la questione ultras in Italia - questione generale di cui la vicenda curva nord della Lazio altro non è che un aspetto specifico e per certi versi irripetibile altrove - è tema estremamente complesso. e i temi complessi non prevedono soluzioni semplici. non c'è nessuna soluzione miracolistica in grado di risolvere, dall'oggi al domani, un bubbone radicato da circa mezzo secolo negli stadi italiani
la curva nord, in questi decenni, ha visto striscioni inneggianti all'olocausto: via i simboli dell'antisemitismo, si è detto, e i simboli dell'antisemitismo sono stati messi fuori
la curva nord ha visto bandieroni quattropercinque con la croce uncinata, bianco, rosso e nero, senza neppure la "copertura" del biancoceleste: si è detto via i simboli del nazismo e a tali simboli si è fatto divieto
poi è stato il turno delle croci celtiche, delle effigi del duce, degli stendardi del ventennio e del terzo reich: si sono fatte leggi per punire l'apologia di fascismo e sono (pressoché) scomparse croci, effigi e stendardi
si cantavano faccetta nera e giovinezza: si cantavano e ora non si cantano più
ci sono stati decine e decine di arresti, di daspo, misure restrittive di ogni tipo
adesso si troverà il modo di non far cantare più l'inno d'Italia con il braccio teso, si troverà forse il modo di bandire le "canzoncine goliardiche" su juden qua o ebreo di la, poi si riusciranno ad eliminare gli striscioni sulla palestina o sulle foibe, infine magari si proibirà "ragazzo di buda" la canzone simbolo degli ultras di destra italiani. spariranno forse segni e manifestazioni di ogni tipo. ma stiamone certi: lo "scandalo" della comunità fascista padrona della curva sarà ancora tutto li, muto, magari, silente ma presente come non mai nella sua ostilità "nera" e irriducibile. capacissimo di trovare altri simboli della propria alterità: è così difficle prevedere battaglie future contro centinaia o migliaia di ultras che si "limitano" a manifestare la propria ideologia indossando camicie nere o camicie brune?
come dire, si sono "vinte" e si vinceranno cento battaglie, con la convinzione ogni volta di aver colpito al cuore il "nemico". "nemico" che invece ogni volta rispunta più forte e determinato di prima. dopo ogni disillusione, la rabbia, lo scoramento, l'impotenza. e lo stadio olimpico un pò più vuoto
adesso arriva l'uefa, dritta, decisa, inflessibile, estranea alla cultura italiana della mediazione. due giornate di squalifica ci stanno tutte, niente da dire, le sconteremo e ben altro dobbiamo prepararci a scontare. ma anche stavolta non servirà a nulla. ma non perché la questione ultras sia un problema irrisolvibile nella nostra Italia. tuttaltro, il problema è risolvibilissimo, anche nel nostro scassatissimo paese. e la via è esattamente la stessa che è stata seguita in Inghilterra o in Germania. non servono scorciatoie, serve la ristrutturazione complessiva dell'industria calcio
servono misure che rendano attiva l'economia del calcio
servono stadi adeguati agli stili di vita dell'occidente contemporaneo (più comfort, più servizi, visibilità, raggiungibilità, ecc)
servono legge efficaci e certe a tutela di un pubblico che deve essere sempre più fatto di vecchi e bambini, di uomini e donne, di tifosi e spettatori di ogni razza o colore, di ogni idea e di ogni fede politica e religiosa
servono regole che rendano il più aperta possibile la competizione, il più incerto possibile il confronto
tempo addietro mi è capitato di commentare, in questo nostro forum, una foto che esibiva l'orgoglio degli ultras della Lazio in partenza per la trasferta "blindata" di Atene. scrssi che quella foto guardava al passato e che se si voleva pensare al futuro della nostra Lazio si sarebbe dovuti andare nella direzione esattamente opposta: meno "muscoli" e più fantasia, meno comunità e più apertura e più differenza, meno banda più festa. non è stato così, purtroppo. quello che sta accadendo allora era tutto già scritto, tutto era prevedibile. e in un certo senso, senza cambiamenti di rotta, inevitabile