http://www.lazio.net/news/2014/02/25/caos-tifosi-lotito-contro-latalanta-rischio-stadio-vuoto-gazzetta-dello-sport/Caos tifosi-Lotito. Contro l'Atalanta rischio stadio vuoto (Gazzetta dello Sport)Un intero stadio che contesta il proprio presidente. Che lo irride e lo insulta. E che, soprattutto, gli chiede di andare via. Anche in un calcio schizofrenico come quello italiano una cosa del genere non si era mai vista. Claudio Lotito, cui la maggior parte dei tifosi laziali rimprovera di non essere un vincente, potrà almeno vantare questo primato. Una battuta, ovvio. L'argomento invece è tremendamente serio per non dire di più.
Muro contro muro
La decennale «guerra» che oppone il patron laziale ai suoi tifosi sembra infatti arrivata a un punto di non ritorno. La clamorosa manifestazione di dissenso espressa in occasione di Lazio-Sassuolo ha fotografato una situazione di muro contro muro che ormai non riguarda più solo la curva (come in passato), ma la maggior parte della tifoseria. E pensare che, appena pochi mesi fa, Lotito e i tifosi festeggiavano (assieme) la conquista di una Coppa Italia che, essendo stata vinta sulla Roma, valeva quasi come uno scudetto. Col passare dei mesi sono però raffiorati vecchi rancori e nuove insofferenze. Con la curva Lotito ha rotto neanche un anno dopo il suo insediamento. E da quel momento è nato un braccio di ferro che non si è mai placato e che ha portato anche agli arresti, nel 2006, di quattro capi-ultrà e un processo che si chiuderà nei prossimi mesi. Col resto della tifoseria il rapporto è stato altalenante, ma negli ultimi mesi si è compromesso pure questo. Perché, viene da chiedere, se i risultati amministrativi e sportivi di Lotito sono stati più che soddisfacenti? La società risanata, tre trofei vinti, sei partecipazioni a coppe europee in nove anni, settore giovanile rilanciato. Perché – rispondono i contestatori – Lotito non è mai riuscito a creare un vero feeling con la tifoseria. E perché con lui al timone la Lazio non potrà mai ambire allo scudetto.
Senza via d'uscita
La frattura sembra insanabile. Da una parte i contestatori hanno intenzione di andare avanti con l'obiettivo di convincere Lotito a mollare. Per la prossima partita interna (quella del 9 marzo con l'Atalanta) l'idea è di lasciare vuoto l'Olimpico per una manifestazione opposta a quella di domenica sera, ma di eguale portata. Dal canto suo Lotito non ha alcuna intenzione di cedere a quello che ritiene un ricatto: «La Lazio non è in vendita, dietro questa contestazione c'è una regia occulta che punta a sfilarmi la società. Ma io non la venderò mai e la lascerò a mio figlio», ha detto a mo' di sfida domenica. E non si è fermato qui. Ha anche adombrato la possibilità di una coda giudiziaria alla contestazione. Come accade nel 2006 all'epoca della tentata scalata al club del gruppo Chinaglia. In effetti nei giorni scorsi la Procura di Roma ha aperto un fascicolo sulle minacce ricevute dal presidente (cui è stata rinforzata la scorta) e dal d.s. Tare negli ultimi tempi. Per il momento non sembrano però esserci collegamenti con la contestazione. L'unica cosa certa è che il muro contro muro Lotito-tifosi continuerà. Con la Lazio di Reja che rischia di essere l'unica vera vittima. Quanto potrà reggere in un ambiente così? (stefano cieri)
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