Los mini-problemas de la Selección y la Lazio del 74

Aperto da Biafra, 14 Giu 2011, 18:22

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Biafra

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Los mini-problemas de la Selección y la Lazio del 74
Martes, 14 de junio de 2011 - 12:48

Más(y mejor) se ha escrito sobre la Lazio campeona del Scudetto a mediados de los 70, pero ahora que llevamos 2 meses escuchando sobre los conflictos entre los jugadores madridistas y culés y como puede repercutir en la Selección Española y su futuro me parece oportuno recordar la historia. Sobre todo para quitar importancia a lo que está pasando en la actualidad. Echemos una vista al pasado...
Con una Guerra Civil interna de causa desconocida pero con consecuencias que rozan la tragedia y lo ficticio, la SS Lazio conquistó su primer Scudetto de la historia en la temporada 73/74. Futbolísticamente el equipo se basaba en el capocannonieri (pichichi en italiano) Chinaglia, el capitan de origen inglés Wilson, Renzo, D'Amico, Re Cecconi y el portero Pulici. El entrenador era Tomasso Maestrelli, el único que sabía tratar a tan compleja plantilla. Su truco, camelar a ambos líderes por separado diciéndoles que ellos eran los verdaderos líderes del grupo. Y es que en esa plantilla (la mayoría con personas ex-militares o de grupos radicales de ultraderecha) había dos grupos bien marcados, uno dirigido por Chinaglia y el otro por Martini. D'Amico lo cuenta con estas palabras: Llevábamos pistola casi todos y había dos equipos distintos, ni nos veíamos en los hoteles. Si un grupo ya había utilizado un secador de pelo, por ejemplo, el otro no se atrevía ni a tocarlo. Eso sí, en el campo éramos sólo un equipo. Si en un partido alguien le hacía daño a Chinaglia o Wilson, que eran de su clan, Martini y los suyos se comían al que lo hubiera hecho. Luego, durante la semana, ni nos hablábamos.
Conclusiones: Los jugadores del Madrid y Barça no se llevan tan mal, y aunque no arreglaran las diferencias (mínimas comparadas con la historia anterior), éstas no serían un motivo para que no se pudieran hacer grandes cosas en torneos futuros. Podemos estar tranquilos.

Ruben Uria

Il modello Maestrelli... :beer:


corebiancazzurro

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Maestrelli era un'altra cosa.
io l'ho vissuto attraverso le storie di mio padre,le interviste,i libri ecc
forse non avendolo vissuto direttamente lo vedo al di sopra di come fosse realmente,non lo so,ma per me è l'allenatore per eccellenza.
in quella squadra c'erano veramente persone che si odiavano,dalla serie b allo scudetto.
cose che oggi sono solo un film.
per questo "ce vado in puzza" quando sento chiamare Mourinho Special one,migliore allenatore......

Biafra

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M'ha fatto impressione vedere  quella, per me che non l'ho mai vista, leggendaria squadra "de matti" citata in un articolo di un giornalista spagnolo 37 anni dopo.. :band1:

portainsegne61

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L'estate del 1973, mio padre grande laziale ed ex giocatore delle giovanili fino al 1949, portò tutta la famiglia in vacanza a parigi. Era un grande lusso  ma soprattutto era l'occasione per passare a trovare un amico emigrato a Strasburgo.
Erano anche i tempi in cui gli italiani all'estero suonavano il clakson e si sbracciavano  se soltanto si incrociavano con la vettura.
Fu la prima volta che facemmo tappa presso Pievepelago, con la nostra fiat 127 verde sottobosco nuova fiammante.
A 12 anni era un sogno sostare a pochi metri dai miei eroi che correvano in allenamento ed oggi ricordo ancora bene l'emozione di mio padre che chiamava "tommaso!" da bordo campo per poi ricevere una calorosa stretta di mano da un uomo tanto stimato.
Quello che voglio raccontare è invece il clima che in un solo pomeriggio percepii.
Non appena arrivati ci rendemmo conto che un uomo (molto probabilmente Recchia) ricorreva il pullman che se ne andava dal campo guidato da Martini, il quale sghignazzando lo perculeggiava dal finestrino, poi pochi minuti dopo, finito l'allenamento ginnico, assistemmo ad una tiratissima partitella di quelle famose in quei tempi.
Tanto tirata che Wilson, entrando troppo vigorosamente sul povero Polentes, gli provocò un infortunio, un  brutto infortunio, anche se involontario. Ci rendemmo conto subito della  gravità dalle sole parolacce che il baffuto difensore gli inveiva piangendo. Immediatamente arrivò dall'albergo Lenzini con altri dirigenti e la partita fu in pratica interrotta.
Nell'attesa all'esterno degli spogliatoi i giocatori tutti partecipi attendevano vicino a Maestrelli, io da ragazzotto giravo ottenendo gli autografi più importanti della mia vita. Feci un solo grande errore andai anche da Wilson che mi disse esattamente: "vai al diavolo.." . Rimasi malissimo nello scoprire che un "superuomo" come quello poteva essere cattivo con un ragazzo (anche se conprensibilmente), e di più lo fù mio padre, che era un bel caratterino, e che dovemmo trattenere.
Quell'anno fummo per la prima volta Campioni, più forti di tutto, anche delle loro debolezze e demoni, una breve stagione in cui anime controverse trovarono, all'ombra di un padre e di un nonno putativi, il loro azimuth. Era una forza incontrollabile, ma  fù incanalata per un breve periodo. Periodo interrotto da una tremenda malattia che colpì l'elemento stabilizzatore e quelle forze impazzite si dispersero.

