che poi a volte ci dimentichiamo, o lo sappiamo e facciamo finta, che la Lazio non è solo quella che scende in campo, ma l'intero contesto, dal portiere al centroattacco in campo, da chi sventola e sta zitto a chi canta a sguarcia gola come un matto sugli spalti.
Siamo una famiglia, unica, indivisibile, c'e' chi vive le emozioni in campo, in curva, c'è chi annusa Lazio a distanza, che gioisce o smadonna come quelli sopra. Fischiamo certe prestazioni quando ci sta, fischiamo quel qualcuno per ricordargli che lui essendo al di sopra di tutto deve avere l'intelligenza di capire che certi fischi tendono a spronarti e per ricordarti che il tifoso fischierebbe se stesso in caso di sconfitta. Ma limitiamoci a questo, al modus operandi del bastone e la carota.
Quel qualcosa la dirigenza è stata capace di portarla, non dimentichiamolo, ringraziamoli per questo: se c'e' da fischiare fischiamo le prestazioni indegne, fischi per tutti e non putniamo il dito ad una due persone al massimo. Quando ero piccolo mandavo a quel paese mio padre per non avermi comprato jeeg robot d'acciaio insieme ai libri da studiare, col risultato che oltre a studiare le prendevo nel deterano. La metafora sta nel fatto che quei libri sono la lazio in serie a e capace di giocarsela su diversi fronti, il giocattolo un qualcosa che mio padre non poteva comprarmi, ma che forse in seguito mi avrebbe donato.