Lazialità,
spesso se ne parla in termini emozionali, perchè questa parola che ai più potrebbero non significare nulla, racchiude un sentimento strettamente personale legato a figure o a momenti particolari della nostra stessa vita.
Spesso improriamente sento e leggo sciorinate di centinaia di trasferte, migliaia di partite casalinghe come se i numeri potessero rappresentare un sentimento così radicato, profondo, come può definirsi la "Lazialità".
Io la mia Lazialità l'ho vissuta fino in fondo dal periodo dell'infanzia alla piena adolescenza e fino in fondo l'ho accantonata, preso tra i meandri e le tribolazioni della vita quotidiana, ma di storie tinte di biancoceleste potrei raccontarne, e forse proprio attraverso l'aurea dei ricordi realizzo che quel sentimento ancora esiste anche se assopito da un sistema completamente diverso da quello che imparai a conoscere tanti anni fa.
Storie di campioni disegnati con le matite colorate o di bandiere cucite da abili e pazienti mani familiari, storie di fughe da casa in compagnia di 4 amici veri, saltando da un autobus all'altro solo per vedere da vicino un nome sconosciuto nel panorama calcistico Italiano, ma che vestiva pur sempre i colori della mia amata squadra del cuore.
Fermandomi a riflettere scopro che in fondo tutto questo mi ha accompagnato e che se oggi asetticamente non lo condivido più è solo perchè le mie storie da adulto hanno permesso che accantonassi l'unica vera passione che albergava nel mio cuore e che ora mi risulta difficile e complicato riannodare il filo, il problema è che bisognerebbe cambiare il modo, bisognerebbe trovare la voglia di riappropriarmi di un pezzo della mia vita...e poi, poi succede, succede che per errore una vecchia scatola impolverata spunti fuori da un angolo remoto del tuo soppalco, e che all'interno custoditi come delle reliquie saltino fuori dei cimeli che non credevi più di avere, e allora mentre giri e rigiri tra le mani quel vecchio biglietto arancione con su scritto Lazio LR Vicenza con gli autografi di quei vecchi leoni o quel libro autobiografico autografato di un campione che ci ha lasciato poco tempo fa e che rappresentava tutta la tua adolescenza, allora un brivido ti corre lungo la schiena curva e quel sentimento sopito dal tempo d'un tratto rispunta fuori e con esso anche lacrime che ne sciolgono i contenuti.
Mi trovo seduto per terra con l'avidità dell'affamato e allora ecco il primo numero di una rivista unica nel panorama biancoceleste "Eagles Supporters" con la foto dello striscione più lungo d'Italia, quel biglietto di un derby atteso da sempre Lazio Roma 1-0 Di canio o quel libro del 1973 con la fotosintesi del campionato scritto da M.Pennacchia o ancora la biografia del Generale Vaccaro a cui tanto dobbiamo o quel paio di pantaloncini che Casiraghi mi regalò dopo un Lazio Empoli e le maglie e il giubbotto di quando facevo il servizio d'ordine....
Questo incantesimo viene rotto dalla voce di mia moglie e dal suo sguardo incredulo, no, non può capire cosa rappresentano per me quegli oggetti e forse per lei è un bene, ma a me, mi hanno lasciato la voglia ancora una volta di riprendermi quel sentimento troppo soffocato dalle corse quotidiane di una vita sempre sul filo.