Matias Almeyda

Aperto da spook, 17 Giu 2014, 23:49

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spook

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"Ho lasciato lo stadio nel baule di una macchina" – La vida loca di Matías Almeyda


17 giugno 2014


"Una volta ad Azul, il mio paese, ho bevuto cinque litri di vino, come fosse Coca Cola, e sono finito in una specie di coma etilico. Per smaltire, ho corso per cinque chilometri, finché ho visto il sole che girava. Un dottore mi ha fatto 5 ore di flebo. Sarebbe stato uno scandalo, all'epoca giocavo nell'Inter. Quando mi sono svegliato e ho visto tutta la mia famiglia intorno al letto, ho pensato che fosse il mio funerale".

Signore e Signori, vi presento Matías Jesús Almeyda. Argentino, mediano grintoso, tecnica discreta, vita al limite: uno di quelli che piacciono a noi. Nel 2012 scrive (ammesso, e non concesso, che sappia farlo) la sua biografia "Alma y Vida", Anima e vita, piena di aneddoti a tratti scioccanti. Ovviamente ha dato il meglio in Italia.


Minacce di morte,  doping e partite truccate. Questo emerge della sua esperienza al Parma. Parole che, se verificate, aprirebbero le porte all'ennesimo scandalo del nostro calcio – "Una volta al Parma ho lasciato lo stadio nel baule della macchina dei miei suoceri. C'erano 20 ultrà che mi aspettavano per un gestaccio che avevo fatto. In realtà era stato solo uno sguardo, ma di sfida, dopo che mi avevano urlato qualcosa. Avevo fatto amicizia con un gruppo di rugbisti argentini, che per la gara successiva mi hanno accompagnato al Tardini. Un ultrà grande e grosso mi ha fermato con la pancia: <Devi chiedere scusa ai tifosi>. <Non chiederò scusa per qualcosa che non ho fatto>, ho risposto sapendo che i miei amici erano pronti a intervenire".

"Dopo che avevo litigato con Stefano Tanzi, una volta mi ferma la polizia e mi sequestra la macchina. Giorni dopo, mi sono svegliato e la macchina nuova era sparita dal garage. A Milosevic, lui pure in conflitto con la società e con un contratto alto come il mio, capitava lo stesso. Un giorno mia moglie torna a casa e sente delle voci all'interno. Scappa e chiama la polizia. A casa poi non mancava niente. Ma c'era una manata sulla parete. Fatta con olio di macchina. Un messaggio mafioso. Mia moglie ha avuto un parto prematuro. Dopo il Mondiale '02 a Parma non sono più tornato".

"Ci facevano una flebo prima delle partite. Dicevano che era un composto di vitamine, ma prima di entrare in campo ero capace di saltare fino al soffitto. Il calciatore non fa domande, ma poi, con gli anni, ci sono casi di ex calciatori morti per problemi al cuore, che soffrono di problemi muscolari e altro. Penso che sia la conseguenza delle cose che gli hanno dato".

"Sul finire del campionato 2000-01, alcuni compagni del Parma ci hanno detto che i giocatori della Roma volevano che noi perdessimo la partita. Che siccome non giocavamo per nessun obiettivo, era uguale. Io ho detto di no. Sensini, lo stesso. La maggioranza ha risposto così. Ma in campo ho visto che alcuni non correvano come sempre. Allora ho chiesto la sostituzione e me ne sono andato in spogliatoio. Soldi? Non lo so. Loro lo definivano un favore...".

Il passaggio all'Inter: inizia la depressione - "Due infortuni, troppo tempo senza giocare. Pensavo e pensavo. Un giorno non sentivo più la mano, quello dopo avevo perso la sensibilità nella metà del corpo. All'Inter c'era una psicologa. Mi diagnosticò attacchi di panico e prescritto una cura, ma non le ho dato retta. Ho capito che dovevo fare qualcosa quando mia figlia mi ha disegnato come un leone triste e stanco. Da allora tutti i giorni prendo antidepressivi e ansiolitici. Le chiamo le pillole della bontà, mi fanno essere più buono"

Le parole più dolci sono riservate all'esperienza laziale-  "Alla Lazio si è visto l'Almeyda migliore. Ero tra i più bassi, quindi ho allestito una palestra a casa per rinforzarmi, tiravo anche di boxe. Là mi sono fatto tatuare l'indio sul braccio: la mia bisnonna lo era. Andavo all'allenamento con i jeans a pezzi, a volte senza maglietta, con una striscia a legare i capelli lunghissimi: pensavano che fossi proprio un indio. Un giorno mi sono vestito come un gaucho".

Dal 2011 Almeyda allena in Primera Divisòn ma prima si è concesso un'ultima esperienza calcistica in Trippeligaen, la  Serie A norvegese.



amor_marde

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la la la la la la la la la la la la la la la la ALMEYDA !!!

