Padri e figli. Un derby diverso.

Aperto da marcantonio, 01 Giu 2013, 23:59

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marcantonio

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Lazionetter
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Sulla scia di altri netters che hanno immortalato qui - commovendoci - i meravigliosi fili con cui la nostra Lazio ha intessuto la loro relazione coi loro padri; sull'onda delle ultime coreografie che tali legami hanno esaltato ("i colori dei nostri padri, i colori dei nostri figli"), ma anche degli ultimi sfottò ai danni dei desaparecidos dopo il nostro trionfo ("i dolori dei vostri padri, i dolori dei vostri figli"), ho deciso di fare qualcosa da cui mi astenevo da tempo, un po' per pudore, un po' per la difficoltà che ho provato, fino ad ora, a trovare le parole necessarie: raccontare il rapporto che c'è tra la mia lazialità e la figura di mio padre.

Premetto che mio padre è romanista (solo a lui riservo questo titolo e non qualcuno dei vari spregiativi a disposizione). Vi do il tempo di riprendervi dal trasalimento. Io non ho avuto la fortuna di avere un padre che mi raccontasse le gesta in bianco e nero dei nostri eroici figli dell'aquila: il mio mi raccontava per esempio di quando, a quattordici anni, vide - curioso aneddoto - la prima partita della Sampdoria in Serie A: i blucerchiati, appena nati dalla fusione di Sampierdarenese e Andrea Doria, vennero a Roma a perdere con la squadra estinta il 26 maggio: 3-1. Era il 1946. Si tratta dunque di un romanismo di vecchia data.

Mio padre è un romanista strano. Soffre (mai 'na gioia...), ma lo fa in silenzio. Non ha mai vantato le glorie della sua squadra. Non ha mai detto una parola fuori posto sui suoi avversari. Non l'ho mai sentito nemmeno urlare per un gol. Mi sono sempre chiesto come facesse (nemmeno Zeman...): io, così chiassoso, che quando gioca la Lazio impreco in aramaico antico con grida che fanno crollare i muri, l'ho sempre visto rimanere impassibile come una sfinge ogni volta che "loro" prendevano o facevano un gol. Ma sul volto di quella sfinge traspariva un amore sofferto per la sua squadra cui lui non permetteva il trapelare. Mio padre non m'ha mai sfottuto per aver deciso di essere il suo rivale, calcisticamente parlando. Ci siamo sempre voluti un gran bene e ci siamo sempre stimati, io e mio padre, ma abbiamo sempre provato una grandissima fatica nell'esprimerlo. Non riusciamo a parlare di noi uno con l'altro. Anche dal punto di vista caratteriale siamo profondamente diversi; non c'è praticamente una singola cosa su cui abbiamo lo stesso punto di vista, ma una cosa ci accomuna: un senso di lealtà e un sacro valore di profondo rispetto per noi stessi e per gli altri, qualunque sia la loro (e la nostra) idea o fede.

Non parliamo mai di noi, io e mio padre. Ma abbiamo sempre avuto bisogno di farlo. Abbiamo quindi sempre ricorso a uno stratagemma: parliamo di calcio. Lui, tranquillamente, mi chiede che notizie ci siano sulla mia Lazio, e io, trattenendo il naturale senso di repellenza che normalmente provo nel parlare con quelli della sua fede calcistica, gli chiedo della sua squadra. Non siamo mai "riusciti" a mancarci di rispetto. Non che il suo atteggiamento riesca ad attenuare nemmeno un po' l'odio (sportivo) nei confronti di "quellidellà", ma lui è sempre stato peculiare.

Gli ultimi otto anni della mia vita sono stati un felice periodo vissuto all'estero, lontano da una città che ho sempre fatto fatica ad amare, anche per colpa dei neoestinti e di quello che rappresentano nel calcio - e non solo. Ultimamente, tristi circostanze mi hanno costretto a ritornare a Roma, almeno per un po' di tempo, spero il più breve possibile. Ed è arrivato puntuale il derby in finale di Coppa Italia.

Io e mio padre da soli di fronte alla televisione (la mia scelta di non andare allo stadio ha delle ragioni che esulano da questo topic). La partita più importante della nostra storia, quella che avrebbe deciso se ci avrebbero fatti sparire o se li avremmo fatti sparire noi - perché di questo si trattava, anche se non lo volevamo vedere, dire, sentire -: io che, normalmente, quando gioca la Lazio mi trasformo in un cinghiale del Wyoming, proprio stavolta l'ho fatto in stile assolutamente britannico. E mio padre, al suo solito, pure. L'unico lusso che ci permettevamo era quello di gufare un po' e dire: "Ahi, ahi, quanto ci siete andati vicini, adesso segnate voi...", o di dire, con lo stesso tono con cui Churchill si sarebbe rivolto alla regina Vittoria: "Secondo me Onazi è fuori posizione". "Io cambierei Balzaretti". Nulla più.

Gol di Lulic, minuto settantuno. Vorrei gridare, ridere, piangere, saltare fino al soffitto, prendere a sonori pernacchi tutto il quartiere, pieno di difettosi. Muto. Godevo in silenzio. E pensavo a quel povero padre lì, vecchio, affranto da altre cose più gravi rispetto a disfatte calcistiche. Ma godevo lo stesso, e tanto. E mentre soffrivo nei venti minuti finali, che per me sono durati settanta settimane, permanevo in silenzio - eccezion fatta per i suddetti commenti diplomatici -, e lo stesso faceva mio padre. Abbiamo vinto, ho goduto come la biancheria intima di Angelina Jolie. Ma per la prima volta in vita mia sono riuscito ad abbracciare mio padre e a dirgli: "Poveraccio, 'sto romanista, ha perso il derby, la coppa, l'Europa e cià pure un fijo laziale". Credo che abbia resistito a un primo impulso di abbattermi con un fucile a pallettoni, ma - abbandonato il suo primo istinto - si è messo a ridere. Un riso strano, amaro, stanco e felice a un tempo. Un riso ossimorico. Poi sono venuto a festeggiare con voi, a dirne e farne di tutti i colori. Poi ho massacrato lo stuolo di quellidellà più consono al loro tradizionale DNA antisportivo.

Ma con mio padre ho vissuto la gioia di un abbraccio, sognando un calcio - e una vita, perché il calcio ne è metafora - in cui differenze e rivalità possano viversi come un racconto degno della Chanson de Roland ("Vi ho abbattuto, mon chevalier" - "La vittoria è vostra, onore alle vostre armi, signor mio"). È molto chisciottesco da parte mia. Ma io chisciottesco lo sono. E laziale. E gaudente. Povero papà mio.

Solitario

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Lazionetter
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La cosa più bella che ho letto dopo il derby, per distacco.
Complimenti.

VeniVidiLulic

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Lazionetter
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Bel racconto marcantonio,e un po' mi ci ritrovo...che sia la lontananza da Roma?  :beer:

C'è da dire che in effetti i nostri padri,quale che sia il loro tifo,lo vivono in modo molto diverso rispetto a noi.
Al 3-2 di campionato eravamo tutti all'olimpico,e io e mio fratello eravamo due esempi di ansia con le gambe,mio padre invece calmissimo e a fine partita mi guarda e mi fa "con due derby all'anno mica puoi viverli tutti così,rilassati".
Mi è rimasta impressa questa frase,anche se proprio io non ci riesco,stadio o no,amichevole o finale,io le sento troppo.

Cliath

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Bellissimo marcantò...e sarebbe ancora più bello che tuo padre ti leggesse...

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Tarallo

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Che meraviglioso racconto.
Pero' temo tuo padre sia romanista per sbaglio, il che spiega pure perche' ha generato un laziale come te.

Grazie di aver condiviso la tua storia personale.

GuyMontag

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E' un racconto bellissimo. Grazie, marcantonio

giorgione

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paolo71

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un abbraccio marcoantonio a te e a tuo padre.

belle emozioni.

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happyeagle

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Il tuo papà e fortunato ad avere un figlio come te.

Davy_Jones

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Citazione di: Solitario il 02 Giu 2013, 00:19
La cosa più bella che ho letto dopo il derby, per distacco.
Complimenti.

Dusk

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Vavra

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Citazione di: Cliath il 02 Giu 2013, 00:37
Bellissimo marcantò...e sarebbe ancora più bello che tuo padre ti leggesse...

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arkham

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reds1984

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credo che tuo padre sia laziale, solo che non lo sa  :D

un racconto bellissimo, sorprendente e commovente. una delle ragioni più profonde per cui lo sport, il calcio, ha qualcosa di magico.

leomeddix

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Citazione di: Solitario il 02 Giu 2013, 00:19
La cosa più bella che ho letto dopo il derby, per distacco.
Complimenti.

hidalgo

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Chissà perché ogni volta che leggo di queste cose mi ritrovo i lucciconi agli occhi.
Chissà perché quando devo attingere ad emozioni profonde e vere devo venire sul forum e leggere i vostri racconti.
Eppure non vi conosco personalmente.
Nessuno di voi.
Oppure vi conosco da sempre.
Perché la sensibilità non ha barriere e si nutre solo di emozioni.
Grazie Marcantonio


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enrico94

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Roxy00

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Lazionetter
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Ma che meraviglia...

Grazie Marcantonio.


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laziomia64

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Letto tutto di un fiato...bellissimo racconto...grazie per averlo condiviso

ralphmalph

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