Voglio fare l'avvocato del diavolo, sperando di non attirarmi strali.
All'inizio di questa storia, 2-3000 post fa, avevo paventato che l'unico rischio che avrebbe potuto correre Mauri era l'omessa denuncia.
Perché non è vero che la giustizia può condannare senza prove, senza evidenze, ma tutt'altro. Quando la Lazio fu condannata in Calciopoli, noi abbiamo sviscerato, così come abbiamo fatto in questo caso, tutte le telefonate, i riscontri, i documenti e abbiamo concluso che non era vero che Lotito si acchittava le partite. La differenza tra noi e la commissione giudicante, nel 2006, stava nel fatto che, interpretando quelle telefonate in una certa maniera, ne usciva fuori un quadro poco edificante. Per carità, nessun illecito, anche la commissione giudicante fu costretta ad ammetterlo, non c'era uno straccio di prova nonostante tutti quelle intercettazioni, ed infatti la Lazio fu punita per art. 1, cioè slealtà sportiva (anche la juve d'altronde).
Allora, nel caso di Mauri, mi chiedo: cosa ha interpretato in senso colpevolista la commissione, prima quella disciplinare e poi quella d'appello?
Per dare una risposta ho dovuto sgombrare la mente dalle ignominie a cui è stato sottoposto il nostro capitano, partendo dal mostro sbattuto in prima pagina, passando per la inesistente difesa del nostro da parte di giornalisti sedicenti laziali, fino all'arresto. Sono stati questi fatti che ci hanno mandato (a tutti) il sangue al cervello. La vergogna che ha subito Stefano Mauri, soprattutto a causa di un pm a caccia di protagonismo, va al di là di qualsiasi immaginazione. Mauri è stato una vittima, non c'è dubbio.
Tolta la legittima incazzatura, mi sono fermato a guardare quello che aveva in mano la giustizia sportiva. Di certo non c'era alcuna prova dell'illecito, né consumato, né tentato. Nulla, nessun passaggio di denaro, nessuna intercettazione, nessun riscontro, niente di niente. Ed infatti la giustizia sportiva, nonostante il teorema Palazzi, non ha proprio considerato l'ipotesi dell'illecito.
Cosa avevano in mano, allora i giudici, quali i fatti provati?
Lazio-Genoa: Zamperini è uno che scommette e tenta di taroccare le partite. Mauri ammette di sapere del vizietto dell'amico. Zamperini va a Formello insieme a Ilievski. Incontra Mauri poi si dirige, sempre con Ilievski, all'albergo del Genoa. Scambi di sms tra Zamperini e Mauri.
Lecce-Lazio: Zamperini è uno che scommette e tenta di taroccare le partite. Mauri ammette di sapere del vizietto dell'amico. Zamperini tenta di corrompere Ferrario, poi va all'albergo della Lazio e incontra Mauri. Scambi di sms tra Zamperini e Mauri.
Milanetto viene assolto mentre Mauri no, perché per Milanetto queste evidenze non ci sono.
Badate bene, i giudici non hanno ipotizzato che Mauri avesse avuto l'intenzione di taroccare le partite della Lazio. Hanno solo stabilito che non abbia denunciato chi ha provato a farlo. Se poi vogliamo discutere l'abnormità della sanzione, siamo d'accordo ma, anche in mancanza di ammissioni, confessioni o altri riscontri, se i giudici pensano che Zamperini abbia prima tentato di corrompere Ferrario e poi abbia fatto lo stesso giochetto col suo amico del cuore, io non mi sento di dire che abbiano commesso una abnormità giuridica.
Per questo motivo credo che una diversa strategia mediatica ora si imponga, perché è pur vero che il tnas ha annullato la squalifica di Cannavaro e Grava per un episodio molto simile a questo (anzi, addirittura con una confessione), però non vorrei che il basso profilo possa nuocere ancora alla Lazio e al giocatore. Anche perché, stante così le cose, Mauri è fottuto. Finisce la carriera, i nove mesi, per un giocatore che compirà 34 anni a febbraio, equivalgono a una radiazione. E siccome il basso profilo non ha affatto pagato, anzi, si è lasciato che impunemente un pm interferisse col processo sportivo e ottenesse comunque un piccolo risarcimento, forse sarebbe ora di alzare un po' la voce piuttosto che "abbiamo fiducia nella giustizia sportiva". Perché, come ho cercato di illustrare, non è che la giustizia sportiva proprio non abbia in mano niente, eh