Quanto successo domenica travalica il mero significato sportivo, travalica anche una superiorità cittadina che in questi ultimi tempi era acclarata e appena offuscata (ma ancor mi rode) dallo scialbo finale di campionato. E' stata una battaglia di civilità, anzi di civilità contro inciviltà. Abbiamo vinto per noi, ovviamente, ma abbiamo vinto per una città, per una regione, per uno sport.
I laziali sono tifosi di calcio. Meglio, peggio di tanti altri? Non so, per me la risposta è ovvia, ma anche un tifoso della Spal, della Pro Patria o del Torino mi può opporre la sua storia, la sua tradizione, la sua passione, i piccoli o grandi drammi della sua squadra. Come noi. E il fatto di aver vinto più o meno non conta poi tanto. Se tifi Spal lo sai che nella tua storia non vincerai mai una ceppa, ma l'ansia della domenica, l'adrenalina del gol, la sofferenza fisica della sconfitta sono le stesse nostre. E degli juventini, o dei madrilisti.
Loro no. Loro sono un'eccezione. Loro sono nati non si sa come, ed infatti non è un tasto su cui battono molto. Ma cosa importa? Loro sono unici eredi udite udite dell'Impero Romano, sono i diretti discendenti dei Cesari, a loro li ha tenuti a battesimo Romolo, loro hanno i colori della città, loro hanno la lupa, loro sono i Padroni. Il loro rapporto con la città è sgrammaticato e violento, per loro Roma (maiuscolo) altro non è che un enorme tazebao su cui spargere indelebilmente la loro confusa retorica, in cui il gladiatore si mescola al legionario, l'Impero ai sette re, in cui Francesco (il papa) si chiama così per Francesco (l'ottuso); per loro il suddetto ottuso non è un buon giocatore (che forse altrove avrebbe potuto raccogliere i successi che per l'indubbia classe avrebbe meritato, ma che il ventre molle, condiscendente e servile dei suoi autonominatisi sudditi gli ha impedito di ottenere, preferendo un coccolato e sicuro ambiente, foderato di euro e delle genuflessioni del popolo bue) ma un indiscusso Re del Calcio, Il campione cui solo l'invidia e i giochetti del Potere hanno impedito di conquistare, anno dopo anno, gli Inevitabili Palloni d'Oro.
Per loro non era importante che la società navigasse sul pericoloso orlo di un baratro (anche se in fondo c'erano soffici cuscini forniti dalla loro proprietaria, una Banca oppure - a scelta - un'accozzaglia di ammerigani che neanche la nostra fantasia più sfrenata sarebbe riuscita ad inventare), ogni ridimensionamento passava sotto il nome di Progetto, ogni allenatore usa-e-getta al momento del suo insediamento era un Insegnante di calcio, un Punto di Riferimento per le generazioni a venire, ogni pischello gettato in campo perché i più forti se n'erano andati era il Futuro del Calcio (italiano, mondiale, fate voi).
Non so cos'è che ha originato questo scollamento così evidente dalla realtà, quale progetto era alla base di questo colossale inganno. So, sappiamo, chi vi ha contribuito, un apparato mediatico senza precedenti, con ramificazioni ovunque, una commistura trasversale politico-economica impressionante, e lo abbiamo visto alle ultime elezioni, con due candidati dichiaratamente giallozozzi ed uno che - arrivando da fuori - era ovviamente romanista anche lui, imbonitore del popolo bue di cui sopra, un generone di palazzinari (perché a Roma il palazzinaro non va mai fuori moda) e di maitre-à-penser alla Costanzo, spalmati in tutte le redazioni locali di tutti i principali quotidiani. Senza eccezione.
Un mondo bello, in cui tutto andava bene anche quando andava male, perché lo dicevano i giornali, le radio, lo dicevano i calciatori tutti il cui sogno era quello di giocare col boro o gli attori che capitavano qua, cooptati alla corte giallozozza tramite sciarpette malandrine messe al collo dalla sanipoli di turno. La roma era Roma. Era robba loro, era una città che potevano insudiciare, in cui ogni atto di prevaricazione era visto con benevolenza e la polvere nascosta premurosamente sotto il tappeto da una stampa compiacente. Era il mondo delle puncicate e dei regazzi.
