28 settembre 1969, Terza giornata del campionato di Serie A.
All'Olimpico c'era Lazio - Milan.
La Lazio, reduce dalla promozione dell'anno precedente, schierava un giovane centravanti, preso in estate dall'Internapoli, Giorgio Chinaglia mi sembra si chiamasse, di cui comunque si diceva un gran bene.
Avevo 8 anni e mio padre, laziale da sempre, mi aveva fatto il regalo di portarmi per la prima volta allo stadio.
Eravamo, ricordo, nell'allora Tevere Numerata.
Primo tempo 0-0. il Milan di Rocco e Rivera sembrava una squadra certo di livello superiore, ma quel giorno la Lazio aveva qualcosa di particolare, oltre ad essere più bella ed elegante con la maglia biancoceleste di sempre rispetto ad un rosso e nero che appariva smorto.
Ad un certo punto del secondo tempo, quel giovane centravanti prende palla sulla tre quarti avversaria, si ingobbisce, come poi sempre più spesso lo avremmo visto fare, entra in area e con un perfetto diagonale rasoterra insacca alla destra del portiere avversario, Cudicini, credo.
Da allora la Lazio ha rappresentato una parte importante della mia vita, mi è entrata dentro a tal punto che non sono oggi tifoso di una squadra, perché ciò implicherebbe un rapporto di alterità tra me e l'oggetto del mio tifo, ma io sono la Lazio e la Lazio è me stesso, nel bene e nel male.
Ora basta, i ricordi sono tanti, e mi sono accorto che devo giocare una partita ...