Io odio il Derby.
Sì, lo voglio dire una volta per tutte! Odio questa partita, fonte di inutili tensioni e divisioni.
In un paese normale, in una capitale normale, in una città normale, il derby verrebbe regolato con decreto prefettizio che sancirebbe in via definitiva per tutti i derby a venire il punteggio di 1-1, dopo una partita giocata a porte chiuse.
Prima dell'inizio della partita, l'arbitro, lancerebbe la monetina non soltanto per assegnare il campo di gioco, ma anche per sorteggiare la prima squadra che realizzerebbe il primo gol. Questa sarebbe l'unica emozione consentita alla cittadinanza.
Per il resto in televisione verrebbero trasmessi soltanto i filmati dei due gol, senza alcun commento, senza alcuna intervista.
Alle radio sarebbe consentita unicamente la trasmissione di musica classica interrotta soltanto dai brevi comunicati pubblicitari.
Con questo regime finalmente le famiglie si riunirebbero attorno al desco domenicale, libere di conversare amabilmente senza le maligne divisioni sportive ma anche e soprattutto libere di consumare la canonica pasta al forno a cui segue l'istituzionale rollée di vitella, il tutto irrigato da Frascati superiore DOCG o da uno Syrah per i più raffinati e per finire pastarelle a volontà a cui segue l'inevitabile caffè e poi l'irrinunciabile caffè Borghetti, per tenere in vita il legame con lo stadio.
Verso sera le trasmissioni sportive cambierebbero i temi di discussione e allora si assisterebbe a Mandolesi impegnato con un difficile soufflé di patate, mentre Pantano se la caverebbe agevolmente con una caponata, non priva di peperoni.
Che bella la giornata senza derby!