Che bei tempi. Io ci andai in metro.

Era una grande Lazio, ero andato a vedere i quarti di finale a Auxerre (c'erano i trattori parcheggiati vicino allo stadio...) e ricordo che mi vennero le lacrime sentendo un tifoso francese davanti a me che dopo il secondo gol nostro disse al suo vicino :"Ci ha detto male, abbiamo pescato la squadra più forte d'Europa". Per chi é cresciuto come un lazialotto a pane duro a Magnocavallo era come una pasqua di resurrezione.
Per la finale fu un casino trovare i biglietti, ricordo che un paio di volta provai a fare la fila in vari posti, anche l'allora micragnosa boutique del PSG, dove si diceva fossero in vendita ma ogni volta ce n'erano pochissimi che partivano in pochi minuti. Alla fine un mio collega mi propose di chiamare una sua amica che lavorava nella società che si occupava del Parco dei Principi. Presi 6 biglietti di tribuna centrale, vennero su mio padre, i miei fratelli, mio zio e mio cugino. Conoscevo da pochi mesi quella che poi diventerà mia moglie. Che ci fosse un terzo incomodo con la maglietta biancocelesti tra me e lei, e che ci si sarebbe dovuta abituare lo aveva già capito qualche giorno prima quando, durante una romantica vacanza a due su un isola vicino alla Bretagna, mi vide svegliarmi alle 7 di mattina, vestirmi rapidamente, prendere la bicicletta e partire a razzo quindi rivenire venti minuti dopo urlando come un ossesso con una copia de L'equipe in mano dove, in un angolino della prima pagina c'era scritto che il Milan non avrebbe fatto le coppe europee l'anno dopo perché aveva perso la finale di ritorno di Coppa Italia contro la Lazio (Nel 1998 i cellulari connessi e internet mobile erano un concetto in divenire). Quindi non fu una sorpresa, per lei, veder sbarcare a Parigi l'intera guarnigione maschile della mia famiglia completamente carica di testosterone e in trance agonistica, con un unico argomento di discussione, occhi sbarrati e vitrei. Ancora oggi lei ricorda, ridendo, la trasformazione che vide al nostro ritorno.
La partita fu senza discussione, chi parla di Ronaldo forse non ricorda che cazzo di partita fece Zamorano che avrebbe meritato, senza discussione, il premio di migliore in campo. Fu una grande delusione, ma mi ricordo che mio padre la prima cosa che disse appena fischiata le fine fu che "comunque dovevamo essere li". Aveva ragione.
Dovevamo essere li.
Non potevamo fare altro che essere tutti li.
Come sempre.