Citazione di: ranocchio il 26 Set 2019, 13:42
Se così fosse l'immediato licenziamento sarebbe l'unica scelta coerente.
Un tecnico non schiera in un top match uno per fargli fare esperienza nè per mandare messaggi alla società. Per quello esistono il dialogo aperto con DS e Presidente (nei tempi giusti) che se insoddisfacente porta alle dimissioni.
Se si vuole riconosciuta la patente di professionalità tanto reclamata da un mondo dove quelli che hanno competenze e comportamenti consoni al professionismo sono una percentuale infima del totale che vi opera.
Sono d'accordo, ma io parto da un personalissimo presupposto diverso.
Lotito è uno che non ama cambiare il suo entourage, anche se lo stesso gli fa saltare le coronarie di tanto in tanto. Anzi, secondo me lui se potesse non cambierebbe mai: lo abbiamo visto con Reja, lo vediamo con tare, con Radu, con immobile adesso. Gli strappi rientrano e le questioni vengono superate se c'è la possibilità di rimanere il più possibile con gli stessi elementi chiave. Per me Inzaghi ha fatto la sua scenetta perché qualche procuratore o giornalista deve avergli fatto credere che ci fosse davvero la possibilità di andare alla Juve (ma ci metto anche il Milan, che anche se fa cagare emana sempre un fascino superiore a tre quarti della serie A). Una volta sfiorita la possibilità, è stato accolto come il figliuol prodigo, e probabilmente (come per Radu e Immobile) gli è stata imposta una redenzione urbi et orbi, una sorta di reciproco accordo tipo "ti alzo lo stipendio ma per favore non mettere veti sul mercato".
Magari Inzaghi si sente abbastanza sicuro da fare qualche altra scenetta perché ha capito di avere il posto comunque ben saldo sotto il sedere, ma è comunque molto improbabile che verrà mai licenziato: sempre che non sia lui a chiudere la porta o ad aver un'offerta per transitare in altri lidi. Ma anche lì non sono così sicuro che Lotito lo lascerebbe andare libero e leggero.
È una mia opinione, ci mancherebbe. Ma parte dei problemi della Lazio è che secondo me tra staff e senatori c'è la diffusa consapevolezza che difficilmente un calo dell'impegno, degli stimoli, dei risultati raggiunti possa influire sul proprio futuro lavorativo. Di sicuro genera un clima più disteso e un maggior senso di sicurezza, ma come sappiamo bene (e soprattutto in un ambiente difficile come quello del calcio) a volte il troppo, semplicemente, stroppia.