca di Lazio-Vicenza aveva si e no due anni, non può ricordare niente.
Però ha raccontato di come sia cresciuta con quella storia, di come abbia visto più volte suo Papà incontrare negli anni tanti Laziali che lo ringraziavano, tante persone che lo abbracciavano, etc.
A un certo punto Cesarini le chiede con un po' di titubanza, con molta delicatezza: "Lei e la sua famiglia vivete a Bologna... seguite la Lazio, vi interessate ai risultati di questa Lazio...???"
E lei lo interrompe, fiera:
"NOI SIAMO DELLA LAZIO!"
Ecco... mistero... magia... mix di sensazioni, emozioni, sangue, budella... la Lazio quando ti entra dentro non se ne va più.

LN_Mod


Tarallo


seagull


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Zoppo

Corri.
Corri Lazio, Corri....

arkham

Che onore!
Grazie e forza Lazio!

FedericaB

Mai avuta una firma, finora.

:D

Aregai


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Bambino

Citazione di: arkham il 25 Gen 2015, 00:34
Ci deve essere un folle, da qualche parte, a scrivere la Storia della Lazio.
Altrimenti non si spiega questo continuo rimando al cuore, al dramma, alla sempre sudatissima gloria, che intreccia continuamente le vite di generazioni di laziali, ognuna delle quali è stata messa almeno una volta sull'orlo del baratro, ha visto i propri eroi lasciare questa maglia o questo mondo, ha potuto ridere e piangere per la Lazio, spesso in intervalli di tempo così brevi da strizzare il cuore di chiunque, fino a farlo diventare piccolo piccolo.
Di chiunque non fosse un laziale ovviamente.
Perché chi ha scelto di amare quei colori, sa che niente sarà facile e tutto sarà bellissimo. Sa che nessuna sofferenza è inutile. Sa che nessuna vittoria è gratis.
E così stasera il laziale lo sentiva, che questa era una partita dagli intrecci incredibili con la sua Storia. Solo un laziale poteva emozionarsi per la celebrazione del momento più basso della sua storia sportiva. Il momento in cui il cuore si è fatto più piccolo, ma si è rifiutato di arrendersi e ha continuato a battere, risalendo colpo dopo colpo fino al tetto d'Italia, e poi a quello d'Europa, prima di lanciarsi nuovamente nell'abisso e ricominciare una nuova risalita.
Oggi sarebbe stato il compleanno di Giorgio, il bomber dell'anno più bello.
Ed oggi la Lazio ha scelto di giocare, dopo quasi trent'anni, con la maglietta di Giuliano, il bomber dell'anno più difficile. Lo ha fatto incontrando il Milan, l'unica grande che, vai a vedere gli incroci della storia, l'aveva accompagnata all'inferno in quegli anni bui.
