In questo marasma generale, sento di dover fare outing

Amo la Lazio. La amo da quando a Charlize Theron si scuciva il vestito in un celebre spot Martini e al cinema uscivano Seven e Jumanji. C'ero a Lazio Reggina del 2000 quando sui maxi schermi davano Cappioli come marcatore per il Perugia e c'ero a un derby-cappottone del 2016 dove schierammo contemporaneamente Patric-Hodet-Bisevac-Brafheid. Ho avuto la fortuna di potermi abbonare per diversi anni, andando allo stadio con la pioggia e col sole, con Alfaro e con Immobile.
Sono stato testimone (come tutti) del netto cambiamento del calcio in queste due decadi, sia dal punto di vista organizzativo (aumento delle squadre in serie A), tattico (prima tiki taka, mo costruzione dal basso), economico (forbice sempre più ampia, gap incolmabile tra top club e le altre) e televisivo (pay tv con voce sempre più grossa nelle decisioni, più partite, tutti i giorni a tutte le ore).
Direte "il cambiamento è normale, c'è sempre stato e sempre ci sarà". Cosa giusta, genuina e che generalmente condivido.
Arriviamo al punto.
La scelta di non riaprire la campagna abbonamenti si sta rivelando sanguinosa per tutti quei tifosi che sono presenti ogni giornata allo stadio, e che quindi li avrebbero sottoscritti. Personalmente potrei permettermi un distinto alle partite di cartello una o massimo due volte in una stagione, a quelle con squadre di bassa classifica invece un pò più spesso. Eppure in questa stagione non sono mai andato allo stadio, pur potendomelo permettere. Anzi una volta si, ma era una trasferta, quindi non rientra nel discorso biglietteria sslazio.
Il perché?
Da un lato una serie di motivi che rendono il discorso banalmente idealista: un sistema calcio che vive in funzione dei diritti tv, società e giocatori che puntano su campagne di marketing incentrate sulla "passione" in un sistema che di passione ha ben poco, illudendoci che i nostri beniamini tengano a noi tifosi, che stiano male per una sconfitta sentendosi causa della nostra infelicità, quando al massimo gli può rodere solamente perché una cattiva prestazione può influire negativamente sulla loro carriera. Gap economici appunto, che rendono impossibile ai più poter competere per traguardi come lo scudetto, quando ci sono squadre con 22 titolari ed altre che possono permettersene solo 11.
Mi rendo conto sia un discorso superficialmente idealista e approssimativo e mi spiace non riuscire ad esprimerlo in maniera più completa.
Dall'altro perché alla mia prima dopo quasi due anni di pandemia in cui non ero più potuto andare, mi son ritrovato ad ascoltare quei cori osceni, che anche prima mal tolleravo, ma a cui forse ero inconsapevolmente abituato, sentendoli pressoché ogni domenica (pre covid). E ho provato un senso di repulsione e disgusto insopportabile. Vergogna per essermi trovato lì tra loro (ad eccezion fatta per il piccolo nucleo di netter che avevo intorno, che ovviamente condividevano con me lo stesso pensiero). E delusione verso me stesso per non avere il coraggio di andare a brutto muso a zittire chi fa questi cori indecenti.
In quel momento ho avuto la sensazione che tutto questo non mi era assolutamente mancato.
Ciò non vuol dire che non tornerò più allo stadio o che non seguo più la Lazio.
Ma al momento preferisco andarmene un weekend fuori con gli amici o passare una domenica pomeriggio in un museo se ne ho l'occasione.
Comprensibile o meno, questo è ciò che sento attualmente.