Sei un laziale atipico.
O forse rappresenti l'essenza del vero laziale, non lo so.
Non sbandieri ai quattro venti la tua fede, almeno con me non lo hai mai fatto.
Sei stata la persona che mi ha portato allo stadio, che mi ha regalato la gioia di seguire ogni domenica la squadra del cuore col proprio papá; peró so che se non te lo avessi chiesto non lo avresti mai fatto.
Non mi hai mai imposto di essere laziale ma sono laziale perché lo sei tu.
Sei il primogenito di quattro fratelli, tutti romanisti. Tu, in quanto primo, hai scelto la Lazio forse perché hai sempre voluto andare controcorrente. Sei una persona chiusa, che vive le gioie dentro di sé e che non le lascia vedere.
Stasera eri allo stadio, col tuo amico Klaus (mio suocero, finnico). L'ultimo derby che hai visto allo stadio eri con me, eravamo in nord, in alto in alto. Signori segnó un gol che noi non vedemmo e Marchegiani paró un rigore a Giannini. Ho in mente tutti i momenti passati insieme allo stadio, non solo quel derby.
La Lazio di Zeman ti piaceva, si vedeva. Quando Boksic partiva su quella fascia dicevi che era un treno.
Stasera sei entrato in Montemario e mi hai chiamato al telefono per farmi sentire i cori della Lazio.
Continuavi a dire che non sentivi niente mentre ti parlavo, peró hai lasciato la comunicazione aperta per farmi vivere quell'emozione. Quell'emozione che provavi anche tu.
So che stasera sarai contentissimo e che domani mi racconterai tutto.
Avrei tanto voluto esser lí con te stasera, ma forse é meglio cosí.
Quella telefonata non me la scorderó mai. Ho in mente il tuo sorriso anche se non l'ho visto.
Forza Lazio papá, ti voglio bene!