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Lazio e basta / Only Lazio => Lazio Talk => Discussione aperta da: GuyMontag il 14 Mar 2013, 12:17

Titolo: Trentamila modi di essere laziali
Inserito da: GuyMontag il 14 Mar 2013, 12:17
Scusate la lunghezza.

Si spendono in questi tempi oceani di parole sul concetto di unità della tifoseria. Uniti si vince. Uniti si superano tutti gli ostacoli. Uniti si affrontano tutti gli avversari, tanti se ne hanno fuori dal campo, se ci mettiamo pure a trovarli al nostro interno...

Si fanno esempi di muraglie umane, di stadi tappezzati di giallonero, come a Dortmund, si porta ad esempio di tifoserie unite quelle inglesi: stadi bellissimi, sempre pieni, dove la tifoseria organizzata non esiste, non ci sono Irriducibili, Boys, Fedayn, Drughi, Commandos, non ci sono striscioni, fazioni, gruppi rivali che si fanno la guerra interna, oppure le sciarpate e i cori emozionanti del calcio argentino, lo stadio (giuro, mi sono commosso) del Celtic per la sfida col Barcellona. Oppure altre realtà, che riempiono gli stadi con calore, affetto, supporto, pari se non maggiori a quelle del calcio. Li vediamo, questi stadi gonfi di passione durante il Sei Nazioni di rugby, masse di allegri tifosi, famiglie, vecchie e ciccioni ognuno con la sua sciarpa, ognuno col suo sorriso. Sono tanti, invadono Roma a migliaia e quando se ne vanno, abbiano vinto o perso, lasciano solo una scia di birra, di passeggiate, di cori sulla scalinata di piazza di Spagna, di sciarpe scambiate e pacche sulle spalle.

Non esageriamo nel mitizzare gli altri. Ognuno ha le sue magagne, alcune ben note, se negli stadi inglesi non c'è più violenza, magari questa si è spostata poco oltre gli spalti, non è che di colpo quelli del Millwall e del West Ham vanno a farsi una birra insieme o si mischiano nelle curve, e magari prima di un River-Boca oppure dopo si sono ammazzati per strada a pistolettate, perché in Argentina ci vanno sul pesante. Non so se avete visto una serie di documentari, chiamati Football Hooligans International, presentati da Danny Dyer (l'attore di Football Factory), che girava tra le realtà dell'hooliganismo mondiale. Non si salva nessuno, dalla Turchia all'Olanda, dai ferocissimi serbi agli efferati argentini, noi facciamo quasi la figura delle mammolette (OT è venuto a Roma, a vedere Lazio-roma del lavandino di Ledesma, un tempo per curva. Non perdetevelo, se capita... EOT).

Mammolette non siamo, però. Tutt'altro. L'interessante di questi documentari è che ci fanno vedere un altro mondo, un mondo che - per la maggior parte di noi - è totalmente sconosciuto. Un mondo che ha altri valori, altri canoni, altre regole, altri rapporti gerarchici. Noi non ci veniamo quasi mai a contatto, nella vita quotidiana. Lo stadio è invece il punto d'incontro, dove tutte le gerarchie si ribaltano, dove un manager sta accanto al suo autista, il ricco al povero, il galantuomo al bandito. Ma per quei novanta minuti, non conta. Lo stadio è di una democrazia disarmante, abbatte tutte le barriere di razza, colore, censo. Tutti uniti per uno scopo.

Ma anche no.

E' sempre successo, non facciamoci dei film colorati di seppia dalla nostalgia della gioventù. La politica nello stadio, parlo per me, c'è sempre stata. Mi ricordo un derby, al tempo del rapimento di Moro, e la curva dove alloggiavo (un'intera curva, non pochi scalmanati) gridava "i fasci di Roma lo grideranno in coro, non ce ne frega un cazzo di Aldo Moro". Da quello allo striscione "Roma è fascista" è passato del tempo, ma manco tanto, poi.

C'è chi si scandalizza. Io ritengo inconcepibile che allo stadio non ci si lasci dietro il resto, tutto il resto. Quando salgo quei gradini di corsa e vuuaaa mi trovo davanti il prato verde e intorno una marea pulsante, ringhiante, ma anche allegra e vociante, mi sale la pressione, e allo stesso tempo scompare tutto. Diversi amici, gente che vedo solo ogni quindici giorni, fratelli veri, è un altro mondo. Il mio mondo, vero non meno di quello che mi sono lasciato alle spalle. Chi non l'ha mai vissuto, chi non si è mai emozionato, povero lui. Lo compiango.

Con tutto che non arrivo a concepire, in definitiva devo accettare, qualora non porti nocumento alla Lazio. Poi però succede che, in seguito alle manifestazioni esteriori di alcuni esponenti della curva, che proprio non gliela fanno, le istituzioni preposte alla gestione del calcio dicono che non si può. Potremmo stare a discutere decenni sui due pesi e sulle due misure, su come un episodio viene visto in modo differente a seconda di chi è protagonista, che se sei diciamo bianconero e canti "se saltelli muore Balotelli" è simpatica goliardia e se ad uno nella nord scappa un peto diventa lancio di lacrimogeni e conseguente squalifica per sempre da tutte le competizioni. Se ingaggiamo questa battaglia, io sono al vostro fianco.

Faccio molta fatica, però, ad essere solidale con coloro che - nonostante tutti gli avvertimenti di questo mondo - continuano a voler affermare un principio. Che qui si fa quello che vogliamo noi. Ragazzi... già non sopporto travasi dall'altro a questo mondo. Ci sono, li constato, ma non li sopporto. Poi, lo sapete, lo sapevate a cosa andavamo incontro. Il rischio, poi divenuto realtà, è che ci schiaccino come una nocciolina. Come conseguenza, inoltre, non avremo alcuna solidarietà, dato il gesto che ha provocato la sanzione. Soli, cornuti e mazziati.

Cerco di capirli, sono sicuro che la sanzione li ha colti di sorpresa. Era quello che hanno sempre fatto, loro come tanti altri, per uno che sapeva cosa rappresentava il braccio teso, tanti ci vedevano un gesto di ribellione, di antagonismo, e il buuh oppure il romanista ebreo naturalmente non aveva riferimento diretto ai campi di cotone in Alabama o ai forni di Mauthausen, ma al gusto adrenalinico di odiare ed essere odiato, e più ti insulto, più ti ferisco dove ti fa più male, più mi alimento di sentimenti forti, che sono la mia linfa vitale, allo stadio. Laddove un nero od ebreo, fuori dal contesto, è magari un compagno di lavoro o uno col quale durante la settimana scherzo o vado a prendere una birra.

Capire io loro, va bene. Capire loro che hanno rotto il cazzo, però, dovrebbero proprio farlo. Capire che non son più loro a dettare le regole su quello che si può e non si può fare, si può o non si può dire. Se non lo capiscono non c'è futuro. Il futuro è quello della nocciolina, loro magari troveranno in questo almeno una soddisfazione di antagonismo e ribellione al sistema, io manco quello. Le battaglie contro il sistema, se permettete, me le scelgo io.

