Questa mattina alla radio

Aperto da vagabond, 23 Mag 2010, 09:04

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vagabond

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hanno detto che l'estremismo fascista è legato alla Lazio...ci stanno massacrando da tutti i fronti....che cosa c'entra accostare la politica ad una squadra adesso, che sta cercando di risolvere tutti i suoi problemi...

ormai per noi è una lotta contro i mulini al vento...

ZombyWoof

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Citazione di: vagabond il 23 Mag 2010, 09:04
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hanno detto che l'estremismo fascista è legato alla Lazio...ci stanno massacrando da tutti i fronti....che cosa c'entra accostare la politica ad una squadra adesso, che sta cercando di risolvere tutti i suoi problemi...

ormai per noi è una lotta contro i mulini al vento...

solita mascalzonata. quale radio?

Lazioinvantaggio

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Quale radio....ma cazzo è possibile che chi vuole può prendere un microfono in mano e inventare realtà che non esistono? Ma non ci sono gli estremi per un' azione legale? Per una volta che sarebbe giusta.....
Io se prendo un microfono e mi metto a dire per radio che ZombyWoof spaccia e va con i travestiti vengo denunciato per calunnia e diffamazione, e mi si fa un culo cosi...perchè questi parlano ancora??
Intendiamoci io sono per la massima libertà di parola, ma un conto è esprimere un pensiero, ben altro è inventare cose che non esistono :x :x :x

Lazioinvantaggio

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Tra l'altro su una società quotata in borsa :x

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vagabond

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genesis

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TG3 regione.
La giornalista che lancia il servizio parla di ultras della Lazio, nel servizio si parla di possibili collegamenti con ultras di ultras di Roma e Lazio.

BobLovati

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Citazione di: genesis il 23 Mag 2010, 14:07
TG3 regione.
La giornalista che lancia il servizio parla di ultras della Lazio, nel servizio si parla di possibili collegamenti con ultras di ultras di Roma e Lazio.

menomale che il " capo " dello sport di RaiTre è il lazialissimo Pasquetti, come mi ricordava tempo fa un nettàro che lavora in Rai ....   :shock:   :evil:

Vavra

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pure qui: http://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/10_maggio_23/militia-legami-tifosi-lazio-1703067941062.shtml

Titolo sparato, poi nel pezzo non se ne parla nemmeno. Mah :roll:

Quanto gli ha fatto male Pazzini?

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Sercio69

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Che ci siano dei collegamenti tra una frangia del tifo ultras laziale con l'estremismo di destra credo che lo sappiano anche i muri, dove sarebbe la novità? Il problema è quando genralizza in modo ipocrita facendo passare più o meno velatamente il messaggio che "i tifosi della Lazio sono fascisti" o peggio si vuol collegare politicamente la Lazio come società. Qui la Lazio dovrebbe intervenire, invece non lo fa dando praticamente ragione a questi macellai travestiti da giornalisti. Ma questo è un discorso che parte da molto più lontano dall'arrivo di Lotito, era la stessa cosa anche con Cragnotti.

Lazioinvantaggio

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Citazione di: Sercio69 il 23 Mag 2010, 15:26
Che ci siano dei collegamenti tra una frangia del tifo ultras laziale con l'estremismo di destra credo che lo sappiano anche i muri, dove sarebbe la novità? Il problema è quando genralizza in modo ipocrita facendo passare più o meno velatamente il messaggio che "i tifosi della Lazio sono fascisti" o peggio si vuol collegare politicamente la Lazio come società. Qui la Lazio dovrebbe intervenire, invece non lo fa dando praticamente ragione a questi macellai travestiti da giornalisti. Ma questo è un discorso che parte da molto più lontano dall'arrivo di Lotito, era la stessa cosa anche con Cragnotti.


Si ma bisogna capire che c'è una grossa differenza tra collegare alcuni ultras laziali all'estrema destra, il che tra l'altro è una gran caxxata perchè il discorso varrebbe allora anche per altri e non solo per noi, e l'associare deliberatamente la S.S. Lazio al fascismo, non ci sto.

Sercio69

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Citazione di: Lazioinvantaggio il 23 Mag 2010, 17:54

