Intervengo ora, su imbeccata del mio fratellone padano, in questo che l'ennesimo capolavoro del nostro fuoriclasse Pikkio.
Forse mai come quest'anno aspetto l'inizio di questo campionato ma non per motivi tecnici e di ambizione... che comunque ci sono, e motivati.
Dopo l'abbuffata cragnottiana il mio appetito di trofei era stato notevolmente soddisfatto e mi ha fatto sopportare con più serenità il razionamento dei viveri lotitiano (che comunque un paio di ruttini fatti bene ce li ha fatti fare).
Da quel momento, complice la crisi dei 40 anni, ho cercato di trovare particolari in questa Lazio che mi ricordassero la "mia" Lazio, quella della mia infanzia, della mia adolescenza, quella del muretto degli Eagles, dei tamburi, del "lode a te Bruno Giordano" o del "Giorgio Chinaglia è il grido di battaglia, del "consiglio Franco D'amico", del cielo biancoceleste a fare da copertura al vecchio Olimpico.
Una ricerca nostalgica legata soprattutto ai MIEI anni che passano e che sempre più spesso mi spingono a volgere lo sguardo alle spalle per cercare certe immagini come uno di quei vecchi film che non smetteresti mai di vedere e rivedere.
Per questo motivo da un po' di tempo cercavo di riconoscere la mia vecchia Lazio e lo facevo a fatica, ma non tanto per le "lotitate" o per le "antilotitate", legate al momento storico e destinate, prima o poi, a sparire per lasciare il posto a qualcos'altro, con la Lazio sempre lì, immortale.
Uno dei particolari che non me la faceva riconoscere era la sua... faccia.
L'ho vista la prima volta e me ne sono innamorato di quella faccia.
Ci sono cresciuto ed ogni volta che la vedevo me ne ri-innamoravo.
La maglia celeste il giusto per far spiccare il bianco.
I pantaloncini e i calzettoni bianchi, eleganti e brillanti, per far spiccare il celeste della maglia.
L'imprinting primordiale di ogni Laziale, almeno quelli della mia generazione, che la riconoscevano anche in una piccolissima foto sbiadita e quasi senza colore.
Non come oggi che per capire di quale partita stiamo parlando devi leggere la didascalia (vedi Juve-Lazio dello scorso anno).
Questa estate, invece, accendo la TV e vedo iniziare una partita, me ne ero anche dimenticato.
E' Villareal-Lazio, loro gialli dalla testa ai piedi e di là... la mia Lazio, con la SUA faccia, quella che mi guardò negli occhi tanti anni fa per farmi innamorare.
E mi sono emozionato, come nel vedere una foto della mia infanzia, del mio papà, dei suoi occhi biancocelesti.
Oggi aspetto di rivederla la mia Lazio e il risultato verrà dopo tutto questo.
Se andrà male lo sopporterò con più leggerezza ma se andrà bene sarà ancora più bello veder sorridere quella stessa faccia di quarant'anni fa... identica a quarant'anni fa.