Citazione di: gesulio il 10 Gen 2012, 10:02
questa purtroppo è una piazza difficile, una piazza che da alcuni anni ormai, sa godersi pienamente soltanto le sconfitte, una piazza che inonda di eh, però... qualsiasi vittoria o risultato positivo: vinci contro l'inter eh però c'aveva natalino, vinci con la roma eh però giocava in dieci, vinci col milan in coppa italia eh però non gliene fregava niente, vinci col lecce all'ultimo, eh però gliel'avemo rubata, vinci col novara 3-0 eh però erano troppo scarsi, passi il turno in europa league eh però c'ha dovuto aiuta' lo zurigo e così via...
l'unica maniera per tenere testa a una piazza del genere è non avere mai torto, il che vuol dire risultati. Reja l'ha capito sin troppo bene da subito: sì, doveva anche fare di necessità virtù, visto che la classifica era uno schifo. però capi' che senza risultati o con un cammino altalenante non avrebbe avuto una lunga carriera alla Lazio... per cui difesa a tre, catenaccio e contropiede, dieci partite con due punti di media e conferma assicurata.
il problema di Reja è che in due anni di risultati più o meno dello stesso livello (2 punti a partita di media a cavallo di tre stagioni) non è riuscito a salire lo scalino dell'eccellenza nei risultati ed affrancare così la squadra, rendendola immune alle suggestioni di questa piazza. a me sembra che il problema sia nella testa dei giocatori: a volte mi pare che affrontino certe partite con la paura di perdere...
e mentre noi ci dilettiamo nello snocciolare nomi da sogno o meno al posto del vecchio minestraro, il cui unico grave demerito è quello di non aver saputo liberare la rosa da questa zavorra psicologica, non riusciamo a renderci conto che per volere una squadra propositiva, che sappia davvero imporre il proprio gioco, necessitiamo di un allenatore che non abbia paura di rischiare e perdere 5 o 6 partite di seguito, mettendoci la faccia e tenedo testa a una piazza che fondamentalmente non sa accettare in modo sereno e costruttivo tracolli e momenti di sconforto più o meno lunghi. non c'è bisogno di riferimenti troppo lontani o fumosi, basta guardare pagina 1 di questo forum...
se ci fosse un allenatore in grado di affrancare la squadra dalle paure e soprattutto sappia tenere testa alla piazza anche a costo della sua carriera, trasformandone aspettative e atteggiamenti, pur di seguire un percorso tecnico tattico in cui crede fermamente e che non sia di pura speculazione, come invece spesso si è rivelato Reja, lo vorrei subito su questa panchina. ma esiste? forse il solo mourinho potrebbe riuscire in un tale esperimento, anzi missione impossibile.
altrimenti chiunque verrà, prima o poi sarà contagiato dalla suggestione della piazza e dagli eh però che prima lo costringeranno a correre appresso ai risultati con ogni mezzo necessario e poi lo seppelliranno in maniera inesorabile.
(dall'altra parte è uguale, ma luis enrique non avrebbe avuto vita lunga se tutti i media compatti non avessero soffiato dalla sua parte... ecco, mi piacerebbe che questo cambio di mentalità da parte nostra, assolutamente eterodiretto per quanto riguarda i maiali giallorossi, noi potessimo farlo autonomamente, visto che mi sembra siamo in grado di esercitare critica ed anche auto critica, al contrario dei suddetti rappresentanti della razza suina... solo così un ragionamento sul dopo Reja potrà rivelarsi davvero costruttivo e stimolante).
Discorso condivisibile quello del caro Gesulio su cui mi permetto di aggiungere alcune considerazioni.
All'arrivo di Reja non era il caso di filosofeggiare con quella situazione di classifica e una situazione ambientale (soprattutto dentro Formello) da mettere le mani ai capelli. Insomma, si doveva badare al sodo e missione fu compiuta. Bene.
L'anno successivo, si ripartiva da zero e con sorpresa di tutti la Lazio comincia a viaggiare nei piani alti della classifica. A quel punto si chiede al tecnico il passo successivo per vedere se davvero si può arrivare fino in fondo, ma il trainer friulano continua a seguire soprattutto la sua strada incurante delle osservazioni e delle esortazioni di tutti (addetti ai lavori e tifosi), ma soprattutto della realtà che gli presentava una stagione del tutto diversa.
L'anno dopo ci risiamo con la Lazio che viaggia nei piani alti, nonostante l'impegno europeo che sta portando avanti dignitosamente, anche se non senza qualche difficoltà di troppo.
A questo punto ci si chiede (ma la domanda aleggia da un annoa questa parte) cosa può fare da grande questa Lazio. L'emergenza della salvezza è un pallido ricordo, perché ora si chiede il passo ulteriore ossia quello di restare in pianta stabile nelle alture della classifica.
In questo sforzo i limiti sono evidenti non solo del tecnico, ma anche della società che non sembra molto impegnata nel sostegno del suo tecnico, come nelle ambizioni di una squadra che può fare davvero tanto.
Tu parli di una piazza difficile e io ne convengo, ma questa non è una notizia visto che la piazza è importante e quindi esigente. Se fossimo a Pisa o a Crotone tutto sarebbe più sopportabile (si fa per dire), ma qui l'imperativo è quello di competere per i piani alti. E' la società che deve arare il terreno per dare il giusto sostegno a un tecnico, specie quando si tenta una svolta tecnica, come è avvenuto dall'altra sponda, altrimenti dopo qualche sconfitta e qualche delusione la pressione diventerebbe insostenibile. Il ricordo di Ballardini è assolutamente da evitare, con un tecnico che non ha mai dato l'impressione di aver indovinato un sistema di gioco che fosse uno, senza contare l'ambiente surriscaldato da le inutili e dannose polemiche sui Pandev-Ledesma che tanto fecero male alla squadra.
Lo so sono i soliti discorsi, che sembrano OT e anche un po' fastidiosi, ma sono uno degli aspetti salienti della discussione.