Rassegna stampa di venerdì 18 gennaio 2013

Aperto da Redazione Lazio.net, 18 Gen 2013, 08:22

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JoseAntonio

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Egregissima redazione lazio.net,
sarebbe possibile postare gli articoli (oltre il fatto) che riguardano la sentenza sul Napoli?
Così, per sapere che aria tira..

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Napoli, contrordine, penalizzazione tolta, Cannavaro innocente (Corriere della sera)
C ancellato il -2 di penalizzazione, Cannavaro e Grava prosciolti dall'accusa di omessa denuncia e, stracciata la squalifica di 6 mesi, pronti a essere ributtati in campo: il Napoli può esultare, torna secondo in classifica a 42 punti al fianco della Lazio e a 3 punti dalla Juve. «Sono contentissimo per Paolo e Gianluca, due ragazzi eccezionali — le parole di Walter Mazzari —. E naturalmente sono felice per la classifica». La notizia è stata diffusa a Napoli in tempo reale, è stata subito festa per le strade e anche sotto terra, un delirio sulla linea 1 del metrò collinare. «È una gioia immensa, sto ancora piangendo dalla commozione—la reazione di Paolo Cannavaro —. È stato un mese terribile, un inferno. È una liberazione, non dimenticherò mai cosa ho passato». L'ultima traccia di responsabilità oggettiva del club sta nei 50mila euro di ammenda che la Corte di Giustizia federale ha deciso di comminare per la combine provata e pasticciata per Samp-Napoli del maggio 2010 dall'ex terzo portiere degli azzurri, Matteo Gianello, anche lui beneficiato dalle forbici dei giudici, 21 mesi anziché 39, reato derubricato da illecito (art. 7 C.G.S.) a slealtà sportiva (art. 1) in combinazione al divieto di scommesse (art. 6), come a dire che si è impegnato a delinquere e coinvolgere i compagni senza essere preso sul serio, una specie di pulcinella che ha provato goffamente a darsi un tono alla «Donnie Brasco». La definizione è presa in prestito da Mattia Grassani, legale del Napoli, il cui intervento ieri mattina ha seguito quello del patron Aurelio De Laurentiis, un appello accorato a sollevare il suo club da responsabilità che solo un'applicazione cieca e matematica delle norme avrebbe potuto consentire. «Questa non è solo una vittoria del Napoli, ma di tutto il calcio italiano», il commento del presidente. E così è stato, per preservare l'istituto della responsabilità oggettiva i giudici di secondo grado non potevano che sforzarsi di vedere da un altro angolo la posizione di Gianello e ridimensionarne la confessione resa al poliziotto infiltrato. Cioè, le ammissioni valgono a smascherare slealtà e abitudini da scommettitore incallito dell'ex terzo portiere, ma non possono essere prova di illecito, come da tesi di «non credibilità» dei vari legali napoletani. Le parole possono essere solo un riscontro «circolare» del reato, come se uno gridasse la colpa e considerasse un riscontro la conferma della propria eco. Così i giudici hanno ribaltato la sentenza della Disciplinare e ignorato la requisitoria del procuratore Palazzi che, seppure lasciando alla Corte la discrezionalità della sanzione, aveva riproposto la via dell'inedita responsabilità modulata, cioè fatta su misura del tesserato in questione: meno un punto se si tratta di Gianello, magari di più se si fosse trattato di Cavani o Hamsik. La derubricazione del tesserato ha tagliato la testa al toro. (Andrea Arzilli)

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Contrordine, Napoli assolto. Adesso la vetta è a soli 3 punti (La Repubblica)

