E' da ieri sera, dalla lettura delle dichiarazioni prima di Lotito e poi di Reja passando per la "partita decisiva" combattuta con una mezza punta-un tiro in porta-e altre immagini tristi, che oscillo tra tristezza, rabbia, rassegnazione e frustrazione. Mi ripeto: "Aò, stamo a parlà de pallone..ci saranno cose più importanti..". Si, ci stanno, ma ora mi girano le palle vorticosamente, soprattutto per una ragione di fondo: perché siamo riusciti a spaccare il capello pur di non accettare la semplicità della realtà. Cin siamo scannati (e lo faremo, non c'è dubbio), ci siamo giudicati, ci siamo divisi, mentre dellà ci regalano lo spettacolo di ieri sera.
Non è l'ottavo posto, non è perdere 6 volte in tre anni con il Genoa, non è la noia che a tratti ti si mangia quando vedi il calcio di Reja. No, è la presa per il culo reiterata, sentirsi impuniti nello sbeffeggiare il buon senso e il rispetto dei tifosi.
E' tutto qui lo scempio compiuto, soprattutto negli ultimi tre anni. Un presidente che non riesce a stare zitto, non ce la fa, deve dirti che Postiga è fuori per scelta tecnica, che "abbiamo una rosa completa"; un mister che gioca per il pareggio nella giornata decisiva, inventando soluzioni senza capo né coda, che toglie l'unico che si avvicina al portiere avversario (lo ripeto, grazie mister per averci salvato, ma lei è sempre schiavo degli stessi fantasmi). Entrambi che elogiano il pubblico del Genoa per attacare indirettamente il nostro.
E' così difficile capire le ragioni di questa depressione generalizzata? L'unico lampo, paradossalmente, lo dà Ledesma, capitano vero, laziale vero (sul campo, fuori, dappertutto ha sempre dimostrato di che pasta è fatto), che lotta corre mena si incazza e difende la dignità della Lazio davanti il tipico arbitro italiano, forte con i deboli succube con i forti.
Guardando chi ci ha segnato ieri e alla classifica dell'Atalanta, ho pensato: Gilardino e Colantuono, sicuramente, non hanno i parametri giusti.