Questa situazione è stata utile, in definitiva. Ha scoperto le carte. D'ora in poi si dovrà navigare allo scoperto, nessuno si potrà più trincerare dietro un "non lo sapevo". Dato che io sono un accanito assertore della responsabilità individuale ed un orripilato detrattore della responsabilità oggettiva, per me c'è un'unica soluzione. Chi sbaglia, paghi. Lascerei il giustificazionismo sociologico altrove. Senza violenza, senza purghe o repressioni, senza neanche coinvolgere tutta una curva che - con ogni probabilità - non è in grado di prevenire ogni atto "pericoloso", e che - comunque - non vorrei mai come esecutrice violenta di una "pacificazione" interna (non mi piacciono i manganelli all'esterno, non li tollererei all'interno).

SI utilizzino gli strumenti che ci sono, sia tecnologici che legali, si avverta (questo lo può fare senza problemi la S.S. Lazio) che chiunque si diletterà in comportamenti suscettibili di sanzioni verrà identificato e punito di conseguenza, con l'impossibilità futura di frequentare lo stadio, e chi di dovere metta in atto quanto minacciato, se sarà il caso. Sono sicuro che la stessa curva non potrà che essere solidale con questo atteggiamento, che avrà l'effetto di spostare l'attenzione da termini generici come "tifoseria", "ultras", "curva", a quelli più specifici di un Mario Rossi o Francesco Bianchi.

Come diceva un mio amico ebreo, ci sono tanti modi di essere ebreo quanti sono gli ebrei al mondo. Vale lo stesso per i laziali. Trentamila allo stadio, trentamila modi di essere laziali. Dobbiamo per forza puntare sul nostro minimo comune multiplo (o era il massimo comun denominatore, mai capito): la Lazio, e segnare un punto di demarcazione netto e condiviso da TUTTI su quel che giova alla Lazio e su quel che la danneggia, e di conseguenza comportarci. Curva inclusa. Senza questa condivisione, c'è solo la nocciolina.

Romammerda a tutti
Titolo: Re:Trentamila modi di essere laziali
Inserito da: paolo71 il 14 Mar 2013, 12:25
come sempre un grande Guy, the best

:beer:
Titolo: Re:Trentamila modi di essere laziali
Inserito da: TheVoice il 14 Mar 2013, 12:34
E' sempre un piacere leggerti Guy

:band1:
Titolo: Re:Trentamila modi di essere laziali
Inserito da: porgascogne il 14 Mar 2013, 12:37
Citazione di: GuyMontag il 14 Mar 2013, 12:17
Capire io loro, va bene. Capire loro che hanno rotto il cazzo, però, dovrebbero proprio farlo. Capire che non son più loro a dettare le regole su quello che si può e non si può fare, si può o non si può dire. Se non lo capiscono non c'è futuro.

[...]

Questa situazione è stata utile, in definitiva. Ha scoperto le carte. D'ora in poi si dovrà navigare allo scoperto, nessuno si potrà più trincerare dietro un "non lo sapevo". Dato che io sono un accanito assertore della responsabilità individuale ed un orripilato detrattore della responsabilità oggettiva, per me c'è un'unica soluzione. Chi sbaglia, paghi. Lascerei il giustificazionismo sociologico altrove. Senza violenza, senza purghe o repressioni, senza neanche coinvolgere tutta una curva che - con ogni probabilità - non è in grado di prevenire ogni atto "pericoloso", e che - comunque - non vorrei mai come esecutrice violenta di una "pacificazione" interna (non mi piacciono i manganelli all'esterno, non li tollererei all'interno).

SI utilizzino gli strumenti che ci sono, sia tecnologici che legali, si avverta (questo lo può fare senza problemi la S.S. Lazio) che chiunque si diletterà in comportamenti suscettibili di sanzioni verrà identificato e punito di conseguenza, con l'impossibilità futura di frequentare lo stadio, e chi di dovere metta in atto quanto minacciato, se sarà il caso. Sono sicuro che la stessa curva non potrà che essere solidale con questo atteggiamento, che avrà l'effetto di spostare l'attenzione da termini generici come "tifoseria", "ultras", "curva", a quelli più specifici di un Mario Rossi o Francesco Bianchi.

Come diceva un mio amico ebreo, ci sono tanti modi di essere ebreo quanti sono gli ebrei al mondo. Vale lo stesso per i laziali. Trentamila allo stadio, trentamila modi di essere laziali. Dobbiamo per forza puntare sul nostro minimo comune multiplo (o era il massimo comun denominatore, mai capito): la Lazio, e segnare un punto di demarcazione netto e condiviso da TUTTI su quel che giova alla Lazio e su quel che la danneggia, e di conseguenza comportarci. Curva inclusa. Senza questa condivisione, c'è solo la nocciolina.

bene
i pompini alla mr. wolf te li farò quando se vedemo de persona

ripartiamo da qui, da quanto ho citato, citandoti

altrove c'è discussione, non spaccatura, ma discussione
e mi sembra una buona cosa, soprattutto se questa discussione porta all'esatta individuazione di chi le cazzate le fa e non è giusto che paghino tutti, sia noi che loro, per queste

tutto il preambolo sulle curve di altri paesi lo appoggio in pieno, e Dyer è stato geniale con quei documentari (bellissimi)

ma la domanda è: saprà la ns curva farsi apprezzare per essere differente, anche questa volta, dalle trentamila altre curve tutt'uguali e tutte ultras?
l'incontro, pardon, la convergenza fra quel mondo ultras differente (e Laziale) ed i trentamila differenti Laziali (non ultras) è l'UNICA via, per me

il che non significa fare patti, accordi o armistizi
nell'accezione comune, sarebbero tutti patti leonini, ad oggi

però la linea (sempre per me) non può NON essere quella: siamo differenti, tutti => siano differenti dagli altri ultras, i nostri

perché, come dici giustamente tu, capire io loro, va bene. Capire loro che hanno rotto il cazzo, però, dovrebbero proprio farlo
Titolo: Re:Trentamila modi di essere laziali
Inserito da: gesulio il 14 Mar 2013, 13:00
che dire...
non saprei... veramente non ho parole, sei stato lunghissimo ma sei riuscito a sintetizzare ALLA PERFEZIONE questi ultimi anni di vita della curva e anche della curva vista da lazio.net e da tutti i restanti tifosi Laziali.

