Secondo me c'è da fare un discorso a latere, altrimenti si parla dell'effetto senza aver chiara la causa, senza cercare a tutti i costi un colpevole, che sia Lotito, i tifosi, la squadra.
La Lazio, per come la vedo io, non è una squadra di calcio, ma uno stile di vita, assimilabile a quello che è il nostro carattere nel quotidiano.
Il tifoso della Lazio non è uno che vince facile, anzi. In più di un secolo, è un dato di fatto, non abbiamo praticamente vinto una mazza.
Il tifoso della Lazio, però, è uno che lotta, che non si lascia scoraggiare dagli eventi, del tipo ho queste carte, me le gioco, ci sputo sangue, ma me le gioco.
Ho due sette a poker, ma vado. Ma SONO CONSAPEVOLE di quello che ho in mano.
L'errore di fondo è che questa presidenza in particolare, per carità, magari abilissima in campo industriale, dal punto di vista psicologico fa acqua nelle cose apparentemente più limpide: il tifoso della Lazio è da sempre, per DNA, disposto a soffrire. Ma detesta essere preso per il culo. Il tifoso della Lazio non è come quello della maggica, che se gli comprano 4 pippe automaticamente è legittimato a parlare di scudetto.
Il tifoso della Lazio è concreto, non si lascia affumicare, vede il poco arrosto e si nutre di quello.
Ma se il poco arrosto gli viene presentato come una cena da Cracco PEC, si incazza. Si sente depredato della sua capacità di analisi, svilito nella sua dignità
Perché io mi devo giocare le mie carte per quelle che sono, non come punti vincenti perché qualcuno mi convince che quelle siano le carte migliori al mondo. Devono essere le carte migliori possibili, per me, ma oggettivamente.
Nessun tifoso auspica andare in B, che poi la B di per sé sti cazzi, io la Lazio la seguirei ovunque.
Fascetti cavava il sangue da 11 rape, chi vuole ci segua, chi non vuole quella è la porta. Il tifoso vuole seguire una squadra in cui i primi a crederci siano i giocatori.