Basterebbe questo, per gonfiare il cuore dietro quell'aquila sul petto, ma non basta: la Lazio vince, stravince, domina. Ma è la Lazio, e niente può essere facile: così subito un rigore negato, e subito un gol subito, a far rivivere quegli incubi che i laziali sentono ormai compagni di viaggio, che quasi non temono più.
E poi ancora un rigore negato, e la sorte, il portiere, la mira: niente va come deve andare, e chiunque, che non fosse un laziale, penserebbe che forse è finita.
Invece la Lazio di oggi con le maglie di ieri si rifiuta di arrendersi e decide di fare come quella di Giorgio: si esce prima dagli spogliatoi, c'è una partita da vincere e aspettare non serve.
Così, nel giorno di Giorgio e con la maglia di Giuliano, ci pensa Miro a chiudere il cerchio: il più grande attaccante della storia dei mondiali di calcio, che nel 1986 era appena un bambino e non può ricordare l'angoscia di un popolo che si trasforma in gioia infinita per un gol alla Lanerossi Vicenza, pronti via e invita Parolo a pareggiare, prima che i più distratti si rendano conto che la partita è ricominciata, poi mette la palla nell'unico punto in cui il portiere può toccarla: in fondo al sacco.
Nella notte speciale non può mancare il sangue di Marchetti, colpito in testa da uno che non a caso ha militato nella roma, come non mancherà poi il delirio di un altro ex rivale, che non ci sta a perdere e che reagisce coprendosi di ridicolo, come un tacchino che prova a rivaleggiare nel volo con un aquila.
La Lazio vince, e c'è spazio per il trionfo, con Parolo che ancora una volta fa urlare la Nord, lo stadio, oggi bellissimo perché sente che è una notte di quelle speciali.
Ma siamo la Lazio, c'è un folle che scrive la nostra Storia, e l'urlo si unisce a quello di dolore di Djordjevic, che impedisce l'esultanza, che stringe di nuovo i cuori.
È solo un attimo, ché il laziale sa che niente sarà facile e tutto sarà bellissimo, sa che non si può volare senza guardare avanti: non c'è tempo di piangere, perché un folle sta scrivendo la storia di Danilo, alla prima da titolare con la maglietta che non può neanche ricordare, e quella è una storia ancora tutta da leggere.
E il ricordo va ad altri ragazzi, ad un altro stadio, ad un altro calcio.
Con la stessa maglietta, la stessa Lazio, e lo stesso orgoglio di quel popolo che si è rifiutato di morire.