grazie.
Titolo: Re:Trentamila modi di essere laziali
Inserito da: Cliath il 14 Mar 2013, 13:17
Grazie GM anche da parte mia, per tutto.
Ma specialmente per la frase evidenziata da porga che, da sola, riassume già ogni cosa.
Titolo: Re:Trentamila modi di essere laziali
Inserito da: blow il 14 Mar 2013, 13:28
e che te devo dì?
qua la mano, grande.
Titolo: Re:Trentamila modi di essere laziali
Inserito da: vaz il 14 Mar 2013, 13:39
grande,
grazie
Titolo: Re:Trentamila modi di essere laziali
Inserito da: saramago il 14 Mar 2013, 13:58
a Guy, me so rotto er cazzo de fatte i complimenti mononota.  :beer:

e romammerda.
Titolo: Re:Trentamila modi di essere laziali
Inserito da: AquilaLidense il 14 Mar 2013, 13:59
Erano giorni che aspettavo Guy.
Titolo: Re:Trentamila modi di essere laziali
Inserito da: gigiazzo il 14 Mar 2013, 14:07
Se ne dia massima diffusione.
Grazie Guy.
Titolo: Re:Trentamila modi di essere laziali
Inserito da: JoeStrummer il 14 Mar 2013, 14:09
92 minuti di applausi.
Titolo: Re:Trentamila modi di essere laziali
Inserito da: WhiteBluesBrother il 14 Mar 2013, 14:15
Come aggiungere una parola? Gradirei che chi si sente "toccato" personalmente da questo post venisse qua sopra a replicare, coi toni adeguati, se possibile. Così nasce una discussione. Altrimenti diventa il solito topic di Mr. Wolf :)
Titolo: Re:Trentamila modi di essere laziali
Inserito da: Alexia68 il 14 Mar 2013, 14:18
Citazione di: gesulio il 14 Mar 2013, 13:00
che dire...
non saprei... veramente non ho parole, sei stato lunghissimo ma sei riuscito a sintetizzare ALLA PERFEZIONE questi ultimi anni di vita della curva e anche della curva vista da lazio.net e da tutti i restanti tifosi Laziali.

grazie.

Titolo: Re:Trentamila modi di essere laziali
Inserito da: Adler Nest il 14 Mar 2013, 14:57
Adesso mi compro il corriere della sera (non il quotidiano, la testata tutta) e ti faccio direttore.
Poi, sicuramente ci saranno spazi editoriali anche per Porga, Aquilante e Gesulio.
Faccio i soldi a palate.
Titolo: Re:Trentamila modi di essere laziali
Inserito da: Panzabianca il 14 Mar 2013, 15:27
Citazione di: GuyMontag il 14 Mar 2013, 12:17
Senza questa condivisione, c'è solo la nocciolina.
Frutto secco scelto non a caso? Quindi sei d'accordo con me che li vojo mannà allo zoo, almeno la domenica?  :) Dentro o fuori lo scegliessero loro. Dopo tutto, me sento democratico.
Disamina compendio che sembra incoraggiare le loro sinapsi...o meglio la nostra fiducia nel fatto che esse funzionino. Io conservo un timido pessimismo. Questi vogliono contare, reclamando la loro voce in capitolo, appaiandosi con arroganza a chi comanda. Per carità, esercizio forse sterile ma lecito se fatto in modo meno deleterio possibile. Vogliono visibilità, vogliono poter combattere le loro piccole battaglie sulla pelle della Lazio e dei Laziali. Il Laziale medio, quello che tifa con passione la Lazio, senza drappi neri, rossi,celtiche e quant'altro di allucinante vediamo in curva domenicalmente, dovrà sempre temere qualcosa, anche a giorni di distanza dalla fine della partita. A me "dipendere da questi" me disturba non poco ed arricchisce la mia lazialità della parte più dannosa e straziante di quel pathos...che alimenta ogni passione. Un danno irrimediabile.
Titolo: Re:Trentamila modi di essere laziali
Inserito da: Panzabianca il 14 Mar 2013, 15:31
Citazione di: WhiteBluesBrother il 14 Mar 2013, 14:15
Come aggiungere una parola? Gradirei che chi si sente "toccato" personalmente da questo post venisse qua sopra a replicare, coi toni adeguati, se possibile. Così nasce una discussione. Altrimenti diventa il solito topic di Mr. Wolf :)
Rimango pessimista.
Titolo: Re:Trentamila modi di essere laziali
Inserito da: cosmo il 14 Mar 2013, 16:28
Citazione di: GuyMontag il 14 Mar 2013, 12:17

Cerco di capirli, sono sicuro che la sanzione li ha colti di sorpresa. Era quello che hanno sempre fatto, loro come tanti altri, per uno che sapeva cosa rappresentava il braccio teso, tanti ci vedevano un gesto di ribellione, di antagonismo, e il buuh oppure il romanista ebreo naturalmente non aveva riferimento diretto ai campi di cotone in Alabama o ai forni di Mauthausen, ma al gusto adrenalinico di odiare ed essere odiato, e più ti insulto, più ti ferisco dove ti fa più male, più mi alimento di sentimenti forti, che sono la mia linfa vitale, allo stadio. Laddove un nero od ebreo, fuori dal contesto, è magari un compagno di lavoro o uno col quale durante la settimana scherzo o vado a prendere una birra.

Questa situazione è stata utile, in definitiva. Ha scoperto le carte. D'ora in poi si dovrà navigare allo scoperto, nessuno si potrà più trincerare dietro un "non lo sapevo". Dato che io sono un accanito assertore della responsabilità individuale ed un orripilato detrattore della responsabilità oggettiva, per me c'è un'unica soluzione. Chi sbaglia, paghi. Lascerei il giustificazionismo sociologico altrove. Senza violenza, senza purghe o repressioni, senza neanche coinvolgere tutta una curva che - con ogni probabilità - non è in grado di prevenire ogni atto "pericoloso", e che - comunque - non vorrei mai come esecutrice violenta di una "pacificazione" interna (non mi piacciono i manganelli all'esterno, non li tollererei all'interno).

Come diceva un mio amico ebreo, ci sono tanti modi di essere ebreo quanti sono gli ebrei al mondo. Vale lo stesso per i laziali. Trentamila allo stadio, trentamila modi di essere laziali. Dobbiamo per forza puntare sul nostro minimo comune multiplo (o era il massimo comun denominatore, mai capito): la Lazio, e segnare un punto di demarcazione netto e condiviso da TUTTI su quel che giova alla Lazio e su quel che la danneggia, e di conseguenza comportarci. Curva inclusa. Senza questa condivisione, c'è solo la nocciolina.

Romammerda a tutti

Topic eccellente, as usual. Ma i tre passaggi sopra sono cruciali.
Titolo: Re:Trentamila modi di essere laziali
Inserito da: GuyMontag il 14 Mar 2013, 16:47
Citazione di: WhiteBluesBrother il 14 Mar 2013, 14:15
Gradirei che chi si sente "toccato" personalmente da questo post venisse qua sopra a replicare, coi toni adeguati, se possibile. Così nasce una discussione.

Ecco. Ci sono topic che sono niente più che dei racconti, racconti di emozioni, storielle varie per lo più autobiografiche.

Questo però - al di là delle ovvie solleticazioni al proprio ego alle quali non riesco comunque ad essere totalmente immune - conteneva uno spunto di riflessione ed un accorato invito magari a coloro che non sempre si sono trovati d'accordo qui, e che hanno idee diverse sul calcio e sullo stadio.

