Io dico solo di leggere con attenzione questo articolo di Franco Recanatesi, spero che lo leggano sopratutto i ragazzi della Curva....potrebbe essere la via d'uscita a questa situazione........
"Oramai è tutti contro tutti: i tifosi curvaioli contro certi presidenti, la Lega contro i tifosi, la Federsupporter contro la Lega, le società contro tifosi e Federsupporter. Dal polverone di una battaglia con tanti eserciti in campo si stagliano soprattutto la figura di Claudio Lotito, più nitida di quelle di altri colleghi (Cellino in primis), e quella dei suoi irriducibili antagonisti della curva Nord.
La baruffa che si sta allargando in area nazionale e che mortifica l'immagine del nostro calcio, prende le mosse proprio dal "caso" Lazio, il più annoso e il più eclatante. Ed anche – questo aspetto è particolarmente avvilente – il più sterile. Poiché si è sempre saputo, per come viene condotto lo scontro, chi vince e chi perde. Da una parte c'è il padrone di un bene che dovrebbe appartenere anche e soprattutto a chi lo alimenta ma che invece lui ritiene strettamente privato; di fronte c'è il nucleo tosto dei fruitori che lo contesta a ragion veduta ma proponendosi uno scopo di impossibile realizzazione: strappare al "nemico" un bene di cui egli è legittimo proprietario.
In confronto Don Chisciotte appare più realista del re. Lotito non schioderà mai dalla sua poltrona, forte del suo diritto e animato da una proverbiale tigna.
Questa è la cruda situazione e ciascuno capirà che di questo passo si va incontro al rischio di una frantumazione del giocattolo biancoazzurro. Non ce l'ho con Lotito o con chi lo osteggia, o meglio: custodendo la Lazio nel cuore e avendone seguito e raccontato le vicende per mezzo secolo, penso che entrambi stiano sbagliando condotta. Lotito perché sa bene amministrare le finanze ma non i rapporti con l'esterno, la Nord perché l'utopia non ha mai portato a risultati apprezzabili. Dal confronto-scontro escono ammaccati attori innocenti: i laziali "normali" allontanati (non da ora) dal clima e dal frastuono della contestazione, l'allenatore e la squadra, privati del sostegno del pubblico e della società.
Crea rabbia e depressione dover discutere di certe ruvidezze in prossimità del quarantesimo anniversario del primo scudetto laziale. Anche allora la stagione del trionfo fu preceduta da malumori e insolenze nei confronti del presidente Lenzini, del primo Maestrelli, persino di un Chinaglia ritenuto un acquisto sballato, ma nessuno pensò mai di abbandonare la squadra. La partita della domenica segnava comunque una tregua ed era una gioia per tutti salire le scalinate dell'Olimpico che sempre ribolliva di passione. E sentite Pulici, Oddi, Wilson, Nanni, Garlaschelli se il clima generale (dentro e fuori l'Olimpico) e il pubblico sugli spalti possono dare o meno la carica ai giocatori in campo.
Anche oggi, invece, una squadra già minata da infortuni e squalifiche e un allenatore che l'ha salvata da uno scivolone nelle sabbie mobili giocheranno contro il Parma in uno stadio che rimanderà l'eco delle loro voci. E così sarà, a detta della parte più arrabbiata e attiva del tifo, sino alla fine del campionato.
Di fronte a questa strategia del deserto, non viene segnalata alcuna reazione da parte di Lotito. Io credo che se ne infischi, tutt'al più tirerà un sospiro di sollievo non dovendosi riparare per novanta minuti da un diluvio di improperi.
Non è questa la maniera più produttiva, ripeto, di tirarlo per la giacchetta. Gli strumenti di una sacrosanta "rivolta popolare" verso un uomo che ha cancellato la parola "lazialità" dal suo vocabolario non dovrebbero essere i sit-in, le domande destinate a non avere risposta e peggio l'abbandono della squadra, ma un ultimatum vero, reale, verificabile. Hai incassato 20 milioni dalla vendita di Hernanes, hai promesso quattro o cinque acquisti importanti: appuntamento alla conclusione del mercato estivo, se mantieni le promesse ok, altrimenti addio per sempre: niente stadio, niente abbonamenti tv, niente merchandising, il che vuol dire taglio alle finanze. Ma fino ad allora, tregua totale e tutti allo stadio a gridare "Forza Lazio"."