Un colpo di spugna. Non sono ancora le 18.30 quando la Corte di giustizia federale lascia l'hotel Vittorio Veneto di Roma depositando un dispositivo che restituisce al Napoli i due punti sottratti dalla Disciplinare soltanto un mese fa rilanciandolo al secondo posto in classifica. E il campo a Paolo Cannavaro e Gianluca Grava, «perché il fatto non sussiste», cancellando come gesso sulla lavagna i 6 mesi di squalifica disposti in primo grado. Un verdetto che sconfessa ancora il parere della Disciplinare, facendo franare rumorosamente l'impianto accusatorio della Procura federale sull'illecito contestato a Gianello: del tentativo di combine per il match Sampdoria-Napoli non resta nulla, nonostante Gianello avesse patteggiato, prima dello stop del giudice Artico, 18 mesi per illecito, ammettendo il tentativo di alterare la partita con la proposta formulata ai due difensori della squadra di Mazzarri. Per la corte presieduta dal dottor Mastrandrea, invece, l'unica colpa dell'ex terzo portiere è aver violato i principi di lealtà sportiva, oltre al divieto di scommettere. L'episodio diventa così il goffo proposito di uno scommettitore incallito di ottenere informazioni per le proprie puntate. Al giocatore 21 mesi di squalifica, che costringeranno il Napoli a pagare 50 mila euro di ammenda: responsabilità oggettiva. Ma con un peso completamente diverso rispetto a quanto temeva il presidente De Laurentiis. Che intervenendo in aula avvisava: «Nessun handicap, pena la perdita di credibilità del campionato: niente sentenze salomoniche, vogliamo l'assoluzione». Detto, fatto: in fondo — e non è certamente una novità per i processi sportivi —  qualche sospiro in questo senso circolava da giorni. «Un atto di giustizia — gioisce ora il presidente — una vittoria per il calcio. Sembrava che la giustizia sportiva non esistesse più, ma qualcosa comincia a cambiare, dopo 20 anni di immobilismo. Non avevo mai dato persi questi 2 punti, ma la penalizzazione aveva influito sul rendimento. Ora le lacrime di Grava e Cannavaro sono di gioia». E in città lo speaker della metro ha dato l'annuncio in diretta. Al di là delle ragioni del club, e della fragilità di Palazzi, arrivato a rimettersi «alla valutazione della corte» per la formulazione della sanzione, ciò che non può non sorprendere è il denominatore comune con le sentenze di agosto. Fin dai procedimenti dell'estate infatti ogni verdetto è stato diverso da quello emesso dal grado di giudizio precedente, dalla Disciplinare fino al Tnas. E anche quando la sanzione inflitta rimaneva la stessa. Una continua riscrittura del tariffario delle pene, che tanto lascia intravedere il differente peso "politico" delle singoli corti. Non ha fatto eccezione l'ultimo procedimento, nonostante il giudice Mastrandrea avesse promesso «nessuna diversificazione sulla base del blasone». Con un pronunciamento definitivo, e in attesa delle motivazioni, il verdetto va rispettato. Resta però la sgradevole sensazione di una "amnistia" decisa a tavolino dagli sviluppi del campionato in corso. Perché la corsa alla Champions League rende ogni punto di penalizzazione più pesante, addirittura decisivo, con le conseguenze economiche che ne derivano. Dubbi leciti, soprattutto con la posizione di Mauri, e della Lazio seconda, ancora in sospeso. Continuando così, verrà da chiedersi se Conte non sia destinato a rimanere l'unico nome illustre colpito da un sistema della giustizia sportiva ormai al capolinea. (matteo pinci)

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JoseAntonio

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Che efficienza! :hail:
Curioso che corsera e repubblica usino lo stesso titolo (contrordine)