Perché la conditio sine qua non per evitare di fare la fine della nocciolina è che ci si trovi sulle basi, ovvero che esiste un problema e che i colpevoli non sono né qui né al nostro esterno (aka figc platini uefa e compagnia danzante) né l'astratta entità della "curva". I colpevoli hanno un nome ed un cognome.

Condivisa questa impostazione di base poi le soluzioni si trovano, se c'è la volontà e se il fine unico ha i colori del cielo. Io ho le mie soluzioni, anche se praticamente non ho idea come realizzarle. Trentamila soluzioni, immagino. E' il minimo. Fino a sessantamila negli incontri di cartello.

Ma essere tutti qua sarebbe un bel punto di partenza.
Titolo: Re:Trentamila modi di essere laziali
Inserito da: ex il 14 Mar 2013, 17:02
forse esistono davvero enne mila modi di essere laziali.
io non lo so, ne riesco a capire, ne mi interessa capirlo.

io capisco che esiste solo un modo di essere laziali ed è, ognuno secondo le proprie possibilità, di fare il bene della Lazio.
Titolo: Re:Trentamila modi di essere laziali
Inserito da: Aquila Romana il 14 Mar 2013, 17:18
Citazione di: GuyMontag il 14 Mar 2013, 12:17
Scusate la lunghezza.

Si spendono in questi tempi oceani di parole sul concetto di unità della tifoseria. Uniti si vince. Uniti si superano tutti gli ostacoli. Uniti si affrontano tutti gli avversari, tanti se ne hanno fuori dal campo, se ci mettiamo pure a trovarli al nostro interno...

Si fanno esempi di muraglie umane, di stadi tappezzati di giallonero, come a Dortmund, si porta ad esempio di tifoserie unite quelle inglesi: stadi bellissimi, sempre pieni, dove la tifoseria organizzata non esiste, non ci sono Irriducibili, Boys, Fedayn, Drughi, Commandos, non ci sono striscioni, fazioni, gruppi rivali che si fanno la guerra interna, oppure le sciarpate e i cori emozionanti del calcio argentino, lo stadio (giuro, mi sono commosso) del Celtic per la sfida col Barcellona. Oppure altre realtà, che riempiono gli stadi con calore, affetto, supporto, pari se non maggiori a quelle del calcio. Li vediamo, questi stadi gonfi di passione durante il Sei Nazioni di rugby, masse di allegri tifosi, famiglie, vecchie e ciccioni ognuno con la sua sciarpa, ognuno col suo sorriso. Sono tanti, invadono Roma a migliaia e quando se ne vanno, abbiano vinto o perso, lasciano solo una scia di birra, di passeggiate, di cori sulla scalinata di piazza di Spagna, di sciarpe scambiate e pacche sulle spalle.

Non esageriamo nel mitizzare gli altri. Ognuno ha le sue magagne, alcune ben note, se negli stadi inglesi non c'è più violenza, magari questa si è spostata poco oltre gli spalti, non è che di colpo quelli del Millwall e del West Ham vanno a farsi una birra insieme o si mischiano nelle curve, e magari prima di un River-Boca oppure dopo si sono ammazzati per strada a pistolettate, perché in Argentina ci vanno sul pesante. Non so se avete visto una serie di documentari, chiamati Football Hooligans International, presentati da Danny Dyer (l'attore di Football Factory), che girava tra le realtà dell'hooliganismo mondiale. Non si salva nessuno, dalla Turchia all'Olanda, dai ferocissimi serbi agli efferati argentini, noi facciamo quasi la figura delle mammolette (OT è venuto a Roma, a vedere Lazio-roma del lavandino di Ledesma, un tempo per curva. Non perdetevelo, se capita... EOT).

Mammolette non siamo, però. Tutt'altro. L'interessante di questi documentari è che ci fanno vedere un altro mondo, un mondo che - per la maggior parte di noi - è totalmente sconosciuto. Un mondo che ha altri valori, altri canoni, altre regole, altri rapporti gerarchici. Noi non ci veniamo quasi mai a contatto, nella vita quotidiana. Lo stadio è invece il punto d'incontro, dove tutte le gerarchie si ribaltano, dove un manager sta accanto al suo autista, il ricco al povero, il galantuomo al bandito. Ma per quei novanta minuti, non conta. Lo stadio è di una democrazia disarmante, abbatte tutte le barriere di razza, colore, censo. Tutti uniti per uno scopo.

Ma anche no.

E' sempre successo, non facciamoci dei film colorati di seppia dalla nostalgia della gioventù. La politica nello stadio, parlo per me, c'è sempre stata. Mi ricordo un derby, al tempo del rapimento di Moro, e la curva dove alloggiavo (un'intera curva, non pochi scalmanati) gridava "i fasci di Roma lo grideranno in coro, non ce ne frega un cazzo di Aldo Moro". Da quello allo striscione "Roma è fascista" è passato del tempo, ma manco tanto, poi.

C'è chi si scandalizza. Io ritengo inconcepibile che allo stadio non ci si lasci dietro il resto, tutto il resto. Quando salgo quei gradini di corsa e vuuaaa mi trovo davanti il prato verde e intorno una marea pulsante, ringhiante, ma anche allegra e vociante, mi sale la pressione, e allo stesso tempo scompare tutto. Diversi amici, gente che vedo solo ogni quindici giorni, fratelli veri, è un altro mondo. Il mio mondo, vero non meno di quello che mi sono lasciato alle spalle. Chi non l'ha mai vissuto, chi non si è mai emozionato, povero lui. Lo compiango.

Con tutto che non arrivo a concepire, in definitiva devo accettare, qualora non porti nocumento alla Lazio. Poi però succede che, in seguito alle manifestazioni esteriori di alcuni esponenti della curva, che proprio non gliela fanno, le istituzioni preposte alla gestione del calcio dicono che non si può. Potremmo stare a discutere decenni sui due pesi e sulle due misure, su come un episodio viene visto in modo differente a seconda di chi è protagonista, che se sei diciamo bianconero e canti "se saltelli muore Balotelli" è simpatica goliardia e se ad uno nella nord scappa un peto diventa lancio di lacrimogeni e conseguente squalifica per sempre da tutte le competizioni. Se ingaggiamo questa battaglia, io sono al vostro fianco.

Faccio molta fatica, però, ad essere solidale con coloro che - nonostante tutti gli avvertimenti di questo mondo - continuano a voler affermare un principio. Che qui si fa quello che vogliamo noi. Ragazzi... già non sopporto travasi dall'altro a questo mondo. Ci sono, li constato, ma non li sopporto. Poi, lo sapete, lo sapevate a cosa andavamo incontro. Il rischio, poi divenuto realtà, è che ci schiaccino come una nocciolina. Come conseguenza, inoltre, non avremo alcuna solidarietà, dato il gesto che ha provocato la sanzione. Soli, cornuti e mazziati.

