Citazione di: Ulissechina il 11 Feb 2016, 12:06
Due sono le cose, o la Lazio non sa piazzare i suoi giocatori oppure non sono poi così forti come noi crediamo.
Io credo sia la prima (o meglio: il confronto con altre realtà strane rende immediatamente il nostro un "non saper piazzare"), ma non metto in dubbio che l'idea che la verità sia la seconda possa eccitare qualcuno.
D'altronde un solo vanto ha avuto la Lazio negli ultimi anni: la primavera.
Capisco quindi che per un certo modo di vedere le cose sia prioritario demolirla punto su punto, adesso che si può.
Sulla formazione dei giovani poi bisogna mettersi d'accordo: a che età bisogna essere arrivati in un club per poter essere considerato come "formato" da quel club?
Decidiamo sto parametro e poi rianalizziamo pure tutti i fenomeni "formati in casa" dalle altre squadre. Sennò è un giochino troppo facile così.
Keita ad esempio è arrivato alla Lazio a 15 anni. Se lui non è stato formato in casa allora non lo è stato neanche il decantatissimo Bertolacci, ad esempio (passato dal Divino Amore alla roma alla stessa età). Oppure devo pensare che il problema sia strettamente di provenienza del giocatore? Quindi un quindicenne di Ostia preso dall'OstiaMare è più prodotto del vivaio di uno arrivato alla stessa età dalla Slovenia o dalla Spagna o dal Gabon? So' domande che a questo punto tocca iniziare a farsi.
Perché se il discorso è che per essere considerato come formato in casa devi essere arrivato prima dei quindici anni, allora sono molti pochi i "prodotti del vivaio" di cui vantarsi, non solo per la Lazio.
Ciò che per me è essenziale in tutto questo, piuttosto, è che Keita è stato formato come calciatore professionista dalla Lazio, così come Bertolacci lo è stato dalla roma. E questo conta, nel mondo del calcio professionistico.
Anche perché il calcio prima dei quindici anni è scuola calcio, non calcio agonistico. E il non aver fatto i pulcini alla Lazio o alla roma sinceramente mi sembra una questione di quart'ordine nella carriera di un giocatore.
Ok, la Lazio non avrà insegnato a Keita e Onazi come allacciarsi gli scarpini e tenersi la pipì fino alla fine del primo tempo, ma probabilmente gli ha insegnato come stare in campo in Italia tra giocatori professionisti, cosa che mi sembra leggermente più importante dell'aver fatto o meno il kindergarten a Trigoria o a Formello. Ed è questo che si intende per formare.
IMHO, chiaramente.