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Il ribaltone (La Stampa)
Il nastro si riavvolge e il Napoli torna al punto di partenza: via il meno due in classifica e, via, la squalifica di sei mesi per il capitano Paolo Cannavaro e per il compagno di squadra Gianluca Grava. A deciderlo sono stati gli undici giudici della Corte Federale della Federcalcio al termine di una camera di consiglio durata sei ore. Come mai la giustizia sportiva ribalta così radicalmente una sua sentenza fra primo e secondo grado, perdendo, a dire il vero, un po' di credibilità agli occhi del mondo esterno? Un mese fa, quando la corte di primo grado, la Commissione Disciplinare, decise per la condanna di club e giocatori, c'era un portiere, Matteo Gianello, che aveva ammesso sia davanti ai pm della procura della Repubblica di Napoli, sia davanti agli investigatori federali, di aver provato a combinare la sfida del 16 maggio del 2010 fra la Sampdoria e il Napoli, contattando proprio Cannavaro e Grava. Stefano Palazzi, pm del pallone, sostenne l'accusa di tentato illecito, la Disciplinare sanzionò il club facendosi guidare dal cosiddetto «tariffario» in casi del genere e i due giocatori pagarono per non aver denunciato il contatto ricevuto, benché rifiutato drasticamente, dal loro collega. Oggi quel portiere, Matteo Gianello, non è sparito, anzi. A sparire è l'accusa di tentato illecito perché, per la corte d'appello della Figc, lo stesso Gianello si è macchiato soltanto di slealtà sportiva e di conseguenza, codice alla mano, per un tale reato un club non può rischiare altro che una semplice sanzione economica come è capitato al Napoli (da qui l'assoluzione per Cannavaro e Grava in quanto non avevano più alcunché da denunciare). La giustizia sportiva è attraversata da una scossa che si accompagna a malumori (tanti) e a profonde riflessioni sulla sua stessa natura. Napoli brinda e lo fa con le lacrime di Paolo Cannavaro («Ho vissuto un mese terribile, adesso non smetto di piangere...», così il capitano azzurro) e con l'urlo di Aurelio De Laurentiis. Il primo pensiero del presidente azzurro alla notizia della cancellazione dei due punti di squalifica e dello stop ai suoi giocatori è stata uno sfogo liberatorio, poi la telefonata al tecnico Walter Mazzarri che ha immediatamente ricordato come «quei due punti ce li siamo conquistati meritatamente sul campo». Esulta anche il legale di Gianello, l'avvocato Eduardo Chiacchio, che può raccontare come «l'unica strada per salvare il Napoli fosse quella di passare per l'accusa di slealtà sportiva e non di illecito per il mio assistito. Ci siamo riusciti». Alla figura di Gianello va anche il pensiero di Mattia Grassani, avvocato del club azzurro. «Stiamo parlando di un Donnie Brasco al contrario, un emissario di malavitosi che cerca di infiltrarsi in una società sana. Di un soggetto - spiega Grassani - che ha millantato con i suoi mandanti di poter predire i risultati del Napoli». Il ribaltone è servito e la truppa guidata da Edinson Cavani torna prepotentemente ad un passo dalla Juve e, quindi, dalla vetta della classifica. Gianello paga con 21 mesi di squalifica l'aver violato il divieto di scommettere previsto per un giocatore, ma la sua confessione sulla sfida di Marassi non inguaia più il Napoli perché considerata, in appello, soltanto un atteggiamento di chi va contro le norme della lealtà sportiva. In un mese, il verdetto cambia, si modifica, viene cancellato: il campionato sarà anche più interessante ma, a questo punto, la riforma della giustizia sportiva diventa più urgente che mai. «Questa non è la vittoria del Napoli, ma di tutto il calcio italiano - commenta De Laurentiis -: dobbiamo riformare la giustizia adeguandola ai tempi, è comese ci fossimo svegliati dopo 20 anni». (guglielmo buccheri)

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UN DRIBBLING ALLA RESPONSABILITÀ OGGETTIVA (La Stampa)

I due punti restituiti al Napoli riammettono nella corsa per lo scudetto la squadra di Mazzarri che ha avuto un merito: non ammainare le vele quando, anche per la penalizzazione, si trovò a 10 lunghezze dalla Juve. Non sappiamo se sia stata fatta giustizia ma non piaceva neppure a noi che un club pagasse per le colpe di un suo inutilizzatissimo portiere, Gianello, e per il silenzio di due giocatori che l'avevano mandato al diavolo quando aveva parlato di scommesse. La sentenza della Corte federale disinnesca parecchie bombe sul campionato. Resta l'impressione di una decisione «politica». Gli avvocati possono sbatterci in faccia le loro cavillose argomentazioni ma è difficile spiegare alla gente perché Gianello, dopo aver confessato il tentato illecito, sia poi diventato «un facilone», uno scommettitore incallito che parlava di partite truccate come se ne fosse al centro ma in fondo un tipo innocuo, soltanto un po' sleale, dunque incapace di un illecito sportivo. Il clima creato negli ultimi mesi in cui il concetto di responsabilità oggettiva dei club per i tesserati infedeli è diventato sempre più indigesto ha favorito questa interpretazione benevola da parte della giustizia calcistica di solito molto punitiva. Quando non si può abbattere una regola discussa e impopolare, diventa più semplice aggirarla appigliandosi ai dettagli. A questo punto vediamo cosa accadrà alla Lazio per la vicenda Mauri, che è personalmente diversa e più grave (almeno per quanto emerge dall'inchiesta sul centrocampista): immaginiamo le reazioni alla probabile penalizzazione, mentre registriamo lo stato d'animo dei tifosi del Toro e della Samp, cui fu tolto un punto patteggiando per le colpe di giocatori poco «faciloni». D'ora in poi chi patteggia è uno sciagurato, pensate a cosa sarebbe cambiato se l'avesse fatto Gianello. Rinviare fino all'estremo. In Italia funziona così. (marco ansaldo)