Cerco di capirli, sono sicuro che la sanzione li ha colti di sorpresa. Era quello che hanno sempre fatto, loro come tanti altri, per uno che sapeva cosa rappresentava il braccio teso, tanti ci vedevano un gesto di ribellione, di antagonismo, e il buuh oppure il romanista ebreo naturalmente non aveva riferimento diretto ai campi di cotone in Alabama o ai forni di Mauthausen, ma al gusto adrenalinico di odiare ed essere odiato, e più ti insulto, più ti ferisco dove ti fa più male, più mi alimento di sentimenti forti, che sono la mia linfa vitale, allo stadio. Laddove un nero od ebreo, fuori dal contesto, è magari un compagno di lavoro o uno col quale durante la settimana scherzo o vado a prendere una birra.

Capire io loro, va bene. Capire loro che hanno rotto il cazzo, però, dovrebbero proprio farlo. Capire che non son più loro a dettare le regole su quello che si può e non si può fare, si può o non si può dire. Se non lo capiscono non c'è futuro. Il futuro è quello della nocciolina, loro magari troveranno in questo almeno una soddisfazione di antagonismo e ribellione al sistema, io manco quello. Le battaglie contro il sistema, se permettete, me le scelgo io.

Questa situazione è stata utile, in definitiva. Ha scoperto le carte. D'ora in poi si dovrà navigare allo scoperto, nessuno si potrà più trincerare dietro un "non lo sapevo". Dato che io sono un accanito assertore della responsabilità individuale ed un orripilato detrattore della responsabilità oggettiva, per me c'è un'unica soluzione. Chi sbaglia, paghi. Lascerei il giustificazionismo sociologico altrove. Senza violenza, senza purghe o repressioni, senza neanche coinvolgere tutta una curva che - con ogni probabilità - non è in grado di prevenire ogni atto "pericoloso", e che - comunque - non vorrei mai come esecutrice violenta di una "pacificazione" interna (non mi piacciono i manganelli all'esterno, non li tollererei all'interno).

SI utilizzino gli strumenti che ci sono, sia tecnologici che legali, si avverta (questo lo può fare senza problemi la S.S. Lazio) che chiunque si diletterà in comportamenti suscettibili di sanzioni verrà identificato e punito di conseguenza, con l'impossibilità futura di frequentare lo stadio, e chi di dovere metta in atto quanto minacciato, se sarà il caso. Sono sicuro che la stessa curva non potrà che essere solidale con questo atteggiamento, che avrà l'effetto di spostare l'attenzione da termini generici come "tifoseria", "ultras", "curva", a quelli più specifici di un Mario Rossi o Francesco Bianchi.

Come diceva un mio amico ebreo, ci sono tanti modi di essere ebreo quanti sono gli ebrei al mondo. Vale lo stesso per i laziali. Trentamila allo stadio, trentamila modi di essere laziali. Dobbiamo per forza puntare sul nostro minimo comune multiplo (o era il massimo comun denominatore, mai capito): la Lazio, e segnare un punto di demarcazione netto e condiviso da TUTTI su quel che giova alla Lazio e su quel che la danneggia, e di conseguenza comportarci. Curva inclusa. Senza questa condivisione, c'è solo la nocciolina.

Romammerda a tutti

Ottimo e abbondante

:up:

Ne consiglio a tutti la lettura senza farsi scoraggiare dalla corposità del testo
Titolo: Re:Trentamila modi di essere laziali
Inserito da: DajeLazioMia il 14 Mar 2013, 17:57
"Io ritengo inconcepibile che allo stadio non ci si lasci dietro il resto, tutto il resto. Quando salgo quei gradini di corsa e vuuaaa mi trovo davanti il prato verde e intorno una marea pulsante, ringhiante, ma anche allegra e vociante, mi sale la pressione, e allo stesso tempo scompare tutto. Diversi amici, gente che vedo solo ogni quindici giorni, fratelli veri, è un altro mondo. Il mio mondo, vero non meno di quello che mi sono lasciato alle spalle. Chi non l'ha mai vissuto, chi non si è mai emozionato, povero lui. Lo compiango."
Titolo: Re:Trentamila modi di essere laziali
Inserito da: zorba il 14 Mar 2013, 18:05
Scusa Guy, ma hai inviato questa riflessione a qualche testata giornalistica nazionale?!?

Sulla carta stampata o sul sito web di un quotidiano a livello nazionale, non necessariamente sportivo, potrebbe aiutare molte persone a capire le mille sfaccettature del tifoso biancoceleste.

Complimenti sinceri anche da parte mia!

;)
Titolo: Re:Trentamila modi di essere laziali
Inserito da: cosmo il 14 Mar 2013, 18:56
Citazione di: zorba il 14 Mar 2013, 18:05
Scusa Guy, ma hai inviato questa riflessione a qualche testata giornalistica nazionale?!?

Sulla carta stampata o sul sito web di un quotidiano a livello nazionale, non necessariamente sportivo, potrebbe aiutare molte persone a capire le mille sfaccettature del tifoso biancoceleste.

Complimenti sinceri anche da parte mia!

;)

quoto!
fuoriclasse come Guy, centravanti di sfondamento dei forum, dovrebbe essere incorniciato anche su qualche giornale di primo livello.
Per fortuna esistono spazi liberi in cui uno come Guy può effettuare queste incantevoli rovesciate con palla sotto la traversa.

p.s Scusa il pompino  :)
Titolo: Re:Trentamila modi di essere laziali
Inserito da: valpa62 il 14 Mar 2013, 19:13
Citazione di: DajeLazioMia il 14 Mar 2013, 17:57
"Io ritengo inconcepibile che allo stadio non ci si lasci dietro il resto, tutto il resto. Quando salgo quei gradini di corsa e vuuaaa mi trovo davanti il prato verde e intorno una marea pulsante, ringhiante, ma anche allegra e vociante, mi sale la pressione, e allo stesso tempo scompare tutto. Diversi amici, gente che vedo solo ogni quindici giorni, fratelli veri, è un altro mondo. Il mio mondo, vero non meno di quello che mi sono lasciato alle spalle. Chi non l'ha mai vissuto, chi non si è mai emozionato, povero lui. Lo compiango."

:hail:
Titolo: Re:Trentamila modi di essere laziali
Inserito da: Ranxerox il 14 Mar 2013, 20:31
Grandissimo topic. Trentamila modi diversi di essere Laziali. Il tuo è uno dei più belli.
Titolo: Re:Trentamila modi di essere laziali
Inserito da: PabloHoney il 15 Mar 2013, 00:18
Wow...
http://www.lazio.net/mag/2013/03/14/trentamila-modi-di-essere-laziali/
È stato messo in prima pagina
(Come minimo)
:D

:band1: :band2: :band3: :band5: :band6: :bandes: :band7:
Titolo: Re:Trentamila modi di essere laziali
Inserito da: Cliath il 15 Mar 2013, 08:35
Citazione di: PabloHoney il 15 Mar 2013, 00:18
Wow...
http://www.lazio.net/mag/2013/03/14/trentamila-modi-di-essere-laziali/
È stato messo in prima pagina
(Come minimo)
:D


Ottima idea Lazionet!  ;)
A proposito, colgo l'occasione per chiedere se sia possibile mettere il 'mi piace' su questi pezzi, in modo da consigliarli automaticamente su fb o twitter...
Titolo: Re:Trentamila modi di essere laziali
Inserito da: Lazio.net il 15 Mar 2013, 09:08
Citazione di: Cliath il 15 Mar 2013, 08:35
Ottima idea Lazionet!  ;)
A proposito, colgo l'occasione per chiedere se sia possibile mettere il 'mi piace' su questi pezzi, in modo da consigliarli automaticamente su fb o twitter...