:clap: :clap: :clap:

però m'avete rotto er caxxo, ho finito le lacrime!

cry

Citazione di: fiord il 25 Gen 2015, 00:45
Stasera é stata una serata speciale, che entrerà nella nostra storia. Nel nostro mito. E la cosa più assurda é che il tifoso laziale queste serate le riesce ad annusare prima, e le vive con una passione fuori da comune.
Lazialitá
e' vero, io sono uno che sente molto le partite, ma quella di ieri aveva un qualcosa di speciale :since :since

italicbold

Grande Arkham !
Grande.

Nesta idolo

Citazione di: arkham il 25 Gen 2015, 00:34
Ci deve essere un folle, da qualche parte, a scrivere la Storia della Lazio.
Altrimenti non si spiega questo continuo rimando al cuore, al dramma, alla sempre sudatissima gloria, che intreccia continuamente le vite di generazioni di laziali, ognuna delle quali è stata messa almeno una volta sull'orlo del baratro, ha visto i propri eroi lasciare questa maglia o questo mondo, ha potuto ridere e piangere per la Lazio, spesso in intervalli di tempo così brevi da strizzare il cuore di chiunque, fino a farlo diventare piccolo piccolo.
Di chiunque non fosse un laziale ovviamente.
Perché chi ha scelto di amare quei colori, sa che niente sarà facile e tutto sarà bellissimo. Sa che nessuna sofferenza è inutile. Sa che nessuna vittoria è gratis.
E così stasera il laziale lo sentiva, che questa era una partita dagli intrecci incredibili con la sua Storia. Solo un laziale poteva emozionarsi per la celebrazione del momento più basso della sua storia sportiva. Il momento in cui il cuore si è fatto più piccolo, ma si è rifiutato di arrendersi e ha continuato a battere, risalendo colpo dopo colpo fino al tetto d'Italia, e poi a quello d'Europa, prima di lanciarsi nuovamente nell'abisso e ricominciare una nuova risalita.
Oggi sarebbe stato il compleanno di Giorgio, il bomber dell'anno più bello.
Ed oggi la Lazio ha scelto di giocare, dopo quasi trent'anni, con la maglietta di Giuliano, il bomber dell'anno più difficile. Lo ha fatto incontrando il Milan, l'unica grande che, vai a vedere gli incroci della storia, l'aveva accompagnata all'inferno in quegli anni bui.
Basterebbe questo, per gonfiare il cuore dietro quell'aquila sul petto, ma non basta: la Lazio vince, stravince, domina. Ma è la Lazio, e niente può essere facile: così subito un rigore negato, e subito un gol subito, a far rivivere quegli incubi che i laziali sentono ormai compagni di viaggio, che quasi non temono più.
E poi ancora un rigore negato, e la sorte, il portiere, la mira: niente va come deve andare, e chiunque, che non fosse un laziale, penserebbe che forse è finita.
Invece la Lazio di oggi con le maglie di ieri si rifiuta di arrendersi e decide di fare come quella di Giorgio: si esce prima dagli spogliatoi, c'è una partita da vincere e aspettare non serve.
Così, nel giorno di Giorgio e con la maglia di Giuliano, ci pensa Miro a chiudere il cerchio: il più grande attaccante della storia dei mondiali di calcio, che nel 1986 era appena un bambino e non può ricordare l'angoscia di un popolo che si trasforma in gioia infinita per un gol alla Lanerossi Vicenza, pronti via e invita Parolo a pareggiare, prima che i più distratti si rendano conto che la partita è ricominciata, poi mette la palla nell'unico punto in cui il portiere può toccarla: in fondo al sacco.
Nella notte speciale non può mancare il sangue di Marchetti, colpito in testa da uno che non a caso ha militato nella roma, come non mancherà poi il delirio di un altro ex rivale, che non ci sta a perdere e che reagisce coprendosi di ridicolo, come un tacchino che prova a rivaleggiare nel volo con un aquila.
La Lazio vince, e c'è spazio per il trionfo, con Parolo che ancora una volta fa urlare la Nord, lo stadio, oggi bellissimo perché sente che è una notte di quelle speciali.
Ma siamo la Lazio, c'è un folle che scrive la nostra Storia, e l'urlo si unisce a quello di dolore di Djordjevic, che impedisce l'esultanza, che stringe di nuovo i cuori.
È solo un attimo, ché il laziale sa che niente sarà facile e tutto sarà bellissimo, sa che non si può volare senza guardare avanti: non c'è tempo di piangere, perché un folle sta scrivendo la storia di Danilo, alla prima da titolare con la maglietta che non può neanche ricordare, e quella è una storia ancora tutta da leggere.
E il ricordo va ad altri ragazzi, ad un altro stadio, ad un altro calcio.
Con la stessa maglietta, la stessa Lazio, e lo stesso orgoglio di quel popolo che si è rifiutato di morire.
:hail: Ed è la quarta volta che lo leggo (due qua e due in home), splendido.  :chap:

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Wallace

Citazione di: arkham il 25 Gen 2015, 00:34
Ci deve essere un folle, da qualche parte, a scrivere la Storia della Lazio.
Altrimenti non si spiega questo continuo rimando al cuore, al dramma, alla sempre sudatissima gloria, che intreccia continuamente le vite di generazioni di laziali, ognuna delle quali è stata messa almeno una volta sull'orlo del baratro, ha visto i propri eroi lasciare questa maglia o questo mondo, ha potuto ridere e piangere per la Lazio, spesso in intervalli di tempo così brevi da strizzare il cuore di chiunque, fino a farlo diventare piccolo piccolo.
Di chiunque non fosse un laziale ovviamente.
Perché chi ha scelto di amare quei colori, sa che niente sarà facile e tutto sarà bellissimo. Sa che nessuna sofferenza è inutile. Sa che nessuna vittoria è gratis.
E così stasera il laziale lo sentiva, che questa era una partita dagli intrecci incredibili con la sua Storia. Solo un laziale poteva emozionarsi per la celebrazione del momento più basso della sua storia sportiva. Il momento in cui il cuore si è fatto più piccolo, ma si è rifiutato di arrendersi e ha continuato a battere, risalendo colpo dopo colpo fino al tetto d'Italia, e poi a quello d'Europa, prima di lanciarsi nuovamente nell'abisso e ricominciare una nuova risalita.
Oggi sarebbe stato il compleanno di Giorgio, il bomber dell'anno più bello.
Ed oggi la Lazio ha scelto di giocare, dopo quasi trent'anni, con la maglietta di Giuliano, il bomber dell'anno più difficile. Lo ha fatto incontrando il Milan, l'unica grande che, vai a vedere gli incroci della storia, l'aveva accompagnata all'inferno in quegli anni bui.
Basterebbe questo, per gonfiare il cuore dietro quell'aquila sul petto, ma non basta: la Lazio vince, stravince, domina. Ma è la Lazio, e niente può essere facile: così subito un rigore negato, e subito un gol subito, a far rivivere quegli incubi che i laziali sentono ormai compagni di viaggio, che quasi non temono più.
E poi ancora un rigore negato, e la sorte, il portiere, la mira: niente va come deve andare, e chiunque, che non fosse un laziale, penserebbe che forse è finita.
Invece la Lazio di oggi con le maglie di ieri si rifiuta di arrendersi e decide di fare come quella di Giorgio: si esce prima dagli spogliatoi, c'è una partita da vincere e aspettare non serve.
Così, nel giorno di Giorgio e con la maglia di Giuliano, ci pensa Miro a chiudere il cerchio: il più grande attaccante della storia dei mondiali di calcio, che nel 1986 era appena un bambino e non può ricordare l'angoscia di un popolo che si trasforma in gioia infinita per un gol alla Lanerossi Vicenza, pronti via e invita Parolo a pareggiare, prima che i più distratti si rendano conto che la partita è ricominciata, poi mette la palla nell'unico punto in cui il portiere può toccarla: in fondo al sacco.
Nella notte speciale non può mancare il sangue di Marchetti, colpito in testa da uno che non a caso ha militato nella roma, come non mancherà poi il delirio di un altro ex rivale, che non ci sta a perdere e che reagisce coprendosi di ridicolo, come un tacchino che prova a rivaleggiare nel volo con un aquila.
La Lazio vince, e c'è spazio per il trionfo, con Parolo che ancora una volta fa urlare la Nord, lo stadio, oggi bellissimo perché sente che è una notte di quelle speciali.
Ma siamo la Lazio, c'è un folle che scrive la nostra Storia, e l'urlo si unisce a quello di dolore di Djordjevic, che impedisce l'esultanza, che stringe di nuovo i cuori.
È solo un attimo, ché il laziale sa che niente sarà facile e tutto sarà bellissimo, sa che non si può volare senza guardare avanti: non c'è tempo di piangere, perché un folle sta scrivendo la storia di Danilo, alla prima da titolare con la maglietta che non può neanche ricordare, e quella è una storia ancora tutta da leggere.
E il ricordo va ad altri ragazzi, ad un altro stadio, ad un altro calcio.
Con la stessa maglietta, la stessa Lazio, e lo stesso orgoglio di quel popolo che si è rifiutato di morire.

Grande Arkham!!!

:band5:

Santino_NY

Evento memorabile, anche se solo davanti al TV, al di la' dell' Atlantico, mi sono venuti i brividi, tanti brividi.
Subire per poi rialzarsi e vincere e' il meglio che c'e'. Quant'e' bello esse' laziali. Grazie Lazio.net

Thorin

Citazione di: arkham il 25 Gen 2015, 00:34
Ci deve essere un folle, da qualche parte, a scrivere la Storia della Lazio.
Altrimenti non si spiega questo continuo rimando al cuore, al dramma, alla sempre sudatissima gloria, che intreccia continuamente le vite di generazioni di laziali, ognuna delle quali è stata messa almeno una volta sull'orlo del baratro, ha visto i propri eroi lasciare questa maglia o questo mondo, ha potuto ridere e piangere per la Lazio, spesso in intervalli di tempo così brevi da strizzare il cuore di chiunque, fino a farlo diventare piccolo piccolo.
Di chiunque non fosse un laziale ovviamente.
Perché chi ha scelto di amare quei colori, sa che niente sarà facile e tutto sarà bellissimo. Sa che nessuna sofferenza è inutile. Sa che nessuna vittoria è gratis.
E così stasera il laziale lo sentiva, che questa era una partita dagli intrecci incredibili con la sua Storia. Solo un laziale poteva emozionarsi per la celebrazione del momento più basso della sua storia sportiva. Il momento in cui il cuore si è fatto più piccolo, ma si è rifiutato di arrendersi e ha continuato a battere, risalendo colpo dopo colpo fino al tetto d'Italia, e poi a quello d'Europa, prima di lanciarsi nuovamente nell'abisso e ricominciare una nuova risalita.
Oggi sarebbe stato il compleanno di Giorgio, il bomber dell'anno più bello.
Ed oggi la Lazio ha scelto di giocare, dopo quasi trent'anni, con la maglietta di Giuliano, il bomber dell'anno più difficile. Lo ha fatto incontrando il Milan, l'unica grande che, vai a vedere gli incroci della storia, l'aveva accompagnata all'inferno in quegli anni bui.
Basterebbe questo, per gonfiare il cuore dietro quell'aquila sul petto, ma non basta: la Lazio vince, stravince, domina. Ma è la Lazio, e niente può essere facile: così subito un rigore negato, e subito un gol subito, a far rivivere quegli incubi che i laziali sentono ormai compagni di viaggio, che quasi non temono più.
E poi ancora un rigore negato, e la sorte, il portiere, la mira: niente va come deve andare, e chiunque, che non fosse un laziale, penserebbe che forse è finita.
Invece la Lazio di oggi con le maglie di ieri si rifiuta di arrendersi e decide di fare come quella di Giorgio: si esce prima dagli spogliatoi, c'è una partita da vincere e aspettare non serve.
Così, nel giorno di Giorgio e con la maglia di Giuliano, ci pensa Miro a chiudere il cerchio: il più grande attaccante della storia dei mondiali di calcio, che nel 1986 era appena un bambino e non può ricordare l'angoscia di un popolo che si trasforma in gioia infinita per un gol alla Lanerossi Vicenza, pronti via e invita Parolo a pareggiare, prima che i più distratti si rendano conto che la partita è ricominciata, poi mette la palla nell'unico punto in cui il portiere può toccarla: in fondo al sacco.
Nella notte speciale non può mancare il sangue di Marchetti, colpito in testa da uno che non a caso ha militato nella roma, come non mancherà poi il delirio di un altro ex rivale, che non ci sta a perdere e che reagisce coprendosi di ridicolo, come un tacchino che prova a rivaleggiare nel volo con un aquila.
La Lazio vince, e c'è spazio per il trionfo, con Parolo che ancora una volta fa urlare la Nord, lo stadio, oggi bellissimo perché sente che è una notte di quelle speciali.
Ma siamo la Lazio, c'è un folle che scrive la nostra Storia, e l'urlo si unisce a quello di dolore di Djordjevic, che impedisce l'esultanza, che stringe di nuovo i cuori.
È solo un attimo, ché il laziale sa che niente sarà facile e tutto sarà bellissimo, sa che non si può volare senza guardare avanti: non c'è tempo di piangere, perché un folle sta scrivendo la storia di Danilo, alla prima da titolare con la maglietta che non può neanche ricordare, e quella è una storia ancora tutta da leggere.
E il ricordo va ad altri ragazzi, ad un altro stadio, ad un altro calcio.
Con la stessa maglietta, la stessa Lazio, e lo stesso orgoglio di quel popolo che si è rifiutato di morire.

BRAVO BRAVO BRAVO!
:band5: :band5: :band5:

cosmo

Parole ed emozioni lazialissime firmate dal grande Arkham!

:band5: :band5: :band5: :band5:

