Da wikipedia:
Vicende giudiziarie
A maggio 2019 viene indagato per bancarotta fraudolenta dalla procura di Cosenza guidata da Mario Spagnuolo: al centro dell'inchiesta la società di progettazione di edifici Ofin s.r.l. fallita cinque anni prima che si intreccia con la vita aziendale della Feel S.r.l., della Zenobia S.r.l., della Moa S.r.l, della Oltrestudio S.r.l. e dello stesso Mario Occhiuto; sarebbero state distratte a più riprese somme per un totale di oltre tre milioni di euro[20][21]. L'8 novembre dello stesso anno verrà rinviato a giudizio dal GUP mentre sua sorella Annunziata con il rito abbreviato verrà condannata a un anno e quattro mesi di reclusione.[22]. Il 19 Maggio 2023 è stato condannato dal Tribunale di Cosenza a 3 anni e 6 mesi di reclusione per bancarotta fraudolenta, in quanto ex amministratore della Ofin, con le pene accessorie del divieto di esercizio dell'attività d'impresa per 3 anni e dell'interdizione dai pubblici uffici per 5 anni.[23][24]
Il 7 maggio 2019, nell'ambito dell'inchiesta della procura di Catanzaro in relazione agli appalti per la metropolitana leggera destinata a collegare Cosenza, Rende e l'Università della Calabria, a Mario Occhiuto, al governatore Mario Oliverio e al dirigente regionale Zinno viene contestato di aver sottoscritto l'Accordo di Programma per la costruzione della stessa metro a seguito della promessa avanzata da Oliverio e da Zinno di ottenere i finanziamenti e la copertura amministrativa, che secondo Occhiuto erano già stati concessi ben prima che Oliverio divenisse presidente, per la realizzazione del Museo di Alarico a Cosenza, oggetto di una gara illegittima indetta dal Comune che però sempre secondo il sindaco avrebbe superato il controllo del competente giudice amministrativo. A Oliverio, Nicola Adamo, ex vicepresidente, e Luigi Incarnato, ex assessore regionale ai Lavori Pubblici, viene inoltre contestato di aver indotto numerosi consiglieri comunali di Cosenza a rassegnare le dimissioni, nel febbraio del 2016, per provocare la decadenza di Occhiuto che sarebbe stato poi rieletto[25]. In relazione a questa indagine ad ottobre la procura di Catanzaro chiede il rinvio a giudizio per Occhiuto e gli altri indagati[26]. Nel luglio del 2020 viene proposto il "non luogo a procedere" nei confronti di Occhiuto mentre per Oliverio e Adamo viene chiesto il rinvio a giudizio.[27]
Il 28 gennaio 2022 il GUP del Tribunale di Cosenza, a conclusione del processo con rito abbreviato, lo proscioglie dall'accusa di peculato riguardo alla gestione dei rimborsi per spese di rappresentanza del Comune; l'inchiesta era partita a seguito della denuncia presentata dallo stesso Occhiuto nei confronti di Giuseppe Cirò, capo della segreteria, in relazione proprio ad un presunto utilizzo indebito delle spese di rappresentanza.[28]
È stato condannato dal Tribunale di Cosenza a 3 anni e 6 mesi di reclusione con l'accusa di bancarotta fraudolenta. Condannato anche al divieto di esercizio dell'attività d'impresa per 3 anni ed all'interdizione dai pubblici uffici per 5 anni. Il pubblico ministero aveva chiesto la condanna di Occhiuto a 4 anni