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Sentenza ribaltata: assolti Cannavaro e Grava, restituiti i due punti al club che torna secondo a tre punti dalla Juve Non fu illecito, sconto a Gianello: 21 mesi (Corriere dello Sport)

di Edmondo Pinna

ROMA - Il Napoli di Aurelio De Laurentiis ha vinto la partita più importante. Sulla strada verso lo scudetto, (ri)trova i due punti che la Disciplinare gli aveva tolto a metà dicembre, dopo il primo grado, e (ri)trova il suo capitano, Paolo Cannavaro, e Gianluca Grava, il difensore di tante battaglie. Destini che si incrociano. Il jolly dal mazzo, per la squadra partenopea, l'ha tirato fuori l'avvocato di Matteo Gianello. Già, proprio lui, l'ex terzo portiere del Napoli che sembrava l'unico male del Mondo. Eduardo Chiacchio, avvocato di grande esperienza, tanta sostanza e poca apparenza, ha tentato l' all in al tavolo della Corte federale: «Matteo Gianello non ha commesso illeciti. Il suo comportamento è stato sbagliato, ma non ha valicato il confine personale. Sleale, forse. Ma non illecito» la sintesi della breve ma concreta tesi difensiva avanzata davanti ai giudici guidati da Mastrandrea (Sandulli, Serio, Sanino, Pappa, Porceddu, Marchitiello, Greco, Celotto, Zoppellari, Mezzacapo). Una mezza follia, fantascienza pura a pensarla prima.

AGGANCI - Invece la sua tesi, elaborata con il suo pool difensivo (Michele Cozzone, Monica Fiorillo e Rosita Gervasio) ha fatto breccia nella Corte federale, insinuando quantomeno un ragionevole dubbio. E così nelle carte arrivate soprattutto dalla Procura di Napoli, i giudici hanno trovato ed hanno colto i motivi per derubricare l'illecito sportivo alla slealtà. Forse, una non chiara e certa trasmissione del messaggio illecito ai due compagni (le versioni, in effetti, sono differenti e discordanti); forse le molte versioni fornite fra la Procura federale e quella di Napoli; forse, quasi, un millantato credito. Tutto ha contribuito a minare la credibilità di Matteo Gianello come latore di una proposta per una combine, che poi è la tesi sostenuta dai legali del Napoli (che lo hanno definito un «Donnie Brasco al contrario» ), ai quali si è unito il professore Virgilio D'Antonio, docente universitario. Il risultato, scaturito dalle geniale intuizione dell'avvocato Chiacchio, è stato un Bingo da un milione di euro.

IRRITUALE - Una vittoria, quella del Napoli, che è passata anche dalle parole del procuratore federale. Stefano Palazzi, nella sua arringa difensiva, in maniera definita da molti legali presenti «irrituale» , non solo ha ricordato come lui, per il club, avesse chiesto solo un punto di penalizzazione, ma si è rimesso alla Corte per la quantificazione delle pene. Citando, come esempi, i casi di Torino e Samp (un punto) Novara e Albinoleffe (un punto). E sottolineando anche come, in questo caso, rispetto ad altri, mancasse il collegamento con le organizzazioni internazionali (zingari e asiatici) che hanno caratterizzato lo scandalo scommesse; il ruolo di Gianello fosse marginale rispetto alla squadra; la proposta è stata immediatamente rifiutata. Un comportamento che ha fatto saltare la mosca al naso all'avvocato del Portogruaro, Annalisa Roseti, piccata dalla disparità di giudizio. Dopo un (cortese) battibecco con Palazzi, è dovuto intervenire il presidente Mastrandrea: «Avvocato, le assicuro, non ci saranno trattamenti diversi fra il Napoli e il Portogruaro» . Alla fine la società veneta ha ottenuto una mezza vittoria: un punto di penalizzazione (rigettato il ricorso di Zamboni).

L'ASSO - Era sceso in campo anche il presidente del Napoli, De Laurentiis: «Chiedo a questi giudici di avere la forza e la serenità per assolverci» . Era stato profetico. La Corte federale ha riconosciuto Gianello colpevole di aver violato l'articolo 1 (slealtà, correttezza e probità), e di aver violato il divieto di scommesse. Per questo ha comminato un'ammenda al Napoli. La responsabilità oggettiva (lo ha sottolineato anche Palazzi durante il suo intervento) non è stata cancellata. Semplicemente, a capo d'imputazione diverso si applica una sanzione diversa. Non essendoci più l'illecito.... Per questo, Cannavaro e Grava sono stati assolti «perché il fatto non sussiste» : cosa avrebbero dovuto denunciare se non c'era nulla da poter denunciare?

