Una interessante riflessione di Roma fa schifo.
Gli adesivi di Anna Frank romanista sono di 3 anni fa. Perché se ne parla solo ora?
25 ottobre 2017
Le società di calcio, tutti i commentatori sportivi, tutti gli editorialisti più in vista, la Comunità Ebraica, i ministri, i parlamentari, la Digos, il Presidente della Repubblica. Non sappiamo se il Papa abbia dichiarato qualcosa sulla Anna Frank Connection o se presuma di farlo nelle prossime ore, ma nel caso mancherebbe soltanto lui.
E' molto curioso, nel buffo acquario che è Roma, vedere come l'informazione si concentri su questioni piuttosto che su altre. E' curioso notare come in una città ricoperta di adesivi abusivi (spesso molti antisemiti, violenti, razzisti) ad un certo punto parta un treno su uno specifico adesivo, come se il problema fosse quello e non l'illegalità entro il quale la sua affissione diventa ordinaria.
Siamo assolutamente convinti che non ci si debba mai indignare del contenuto di una affissione abusiva, non va proprio considerato. Bisogna semmai indignarsi dell'affissione abusiva in se. Senza entrare nel merito. Se entri nel merito ha vinto l'affissore: ha comunicato il suo messaggio che invece non deve esistere.
A Roma invece dai muri, con un numero telefonico apposito, si cancellano solo le scritte antisemite. Siamo arrivati a questa ipocrisia. Non abbiamo capito che scarabocchi sui muri non ce ne devono essere, punto, poco importa quali siano le idiozie che recitano. E invece oggi a Roma se vuoi una squadra che ti ripulisca il palazzo dalle obbrobriose pisciate territoriali degli impuniti puoi agevolmente scendere, disegnare una bella croce uncinata, scrivere "RAGGI EBREA" e vedrai che accorreranno tutti e ripristineranno il muro del palazzo tuo. A questo siamo...
Ogni superficie utile della città è ricoperta di affissioni assurde, ma da tre giorni il problema è Anna Frank. Certo l'adesivo è grave, il messaggio è [...], l'ironia che sottintende è volgare, grossolana, insultante verso chi, anche nella nostra città, ha vissuto o ha avuto parenti che hanno vissuto gli anni più bui del Novecento.
Ma il tutto si incasella in un contesto ambientale che rende ciò ovvio, normale, coerente. A Roma dare del "frocio" o dell' "ebreo" a qualcuno considerando questi termini come un grave insulto è la norma. Questo è il contesto, questo è l'acquario. E' il contesto il problema, non l'adesivo in se.
Tanto più se l'adesivo risale, udite udite, al 2013. Lo dimostra anche la maglia posizionata sulla figurina della ragazza: giustappunto la maglia ufficiale del 2013 della squadra giallorossa.
La metropolitana e altre superfici ne erano piene 4 anni fa, ma all'epoca nessuno disse nulla.
Oggi se ne occupa anche Sergio Mattarella. Roma è l'unica e l'ultima città del mondo in cui i media - rivolgendosi ad una massa informe di cittadini gravemente lobotomizzati dagli eventi e dal contesto, appunt - riescono ancora a manipolare l'informazione in questo modo. A portare lettori, istituzioni, politici sul loro terreno quando e come vogliono loro.
A casaccio a volte (come ora) con profondi secondi fini in altri casi, quando tra le mille cose che c'erano da affrontare si preferì parlare per dei mesi sul nulla della Panda Rossa di Marino, primo passo della demolizione mediatica dell'unico sindaco che negli ultimi decenni ha cercato di rimettere in carreggiata la città.
La questione che ci lascia questa storia non è la consapevolezza di quanta feccia ci sia nelle curve calcistiche in Italia e in particolare a Roma (il calcio andrebbe sospeso in attesa del passaggio di generazione), questo lo sapevamo già, la questione che ci ronza in testa è trovare una risposta alla domanda "perché se ne parla solo ora?". Alla domanda "perché è pieno di imbecilli a tutti i livelli che va appresso a chi ne parla solo ora" abbiamo già la nostra lucidissima risposta
http://www.romafaschifo.com/2017/10/gli-adesivi-di-anna-frank-romanista.html