Non scorderò mai quel giorno. Il mio primo giorno da laziale.
La corsa nervosa fin sotto la Nord, il sudore ghiacciato dietro la nuca. La mia mano stretta in una mano più grande. E poi quei gradini saliti quattro a quattro, e in cima al buio della rampa gremita di gente uno spicchio di cielo. L'ultimo balzo, e quel rettangolo d'erba che compare, tutto d'un colpo, sotto il mio sguardo. Il fiato che si spezza a metà di un respiro, le gambe che d'un tratto si fanno molli. La mia piccola mano che si libera dalla stretta, il braccio che mi cade lungo un fianco. Un battito violento e inedito mi esplode al centro del petto, un brivido sulla pelle, e in quel brivido un urlo: Lazio.
Lo urla la folla, e pare che il suo occhio smanioso m'abbia frugato nei pensieri - forse perché, dirò a me stesso più tardi, quella folla sono io, siamo noi, da oggi e per sempre.
Ecco, è stato più o meno così che la Lazio mi si è fatta strada nelle viscere. S'è presentata alla porta senza chiedere permesso, come un gradito ospite inatteso. S'è scavata un cantuccio nei miei sogni di bambino e lì ha messo radici, lì ha portato frutto.
Sta tutta lì, la mia Lazio. Nell'abbraccio con lo sconosciuto che ti siede di fronte quando la rete s'è appena gonfiata, e la mente incredula strattona il tuo cuore gridandogli "è successo davvero". Nella gola che si fa secca e amara quando a gonfiarsi è la rete sbagliata, e ti pare che quell'istante sia sintesi perfetta d'una storia assurda, scritta da un testardo e crudele Dio dei Laziali. Perché un laziale vero ha un Dio tutto suo con cui bisticciare, e assieme un destino avaro, capriccioso e bellissimo in faccia al quale tentare la sorte urlando un "credo".
Sta tutta lì, la mia Lazio, la nostra Lazio. Nella voce di chi non c'è più, nel modo in cui vive nella nostra. Nel sorriso impunito da guascone di Daniele, Cuore di Lazio, che se n'è andato una maledetta notte di vent'anni fa, ma è stato comunque con me, con noi, ad ogni salto che abbiamo fatto su quei gradini.
Sta tutta lì, la mia Lazio. In un bambino che sale quei gradini per la prima volta, quattro a quattro, e si lascia rapire da una favola che dura da più di un secolo, e che da oggi è magicamente pure sua. Sta in quella mano, tanto più grande della sua, che guida i suoi passi fin oltre l'uscio di un sogno che si rinnoverà ogni giorno.
Aria pulita
Grazie
:band1: :band1: :band1: