(Corriere dello Sport)

di Marco Filacchione
roma
Stadio Flaminio, fuga dal degrado. Lo storico impianto romano sembra ormai destinato a riscattarsi dallo stato deprimente in cui è caduto da tempo. L'ancora di salvezza arriva dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Roma, che, riconoscendo l'alto valore architettonico dello stadio realizzato nel 1959 da Pier Luigi e Antonio Nervi, ha deciso di portare a compimento la procedura di tutela. In poche parole, si comincerà a lavorare (non si sa ancora quando) per il suo completo recupero in chiave moderna, rispettando comunque i criteri estetici e architettonici originari.
LA STORIA. Con il Flaminio, Roma ritroverebbe un assoluto protagonista della sua storia sportiva. La struttura sorse più o meno sulla stessa area dello Stadio Nazionale, che aveva ospitato la finale dei Mondiali del 1934 e svolto per anni il ruolo di maggior impianto calcistico cittadino. Costruito in vista delle Olimpiadi del 1960, in seguito ospitò per anni le partite della Lazio. Quando, prima dei Mondiali del 1990, lo Stadio Olimpico fu completamente rifatto, al Flaminio giocò per una stagione anche la Roma. Attraente nelle linee e funzionale, dotato nel suo maggiore splendore di circa 40 mila posti (8.000 coperti), per concezione e visibilità è l'autentico stadio da calcio di Roma. Il che non ha escluso una certa vocazione polisportiva: sotto le tribune sorgevano una piscina coperta di 25 metri e cinque palestre per pugilato, ginnastica e atletica.
SPERANZA. Soddisfatto della piega degli eventi Daniele Frongia, assessore allo Sport di Roma Capitale, proprietaria dell'impianto: «Restituiremo ai cittadini lo Stadio così come era stato disegnato per i Giochi Olimpici del '60 ma innovandone la fruizione, rendendola moderna e polifunzionale. Proprio in tal senso incontreremo al più presto il Coni per proseguire il percorso già intrapreso lo scorso anno». Secondo Frongia, «si sono concretizzate tutte le condizioni per procedere a un recupero trasparente e corretto della struttura sportiva. Il Comune prosegue il dialogo con potenziali investitori che potranno ora contare sulle opportunità rese possibili da un piano di recupero nel quale non saranno trascurate le esigenze di aggiornamento funzionale dell'opera».
Quanto all'utilizzo futuro, il grande calcio romano sembra però ben poco interessato. La Roma, come si sa, ha tutt'altre mire e progetti, ma per la Lazio il discorso potrebbe essere diverso: la zona tra Viale Tiziano e il Lungotevere è la culla delle origini biancocelesti; lì a un passo dal Flaminio sorgeva la Rondinella, primo vero stadio della Lazio. Più volte, nel recente passato, è stato vagheggiato un suggestivo "ritorno a casa". Alcuni tifosi poco più di un anno fa sono arrivati a lanciare una petizione on line ottenendo un certo seguito ma nessuna sponda da parte della società. Lotito, più volte stimolato sulla questione, ha sempre rigettato con decisione ogni collegamento tra la Lazio e il Flaminio, preferendo ipotesi più "periferiche".
A oggi, l'interesse più concreto è piuttosto quello della Federazione Italiana Rugby, che per circa tre decenni, a partire dal 1975, ha utilizzato l'impianto con una certa regolarità. Un progetto, quello della Fir, sostenuto dal presidente del Coni Giovanni Malagò e confermato anche dalle parole di Frongia: «Coni e Fir hanno manifestato pubblicamente il loro interesse ma vogliono approfondire con noi le implicazioni del vincolo». Si vedrà. Intanto, l'entrata in campo della Soprintendenza segna un cambio di passo nell'operazione Flaminio, che ora può entrare nel vivo.