Abbiamo momentaneamente rimosso, per problemi tecnici, la condivisione diretta dell'articolo direttamente dal forum.
In ogni caso sono tutti qui:

http://www.facebook.com/pages/Lazionet/126036134094238

https://twitter.com/lazionet
Titolo: Re:Trentamila modi di essere laziali
Inserito da: BomberMax il 15 Mar 2013, 09:37
CitazioneLe battaglie contro il sistema, se permettete, me le scelgo io.


magnifico guy 

Titolo: Re:Trentamila modi di essere laziali
Inserito da: FatDanny il 15 Mar 2013, 11:13
Che bello legge GuyMontag.
Pure quando è più lungo de me (e ce ne vole, ma lui se lo po' permette).
Io provo a fare quel che chiede: interloquire lasciando il giustificazionismo sociologico a casa (ma due briciole me le devi concedere).
Perchè nello scorrere la sua incredibile prosa una cosa m'è venuta in mente.

Il formaggio e i vermi.

Vado subito al punto.
E il punto non sono i saluti romani, i cori sull'attribuzione religiosa dei romanisti né suoni più o meno onomatopeici.
Il punto è invece se sia possibile o meno fare allo stadio "come ci pare". Il resto è diretta conseguenza.
La risposta a molti viene naturale: no, non si può fare.
Come in ogni contesto ci sono delle regole, delle norme, dei canoni di comportamento.
Fuori di essi, scatta la sanzione. Una sanzione che non riguarda solo te, ma tutti.
E quindi avresti pure rotto il cazzo, cerca di capirlo.

E qui arriviamo al formaggio e ai vermi. E cioè a quel tal Menocchio, contadino friulano, condannato per la sua visione eretica e un po' assurda della teogonia.
Menocchio non era pericoloso,  non avrebbe fondato una Chiesa alternativa basata su angeli nati dal formaggio come vermi. Eppure venne bruciato lo stesso, per via della Norma.

Ora, di sicuro la Uefa non è l'Inquisizione e i manoapaletta sono altrettanto di sicuro meno innocenti di contadini in età moderna.
Ma il criterio della norma resta lo stesso e anche l'obiettivo di fondo (l'avevo premesso che due briciole di sociologia mi andavano concesse).
Non serve arrivare a parlare di Biopolitica per capirlo.

E qui c'è la piccola contraddizione nel ragionamento di GM.
O meglio, un piccolo non detto che però a mio avviso ha una sua rilevanza.
Se c'è una cosa che va contro i 30mila modi di essere Laziali è proprio questo obiettivo di fondo.
Che vorrebbe tutti questi modi ridotti a UNO. Come in Inghilterra. Le tribune fatte con lo stampino.
Tutti seduti, senza bandiere, senza striscioni, senza megafoni, senza - ovviamente - mani a paletta.
Uno spettacolo sterilizzato da ogni caratteristica altra rispetto alla Norma, che trionfa in tutto il suo splendore od orrore, a seconda dei gusti.

Può piacere. A me non piace per niente.
E sono pronto a difendere quei 30mila modi di essere Laziali, perché alla fin fine lo Stadio così è (se vi pare).
E qui arriviamo alla piccola contraddizione nel ragionamento che è (o meglio era) più in voga in Curva Nord.

Che da una parte evoca a sé la sua difesa da parte di tutti i Laziali, dall'altra invece opera su un piano uguale e contrario. Stabilisce una Norma.
Una norma che si disinteressa dei 30mila modi di essere Laziali per metterne al centro UNO.
Che non è fatto solo di striscioni meravigliosi, cori a squarciagola, stile e tradizione decennale.
Ma anche di cori indifendibili, mani a paletta e politica ostentata.
Che non può pretendere di essere difeso a prescindere "o non sei un vero Laziale".

Cosa aveva di meraviglioso e affascinante il progetto della nuova Curva Nord?
Quello di mettere al centro solo la Lazio.
Un modo per conciliare tutti i 30mila modi e le mille bandiere che famo sventolà in un unico grande coro.
Avrebbe dovuto avere il sostegno di tutti. Consapevoli che qualche difficoltà sarebbe arrivata.
Perché, si, c'è chi ce vole male. C'è chi ce vole divisi. C'è chi ce vole deboli.

E invece al primo temporalino tutti hanno dato il meglio di sè a dargli giù, da na parte e dall'altra.
Tutti i 30mila modi di essere Laziali hanno provato a dire quale fosse il modo giusto.
Chi dicendo che s'erano vennuti a Lotito. Chi dicendo che in fondo erano i soliti nazisti.
E semo tornati alla Babele di una volta in cui tutti parlano e nessuno se capisce.

Ripartiamo allora dalla condivisione. Ripartiamo dalla demarcazione tra quel che favorisce e quel che danneggia la Lazio.
Perché se siamo d'accordo su questo, io sono pronto a difendere quei 30mila modi diversi da chiunque li metta in pericolo. A partire dalla Uefa, nessuno tocchi la Lazio. Nessuno tocchi i Laziali.

Ma dobbiamo esserne convinti tutti. Perché pure la nocciolina è per tutti, non solo per qualcuno.

Titolo: Re:Trentamila modi di essere laziali
Inserito da: AquilaLidense il 15 Mar 2013, 19:49
Caro Fd,
Il tuo ragionamemto è encomiabile e condivisibile, però sarebbe applicabile se tutti gli attori avessero la testa sulle spalle.
Visto che non è cosi, allora è giusto regolamentare.

Vale permlo stadio, ma vale per la vita in generale.
Titolo: Re:Trentamila modi di essere laziali
Inserito da: Aquila Romana il 16 Mar 2013, 11:44
Citazione di: GuyMontag il 14 Mar 2013, 12:17
Scusate la lunghezza.

Si spendono in questi tempi oceani di parole sul concetto di unità della tifoseria. Uniti si vince. Uniti si superano tutti gli ostacoli. Uniti si affrontano tutti gli avversari, tanti se ne hanno fuori dal campo, se ci mettiamo pure a trovarli al nostro interno...