E noi? Poco funzionali al loro progetto, fastidiosi e scomodi, e poi ci abbiamo spesso messo anche del nostro, eravamo là, relegati ai margini del loro Scintillante Mondo. I burini, gli unidiciannidibbì, er trattore, quelli che hanno portato er cacio a Roma, che anche nel 2013 fa tanto ride anche nei salotti bene.
Poi il 26 maggio 2013 è successo qualcosa. Uno slavo, sicuramente zingaro, tale Lalic, Ilic, non mi ricordo bene, con il chiodo appuntito di uno scarpino ha fatto scoppiare la bolla in cui vivevano, tiepidi e sicuri. L'Inevitabile è stato Evitato. La Coppa, alzata loro in faccia (diciamo che di coppe alzate in faccia a casa loro ne hanno viste mica poche, dal Liverpool, all'Inter un paio di volte, al Toro di Marchegiani, ma mai e poi mai da un Laziale), ha fatto rivinosamente crollare tutte le loro certezze. Evitato l'inevitabile, senza più un supporto dei media, fuggiti a gambe levate quando hanno sentito puzza di sconfitta, si sono trovati soli. Soli e desolati, finite le parole d'ordine, abbandonati a se stessi, impauriti e piangenti. Come in Matrix, si sono accorti che il mondo al di fuori non era quello che credevano. Manco per niente.
Avevano già preparate le magliette, le sciarpette. Era tutto pronto, il Circo Massimo, il Colosseo, camion pieni di vernice erano in garage e scaldavano i motori per raggiungere ogni remoto angolo della città e dipingerla dei colori della peperonata, incuranti se si fosse trattato di macchine, marciapiedi, scale condominiali o l'Arco di Costantino. Le bandiere con la stella erano già pronte ad adornare ogni balcone, striscioni perculeggianti stavano per calare dal Colosseo o dal Pincio. Si preparavano piccoli e grandi soprusi, come quelli di dodici anni fa, macchine fermate a posti di blocco improvvisati, caroselli a qualsiasi ora, magari qualche piccola puncicatina che male non faceva. Tanto, so' regazzi. La città è loro, un po' di goliardia, che sarà mai.
Non abbiamo salvato noi stessi. Noi abbiamo la scorza dura, siamo abituati, ce lo avrebbero sgrullato come hanno sempre fatto. Abbiamo salvato una città. Ieri, oggi, domani, si può camminare respirando aria pura, guardare i monumenti senza temere di vederli danneggiati da orde che sennò la festa non proseguisce, abbiamo ripulito l'etere da donnine a tette nude una gialla ed una rossa, da improvvisati neo-politici, neo-attori, neo-tutto che si riscoprono la maglietta della salute giallozozza nel momento della vittoria. Come diceva il saggio, bisogna saper perdere. Loro, che non si regolano mai, non sapendo vincere non sanno neanche perdere.
Vanished. Svaniti. Evaporati. Roma è tornata una città vivibile, con i suoi tanti, tantissimi problemi di ogni giorno, cui uno zingaro dalle orecchie a Coppa dei Campioni ha evitato un doloroso, pesante, cromaticamente irritante, sgradevole, volgare aggravio.
Ringraziateci, romani, che noi se semo rigraziati da soli. Domenica.
te stavo ad aspettà
...grazie
Citazione di: GuyMontag il 28 Mag 2013, 12:30
...
chiamate de martino e fategli mettere questo articolo sulla home page del sito web della lazio. è urgente.
:hail:
E infatti mentre andavo verso ponte milvio c'era un ragazzo che gridava: LIBERI, SIAMO LIBERIIIIIIIIII
e mi ha ricordato l'sms che ho inviato ai miei amici dopo roma samp di pazzini: LIBERAZIONE.
:ssl
Citazione di: GuyMontag il 28 Mag 2013, 12:30
Ringraziateci, romani, che noi se semo rigraziati da soli. Domenica.
e io te ringrazio di nuovo. Su sto forum ce sta gente eccezionale.
