Non ho idea se questo sia il posto giusto per qualche mia riflessione.
Se non lo fosse, me ne scuso in anticipo.
E' tutto vero, maledettamente vero quello che ho letto in questi due giorni: la delusione per un obiettivo che potrebbe sfumare ad un passo dal traguardo, l'incavatura per le pacchiane ed oggettivamente offensive manifestazioni di esultanza cui abbiamo assistito, la stupidità di alcuni pseudo tifosi che propugnano gemellaggi con gruppi di delinquenti dei quali si farebbe volentieri a meno.
E poi, gli errori di Pioli nella formazione e nella gestione dei cambi, un possibile fuorigioco, gli arbitraggi nel corso della stagione che più di una volta ci hanno penalizzati, mentre abbiamo visto trattamenti di favore ripetuti in favore di altri.
Infine, ci aspetta ancora una gara che peggiore non ci si potrebbe immaginare: bambino, ero presente a Napoli il 20 maggio 1973, ed ho assistito ad uno dei più grandi ingiustizie (furti?) che la storia calcistica ricordi.
Però, ho ancora in mente dagli spalti un Giorgio Chinaglia che esce dal campo sommerso di figli, con le braccia alzate a mostrare il gesto così familiare da quelle parti, ma fiero della maglia biancoceleste che indossava e consapevole della propria forza a tal punto che l'anno successivo, non dico fu una passeggiata, ma ci prendemmo con gli interessi quello che quel giorno ci fu inopinatamente tolto.
A mio modesto avviso, nel calcio, come nella vita, anche nei momenti più esaltanti, bisogna sempre ricordare da dove si è partiti: avevamo iniziato l'anno calcistico pieni di dubbi ed incertezze e piano piano, partita dopo partita, abbiamo visto la squadra crescere ed esprimere un calcio che non si vedeva da anni da queste parti.
E di questo persino i "commentatori" ed "esperti" vari hanno dovuto prendere atto.
Allora, non credo sia giusto annacquare i'entusiasmo che in questa stagione la squadra ha saputo regalarci nel mare della delusione per una partita (dal 26 maggio 2013 è solo una partita) persa o per un obiettivo sfumato.
L'impressione di forza che ha dato questa squadra, di tranquillità e consapevolezza nei propri mezzi, ben può essere paragonata a quella del 1973, la quale, dalla partita del 20 maggio, e proprio a Napoli, seppe trovare lo spunto e l'orgoglio per la fantastica cavalcata del 1974.
Io non mollo, perché credo in questa squadra e nei valori più autentici della Lazialità che essa esprime, valori fatti di dignità innanzitutto, ma anche di capacità di reazione nei momenti più intricati e difficili della propria storia.
Noi non abbiamo mai avuto santi protettori, la stampa e i media in generale non hanno mai mancato di attaccarci per ogni cosa, ma da questo ne siamo usciti sempre più forti.
CL, EL CI, o quello che volete: l'importante che al fischio d'inizio la squadra sappia sempre darmi quell'emozione che mi accompagna da cinquant'anni.
Perché, dopo un 20 maggio 1973 magari viene un 12 maggio 1974.
Scusate se vi ho annoiato.