io non penso che dobbiamo prenderci in carico noi l'intero esito della vicenda Greenwood.
Non ci compete, per l'appunto.
Se io non voglio una persona a casa mia perché la reputo una merda, poniamo perché di estrema destra, non sto dicendo che nessuno deve farlo entrare in casa.
Non c'è necessariamente questo carattere prescrittivo nelle scelte che si fanno.
è una proiezione del modo di pensare del nostro ordinamento socio-politico che, per quanto lecita, non è necessaria. Anzi è anche discutibile perché per quanto appaia formalmente democratica, questa confusione tra due ambiti genera un corto circuito.
L'idea è che il giudizio individuale deve necessariamente riflettere una norma generale, ma così finisce confuso con essa (tanto che ti contestano "vuoi sostituirti al giudice?").
ma questo è proprio il corto circuito: prima si costringe ad un significato che non si vuole assumere e poi si contesta che si possa stabilire quello stesso significato.
Io non indico alcuna norma generale perché non sono un giudice e non è un processo penale.
Sto dicendo altresì che, fino a quando non ho evidenze contrarie, in casa "mia"/"nostra" non lo voglio. Domani farà ammenda e ci ripenserò.
Altri lo accettano? Altri fanno la stessa cosa mia? Non mi compete. Compete agli altri. Io posso solo esprimere il MIO giudizio particolare.