Il caso di Diakite rischia di diventare un bel paradigma ex-post del famoso sciopero dei calciatori di un anno fa.
Ve lo ricordate?
Quasi tutti i punti contestati dall'Assocalciatori sono applicabili al caso di Diakite, dal contratto a rendimento (che i calciatori rifiutavano - e che infatti non esiste) al pagamento delle terapie (chi si è fatto carico del grave infortunio del giocatore qualche anno fa? La società).
Ma il punto chiave è un altro. La Lega propose una regola innovativa che i calciatori considerarono una bestemmia e che alla fine non passò:
se una società (mettiamo la Lazio) trova a un suo assistito una nuova collocazione di pari livello (mettiamo l'Udinese o la Fiorentina - dico per dire - comunque non necessariamente un top club) che gli garantisca uno stipendio pari o superiore (dai 250.000 euro in su) il calciatore non potrà opporsi al trasferimento.
Questa regola avrebbe tolto il famoso manico del coltello dalle mani di calciatori e procuratori, riequilibrando un po' le cose...