Si ma bisogna capire che c'è una grossa differenza tra collegare alcuni ultras laziali all'estrema destra, il che tra l'altro è una gran caxxata perchè il discorso varrebbe allora anche per altri e non solo per noi, e l'associare deliberatamente la S.S. Lazio al fascismo, non ci sto.
Ma è questo il messaggio che si vuol far passare. Ma ti sei scordato quando in una partita per la qualificazione in Champions qualche "giornalista", evidentemente dall'udito particolarmente sviluppato,  ha fatto aprire un'inchiesta UEFA per aver denunciato degli ululati razzisti che nessun delegato uefa presente è riuscito a sentire? Tra l'altro in quell'occasione è stata addirittura prospettata una squalifica internazionale: quella stampa dall'orecchio fino si è ben guardata dal tutelare una squadra italiana, anzi, per una certa forma di tutela abbiamo dovuto ricorrere ad un organo di giustizia internazionale.... Stranamente però nessuno ha sentito ululati nell'episodio tra Totti e Balotelli nell'ultima finale di coppa Italia.... Quindi quando gioca la Lazio se uno starnutisce diventa razzista, fascista e nazista tutto un pubblico, tutta una tifoseria e tutta una società, se invece sempre nella stessa città qualcuno lancia una banana a Balotelli in evidente segno di scherno per quello che è accaduto in una partita Inter Roma, diventa un gesto goliardico...

Outzone

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ne parla anche il menzognero, ma ormai è una guerra persa, soprattutto da parte di una società che se ne sta buona buona senza controbattere.

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Biafra

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Citazione di: Outzone il 23 Mag 2010, 20:30
ne parla anche il menzognero, ma ormai è una guerra persa, soprattutto da parte di una società che se ne sta buona buona senza controbattere.

E che dovrebbe controbattere la società? La parte bassa della Nord (oltre agli storici Viking) è fascista e da sempre. Un 10% consapevolmente, un 90% per moda. La stessa cosa accade nella stragrande maggioranza delle curve italiane. Numericamente il fenomeno è molto più grande nella curva dei clown ma nessuno lo dirà mai.
Da noi il fenomeno è più evidenziato, tutto qua. 
Se noi avessimo trattato Balotelli come lo hanno trattato loro saremmo col campo squalificato per 6 mesi.
Volenti o nolenti facciamo parte della vulgata di regime, noi laziali fascisti e cattivi, loro tutti cesaroni buoni e "gente de core".
Anche la famosa storia fasulla ab origine delle asce sequestrate prima del derby, mai smentita, farebbe ridere qualsiasi giornalista in Europa. Qua l'hanno sparata in prima pagina e propinata alla gente, tanto si trattava di Laziali fascisti e cattivi.

L'unica cosa che potrebbe fare la società sarebbe chiedere l'accesso agli atti del concorso per l'abilitazione alla professione di giornalista di certi incapaci e disonesti pennivendoli.. 

Sercio69

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Citazione di: Biafra il 23 Mag 2010, 23:51
E che dovrebbe controbattere la società? La parte bassa della Nord (oltre agli storici Viking) è fascista e da sempre. Un 10% consapevolmente, un 90% per moda. La stessa cosa accade nella stragrande maggioranza delle curve italiane. Numericamente il fenomeno è molto più grande nella curva dei clown ma nessuno lo dirà mai.
Da noi il fenomeno è più evidenziato, tutto qua. 
Se noi avessimo trattato Balotelli come lo hanno trattato loro saremmo col campo squalificato per 6 mesi.
Volenti o nolenti facciamo parte della vulgata di regime, noi laziali fascisti e cattivi, loro tutti cesaroni buoni e "gente de core".
Anche la famosa storia fasulla ab origine delle asce sequestrate prima del derby, mai smentita, farebbe ridere qualsiasi giornalista in Europa. Qua l'hanno sparata in prima pagina e propinata alla gente, tanto si trattava di Laziali fascisti e cattivi.

L'unica cosa che potrebbe fare la società sarebbe chiedere l'accesso agli atti del concorso per l'abilitazione alla professione di giornalista di certi incapaci e disonesti pennivendoli..
Per le asce e i coltelli sequestrati al derby sbattuti in prima pagina su tutti i giornali resta il mistero che quella roba viene sequestrata ai laziali brutti, cattivi, fascisti, volenti, che mangiano pure i bambini, mentre poi gli accoltellamenti avvengono sempre quando ci sono loro a cui stranamente non si sequestra nulla...... Ah, beh dimenticavo, le loro sono puncicate goliardiche.....

poeta1964

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Questi pseudogiornalisti sono volutamente rimasti indietro di qualche anno.
Le organizzazioni di estrema destra, terza posizione qualche hanno fà, e militia oggi, hanno fatto un lavoro che oggi paga con qualche iscritto in più. Cominciarono con la nord, ma da molti anni anche con la sud della roma , e oramai stanno reclutando diversi neofiti in varie tifoserie d Italia. Triste realtà di cui c'è poco da discutere. Anche la sud è infetta, non se ne parla ovviamente, ma è un fatto.
Quello che trovo anacronistico e disonesto non è soltanto il luogo comune de binomio Laziale-fascista , ma è il fatto che lo si voglia usare per offrire una brutta immagine della nostra tifoseria. Specie quando a farlo sono giornalisti tifosi, la cui curva ha esposto in varie occasioni lo striscione come :"Lazio Livorno stessa razza stesso forno". oppure "nel cielo biancazzurro brilla una stella, quella di davide". Non una parola tra l altro su Mario Corsi, capo popolo reazionario , molto più pericoloso degli irriducibili più agguerriti, che ogni giorno dalla radio fà propaganda fascista in modo subdolo e vile.
Se proprio vogliono mostrarsi profondi studiosi  di fenomeni sociali, che si notino anche i razzisti e fascistoidi di casa propria, che hanno se non altro il pregio di annullare le differenze tra noi e loro: sono entrambi decelebrati.