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Napoli, gol da scudetto in Aula (Gazzetta dello Sport)
di Maurizio Galdi

Se fossimo ancora ai tempi dei due punti per successo, questa del Napoli di ieri poteva essere paragonata alla vittoria in una partita chiave. Da ieri sera, complice la Corte di giustizia federale, il Napoli affianca la Lazio al secondo posto e si porta a -3 dalla Juventus: campionato riaperto a tutti gli effetti. Inoltre già da domenica «recupera» Paolo Cannavaro e Gianluca Grava perché dopo la derubricazione dell'accusa a Matteo Gianello (da illecito a slealtà), è saltata anche l'omessa denuncia. Il presidente dei partenopei, Aurelio De Laurentiis, ieri aveva proprio chiesto questo, di cancellare l'asterisco vicino al nome del Napoli perché era offensivo della sua storia. Accontentato. La Corte ha anche ridotto di un punto la penalizzazione del Portogruaro e respinto il ricorso di Zamboni.

Da illecito a slealtà
Tutto parte dal fatto che la Disciplinare non aveva accettato il patteggiamento di Matteo Gianello: la sua collaborazione non è stata determinante, aveva dichiarato l'organo di primo grado e questo aveva dato lo spunto al suo avvocato, Eduardo Chiacchio, di aprire un fronte nuovo: «in questo procedimento non c'è la prova che l'intenzione di un illecito non ha valicato la sfera personale», ha ripetuto anche ieri mattina, così come aveva detto anche in primo grado e ribadito nella sua memoria. Insomma se Gianello ha pensato nella sua testa all'illecito, ma non ha fatto nulla per metterlo in atto, al massimo si può parlare di «slealtà» e così lo hanno valutato gli undici componenti la Corte di giustizia federale a sezioni unite, presieduta da Gerardo Mastrandrea. Ma non è stata una decisione facile. Molte ore di camera di consiglio, qualche componente che si allontana, rientri e lunghe discussioni. Poi alla fine una decisione che sicuramente farà discutere tanto.

Mi rimetto alla Corte
E che il procedimento poteva nascondere insidie e sorprese lo si capiva sin dalle prime battute: mentre in primo grado c'erano state scintille, questa volta il dibattimento scivola via sereno. Poco più di 100 minuti per tutte le parti. Inframmezzate dalle dichiarazioni del presidente De Laurentiis che legge due paginette nella quali comunque dà atto del caposaldo: «non critico la responsabilità oggettiva». Ma ci tiene a ribadire la storia del calcio Napoli e la voglia «di cimentarsi sul campo con gli avversari». La vera novità è però rappresentata dalla Procura federale. Palazzi ci tiene a ribadire perché in primo grado avesse chiesto un solo punto per il Napoli. E nella sue parole c'è lo stravolgimento del Codice di giustizia sportiva. Per la prima volta l'accusa e non la difesa, mette in dubbio come applicare la responsabilità oggettiva. Non c'è più il calciatore tesserato, ma conta il ruolo da lui ricoperto. E cosa penseranno le società che finora sono state penalizzate per un'applicazione diversa del Codice. Perché Palazzi, in corsa, cambia le regole? Alla fine della sua requisitoria deve per forza chiedere che vengano respinte le tesi difensive (non potrebbe fare altrimenti), ma chiude — per la prima volta nella storia della Procura — con un: «per la quantificazione mi rimetto alla Corte». Insomma io avrei voluto meno, la Disciplinare ha fatto di testa sua, voi fate di testa vostra. Giustizia sportiva allo sbando.

Non serve confessare
Gianello aveva confessato ai magistrati di Napoli il fatto che con Silvio Giusti avesse pensato di combinare la partita Sampdoria-Napoli, lo aveva riferito anche a un poliziotto che seguiva il Napoli e che ha messo a verbale dei magistrati le confessioni dell'ex terzo portiere del Napoli, ma non serve a nulla. Non sono credibili. Quella di ieri è una sentenza importantissima, quasi pari a quella che assolse tutti per Atalanta-Pistoiese (peccato che in seguito per quella combine sono arrivate delle confessioni). Tanto importante come quella che riportò indietro tutto: per avere certezze di illecito ci vuole la «pistola fumante». In questo caso non serve neanche la confessione, ma serve questa decisione alle squadre che in seguito dovessero trovarsi nelle stesse condizioni. Le altre (pensiamo a Torino e Sampdoria che hanno patteggiato), si arrangino.

