«Juve, mi raccomando: non pensare al Monaco.Pioli fa giocare bene»
L'ex sindaco di Roma e tifoso bianconero: «La testa al ritorno potrebbe avvantaggiare la Lazio. Gli ultrà? Non si devono subire»
di Tiziana Bottazzo
ROMA
Palloni, magliette, poster di giocatori. Non può prescindere dal calcio anche il toccante docufilm di Walter Vetroni «I bambini sanno», in uscita nei cinema il 23 aprile. «Non può essere altrimenti, il calcio fa parte della vita quotidiana. Apre e chiude il film Marius, un bimbo rom che non ha mai visto il mare e indossa la maglietta di Pirlo. Poi c'è Kevin cui ho chiesto se crede in Babbo Natale. Risponde di no, perché gli aveva mandato una letterina chiedendo la maglietta di Totti, gli aveva anche preparato latte e biscotti per accoglierlo con tutti gli onori. Ma Babbo Natale non si è presentato. Chiaro che poi la maglietta di Totti gliel'ho fatta avere, non so però se ha riabilitato Babbo Natale...». All'interno di «I bambini sanno» Walter Veltroni guarda negli occhi i 39 bambini scelti tra 300 e li fa parlare con franchezza e spontaneità di grandi temi: l'amore, Dio, la famiglia, l'omosessualità, la crisi. Temi difficili, impegnativi. E il calcio, con le sue violenze sempre in evidenza. «Il calcio – racconta l'ex sindaco di Roma, grande tifoso della Juventus – viene appunto sfiorato, immaginato, fa da contorno». Eppure è sempre un tema di grande attualità. In questi giorni Roma
è al centro dell'attenzione non solo per le sue squadre al vertice della classifica dietro la Juve, ma anche per le intemperanze dei tifosi. Negli anni scorsi era il presidente Lotito alle prese con un tenace braccio di ferro con la curva della Lazio, ora è Pallotta deciso a tenere il punto con gli ultrà, dopo il terribile striscione in Curva Sud contro la madre di Ciro Esposito. E il presidente della Roma ha garantito «tolleranza zero».
Veltroni, Roma, di cui è stato anche sindaco 7 per anni, la conosce bene. Qual è la sua impressione di quel che sta succedendo nel calcio romano?
«Tutte le squadre devono recuperare la loro autonomia. Bisogna distinguere tra tifo e gruppo di pressione. Giusto facilitare i tifosi, fondamentali per il sostegno di una squadra, sbagliato invece subire le intemperanze di alcuni. Un difetto molto italiano, di tutto il sistema calcio: appena una squadra vince tre partite, ecco che si inneggia ai giocatori come degli assoluti fuoriclasse, poi alle prime tre sconfitte diventano miseramente degli emeriti imbecilli. Il calcio italiano è così: emotivo, bulimico».
All'estero invece?
«Alex Ferguson che non avrebbe mai realizzato i suoi record, non sarebbe mai durato tanto. Una squadra è un progetto che presuppone tempo, lavoro, alti e bassi, obiettivi. Da noi invece si pretende tutto e subito, un sistema che impedisce di valorizzare i giovani».
Pensa che Roma sia una città più calda, passionale di altre?
«Non credo che ci sia molta differenza tra la tifoseria di oggi e quella dei tempi di Manfredonia. Così come la storia recente ci ha riportato scene forti di tifoserie di squadre di altre città, con giocatori che si inchinano alle curve o che si tolgono la maglia a comando degli ultra. È proprio tutto il sistema che dovrebbe cambiare».
Oggi Juventus-Lazio, una sorta di derby per Walter Vetroni.
«Da juventino dico: speriamo bene. Partiamo comunque da 12 punti di vantaggio a 8 partite dalla fine del campionato. Va già bene così. Prevedo una bella partita, la Lazio gioca un bellissimo calcio, Pioli si è rivelato un allenatore molto interessante. Di contro la Juve avrà forse la testa alla partita di ritorno con il Monaco in Champions League. Potrebbe quindi subire la Lazio. Ma questo non lo dirò mai».
Torniamo in campo e parliamo di calcio giocato. Bello che Roma stia vivendo questo derby ripetuto, con Roma e Lazio che si contendono il secondo e terzo posto. Un fine campionato molto intrigante.
«Molto positivo che da anni ormai il baricentro del calcio italiano si sia spostato al CentroSud: Firenze, Roma, Napoli, Cagliari, Palermo. Il gap con le squadre del Nord è ormai colmato, il campionato ha un respiro molto più ampio e interessante. Comunque, poi c'è sempre la Juventus che domina: ed è questo che conta».