Io , attraverso facebook e dove posso, difendo quotidianamente l immagine della nostra tifoseria, fate anche voi quello che potete, questa storia deve finire, se non abbiamo chi ci difende in società , dobbiamo farlo noi stessi.
Recentemente mi sono anche iscritto ad un gruppo  "Laziali di sinistra", dopo molti tentennamenti , perchè mi rendo conto che potrebbe sembrare una risposta infantile , ed anche per rispetto di chi non si identifica con la destra dominante della curva e non è necessariamente di sinistra. Non sarei affatto contento se la nostra curva fosse popolata da tifosi come gli ultras del Livorno, per intenderci. 
Questo gruppo però non è un  gruppo politico vero e proprio, non si parla affatto di politica, e da quello che ho capito non  hanno l intenzione di portarla nello stadio.  Comprendo  l esigenza del creatore del gruppo e di chi ne fà parte , cioè quella di mostrare all italia che esiste chi si distingue dall egemonia della curva  militarizzata e ci tiene a farlo presente, per il resto il tema dominante è la lazio e la presa per il culo ai zerotituli.

http://www.facebook.com/group.php?gid=30637432193


Concludo ricordando a tutti voi l'articolo del manifesto di qualche mese fà di Liguori e Smargiasse, che non finirò mai di ringraziare:

L'anomalia Eyal & Hitzl

L'intolleranza italiana e l'arrivo alla Lazio di un calciatore israeliano e di un tedesco anti-razzista

