dal corriere della
sera.itL'inchiesta
«Le scommesse sul calcio concordate via chat»
Perizia su 250 pc e iPhone a Cremona
L'ultimo atto della procura per la maxi indagine che ha sconvolto il calcio: scavare negli account skype e nella posta elettronica. Doni fu arrestato con il computer sotto braccio. Ancora indagati Signori e Mauri. Al gip spetta il via libera all'incidente probatorio
Un rigore concordatoUn rigore concordato
Il telefonino non era abbastanza sicuro. E anche la sim card intestata ad un conoscente rumeno e utilizzata da Cristiano Doni, non dava, forse, sufficienti garanzie. E lo stesso accadeva, sempre secondo le accuse, anche per le utenze intestate a big del calcio come Beppe Signori o Stefano Mauri, tuttora indagati per frode sportiva.
La procura della Repubblica di Cremona è convinta che l'ex capitano dell'Atalanta e altri indagati eccellenti nell'ambito dell'inchiesta Last Bet sul calcioscommesse, si accordassero sui risultati e le puntate di denaro grazie a Internet, in particolare tramite il noto programma Skype. Il procuratore Roberto Di Martino ha infatti chiesto al giudice delle indagini preliminari Guido Salvini di disporre un incidente probatorio sui computer, i tablet e gli smartphone degli indagati: circa 250 strumenti tecnologici, ha specificato l'accusa, che consentono la comunicazione tra persone grazie ad una connessione online. È l'ultimo atto di tutta l'inchiesta, esplosa nella tarda primavera del 2011 (era il primo giugno quando fu arrestato Beppe Signori e fu resa nota l'iscrizione di Doni nel registro degli indagati). I tempi, per la procura, sono stretti: i termini tecnici per le indagini scadranno infatti entro la fine di quest'anno.
Cristiano Doni a CremonaCristiano Doni a Cremona
Sul fronte informatico dell'inchiesta, che ha sconvolto il calcio italiano e bergamasco, l'ex capitano atalantino è già stato protagonista e rischia di esserlo ancora. La mattina del 19 dicembre 2011, quando per lui scattarono le manette per la custodia cautelare nel carcere di Cremona, si era allontanato dal salotto di casa vedendo dalle finestre i poliziotti che risalivano il giardino della sua abitazione di Torre Boldone. Una sorta di fuga in garage, ancora mezzo svestito: e fin qui siamo ai fatti noti. Ma durante quel goffo tentativo di nascondersi, nel quale probabilmente non credeva nemmeno lui, il capitano si portò dietro, per pochi metri, un computer portatile, sequestrato poco dopo dagli uomini della squadra mobile: anche per quel pc, naturalmente, il procuratore Di Martino ha chiesto la perizia. Senza dimenticare che fu un iPhone ad aprire le porte del carcere a Cristiano Doni per cinque giorni, dal 19 dicembre fino alla mattina della vigilia di Natale: l'ex capitano era già indagato a piede libero, ma il 15 novembre di quell'anno telefonò da casa all'amico Nicola Santoni (ex portiere del Palermo ed ex preparatore del Ravenna) chiamandolo «Fantozzi» e chiedendogli insistentemente di cambiare una password del suo smartphone, prima che la polizia postale lo analizzasse. Un tentativo di inquinamento delle prove che fece scattare la custodia cautelare.
L'obiettivo dell'accusa, anche sulla base di una serie di informative della polizia postale, è scovare e quindi portare all'eventuale processo, le più interessanti conversazioni telematiche tra l'ex capitano nerazzurro e gli amici del lido di Cervia «I figli del sole», del quale Doni era socio con Antonio Benfenati, anche lui indagato. Oppure tra Beppe Signori e il gruppo di bolognesi attorno al quale gravitavano l'ex allenatore del Viareggio Gianfranco Parlato o il titolare di un'agenzia, Erodiani. E ancora ogni comunicazione di Stefano Mauri, squalificato sei mesi dalla giustizia sportiva (con strascico di polemiche sulla sentenza), e ancora indagato in ambito penale.
Il mondo di Internet potrebbe anche aggiungere qualcosa al capitolo degli «zingari», ovvero quel gruppo di slavi guidati da Almir Gegic, che tessevano una tela di combine in mezza Europa e in Italia avevano avuto i loro primi contatti con i giocatori dell'AlbinoLeffe, in particolare Filippo Carobbio.
7 settembre 2013 | 11:49
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Armando Di Landro