Leggo oggi, sul Messaggero, un articolo orrendo a firma Gabriele De Bari
Edy Reja ha costruito un fortino. Dentro ci sono allenatore e calciatori. Gli altri li ha lasciati fuori, senza il pass non possono entrare. Il fortino è solido, a volte sembra proprio inespugnabile, difeso da un pugno di eroi che lotta quotidianamente, con le unghie e con i denti, per difendere e migliorare le posizioni. A dispetto di tutti, contro tutti. La decisione è maturata subito dopo la chiusura del deludente mercato invernale che ha portato in biancoceleste Alfaro e Candreva, elementi di secondo piano, non personaggi molto funzionali al progetto-Lazio. Nomi non sponsorizzati dal tecnico, che aveva chiesto ben altri rinforzi per migliorare l'organico e giocarsi al massimo delle possibilità la qualificazione in Champions e l'Europa League. La società biancoceleste ha mostrato tutti i limiti nell'affrontare il mercato, disattendendo le promesse di calciatori importanti per il salto di qualità e delle ambizioni.
Reja ha preso atto e, quando ha capito che non poteva fidarsi delle parole di Lotito e di Tare, ha fatto esplodere la sua rabbia. L'ha fatto mettendoci la faccia e le parole, direttamente, non attraverso i giornali. Chissà se avrà pensato anche alle dimissioni. Alla fine ha accettato un'altra sfida: andare avanti e vincere con il gruppo a disposizione. Ne ha parlato ai calciatori, li ha motivati, ne ha fatto lievitare l'autostima, esortandoli a tirare fuori il meglio delle loro risorse. Ha chiesto impegno e sacrifici a tutti, certo di essere ripagato. Insomma, ha dato una passata di cemento sulle crepe e sulle delusioni e la squadra ha risposto alla grande, pur tra mille problemi. Chievo, Milan, Cesena e anche Genoa, nonostante la sconfitta. Lo spirito della Lazio è sempre stato lo stesso: aggressivo, battagliero, determinato, voglioso di reagire, di vincere, di stupire.
A dispetto dei mancati investimenti della società, la squadra e l'allenatore si sono isolati e stanno rispondendo sul campo alle aspettative. Questa novità nello scacchiere biancoceleste ha mutato lo scenario e gli umori dell'Olimpico. Reja, da contestato, è diventato protagonista, acclamato dal pubblico. Il popolo laziale, oltre che come tecnico, adesso lo vede come l'antagonista di quella dirigenza incapace di potenziare la Lazio. Gli insulti si sono trasformati in applausi, meritati e convinti. Ovviamente i risultati hanno avuto un peso rilevante e determinante nel ribaltone. Ma quei risultati sono maturati all'interno del fortino, dove non hanno accesso i dirigenti. O dove i dirigenti, quando vi entrano, sono visti come degli estranei. Rispettati, ma comunque estranei al patto d'acciaio siglato tra allenatore e squadra. I tifosi hanno interpretato il duro sfogo di Reja come il coro di una protesta generale, da indirizzare ai contestatissimi Claudio Lotito e Igli Tare. Come se fosse il portavoce del malcontento diffuso per il mercato flop.
Ha ragione il tecnico quando dice e ripete che bisognerebbe costruire un monumento a questi ragazzi che non si arrendono mai. I calciatori del Cesena erano entrati nel fortino, sembrava quasi lo avessero addirittura conquistato. Una sfida impari, la più complicata del campionato, da affrontare contro un avversario avanti di 2 reti e con l'uomo in più. Restavano solo 45 minuti a disposizione per non mollare, per non cedere completamente. E gli eroi dell'allenatore friulano hanno usato ogni arma possibile: orgoglio, carattere, forza, grinta, ricacciando fuori il nemico, già pronto a festeggiare. Hanno vinto soprattutto con il cuore, quello che era mancato in altre occasioni e il pubblico ha apprezzato molto.
Dopo la frattura con la società, gli unici interlocutori di Reja sono i suoi ragazzi ai quali ha concesso 2 giorni di riposo. Un premio meritato sul campo, prima di preparare una delle settimane più difficili e importanti della stagione. Considerando le difficoltà vissute, le defezioni anche a lunga scadenza, i mancati rinforzi, questo gruppo sta regalando belle soddisfazioni. E chissà che, all'interno del fortino biancoceleste, non nasca qualche altra bella sorpresa europea contro l'Atletico Madrid di Simeone.Il giornalismo dovrebbe occuparsi di fatti e di interpretazioni. Qui di fatti non ce ne sono. Abbiamo illazioni, affermazioni non comprovate da nulla, buttate là per portare acqua al mulino di una tesi, assurda e grottesca ma che - a forza di ripeterla, come la lite tra Klose e Tare, alla fine fa breccia. La tesi secondo la quale Reja e la squadra lotterebbero CONTRO la dirigenza è già di per sé idiota, in questi momenti è pericolosa e cerca in modo un po' inf.ame di gettare benzina sul fuoco della polemica in un ambiente che già è ben predisposto. Eccerto, no? Kozak è deluso perché non è arrivato l'attaccante che lo avrebbe scavalcato nelle gerarchie, e allora butta il cuore oltre l'ostacolo, Matuzalem e Gonzalez avrebbero tanto voluto essere messi fuori squadra, e allora buttano sul campo fosforo e polmoni come non mai. E Reja? Reja è pagato da una società che vuole perdere (per cui ha preso lui come allenatore...), che per perdere ha preso Klose, per togliere qualità al centrocampo Hernanes, per indebolire la difesa Marchetti, sulle fasce Lulic, eccetera eccetera. E lui, dato che la società vuole perdere, che ti inventa? La tigna, la grinta, che - evidentemente, messieur De Bari Lapalisse - fossero arrivati Honda e Nilmar non ci sarebbe stata, no, è solo CONTRO Lotito e Tare.
Uno ce sta a perde tempo a commentare sto
buff.one. Non meriterebbe un quarto d'ora a lui dedicato, se non fosse che si tratta dell'articolo principale sulla Lazio sul principale quotidiano romano, a firma di uno dei più quotati cronisti. E questa gente deve scrive de Lazio. Io mica me sento peggio se sto De Bari scrive di cucina, o fa i necrologi o de quelli là... anche se non è possibile, data la sontuosa campagna invernale dei giallorotti.
E' appena finita Udinese-Milan. Lotito sarà disperato, Tare si è chiuso al cesso (afferma De Bari) a piangere. Siamo terzi.
Lotito guarda che hai fatto.
PS se fossi Alfaro (che non ho mai visto e so' sicuro manco De Bari) a calci in cu.lo da Formello a Montevideo je farei fare. Preventivi, come il Piano Neve. Calci in cu.lo, ovviamente, non funzionali al proggetto.