Il calciomercato di gennaio della Lazio, indubbiamente, ha regalato più di un tema di discussione. Dalle vicende Pandev/Ledesma, il cui esito contrastante – rescissione del contratto per il primo, inconsistenza di qualsiasi motivazione per la rescissione del secondo – solleva più di un interrogativo sulle norme contrattuali del calcio italiano e sulla bizzarria della loro applicazione. All'ingaggio di due calciatori che per ora stanno riempiendo le pagine dei giornali più per le anomalie culturali che rappresentano nel nostro panorama nazionale che non per le loro qualità tecniche: ovvero il fantasista diciottenne israeliano Golasa, preso in svincolo dal MaccabiHaifa e il ventisettenne tedesco Hitzlsperger, acquistato dallo Stoccarda. Il primo si trova a essere, curiosamente, l'unico calciatore israeliano in un calcio pure multiculturale come il nostro. Il secondo, che vanta più di cinquanta presenze nella nazionale tedesca, in Germania è conosciuto (e molto apprezzato, anche) per il suo impegno a favore delle minoranze e per la decisione con cui si batte contro ogni forma di razzismo nel calcio. Le cronache raccontano di un Eyal Golasa, nelle sue prime giornate romane, ospite della Comunità ebraica della Capitale, a pranzo nei ristoranti del Ghetto, in preghiera nella Sinagoga. E di un affannoso interrogarsi, sulla grande stampa italiana e su quella israeliana, sulla compatibilità tra calciatore ebreo e tifo laziale. Interrogativo che rimbalza ancora più prepotente di fronte all'emergere nitido della personalità di Thomas «The Hammer» («il martello» per la potenza del tiro) Hitzlsperger, apertamente schierato contro le varianti naziste del tifo ultras in Germania e in Europa. «Sapevo che la Lazio è collegata a queste tematiche ma vengo a Roma senza essere prevenuto. Porterò avanti lemie battaglie anche qui».
Dai saluti romani di PaoloDi Canio – ci si chiede, ancora sulla grande stampa italiana e su quella tedesca – ai blog antirazzisti del calciatore tedesco, come reagirà la gente laziale? Tanto clamore certo non può sorprendere.
Per la storia chiara, facilmente tracciabile, orgogliosamente rivendicata anche, del profilo fascista della parte egemone del tifo ultras della Lazio. Alcuni slogan, i simboli (soprattutto croci celtiche e aquile di Salò), i colori (il tricolore spesso a complemento del biancoceleste), i riferimenti culturali (ci sono anni di trasmissioni radiofoniche e intere collezioni di riviste vendute allo stadio in cui trovare esempi a volontà), i cori («laziale che porti il moschetto» sul tema di «ragazzo di Budapest», oggi diffuso in tutta Europa, in curva nord si canta da decenni...) non lasciano spazio a dubbi sulla identità che la destra antisistema ha voluto e saputo – con decenni di militanza – dare alla componente più estrema del tifo ultras laziale. Chi oggi si indigna, o addirittura si offende, per gli interrogativi sollevati dalla stampa sull'arrivo di Golasa e Hitzl alla Lazio davvero ha poche ragioni per farlo.
Ha invece (o avrebbe, se volesse) molto da indignarsi per il pressapochismo, la faciloneria e dunque la pericolosità – ma potremmo dire quasi la correità – con cui la grande stampa o la comunicazione più in generale, italiana soprattutto, sportiva e non, continua a stravolgere i temi del nazismo e del razzismo negli stadi italiani. Questioni complesse, contraddittorie, ricche di angolazioni e sfumature, difficilmente riducibili a etichettature e schematizzazioni utili più a servire questa o quella causa (colpire una squadra, ad esempio, e favorirne un altra...) o a riempire una pagina vuota che non a comprendere e contrastare un movimento reale che ha contribuito, non poco, a modificare gli orientamenti politici e culturali dell'Italia nell'ultimo quarto di secolo.
Restiamo alla Lazio, per esempio. Il contesto prima descritto non ha affatto impedito che nella squadra biancoceleste giocassero campioni di ogni razza, colore e convinzione politica e religiosa: dallo «zingaro» (come molte tifoserie amano affettuosamente chiamarlo ancora oggi) Sinisa Mihajlovic all'ebreo Juan Pablo Sorin, dai «negri» Winter e Makinwa, Manfredini e Mudingay al Juan Sebastian Veron con il «Che» tatuato sulla spalla. Tutti calciatori apprezzati, osannati, fischiati più per le loro prestazioni in campo che non per altro. E la vicenda di Aaron Winter, accolto con scritte di spregio da parte di fanatici neonazisti ma poi clamorosamente applaudito dall'intero stadio laziale, dimostra la contraddittorietà e la sostanziale minorità di queste componenti razziste. La società biancoceleste poi, dagli anni di Cragnotti ai giorni nostri di Lotito, non ha mai mancato di mettere in campo iniziative (tornei, amichevoli, celebrazioni o quant'altro) capaci di testimoniare l'estraneità, profonda, radicata, della Lazio a qualsiasi orientamento o volontà discriminatrice.
Inoltre occorre dire che se i movimenti neofascisti della Capitale marcano inequivocabilmente il tifo ultras laziale, lo stesso vale per il tifo ultras romanista. Nè più nè meno. E a livello nazionale ragionamenti identici valgono per gli ultras della Juventus o dell'Inter, del Milan o del Napoli.
Valgono insomma per tutti i maggiori gruppi ultras metropolitani, su cui la destra estrema ha lavorato politicamente con profitto da inizio anni '80. Certo esistono le eccezioni, ma appunto di eccezioni si tratta.
L'impressione, non nuova, è che ancora una volta alla Lazio sia assegnato il ruolo di parafulmine, utile a coprire (a nascondere) la realtà di un calcio italiano che, come nell'economia, negli stadi, nelle normative che regolano i rapporti tra società e calciatori o l'accesso dei tifosi sugli spalti, anche nel suo profilo politico, ideologico e socioculturale, segna una arretratezza e un vuoto di iniziativa che ne pregiudica pesantemente il passo rispetto alle assai più ricche, sviluppate e dinamiche realtà calcistiche europee. Quella inglese e quella spagnola più di ogni altra. Ben al di là che con gli ultras della Lazio, Golasa e Hitzlsperger dovranno confrontarsi da un lato con gli ultras di tutte le curve italiane, per nulla diversi nelle loro componenti più estreme da quelli biancocelesti, dall'altro con un calcio non solo costantemente in ritardo nel legiferare in maniera chiara ed efficace per punire e prevenire i casi di offese razziste verso questo o quel giocatore, ma addirittura incapace – in tutte le sue componenti: dirigenti, tecnici, giocatori, comunicazione – dimettere a fuoco con il nitore necessario la questione stessa della discriminazione razziale negli stadi. Per non dire della afasia che colpisce tutto il calcio italiano quando si tratta di ragionare (e intervenire di conseguenza) sulle origini tutte politiche di tale discriminazione.
In Italia, per quanto possa apparire paradossale, si discute ancora su quanto Balotelli sia responsabile degli ululati che lo accolgono non appena mette piede in un qualsiasi stadio italiano. Un po' come se gli storici si interrogassero su quanto gli ebrei, o gli zingari, fossero responsabili della loro reclusione e sterminio nei campi di concentramento.
Benvenuti Eyal e Thomas. Vedremo come andrà. In ogni caso, non sarete soli.





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