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caro presidente lotito,
per combattere le armate occorrono le armate. se non si hanno le armate, allora lo scontro frontale va evitato a tutti i costi, la guerra guerreggiata va evitata come il peggiore dei mali possibili. perché le armate sono grosse, potenti, micidiali. ma non sono inattaccabili, non sono affatto indistruttibili. vanno colpite ai fianchi, vanno indebolite, va smontata la loro complessità, vanno recisi gli anelli deboli, uno dopo l'altro, attacco dopo attacco
per uscire da questa metafora militaresca (antipaticissima peraltro, ma se usa il termine task force il terreno di confronto è dato), il faccia a faccia con il dinosauro targato 1927 non è, per noi, la migliore tra le opzioni possibili. ora scateneranno tutti i loro apparati egemonici, trasformeranno (lo han sempre fatto, figuriamoci) ogni fallo laterale invertito, ogni contrasto a centrocampo non sanzionato, nella prova evidente che la parte lesa sono loro, altro che fortuna o vantaggi arbitrali. e le sanipoli, le ferraiolo, i mangiante troveranno il modo di condire - con irrisione o con atteggiamento serioso e preoccupato, a seconda dai risultati e dalla classifica - ogni loro intervista a questo o a quello con domande sul "piagnisteo" della Lazio
bisogna colpirli (e affondarli) quando si ha la possibilità concreta di farlo. a testa alta e con il sorriso sulle labbra. di derby possono vincerne consecutivamente anche dieci (sgrat!), hai voglia a trovarne di morganti e tagliavento, figuriamoci. ma Lazio-inter non si sana, i punti decisivi erano quelli e sono volati via. e non è un caso che in cima alle loro repliche c'è quella partita, ci sono quegli spalti. la ferita brucia ancora e non sarà certo un quarto posto rubato (sempre che ci riescano, sempre che fatti fuori noi non se lo vedano sfilare dai loro amici juventini...) a curarne il dolore
avanti Lazio