Si fanno esempi di muraglie umane, di stadi tappezzati di giallonero, come a Dortmund, si porta ad esempio di tifoserie unite quelle inglesi: stadi bellissimi, sempre pieni, dove la tifoseria organizzata non esiste, non ci sono Irriducibili, Boys, Fedayn, Drughi, Commandos, non ci sono striscioni, fazioni, gruppi rivali che si fanno la guerra interna, oppure le sciarpate e i cori emozionanti del calcio argentino, lo stadio (giuro, mi sono commosso) del Celtic per la sfida col Barcellona. Oppure altre realtà, che riempiono gli stadi con calore, affetto, supporto, pari se non maggiori a quelle del calcio. Li vediamo, questi stadi gonfi di passione durante il Sei Nazioni di rugby, masse di allegri tifosi, famiglie, vecchie e ciccioni ognuno con la sua sciarpa, ognuno col suo sorriso. Sono tanti, invadono Roma a migliaia e quando se ne vanno, abbiano vinto o perso, lasciano solo una scia di birra, di passeggiate, di cori sulla scalinata di piazza di Spagna, di sciarpe scambiate e pacche sulle spalle.

Non esageriamo nel mitizzare gli altri. Ognuno ha le sue magagne, alcune ben note, se negli stadi inglesi non c'è più violenza, magari questa si è spostata poco oltre gli spalti, non è che di colpo quelli del Millwall e del West Ham vanno a farsi una birra insieme o si mischiano nelle curve, e magari prima di un River-Boca oppure dopo si sono ammazzati per strada a pistolettate, perché in Argentina ci vanno sul pesante. Non so se avete visto una serie di documentari, chiamati Football Hooligans International, presentati da Danny Dyer (l'attore di Football Factory), che girava tra le realtà dell'hooliganismo mondiale. Non si salva nessuno, dalla Turchia all'Olanda, dai ferocissimi serbi agli efferati argentini, noi facciamo quasi la figura delle mammolette (OT è venuto a Roma, a vedere Lazio-roma del lavandino di Ledesma, un tempo per curva. Non perdetevelo, se capita... EOT).

Mammolette non siamo, però. Tutt'altro. L'interessante di questi documentari è che ci fanno vedere un altro mondo, un mondo che - per la maggior parte di noi - è totalmente sconosciuto. Un mondo che ha altri valori, altri canoni, altre regole, altri rapporti gerarchici. Noi non ci veniamo quasi mai a contatto, nella vita quotidiana. Lo stadio è invece il punto d'incontro, dove tutte le gerarchie si ribaltano, dove un manager sta accanto al suo autista, il ricco al povero, il galantuomo al bandito. Ma per quei novanta minuti, non conta. Lo stadio è di una democrazia disarmante, abbatte tutte le barriere di razza, colore, censo. Tutti uniti per uno scopo.

Ma anche no.

E' sempre successo, non facciamoci dei film colorati di seppia dalla nostalgia della gioventù. La politica nello stadio, parlo per me, c'è sempre stata. Mi ricordo un derby, al tempo del rapimento di Moro, e la curva dove alloggiavo (un'intera curva, non pochi scalmanati) gridava "i fasci di Roma lo grideranno in coro, non ce ne frega un cazzo di Aldo Moro". Da quello allo striscione "Roma è fascista" è passato del tempo, ma manco tanto, poi.

C'è chi si scandalizza. Io ritengo inconcepibile che allo stadio non ci si lasci dietro il resto, tutto il resto. Quando salgo quei gradini di corsa e vuuaaa mi trovo davanti il prato verde e intorno una marea pulsante, ringhiante, ma anche allegra e vociante, mi sale la pressione, e allo stesso tempo scompare tutto. Diversi amici, gente che vedo solo ogni quindici giorni, fratelli veri, è un altro mondo. Il mio mondo, vero non meno di quello che mi sono lasciato alle spalle. Chi non l'ha mai vissuto, chi non si è mai emozionato, povero lui. Lo compiango.

Con tutto che non arrivo a concepire, in definitiva devo accettare, qualora non porti nocumento alla Lazio. Poi però succede che, in seguito alle manifestazioni esteriori di alcuni esponenti della curva, che proprio non gliela fanno, le istituzioni preposte alla gestione del calcio dicono che non si può. Potremmo stare a discutere decenni sui due pesi e sulle due misure, su come un episodio viene visto in modo differente a seconda di chi è protagonista, che se sei diciamo bianconero e canti "se saltelli muore Balotelli" è simpatica goliardia e se ad uno nella nord scappa un peto diventa lancio di lacrimogeni e conseguente squalifica per sempre da tutte le competizioni. Se ingaggiamo questa battaglia, io sono al vostro fianco.

Faccio molta fatica, però, ad essere solidale con coloro che - nonostante tutti gli avvertimenti di questo mondo - continuano a voler affermare un principio. Che qui si fa quello che vogliamo noi. Ragazzi... già non sopporto travasi dall'altro a questo mondo. Ci sono, li constato, ma non li sopporto. Poi, lo sapete, lo sapevate a cosa andavamo incontro. Il rischio, poi divenuto realtà, è che ci schiaccino come una nocciolina. Come conseguenza, inoltre, non avremo alcuna solidarietà, dato il gesto che ha provocato la sanzione. Soli, cornuti e mazziati.

Cerco di capirli, sono sicuro che la sanzione li ha colti di sorpresa. Era quello che hanno sempre fatto, loro come tanti altri, per uno che sapeva cosa rappresentava il braccio teso, tanti ci vedevano un gesto di ribellione, di antagonismo, e il buuh oppure il romanista ebreo naturalmente non aveva riferimento diretto ai campi di cotone in Alabama o ai forni di Mauthausen, ma al gusto adrenalinico di odiare ed essere odiato, e più ti insulto, più ti ferisco dove ti fa più male, più mi alimento di sentimenti forti, che sono la mia linfa vitale, allo stadio. Laddove un nero od ebreo, fuori dal contesto, è magari un compagno di lavoro o uno col quale durante la settimana scherzo o vado a prendere una birra.

Capire io loro, va bene. Capire loro che hanno rotto il cazzo, però, dovrebbero proprio farlo. Capire che non son più loro a dettare le regole su quello che si può e non si può fare, si può o non si può dire. Se non lo capiscono non c'è futuro. Il futuro è quello della nocciolina, loro magari troveranno in questo almeno una soddisfazione di antagonismo e ribellione al sistema, io manco quello. Le battaglie contro il sistema, se permettete, me le scelgo io.

Questa situazione è stata utile, in definitiva. Ha scoperto le carte. D'ora in poi si dovrà navigare allo scoperto, nessuno si potrà più trincerare dietro un "non lo sapevo". Dato che io sono un accanito assertore della responsabilità individuale ed un orripilato detrattore della responsabilità oggettiva, per me c'è un'unica soluzione. Chi sbaglia, paghi. Lascerei il giustificazionismo sociologico altrove. Senza violenza, senza purghe o repressioni, senza neanche coinvolgere tutta una curva che - con ogni probabilità - non è in grado di prevenire ogni atto "pericoloso", e che - comunque - non vorrei mai come esecutrice violenta di una "pacificazione" interna (non mi piacciono i manganelli all'esterno, non li tollererei all'interno).