Prossimi casi
Intanto si avvicina una decisione che la Procura deve prendere per la posizione di Mauri, Milanetto, della Lazio e del Genoa, ma anche del Lecce. «Solo prove indiziarie», sembra sia il leit motiv che circola negli uffici della Procura federale, trasferita da via Po a via Campania. E se queste devono essere le premesse, un tana libera tutti sembra possa essere la soluzione. Con buona pace anche del capo della Polizia che si ostina ad annunciare «novità» eclatanti nel calcioscommesse.

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Sono ovviamente gli articoli dei principali giornali, speriamo bastino a saziare il vostro appetito di notizie   ;)

Tarallo

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Grazie!!

(Mi tengo i commenti per gli altri topic, ma questi due articoli fanno cadere le palle. NOn e' che uno chiede giornalismo investigativo, ma un'analisi sul lavoro di Palazzi???)

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Si potrebbe avere anche il paginone centrale di Playboy.

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inmentesolote

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Drake

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Citazione di: Redazione Lazio.net il 18 Gen 2013, 08:22
Lotito docet: quando si può «dimezzare di due terzi» (L'Unità)

Che strano questo articolo. Cos'è, quando non hanno appigli per prendere per il culo Lotito o la Lazio, se la prendono con i giornalisti che la seguono?

Sonni Boi

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Tarallo

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Citazione di: Drake il 18 Gen 2013, 09:10
Che strano questo articolo. Cos'è, quando non hanno appigli per prendere per il culo Lotito o la Lazio, se la prendono con i giornalisti che la seguono?

mamma come rosicano!!

DopoNesta

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Ma chi è quel rosicone di pippo russo? Ma è possibile scrivere simili oscenità?

PARISsn

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Citazione di: Redazione Lazio.net il 18 Gen 2013, 08:43
UN DRIBBLING ALLA RESPONSABILITÀ OGGETTIVA (La Stampa)

I due punti restituiti al Napoli riammettono nella corsa per lo scudetto la squadra di Mazzarri che ha avuto un merito: non ammainare le vele quando, anche per la penalizzazione, si trovò a 10 lunghezze dalla Juve. Non sappiamo se sia stata fatta giustizia ma non piaceva neppure a noi che un club pagasse per le colpe di un suo inutilizzatissimo portiere, Gianello, e per il silenzio di due giocatori che l'avevano mandato al diavolo quando aveva parlato di scommesse. La sentenza della Corte federale disinnesca parecchie bombe sul campionato. Resta l'impressione di una decisione «politica». Gli avvocati possono sbatterci in faccia le loro cavillose argomentazioni ma è difficile spiegare alla gente perché Gianello, dopo aver confessato il tentato illecito, sia poi diventato «un facilone», uno scommettitore incallito che parlava di partite truccate come se ne fosse al centro ma in fondo un tipo innocuo, soltanto un po' sleale, dunque incapace di un illecito sportivo. Il clima creato negli ultimi mesi in cui il concetto di responsabilità oggettiva dei club per i tesserati infedeli è diventato sempre più indigesto ha favorito questa interpretazione benevola da parte della giustizia calcistica di solito molto punitiva. Quando non si può abbattere una regola discussa e impopolare, diventa più semplice aggirarla appigliandosi ai dettagli. A questo punto vediamo cosa accadrà alla Lazio per la vicenda Mauri, che è personalmente diversa e più grave (almeno per quanto emerge dall'inchiesta sul centrocampista): immaginiamo le reazioni alla probabile penalizzazione, mentre registriamo lo stato d'animo dei tifosi del Toro e della Samp, cui fu tolto un punto patteggiando per le colpe di giocatori poco «faciloni». D'ora in poi chi patteggia è uno sciagurato, pensate a cosa sarebbe cambiato se l'avesse fatto Gianello. Rinviare fino all'estremo. In Italia funziona così. (marco ansaldo)

ma che azz dice questo?? ma fanno proprio schifo!! piu' grave la vicenda Mauri di un reo confesso ??? almeno da quanto emerge dall' inchiesta?? e che cosa è emerso?? brutto disonesto prezzolato che non sei altro!!! hai ragione in italia funziona cosi'...basta che ti pagano e scriveresti pure che tua madre e' una meretrice!!! vergogna!!!

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