Non arrivo ad affermare che noi siamo il Bene e loro il Male (anche se io tra me e me ne sono convinto, ma non lo dico in pubblico). E' arduo immaginare un gene giallozozzo che ti porta, arrivato ad età matura, ad esporre un bruco sul lunotto posteriore della tua punto. Analogamente, non credo che lo stesso gene sia associato all'abitudine a parcheggiare nelle aree destinate agli invalidi.
Però.
Io la vedo così. Nessuno nasce laziale, nessuno giallozozzo. Ognuno di noi ha un'individualitò, come il gatto di Nanni. Questa individualità lo porta a fare delle scelte, fin dall'infanzia, e a schierarsi. Arroganza, prevaricazione, volgarità d'animo, possono essere ricondotte a manifestazioni esteriori di cui uno si vergogna, qualora non vengano coccolate, esaltate, qualora non si garantisca loro l'impunità. Se tu sei di un certo tipo, eccaallà. E' quello che succede sull'altra sponda. Sei un coatto? Vorresti girare con la sciarpa daa maggica (di lana, mi raccomando) quando vai in ufficio? Lo fanno tutti, come resistere? Questo vale per una miriade di altre manifestazioni che - nel migliore dei casi - denotano mancanza di stile.
Ma il laziale è meglio? Come si può affermarlo? Per strada, allo stadio, si vedono laziali che nulla hanno da invidiare, in quanto a maleducazione, volgarità e mancanza di classe, ai dirimpettai. Chi può negarlo? Ne faccio però una questione di grandi numeri. In una città come Roma, diciamo abbiamo sei giallozozzi e quattro laziali (o sette e tre, o otto e due, non saprei). Se il cinquanta per cento della popolazione è composta da coatti, ne consegue che se incontri dieci persone, cinque sono coatti. Di quei cinque, tre sono loro e due nostri.
La domanda però sorge spontanea. Non vediamo tre macchine col bruco giallozozzo e due biancoceleste. Il bruco biancoceleste non esiste, forse una su cento. Non vediamo tre bori/bore con tuta dell'asroma e due con tuta biancoceleste. Forse uno su cento. E allora? Delle due l'una. O le percentuali tra noi e loro sono cento a uno (ma le presenze allo stadio, gli abbonamenti alla pay-tv, sono lì a smentire questa ipotesi) o loro sono - oggettivamente - peggio. Più rumorosi, volgari, prepotenti, sguaiati, cafoni. Loro incarnano alla meraviglia il coatto metropolitano così ben descritto da Verdone (guarda caso, uno di loro).
Evidentemente, ci sono eccezioni. Dice perfettamente Tarallo che i romanisti "diversi" (e io ne ho tra gli amici, e se non fossero tali non potrebbero esserlo) si vergognano di questa paccottiglia cultural-tottiana (altro ossimoro agghiacciante) che ha pervaso come un maligno blob la nostra città. Magari nel fondo della loro anima hanno delle perversioni, ascoltano marione o leggono valdiserri, ma ognuno ha diritto alle proprie, e nessuno può arrogarsi quello di giudicare. Purché non si esageri. Potrei rompere un'amicizia se trovassi nella sua macchina il romanista.
Fate una prova. Per strada, a piedi o in auto, osservate chi avete intorno. Se - nell'abbigliamento o nell'atteggiamento - mostra inequivocabili segni di giallozozzismo, osservatelo/a bene, e cercate di individuare uno stemma, un gadget, una catenina, o una tuta, un bruco, un lupetto (più facili). Loro non si tengono, è molto probabile che si tradiscano. Se proprio non riuscite, attaccate bottone. Portateli a parlare di calcio, buttate lì un cappetano, un lazzialibburini, un accenno al quattrotretre...
Poi fate una statistica e ditemi. Non temo smentite, io sono anni che faccio questo gioco.