La mattina del due maggio 1999 io e il mio amico M. ci mettiamo in macchina per andare a Udine. Si gioca la trentunesima di campionato e la Lazio deve difendere il primo posto dall'insidioso Milan, incredibilmente fattosi sotto dopo un campionato non esaltante e dopo le due sconfitte patite dalla Lazio nel derby e in casa contro la Juventus. In apparenza il turno è favorevole a loro, che ospitano in casa la Sampdoria. A Roma c'è la beatificazione di Padre Pio, a Imola c'è il gran premio di Formula 1.
Salto i preamboli e vado al dunque. La Lazio gioca una partita esaltante e infligge un secco tre a zero ai padroni di casa. Il primo posto è salvo, per ora. Durante la partita si segue per radio anche quella di Milano. Boato nostro ai gol della Samp, boato di scherno dei padroni di casa ai gol del Milan.
Non mancava molto al termine della nostra gara, oramai senza storia, quando arrivò la notizia del pari della Samp. Boato di gioia. Io e M. ci abbracciamo, abbracciamo chiunque capiti a tiro. Nel nostro spicchio di stadio l'esultanza è generale, più che per i nostri gol, il resto del Friuli è ammutolito. Io mi lascio andare e inizio a strillare fino quasi a perdere la voce: "e vai, gli è finito il bucio de culo, gli è finito il bucio de culoooooooo..."
Era finita la partita da diversi minuti e ci stavamo rilassando in attesa che aprissero i cancelli dopo il deflusso del pubblico di casa, quando sentii il boato del resto dello stadio. Mi corse l'occhio alla tribuna coperta e vidi gente esultare e qualcuno fare il gesto dell'ombrello verso di noi.
"Che è successo?" chiedo al mio amico, e ci guardiamo intorno. Vediamo gente con la faccia contrariata. Uno addirittura si dispera con le mani nei capelli. "Porc... ha segnato il Milan. Il nostro umore cambia repentinamente.
Mentre aspettavamo ancora che ci facessero uscire, ci chiamarono gli amici rimasti al paese. Sul tre a zero per noi avevano girato sulla partita di San Siro e ancora non si capacitavano di quello che avevano visto. L'amico mi passa il cellulare. Dall'altro capo, parlo con A., che mi racconta dell'incredibile partita di Milano e dell'ancora più incredibile gol finale. "Una palla che sarebbe andata più vicina alla bandierina del calcio d'angolo che al palo". Poi mi passa M., che mi racconta anche lui. "Non ci si crede. Guarda, a un certo punto, erano sul due a due, si presentano quattro sampdoriani soli davanti al portiere. Mi sono detto, mo segnano, è fatta, quando ho visto che avevano sbgliato mi sono inginocchiato, non ci volevo credere".
Salutiamo. Il ritorno a casa, nonostante tutto, è festoso. Siamo sempre la capolista, sono gli altri che devono correrci dietro. Dopo la prova di oggi siamo molto fiduciosi.
Pensavo a questo dopo avere visto Bari-as fogne a cielo aperto stasera e mi fumavo una sigaretta sul balcone. Quello che è successo al San Nicola mi ha fatto pensare che ci sono molte similitudini tra quel Milan e questa roma, almeno dal punto di vista della dea bendata. Durante l'estate che seguì quel campionato, mi capitò di sentire un commento di Sandro Ciotti alla radio. Diceva che per l'assegnazione del titolo "l'alea ha giocato un ruolo determinante". Ma non credo che quel Milan arrivò a sommare tutti i favori arbitrali che stanno avendo i sewers united quest'anno.
Come andò a finire quell'anno, è cosa nota. Come andrà a finire questo, con un obiettivo molto diverso in palio, ancora non si sa, ed è una prima differenza. L'altra differenza è che, se dodici anni fa ero comunque fiducioso, quest'anno non lo sono per niente.
Non me ne vogliate per il pessimismo, era solo un modo per sfogarmi un po'. Soprattutto, se non dovesse andare come speriamo, non tacciatemi di essere stato menagramo. Voglio questo quarto posto come tutti voi.
Sempre
F O R Z A L A Z I O