SI utilizzino gli strumenti che ci sono, sia tecnologici che legali, si avverta (questo lo può fare senza problemi la S.S. Lazio) che chiunque si diletterà in comportamenti suscettibili di sanzioni verrà identificato e punito di conseguenza, con l'impossibilità futura di frequentare lo stadio, e chi di dovere metta in atto quanto minacciato, se sarà il caso. Sono sicuro che la stessa curva non potrà che essere solidale con questo atteggiamento, che avrà l'effetto di spostare l'attenzione da termini generici come "tifoseria", "ultras", "curva", a quelli più specifici di un Mario Rossi o Francesco Bianchi.

Come diceva un mio amico ebreo, ci sono tanti modi di essere ebreo quanti sono gli ebrei al mondo. Vale lo stesso per i laziali. Trentamila allo stadio, trentamila modi di essere laziali. Dobbiamo per forza puntare sul nostro minimo comune multiplo (o era il massimo comun denominatore, mai capito): la Lazio, e segnare un punto di demarcazione netto e condiviso da TUTTI su quel che giova alla Lazio e su quel che la danneggia, e di conseguenza comportarci. Curva inclusa. Senza questa condivisione, c'è solo la nocciolina.

Romammerda a tutti

Up !

:band1:
Titolo: Re:Trentamila modi di essere laziali
Inserito da: GuyMontag il 17 Mar 2013, 19:07
Citazione di: FatDanny il 15 Mar 2013, 11:13
...
Il punto è invece se sia possibile o meno fare allo stadio "come ci pare". Il resto è diretta conseguenza.
La risposta a molti viene naturale: no, non si può fare.
Come in ogni contesto ci sono delle regole, delle norme, dei canoni di comportamento.
Fuori di essi, scatta la sanzione. Una sanzione che non riguarda solo te, ma tutti.
E quindi avresti pure rotto il cazzo, cerca di capirlo.
...
Se c'è una cosa che va contro i 30mila modi di essere Laziali è proprio questo obiettivo di fondo.
Che vorrebbe tutti questi modi ridotti a UNO. Come in Inghilterra. Le tribune fatte con lo stampino.
Tutti seduti, senza bandiere, senza striscioni, senza megafoni, senza - ovviamente - mani a paletta.
Uno spettacolo sterilizzato da ogni caratteristica altra rispetto alla Norma, che trionfa in tutto il suo splendore od orrore, a seconda dei gusti.

Può piacere. A me non piace per niente.
E sono pronto a difendere quei 30mila modi di essere Laziali, perché alla fin fine lo Stadio così è (se vi pare).
...

Ciao Fat
non sono molto puntuale nei collegamenti su sto sito, però il tuo tema è interessante.

Le regole... c'è chi pensa che solo per il fatto di esserci sono già una limitazione alla libertà. Libertà di fare, sempre e comunque, quello che voglio. Il limite, secondo una delle frasi più abusate della storia delle citazioni, è sempre dove termina la libertà altrui. Il che - a ben pensare - è un'estremizzazione che manco mi piace tanto.

Però all'interno della curva (non solo della nostra) vigono delle regole ben precise, che a violarle si rischia. Regole interne, cui si contrappongono regole esterne. Non è che poi queste regole esterne, pur esistendo, vengano applicate al cento per cento. All'inglese. Vai in curva a reclamare il tuo seggiolino o a pretendere che tutti stiano seduti. L'applicazione all'amatriciana delle regole in definitiva è il marchio di fabbrica del nostro Paese, e ci salva dalle estremizzazioni e in certi casi dal ridicolo. Dato che i nostri legislatori sono di norma una manica di decerebrati è meglio così. Quasi sempre i tentativi di risolvere i problemi di sicurezza e vivibilità provocano l'effetto opposto, che a fregarsene sono quelli che dovrebbero esserne colpiti e ad esserne colpiti gli altri. Tipo l'emerita, miracolosa stronzata della tessera del tifoso, per dirne una.

Noi non stiamo parlando di queste regole. Nessuno vuole uno stadio di manichini, ma non è che esistono solo due alternative: tutti seduti e inquadrati oppure un'adunata della hitlerjugend. Le regole possono convivere con l'entusiasmo, il casino e anche una certa dose di politically incorrectness.

La situazione attuale, comunque, è ben chiara. Sanno tutti quel che si può fare e quel che non si può e - dato che quel che non si può esula sempre e comunque dal contesto sportivo - non c'è grosso scandalo né dubbio. E se i nostri palettatori non hanno ancora compreso bene la lista di ciò che è vietato, è solo una questione di update. La versione delle regole 2.0 la devono ancora scaricare.

La linea di demarcazione è oggi ancora ben delineata: certi atteggiamenti si tollerano, altri no. L'asticella, comunque, è stata sempre a differenti altezze. Le mani a paletta, ad esempio. Ci sono sempre state, e non ci sono state tutte ste sanzioni, in passato. Così come svastiche o celtiche in curva. Così come dire negro a uno è stato, fino a pochissimo tempo fa, la norma. Stavo leggendo Salgari questi giorni, c'è un filibustiere indiscutibilmente di colore, e non solo tutti lo chiamano il negro (qualcuno più politically correct lo chiama africano), ma si sprecano battute sul colore nero delle interiora o dell'anima che a un delegato uefa gli farebbero prendere un attacco di epilessia. La sensibilità su certi temi non è assoluta, così come le sanzioni (a proposito, che gli farebbero oggi a Edoardo Vianello e ai suoi watussi, gli altissimi negri?). E' quasi curioso come - nel caso specifico dell'apologia di fascismo - la sensibilità vada acuendosi quanto più si allontani il periodo in oggetto.

Il problema è più sottile. Oggi siamo tutti d'accordo, ma cosa succederà quando l'ineffabile uefa deciderà che allo stadio bisogna stare tutti seduti, oppure che bandiere e striscioni ostruiscono la visuale, che non si potrà più fumare, né bere caffé (pericoloso stimolante), che attaccare le caccole sotto il sedile sarà punibile con severità, e i cori, vanno bene, però eliminiamo qualsiasi coro che possa essere in qualche modo offensivo? Perché quello che a noi adesso sembra ridicolo non è escluso che tra qualche anno per la uefa diventi legge. Conoscendo i soggetti, e assistendo al dilagare della più ottusa politically correctness, mi sembra anzi quanto mai probabile.

E allora ci troveremo in una situazione in cui i delegati uefa si guarderanno in silenzio all'interno - finalmente - di uno stadio deserto, e noi ci troveremo a casa, noi e i nazisti dell'illinois, finalmente ad bestemmiare, ruttare, insultare l'arbitro fino a quattro generazioni e a urlare il peggio sull'avversario. Perché allora - Dio non voglia - anche romammerda sarà vietato...
Titolo: Re:Trentamila modi di essere laziali
Inserito da: Omar65 il 17 Mar 2013, 20:41
Citazione di: saramago il 14 Mar 2013, 13:58
a Guy, me so rotto er cazzo de fatte i complimenti mononota.  :beer:

e romammerda.

Pure io... e  scrivila qualche stronza.ta ogni tanto, tanto per solidarietà con noi altri!


:beer: