non mi permetto di giudicare né di fare i conti in tasca a nessuno, perché il periodo, come dice Zoppo, è quello che è.
ed il mio intervento, da abbonato "militante" (roba di quasi 40 anni ininterrotti, compresi i sei di serie B), non è da intendersi come provocatorio nei confronti di qualcuno, singolo o gruppo di persone che sia.
sarebbe il caso di uscire dalle solite logiche di accerchiamento e di schieramenti contrapposti che in questo topic (e anche in altri) talvolta si affacciano quando si parla di certe cose.
per come la vedo io, la situazione in questi ultimi mesi ha vissuto una fase incredibile di trasformazione oserei dire epocale. a me sembra che dopo anni di trincee (anche qui dentro
lazio.net) ci sia un momento di un dinamismo eccezionale, le cose stanno cambiando così repentinamente, negli atteggiamenti e negli avvenimenti, che sarebbe un peccato mortale avere la pretesa di leggerle coi soliti occhiali.
la Curva è cambiata radicalmente, non pensavo fosse possibile, ma ieri è stata praticamente perfetta. nessun tipo di appiglio per i professionisti della recchia appizzata, ha ragione zaradona.
ma soprattutto un magma incessante e un sostegno da brividi, nel secondo tempo in particolare.
non so se la Lazio in campo abbia reagito agli stimoli dello stadio, o siano stati gli uomini stessi, dopo 5 minuti di ripresa, a cambiare ritmo, trascinando con sé anche il pubblico.
fatto sta è che ieri, per la prima volta dopo tanto tempo, c'è stato un pubblico solo per la Lazio e una squadra solo per il suo pubblico.
e secondo me non esiste il discorso che "beh, ma gli ultras quello devono fare...". cioè, sì è vero, però permettetemi di non fare la figura di quello che cade dal pero e di segnare una testimonianza a favore di una metamorfosi che mi ha lasciato sorpreso.
la Lazio è cambiata radicalmente: un solo uomo ha fatto il miracolo (fino ad oggi), Petkovic ovviamente.
è la stessa squadra dello scorso anno, la stessa che alle prime difficoltà contro un Bologna o un Siena, alzava la bandiera bianca, incapace di alcun tipo di reazione, né tattica né tantomeno caratteriale.
ieri la Lazio avrebbe potuto anche non vincere, intendiamoci. e forse anche perdere, chissà...
ma nel secondo tempo abbiamo visto una creatura viva, in salute, reattiva, che ha affrontato le difficoltà di una gara incredibilmente difficile a viso aperto, senza timori, con l'unico intento dichiarato dei 3 punti a tutti i costi.
la società è cambiata radicalmente: Lotito, a me pare evidente, sta uscendo pian piano dal suo bunker, e non si tratta delle sue solite sparate mediatiche che da sempre mi lasciano indifferente.
parlo di iniziative e di decisioni che testimoniano di una società dinamica, attenta, moderna ed in grado di intercettare le istanze di un pubblico come il nostro con una proposta sempre più di qualità. le maglie No Racism, il sito, l'Aquila Olympia, il canale tematico, la radio, i prezzi delle partite e gli abbonamenti, le promozioni che riguardano biglietti e materiale ufficiale.
e anche
lazio.net nel suo piccolo sta cambiando: c'è un dialogo aperto, alla pari a cui stanno partecipando tutte le entità del tifo biancoceleste, mi sembra di poter dire nessuna esclusa. e nonostante su molti argomenti talvolta ci siano incomprensioni e momenti di estrema inconciliabilità, traspare evidente in controluce che ognuno parla con in mente il bene della Lazio.
ora, non so se tutto questo sia il motivo per cui siamo lì a 42 punti, chi può dirlo... però la coincidenza è davvero stupefacente e anche se mi ritengo abbastanza razionalista, devo dire che a volte le alchimie possono funzionare bene.
per cui, rinnovo l'invito di inizio post, e scusate la lunghezza: il momento è dinamico, come da tempo non accadeva, non c'è che da coglierlo così come è e cercare di farlo durare più a lungo possibile, anche perché ognuno ha la sua fetta di merito. sia l'abbonato da tempo immemore che il rompipalle poltronaro, sia l'ultras che il tifoso da tastiera tiepido e cacadubbi.
ma è un momento che va osservato facendo un passo indietro, perché coinvolge tutti, e a guardarlo da troppo vicino, si perdono parecchi particolari importanti, senza i quali è impossibile capirlo e quindi goderselo appieno.