PabloHoney

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Quel gol incredibile da 90 km

MadBob79

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Io penso che noi laziali siamo proprio gente strana. Abbiamo omaggiato (giustamente) tutti ma mai abbastanza una squadra di autentici fenomeni come quella del 2000. Almeyda era uno dei miei preferiti, che personaggio.

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fiord

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Un idolo

Il suo modo di sradicare il pallone dalle gambe degli avversari mi dava il fomento e faceva esultare lo stadio quasi come un goal o una scivolata di Nesta...

Ricordiamoci che spesso Almeyda mandava in panca un certo Simeone

Due domande:
- come mai non era presente il 12 maggio?
- è bono come allenatore?

dani2110

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Io di Almeyda ho un immagine di lui seduto su una staccionata intento a fissare delle mucche nel ritiro prima della finale di coppa delle coppe...la vidi in una cassetta che uscì dopo la vittoria...non mi sarei mai immaginato una vita cosi movimentata

inquisitor

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Citazione di: spook il 17 Giu 2014, 23:49
"Ho lasciato lo stadio nel baule di una macchina" – La vida loca di Matías Almeyda


17 giugno 2014


"Una volta ad Azul, il mio paese, ho bevuto cinque litri di vino, come fosse Coca Cola, e sono finito in una specie di coma etilico. Per smaltire, ho corso per cinque chilometri, finché ho visto il sole che girava. Un dottore mi ha fatto 5 ore di flebo. Sarebbe stato uno scandalo, all'epoca giocavo nell'Inter. Quando mi sono svegliato e ho visto tutta la mia famiglia intorno al letto, ho pensato che fosse il mio funerale".

Signore e Signori, vi presento Matías Jesús Almeyda. Argentino, mediano grintoso, tecnica discreta, vita al limite: uno di quelli che piacciono a noi. Nel 2012 scrive (ammesso, e non concesso, che sappia farlo) la sua biografia "Alma y Vida", Anima e vita, piena di aneddoti a tratti scioccanti. Ovviamente ha dato il meglio in Italia.


Minacce di morte,  doping e partite truccate. Questo emerge della sua esperienza al Parma. Parole che, se verificate, aprirebbero le porte all'ennesimo scandalo del nostro calcio – "Una volta al Parma ho lasciato lo stadio nel baule della macchina dei miei suoceri. C'erano 20 ultrà che mi aspettavano per un gestaccio che avevo fatto. In realtà era stato solo uno sguardo, ma di sfida, dopo che mi avevano urlato qualcosa. Avevo fatto amicizia con un gruppo di rugbisti argentini, che per la gara successiva mi hanno accompagnato al Tardini. Un ultrà grande e grosso mi ha fermato con la pancia: <Devi chiedere scusa ai tifosi>. <Non chiederò scusa per qualcosa che non ho fatto>, ho risposto sapendo che i miei amici erano pronti a intervenire".

"Dopo che avevo litigato con Stefano Tanzi, una volta mi ferma la polizia e mi sequestra la macchina. Giorni dopo, mi sono svegliato e la macchina nuova era sparita dal garage. A Milosevic, lui pure in conflitto con la società e con un contratto alto come il mio, capitava lo stesso. Un giorno mia moglie torna a casa e sente delle voci all'interno. Scappa e chiama la polizia. A casa poi non mancava niente. Ma c'era una manata sulla parete. Fatta con olio di macchina. Un messaggio mafioso. Mia moglie ha avuto un parto prematuro. Dopo il Mondiale '02 a Parma non sono più tornato".

"Ci facevano una flebo prima delle partite. Dicevano che era un composto di vitamine, ma prima di entrare in campo ero capace di saltare fino al soffitto. Il calciatore non fa domande, ma poi, con gli anni, ci sono casi di ex calciatori morti per problemi al cuore, che soffrono di problemi muscolari e altro. Penso che sia la conseguenza delle cose che gli hanno dato".

"Sul finire del campionato 2000-01, alcuni compagni del Parma ci hanno detto che i giocatori della Roma volevano che noi perdessimo la partita. Che siccome non giocavamo per nessun obiettivo, era uguale. Io ho detto di no. Sensini, lo stesso. La maggioranza ha risposto così. Ma in campo ho visto che alcuni non correvano come sempre. Allora ho chiesto la sostituzione e me ne sono andato in spogliatoio. Soldi? Non lo so. Loro lo definivano un favore...".
Il passaggio all'Inter: inizia la depressione - "Due infortuni, troppo tempo senza giocare. Pensavo e pensavo. Un giorno non sentivo più la mano, quello dopo avevo perso la sensibilità nella metà del corpo. All'Inter c'era una psicologa. Mi diagnosticò attacchi di panico e prescritto una cura, ma non le ho dato retta. Ho capito che dovevo fare qualcosa quando mia figlia mi ha disegnato come un leone triste e stanco. Da allora tutti i giorni prendo antidepressivi e ansiolitici. Le chiamo le pillole della bontà, mi fanno essere più buono"

Le parole più dolci sono riservate all'esperienza laziale-  "Alla Lazio si è visto l'Almeyda migliore. Ero tra i più bassi, quindi ho allestito una palestra a casa per rinforzarmi, tiravo anche di boxe. Là mi sono fatto tatuare l'indio sul braccio: la mia bisnonna lo era. Andavo all'allenamento con i jeans a pezzi, a volte senza maglietta, con una striscia a legare i capelli lunghissimi: pensavano che fossi proprio un indio. Un giorno mi sono vestito come un gaucho".

Dal 2011 Almeyda allena in Primera Divisòn ma prima si è concesso un'ultima esperienza calcistica in Trippeligaen, la  Serie A norvegese.



Strano eh?
A loro le cose marce escono sempre lustri dopo.
Chi erano i cantori del calcio pulito? i sottozero assoluto?
Palazzi? Cremona? Bari?
Nada?

Torakiki

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Citazione di: inquisitor il 18 Giu 2014, 07:28
Strano eh?
A loro le cose marce escono sempre lustri dopo.
Chi erano i cantori del calcio pulito? i sottozero assoluto?
Palazzi? Cremona? Bari?
Nada?

La cosa fantastica è questa autobiografia è uscita 2 anni fa. Quanto se ne è sentito parlare di questa storia?

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Daniela

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Citazione di: spook il 17 Giu 2014, 23:49
"Ho lasciato lo stadio nel baule di una macchina" – La vida loca di Matías Almeyda


17 giugno 2014


"Una volta ad Azul, il mio paese, ho bevuto cinque litri di vino, come fosse Coca Cola, e sono finito in una specie di coma etilico. Per smaltire, ho corso per cinque chilometri, finché ho visto il sole che girava. Un dottore mi ha fatto 5 ore di flebo. Sarebbe stato uno scandalo, all'epoca giocavo nell'Inter. Quando mi sono svegliato e ho visto tutta la mia famiglia intorno al letto, ho pensato che fosse il mio funerale".

Signore e Signori, vi presento Matías Jesús Almeyda. Argentino, mediano grintoso, tecnica discreta, vita al limite: uno di quelli che piacciono a noi. Nel 2012 scrive (ammesso, e non concesso, che sappia farlo) la sua biografia "Alma y Vida", Anima e vita, piena di aneddoti a tratti scioccanti. Ovviamente ha dato il meglio in Italia.


Minacce di morte,  doping e partite truccate. Questo emerge della sua esperienza al Parma. Parole che, se verificate, aprirebbero le porte all'ennesimo scandalo del nostro calcio – "Una volta al Parma ho lasciato lo stadio nel baule della macchina dei miei suoceri. C'erano 20 ultrà che mi aspettavano per un gestaccio che avevo fatto. In realtà era stato solo uno sguardo, ma di sfida, dopo che mi avevano urlato qualcosa. Avevo fatto amicizia con un gruppo di rugbisti argentini, che per la gara successiva mi hanno accompagnato al Tardini. Un ultrà grande e grosso mi ha fermato con la pancia: <Devi chiedere scusa ai tifosi>. <Non chiederò scusa per qualcosa che non ho fatto>, ho risposto sapendo che i miei amici erano pronti a intervenire".

"Dopo che avevo litigato con Stefano Tanzi, una volta mi ferma la polizia e mi sequestra la macchina. Giorni dopo, mi sono svegliato e la macchina nuova era sparita dal garage. A Milosevic, lui pure in conflitto con la società e con un contratto alto come il mio, capitava lo stesso. Un giorno mia moglie torna a casa e sente delle voci all'interno. Scappa e chiama la polizia. A casa poi non mancava niente. Ma c'era una manata sulla parete. Fatta con olio di macchina. Un messaggio mafioso. Mia moglie ha avuto un parto prematuro. Dopo il Mondiale '02 a Parma non sono più tornato".

"Ci facevano una flebo prima delle partite. Dicevano che era un composto di vitamine, ma prima di entrare in campo ero capace di saltare fino al soffitto. Il calciatore non fa domande, ma poi, con gli anni, ci sono casi di ex calciatori morti per problemi al cuore, che soffrono di problemi muscolari e altro. Penso che sia la conseguenza delle cose che gli hanno dato".

"Sul finire del campionato 2000-01, alcuni compagni del Parma ci hanno detto che i giocatori della Roma volevano che noi perdessimo la partita. Che siccome non giocavamo per nessun obiettivo, era uguale. Io ho detto di no. Sensini, lo stesso. La maggioranza ha risposto così. Ma in campo ho visto che alcuni non correvano come sempre. Allora ho chiesto la sostituzione e me ne sono andato in spogliatoio. Soldi? Non lo so. Loro lo definivano un favore...".

Il passaggio all'Inter: inizia la depressione - "Due infortuni, troppo tempo senza giocare. Pensavo e pensavo. Un giorno non sentivo più la mano, quello dopo avevo perso la sensibilità nella metà del corpo. All'Inter c'era una psicologa. Mi diagnosticò attacchi di panico e prescritto una cura, ma non le ho dato retta. Ho capito che dovevo fare qualcosa quando mia figlia mi ha disegnato come un leone triste e stanco. Da allora tutti i giorni prendo antidepressivi e ansiolitici. Le chiamo le pillole della bontà, mi fanno essere più buono"

Le parole più dolci sono riservate all'esperienza laziale-  "Alla Lazio si è visto l'Almeyda migliore. Ero tra i più bassi, quindi ho allestito una palestra a casa per rinforzarmi, tiravo anche di boxe. Là mi sono fatto tatuare l'indio sul braccio: la mia bisnonna lo era. Andavo all'allenamento con i jeans a pezzi, a volte senza maglietta, con una striscia a legare i capelli lunghissimi: pensavano che fossi proprio un indio. Un giorno mi sono vestito come un gaucho".

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:o :o :o no Almè te stai a sbalgia' ....non è possibile...loro so' educatori :x :asrm :asrm :asrm

Luca Signifer

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Citazione di: dani2110 il 18 Giu 2014, 07:02
Io di Almeyda ho un immagine di lui seduto su una staccionata intento a fissare delle mucche nel ritiro prima della finale di coppa delle coppe...la vidi in una cassetta che uscì dopo la vittoria...non mi sarei mai immaginato una vita cosi movimentata
grandissimo giocatore

Alcares

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Citazione di: fiord il 18 Giu 2014, 06:48
Il suo modo di sradicare il pallone dalle gambe degli avversari mi dava il fomento
Lo vedevi che partiva, je correva dietro, lo superava, je girava intorno e dopo un attimo quello la palla non ce l'aveva più!

vaz

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grande Tractorino.
si faceva fare il tunnel, si girava fulmineo e rubava il pallone, quanto servirebbe uno come lui.

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Babu1975

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Un idolo,come minimo avrà inseminato mezza roma! Sia la metà di roma che il biondone platinato del siena.Ahahah

Panzabianca

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Un grande, grandissimo. Volontà di potenza. Una squadra solo da gestire. Me ne ricorda un'altra...
Casualità?

Cliath

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Anche per me è stato uno dei miei idoli di quegli anni alla Lazio...e poi era pure un figo (ma sempre dopo Nesta, eh)! :love:

:pp :=)) 

Kim Gordon

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grandissimo Almeyda, giocatore che ho adorato come tutti quelli che come lui in campo danno tutto.

Per il resto, conferma cio che si sapeva già, cioè che il Calcio è un mondo corrotto.
ma daltronde, essendo industria e mercato floridi, come aspettarsi il contrario?

StylishKid

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Io ho amato follemente (e calcisticamente, eh  :p) Matias Jesus Almeyda.

Ammazza che bella famiglia che ha. I figli sono stupendi.

Spartano

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Citazione di: MadBob79 il 18 Giu 2014, 06:26
Io penso che noi laziali siamo proprio gente strana. Abbiamo omaggiato (giustamente) tutti ma mai abbastanza una squadra di autentici fenomeni come quella del 2000. Almeyda era uno dei miei preferiti, che personaggio.

La cosa che mi fa più incaxxare è quella di non aver mai creato un filo conduttore con la Lazio di oggi e quella del Rinascimento Biancoazzuro del 2000, chessò, un Sinisa Allenatore... un Nesta a fine carriera... un Erikcson dirigente...

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Nico

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Emblematico lo striscione "11 ALMEYDA"! :since

Daniela

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bella citazione su wikipedia sull'episodio del "favore"

Nel settembre 2012 Almeyda pubblicò la sua autobiografia titolata Alma y Vida (Anima e Vita) dove, nell'ambito della sua esperienza sportiva in Italia, raccontò che nel finale della stagione 2000-01, quando militava nel Parma, la maggioranza dei suoi compagni si sarebbero messi d'accordo per perdere la gara disputata allo stadio Ennio Tardini contro la Roma «come favore». Tale gara, vinta dalla Roma per tre reti ad una, risultò poi decisiva per la vittoria finale in campionato della squadra capitolina. Almeyda rivelò come lui e il compagno Sensini fossero contrari a quel tentativo di combine.[6] A tal proposito, va segnalato come la Federazione Italiana Giuoco Calcio (FIGC) non abbia tuttora aperto un'indagine per confermare la veridicità di tali affermazioni.

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