sulla guerra: io penso che la questione non sia dichiarare o meno guerra alla Società.
Ma che la società deve essere cosciente del passaggio e quindi della necessità di non sbagliarlo.
Il che non significa "Sarri o morte". Ma che la Lazio nel perseguire questa strada ha fatto delle scelte.
Se queste scelte portano a virare su un Pereira è fisiologico che riparta la contestazione di massa.
Che ci piaccia o no, che si dichiari o no guerra, l'aria si farà pesantissima.
Dire questo non significa "minacciare" la società, ma essere consapevoli dello stato dell'arte.
Ognuno è responsabile della propria valutazione del rischio: se l'accordo è improbabile, viste come stanno le cose, allora aveva senso abbandonare il tentativo e virare su un Italiano o simile per tempo.
Se l'accordo è probabile ha senso tentare, ma senza allungare troppo i tempi o poi ti ritrovi in una situazione in cui purtroppo già ci troviamo.
I tempi non sono una variabile indipendente e che necessariamente si subisce.
I tempi si determinano anche. C'è anche modo di dire "visto che la situazione è questa o è si entro tot oppure vado su altro".
Questo secondo me è il problema della Lazio in molte trattative. Non sempre è geniale perseguire una strada fino all'ultimo secondo basandosi sul discorso "eh ma se alla fine dice si..."
Spesso c'è andata male.
Ora, la speranza che stavolta vada bene ce l'abbiamo tutti.
Io non farò nessuna "guerra", anche perché non si capisce manco troppo bene quali caratteri questa dovrebbe avere.
tuttavia esprimerò quelle che ritengo legittime critiche, aspre, e l'azzeramento del credito.
Come si suol dire: zero carbonella, per come si sono messe le cose se non arriva Sarri - non potendo arrivare alternative granché valide come qualche giorno fa - la Società avrà ben poche scuse e molto da dimostrare a livello di credibilità.