Ripetemmo ancora il rito del passaggio a Pievepelago, ma non fu lo stesso per i risultati.

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Barabba Terzo

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Perfino in un articolo del genere ci devono mettere in mezzo la destra estrema e gli ex militari (:?). Che palle.

portainsegne61

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Citazione di: Barabba Terzo il 14 Giu 2011, 21:45
Perfino in un articolo del genere ci devono mettere in mezzo la destra estrema e gli ex militari (:?). Che palle.
einstain disse " è piùfacile spaccare l'atomo che un pregiudizio"..

Biafra

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Citazione di: portainsegne61 il 14 Giu 2011, 21:21
L'estate del 1973, mio padre grande laziale ed ex giocatore delle giovanili fino al 1949, portò tutta la famiglia in vacanza a parigi. Era un grande lusso  ma soprattutto era l'occasione per passare a trovare un amico emigrato a Strasburgo.
Erano anche i tempi in cui gli italiani all'estero suonavano il clakson e si sbracciavano  se soltanto si incrociavano con la vettura.
Fu la prima volta che facemmo tappa presso Pievepelago, con la nostra fiat 127 verde sottobosco nuova fiammante.
A 12 anni era un sogno sostare a pochi metri dai miei eroi che correvano in allenamento ed oggi ricordo ancora bene l'emozione di mio padre che chiamava "tommaso!" da bordo campo per poi ricevere una calorosa stretta di mano da un uomo tanto stimato.
Quello che voglio raccontare è invece il clima che in un solo pomeriggio percepii.
Non appena arrivati ci rendemmo conto che un uomo (molto probabilmente Recchia) ricorreva il pullman che se ne andava dal campo guidato da Martini, il quale sghignazzando lo perculeggiava dal finestrino, poi pochi minuti dopo, finito l'allenamento ginnico, assistemmo ad una tiratissima partitella di quelle famose in quei tempi.
Tanto tirata che Wilson, entrando troppo vigorosamente sul povero Polentes, gli provocò un infortunio, un  brutto infortunio, anche se involontario. Ci rendemmo conto subito della  gravità dalle sole parolacce che il baffuto difensore gli inveiva piangendo. Immediatamente arrivò dall'albergo Lenzini con altri dirigenti e la partita fu in pratica interrotta.
Nell'attesa all'esterno degli spogliatoi i giocatori tutti partecipi attendevano vicino a Maestrelli, io da ragazzotto giravo ottenendo gli autografi più importanti della mia vita. Feci un solo grande errore andai anche da Wilson che mi disse esattamente: "vai al diavolo.." . Rimasi malissimo nello scoprire che un "superuomo" come quello poteva essere cattivo con un ragazzo (anche se conprensibilmente), e di più lo fù mio padre, che era un bel caratterino, e che dovemmo trattenere.
Quell'anno fummo per la prima volta Campioni, più forti di tutto, anche delle loro debolezze e demoni, una breve stagione in cui anime controverse trovarono, all'ombra di un padre e di un nonno putativi, il loro azimuth. Era una forza incontrollabile, ma  fù incanalata per un breve periodo. Periodo interrotto da una tremenda malattia che colpì l'elemento stabilizzatore e quelle forze impazzite si dispersero.

Ripetemmo ancora il rito del passaggio a Pievepelago, ma non fu lo stesso per i risultati.

Grazie per il bel racconto.
(Certo che a vederlo e sentirlo oggi mi risulta difficile immaginare Wilson così [...]. Vabbè, col tempo cambiamo tutti...)

massirosa73

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Citazione di: Biafra il 14 Giu 2011, 21:57
Grazie per il bel racconto.
(Certo che a vederlo e sentirlo oggi mi risulta difficile immaginare Wilson così [...]. Vabbè, col tempo cambiamo tutti...)

Mio padre, mi raccontava cose molto simili su questo personaggio :x

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corebiancazzurro

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Quel maledetto personaggio ci ha fatto molto di più.
Non so proprio con che coraggio si mostra ancora allo stadio.
Maledetto 2 dicembre!!
Se non fosse morto il Maestro dubito avrebbero avuto le palle de fa na cosa del genere

rocchigol

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articolo interessante...

racconto del netter bellissimo...

non voglio difendere wilson ma io che ho giocato e alleno a certi livelli vi posso assicurare che A CALDO si dicono e si fanno cose che a freddo non faresti e diresti mai...

corebiancazzurro

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Citazione di: rocchigol il 15 Giu 2011, 11:46
articolo interessante...

racconto del netter bellissimo...

non voglio difendere wilson ma io che ho giocato e alleno a certi livelli vi posso assicurare che A CALDO si dicono e si fanno cose che a freddo non faresti e diresti mai...
Si,posso capire,ma comunque le hai fatte e quindi ne paghi le conseguenze.
Lui,Manfredonia e compagnia bella non li vorrei mai sentire nella nostra storia dopo quello che ci hanno fatto.....
Però poi me li ritrovo allo stadio osannati come Dei da ragazzi che al 90% manco sanno chi so.....(m'è capitato più di una volta di vedere persone battere le mani e fare cori e poi chiedere chi fossero)

Dissi

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Citazione di: portainsegne61 il 14 Giu 2011, 21:21
L'estate del 1973, mio padre grande laziale ed ex giocatore delle giovanili fino al 1949, portò tutta la famiglia in vacanza a parigi. Era un grande lusso  ma soprattutto era l'occasione per passare a trovare un amico emigrato a Strasburgo.

ammazza, già stava lì tarallo ?  :) :) :)

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