RubinCarter

Citazione di: arkham il 25 Gen 2015, 00:34
Ci deve essere un folle, da qualche parte, a scrivere la Storia della Lazio.
Altrimenti non si spiega questo continuo rimando al cuore, al dramma, alla sempre sudatissima gloria, che intreccia continuamente le vite di generazioni di laziali, ognuna delle quali è stata messa almeno una volta sull'orlo del baratro, ha visto i propri eroi lasciare questa maglia o questo mondo, ha potuto ridere e piangere per la Lazio, spesso in intervalli di tempo così brevi da strizzare il cuore di chiunque, fino a farlo diventare piccolo piccolo.
Di chiunque non fosse un laziale ovviamente.
Perché chi ha scelto di amare quei colori, sa che niente sarà facile e tutto sarà bellissimo. Sa che nessuna sofferenza è inutile. Sa che nessuna vittoria è gratis.
E così stasera il laziale lo sentiva, che questa era una partita dagli intrecci incredibili con la sua Storia. Solo un laziale poteva emozionarsi per la celebrazione del momento più basso della sua storia sportiva. Il momento in cui il cuore si è fatto più piccolo, ma si è rifiutato di arrendersi e ha continuato a battere, risalendo colpo dopo colpo fino al tetto d'Italia, e poi a quello d'Europa, prima di lanciarsi nuovamente nell'abisso e ricominciare una nuova risalita.
Oggi sarebbe stato il compleanno di Giorgio, il bomber dell'anno più bello.
Ed oggi la Lazio ha scelto di giocare, dopo quasi trent'anni, con la maglietta di Giuliano, il bomber dell'anno più difficile. Lo ha fatto incontrando il Milan, l'unica grande che, vai a vedere gli incroci della storia, l'aveva accompagnata all'inferno in quegli anni bui.
Basterebbe questo, per gonfiare il cuore dietro quell'aquila sul petto, ma non basta: la Lazio vince, stravince, domina. Ma è la Lazio, e niente può essere facile: così subito un rigore negato, e subito un gol subito, a far rivivere quegli incubi che i laziali sentono ormai compagni di viaggio, che quasi non temono più.
E poi ancora un rigore negato, e la sorte, il portiere, la mira: niente va come deve andare, e chiunque, che non fosse un laziale, penserebbe che forse è finita.
Invece la Lazio di oggi con le maglie di ieri si rifiuta di arrendersi e decide di fare come quella di Giorgio: si esce prima dagli spogliatoi, c'è una partita da vincere e aspettare non serve.
Così, nel giorno di Giorgio e con la maglia di Giuliano, ci pensa Miro a chiudere il cerchio: il più grande attaccante della storia dei mondiali di calcio, che nel 1986 era appena un bambino e non può ricordare l'angoscia di un popolo che si trasforma in gioia infinita per un gol alla Lanerossi Vicenza, pronti via e invita Parolo a pareggiare, prima che i più distratti si rendano conto che la partita è ricominciata, poi mette la palla nell'unico punto in cui il portiere può toccarla: in fondo al sacco.
Nella notte speciale non può mancare il sangue di Marchetti, colpito in testa da uno che non a caso ha militato nella roma, come non mancherà poi il delirio di un altro ex rivale, che non ci sta a perdere e che reagisce coprendosi di ridicolo, come un tacchino che prova a rivaleggiare nel volo con un aquila.
La Lazio vince, e c'è spazio per il trionfo, con Parolo che ancora una volta fa urlare la Nord, lo stadio, oggi bellissimo perché sente che è una notte di quelle speciali.
Ma siamo la Lazio, c'è un folle che scrive la nostra Storia, e l'urlo si unisce a quello di dolore di Djordjevic, che impedisce l'esultanza, che stringe di nuovo i cuori.
È solo un attimo, ché il laziale sa che niente sarà facile e tutto sarà bellissimo, sa che non si può volare senza guardare avanti: non c'è tempo di piangere, perché un folle sta scrivendo la storia di Danilo, alla prima da titolare con la maglietta che non può neanche ricordare, e quella è una storia ancora tutta da leggere.
E il ricordo va ad altri ragazzi, ad un altro stadio, ad un altro calcio.
Con la stessa maglietta, la stessa Lazio, e lo stesso orgoglio di quel popolo che si è rifiutato di morire.
Scusa se lo leggo solo ora.

Bellissimo!

Meriterebbe una pagina sulla rivista ufficiale.

TheVoice

Non avevo visto il post di Arkham...

Citazione di: Bambino il 25 Gen 2015, 19:10
:clap: :clap: :clap:

però m'avete rotto er caxxo, ho finito le lacrime!

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