La lazialità di Inzaghi era una favoletta per bambini, si è dimostrato bravo perché in ogni stagione ha raggiunto almeno uno degli obiettivi iniziali, che alla fine è l'unica cosa che conta per valutare un professionista, per quanto mi riguarda, non certo le esultanze alla malesani che a me a una certa davano pure fastidio.
La forza di Inzaghi oltre che tecnica era l'esperienza con questo ambiente turbolento, la capacità di gestione e motivazione del gruppo, la capacità di mischiare ingredienti comprati in volantino( alcuni prelibati, certamente) per mettere comunque su un pranzo dai sapori coerenti.
Se lo prendono perché si è dimostrato il miglior allenatore di squadre di seconda fascia disponibile ed era pronto per l'occasione con una strisciata. Ripeto, da adesso in poi mi sarà indifferente, perché se n'è andato e quindi vaffanculo, ma io non mi scordo di certo dove ci ha trovato, dopo la vergogna della seconda stagione di Pioli di cui è responsabile Igli Tare, e l'umiliazione dell'affaire Bielsa ascrivibile a Lotito, e dove ci lascia, ossia in EL, sopra le merde e con giocatori valorizzati.
Il fatto che Tare abbia rifiutato il Milan è notevole e giustamente va sottolineato in una certa logica. Anche lui evidentemente aveva meritato il salto di livello è un dato oggettivo. Ma ora quello che conta e mantenere il livello raggiunto e mettere sulla panchina un allenatore con un profilo simile a quello delle altre sei squadre di prima fascia( strisciate) e seconda(Napoli, merde, viola).
Per me le colpe vanno equidivise. Non ho mai lesinato critiche ad Inzaghi per le scelte di campo, ma allo stesso modo ritengo infantile accollargli anche quelle di mercato, per la conduzione del quale la Lazio paga un altro professionista gerarchicamente superiore nell'organigramma societario che ne ha responsabilità.