Il tifoso speciale: «Squadra mia, perché mi fai vergognare?» (Gazzetta dello Sport ed. Roma)
Sono di sinistra, faccio il giornalista sportivo e non mi occupo di politica, ma non lavorerei mai al Giornale, e a 20 anni cercavo di convincere il mio edicolante a non vendere il Tempo. Questione di coerenza. Quando guardo una partita di calcio, sto male se vedo un'ingiustizia. Una volta lessi una frase detta da Paolo Maldini al figlio: «Se ti vedo fare scena in campo, non ti faccio più giocare a pallone». Anni dopo, l'ho ripetuta pari pari al mio bimbo: non siamo a quel livello, ma conta l'idea. Però tifo Lazio. L'unica società coinvolta in tutti e 4 gli scandali degli ultimi 32 anni. Mi vergogno. Mi vergogno moltissimo. La coerenza dov'è? Andai allo stadio per la prima volta nel 1967: ricordo l'erba, il sole, la folla, tra gli avversari Sivori e Altafini, mi innamorai della Lazio e del calcio. Tre mesi dopo ero già in Serie B. Piansi, volevo diventare della Sampdoria. Mia madre mi convinse a non farlo: altrimenti potrai vederla al massimo due volte all'anno, mi disse. In momenti come questo, rimpiango di aver seguito il suo consiglio. Ero a Milano, in vacanza, il Capodanno del 1980. Tornai a Roma il 3 gennaio, perché dovevo lavorare, pochi giorni prima di Milan-Lazio. Loro secondi, noi terzi. Che peccato non vederla! Ma era «quel» Milan-Lazio: venduto dai giocatori per cui tifavo, costato la Serie B a tavolino. Ricordo la frase di mio padre: «Non dirmi che c'è di mezzo anche Wilson... Pensavo fosse una persona seria». E quando amnistiarono Giordano, nel 1982, se segnava lui non esultavo. Per protesta: mia, silenziosa. E di gol ne fece tanti, 18, vincendo (in B, dove eravamo per colpa sua) la classifica cannonieri.
Nel 1986-87, per colpa di Vinazzani, il «mio» campionato è finito a luglio, con una miracolosa salvezza negli spareggi per evitare la C1. Al termine di Lazio-Campobasso sugli spalti del San Paolo srotolarono uno striscione riferito ai punti di penalizzazione: «9 non sono stati sufficienti, provate a darcene 20». Sì, fate pure gli spiritosi. Io la notte prima non avevo dormito per l'agitazione, tornai a Roma, crollai sul letto e mi svegliai dopo 14 ore. Nel 2006 aspettavo notizie a Sabaudia, in vacanza con mio figlio, contagiato dalla stessa malattia. Andrea iniziò a saltare sul divano quando dissero in tv che la Lazio non sarebbe andata in B, ma avrebbe avuto «solo» 11 punti di penalizzazione nel campionato successivo; e a ottobre mi chiamò al telefono per dirmi, tutto contento, che erano diventati 3.
Neanche due mesi fa, il 7 aprile, ero all'Olimpico con lui, che esultava con gli occhi sbarrati per il gol pazzesco di Mauri al Napoli. Ieri, Mauri l'hanno arrestato.
Lo so, lo so: il calcio è la più importante delle cose meno importanti. Ma io non sono così: se non mi danno uno scontrino, protesto. Perché devo tifare per una squadra che, a intervalli regolari, mi fa sentire come se il ladro fossi io?(massimo perrone)
A questo "tifoso speciale" dico: cambia squadra. fatte della roma, lí mica c'é mai da vrgognasse, tranquillo.
Peró facce er favore, non rompe le palle a chi la Lazio preferisce difenderla, grazie, eh.