soffiava un vento maledetto, ieri. un vento caldo, umido, fastidioso a dir poco, quel tipo di vento che sbatte le porte e le chiude di colpo. quel vento che t'arza la camicia, per dirla con un noto detto della saggezza popolare romana quanto mai aderente alla nostra realta', e che in pochi minuti ha fatto saltare tre quarti della campagna acquisti di agosto: dusan esce con una mano immobilizzata, biglia - non un nuovo acquisto ma sicuramente un nuovo innesto - con un piede immobilizzato, de vrji esce e basta, mentre gentiletti esagera ed esce con tutta la gamba immobilizzata, con la testa fasciata, e con la faccia di chi si e' reso finalmente conto del destino cinico e baro di chi nasce con il bianco e il celeste nella data di nascita e un ospedale del centro nel nome di battesimo. djordjevic e parolo e' da ieri che se grattano i cojiòni e non ne vogliono sapere di uscire.
viene voglia di mollare gia' tutto ed iscriversi al campionato del mondo endurance di bestemmia ricamata, capisco. pero' oggi e' un altro giorno. l'estate e' tecnicamente finita, semmai fosse mai iniziata, il vento caldo e maledetto di ieri lascera' spazio ad un altro vento. piu' fresco, piu' democratico, meno strònzo, che riaprira' le porte chiuse ieri e, chissa', magari ne aprira' altre ancora, inimmaginabili. il solito dazio da lasciare a marassi, sponda rossoblu', lo abbiamo gia' pagato. questa squadra spacca e non solo le proprie ossa: spacca nel modo di stare in campo, spacca nei giochi a due/tre, spacca nel furore giovanile e soprattutto spacca per il suo essere cosi' laziale, perche' deve faticare il doppio e il triplo degli altri per avere meno di quello che hanno gli altri.
spacca perche' e' come noi: merita di piu'.