Forse non è si è capita una cosa: questa squadra con Petkovic giocava senza alcun senso tattico, nel senso che la preparazione tattica in allenamento era quasi nulla, in quanto il tecnico serbo, come molti all'estero, non tutti, puntava sull'intensità e sul dinamismo, pressing alto e ripartenze; questo non per sminuirlo, ma il problema è che la Lazio dallo scorso settembre x ovvii motivi giocava un po' a memoria, ereditando quanto si provava in due anni di allenamenti (per ammissione dello stesso Petkovic), in quanto quello che il tecnico serbo aveva provato nel primo ritiro era stato accantonato x gli scarsi esiti di prestazioni. Ora la questione è che la Lazio, tranne Candreva, ed in parte Lulic, non ha giocatori che sono la massima espressione del dinamismo e della rapidità, anche di esecuzione, ed in un campionato come quello italiano se la differenza non la fanno le caratteristiche singole dei giocatori allora la fa la tattica, il modo di stare razionalmente in campo, secondo le caratteristiche della rosa che hai a disposizione.
Io ho visto alcuni allenamenti di Petkovic.....di schemi, tattica e moduli quasi zero, puntava sui ritmi.....
Il problema ora è che Reja sta ricostruendo una casa minata dalle fondamenta, dove i giocatori non sono più abituati tanto alla tattica, alle posizioni, alle coperture del campo ed ai movimenti, e dovendo iniziare un certo tipo di lavoro tattico, e dare una identità ed una fisionomia alla squadra ha iniziato, come logica impone, dalla fase difensiva, e se difendere è naturalmente più naturale e immediato, costruire x offendere, ma con criterio e senso tattico, è naturalmente meno immediato, e ciò si evince che la Lazio di Petkovic, pur se in confusione totale, dovuto anche ai continui cambiamenti di uomini e posizioni, la fase offensiva e le iniziative d'attacco cmq c'erano, magari non ordinate ma c'erano.
Reja, da grande uomo di calcio sta iniziando dalle cose principali:
-dare una fisionomia ed una identità tattica alla squadra,
-impostare una formazio "tipo" nella quale inserire gli altri, compresi i nuovi, ma tutto senza scompensare l'identità della squadra,
-compattare la squadra in campo,
-ricrerae una solidità difensiva,
-reimpostare, cosa più difficile, una fase offensiva, che non sia "palla a Candreva e s'abbracciamo".
Unica nota stonata è la posizione di Hernanes, che, a detta dello stesso Reja, deve essere, x quello che è il calcio italiano e le sue caratteristiche, quella del trequartista, ed invece, secondo me il tecnico friulano sta perdendo tempo, e forse punti, nel venire incontro al brasiliano, il quale forse gli avrà detto che se non gioca nel ruolo che il CT del Brasile lo fa giocare corre seriamente il rischio di non essere convocato per quello che è uno storico campionato del mondo in Brasile, occasione storica ed unica x Hernanes; a questo punto sarebbe opportuno però che Reja mettesse chiaramente davanti a tutto il bene primario della Lazio.