Grande.
Gli sms che ho mandato al triplice fischio recitavano proprio...
Roma è salva!
;)
ah finalmente, non c'è festa senza GuyMontag :since
Citazione di: reds1984 il 28 Mag 2013, 12:38
chiamate de martino e fategli mettere questo articolo sulla home page del sito web della lazio. è urgente.
condivido, quantomeno preghiamo i moderatoratori di metterlo in home page qui su LN!
Bellissimo Guy!
:band2:
Citazione di: GuyMontag il 28 Mag 2013, 12:30
Quanto successo domenica travalica il mero significato sportivo, travalica anche una superiorità cittadina che in questi ultimi tempi era acclarata e appena offuscata (ma ancor mi rode) dallo scialbo finale di campionato. E' stata una battaglia di civilità, anzi di civilità contro inciviltà. Abbiamo vinto per noi, ovviamente, ma abbiamo vinto per una città, per una regione, per uno sport.
I laziali sono tifosi di calcio. Meglio, peggio di tanti altri? Non so, per me la risposta è ovvia, ma anche un tifoso della Spal, della Pro Patria o del Torino mi può opporre la sua storia, la sua tradizione, la sua passione, i piccoli o grandi drammi della sua squadra. Come noi. E il fatto di aver vinto più o meno non conta poi tanto. Se tifi Spal lo sai che nella tua storia non vincerai mai una ceppa, ma l'ansia della domenica, l'adrenalina del gol, la sofferenza fisica della sconfitta sono le stesse nostre. E degli juventini, o dei madrilisti.
Loro no. Loro sono un'eccezione. Loro sono nati non si sa come, ed infatti non è un tasto su cui battono molto. Ma cosa importa? Loro sono unici eredi udite udite dell'Impero Romano, sono i diretti discendenti dei Cesari, a loro li ha tenuti a battesimo Romolo, loro hanno i colori della città, loro hanno la lupa, loro sono i Padroni. Il loro rapporto con la città è sgrammaticato e violento, per loro Roma (maiuscolo) altro non è che un enorme tazebao su cui spargere indelebilmente la loro confusa retorica, in cui il gladiatore si mescola al legionario, l'Impero ai sette re, in cui Francesco (il papa) si chiama così per Francesco (l'ottuso); per loro il suddetto ottuso non è un buon giocatore (che forse altrove avrebbe potuto raccogliere i successi che per l'indubbia classe avrebbe meritato, ma che il ventre molle, condiscendente e servile dei suoi autonominatisi sudditi gli ha impedito di ottenere, preferendo un coccolato e sicuro ambiente, foderato di euro e delle genuflessioni del popolo bue) ma un indiscusso Re del Calcio, Il campione cui solo l'invidia e i giochetti del Potere hanno impedito di conquistare, anno dopo anno, gli Inevitabili Palloni d'Oro.
Per loro non era importante che la società navigasse sul pericoloso orlo di un baratro (anche se in fondo c'erano soffici cuscini forniti dalla loro proprietaria, una Banca oppure - a scelta - un'accozzaglia di ammerigani che neanche la nostra fantasia più sfrenata sarebbe riuscita ad inventare), ogni ridimensionamento passava sotto il nome di Progetto, ogni allenatore usa-e-getta al momento del suo insediamento era un Insegnante di calcio, un Punto di Riferimento per le generazioni a venire, ogni pischello gettato in campo perché i più forti se n'erano andati era il Futuro del Calcio (italiano, mondiale, fate voi).
Non so cos'è che ha originato questo scollamento così evidente dalla realtà, quale progetto era alla base di questo colossale inganno. So, sappiamo, chi vi ha contribuito, un apparato mediatico senza precedenti, con ramificazioni ovunque, una commistura trasversale politico-economica impressionante, e lo abbiamo visto alle ultime elezioni, con due candidati dichiaratamente giallozozzi ed uno che - arrivando da fuori - era ovviamente romanista anche lui, imbonitore del popolo bue di cui sopra, un generone di palazzinari (perché a Roma il palazzinaro non va mai fuori moda) e di maitre-à-penser alla Costanzo, spalmati in tutte le redazioni locali di tutti i principali quotidiani. Senza eccezione.
Un mondo bello, in cui tutto andava bene anche quando andava male, perché lo dicevano i giornali, le radio, lo dicevano i calciatori tutti il cui sogno era quello di giocare col boro o gli attori che capitavano qua, cooptati alla corte giallozozza tramite sciarpette malandrine messe al collo dalla sanipoli di turno. La roma era Roma. Era robba loro, era una città che potevano insudiciare, in cui ogni atto di prevaricazione era visto con benevolenza e la polvere nascosta premurosamente sotto il tappeto da una stampa compiacente. Era il mondo delle puncicate e dei regazzi.
E noi? Poco funzionali al loro progetto, fastidiosi e scomodi, e poi ci abbiamo spesso messo anche del nostro, eravamo là, relegati ai margini del loro Scintillante Mondo. I burini, gli unidiciannidibbì, er trattore, quelli che hanno portato er cacio a Roma, che anche nel 2013 fa tanto ride anche nei salotti bene.
Poi il 26 maggio 2013 è successo qualcosa. Uno slavo, sicuramente zingaro, tale Lalic, Ilic, non mi ricordo bene, con il chiodo appuntito di uno scarpino ha fatto scoppiare la bolla in cui vivevano, tiepidi e sicuri. L'Inevitabile è stato Evitato. La Coppa, alzata loro in faccia (diciamo che di coppe alzate in faccia a casa loro ne hanno viste mica poche, dal Liverpool, all'Inter un paio di volte, al Toro di Marchegiani, ma mai e poi mai da un Laziale), ha fatto rivinosamente crollare tutte le loro certezze. Evitato l'inevitabile, senza più un supporto dei media, fuggiti a gambe levate quando hanno sentito puzza di sconfitta, si sono trovati soli. Soli e desolati, finite le parole d'ordine, abbandonati a se stessi, impauriti e piangenti. Come in Matrix, si sono accorti che il mondo al di fuori non era quello che credevano. Manco per niente.
Avevano già preparate le magliette, le sciarpette. Era tutto pronto, il Circo Massimo, il Colosseo, camion pieni di vernice erano in garage e scaldavano i motori per raggiungere ogni remoto angolo della città e dipingerla dei colori della peperonata, incuranti se si fosse trattato di macchine, marciapiedi, scale condominiali o l'Arco di Costantino. Le bandiere con la stella erano già pronte ad adornare ogni balcone, striscioni perculeggianti stavano per calare dal Colosseo o dal Pincio. Si preparavano piccoli e grandi soprusi, come quelli di dodici anni fa, macchine fermate a posti di blocco improvvisati, caroselli a qualsiasi ora, magari qualche piccola puncicatina che male non faceva. Tanto, so' regazzi. La città è loro, un po' di goliardia, che sarà mai.
Non abbiamo salvato noi stessi. Noi abbiamo la scorza dura, siamo abituati, ce lo avrebbero sgrullato come hanno sempre fatto. Abbiamo salvato una città. Ieri, oggi, domani, si può camminare respirando aria pura, guardare i monumenti senza temere di vederli danneggiati da orde che sennò la festa non proseguisce, abbiamo ripulito l'etere da donnine a tette nude una gialla ed una rossa, da improvvisati neo-politici, neo-attori, neo-tutto che si riscoprono la maglietta della salute giallozozza nel momento della vittoria. Come diceva il saggio, bisogna saper perdere. Loro, che non si regolano mai, non sapendo vincere non sanno neanche perdere.
Vanished. Svaniti. Evaporati. Roma è tornata una città vivibile, con i suoi tanti, tantissimi problemi di ogni giorno, cui uno zingaro dalle orecchie a Coppa dei Campioni ha evitato un doloroso, pesante, cromaticamente irritante, sgradevole, volgare aggravio.
Ringraziateci, romani, che noi se semo rigraziati da soli. Domenica.
:since :band1: :band2: :band3: :band5: :band6: :bandes: :band7: :band8: :band9: :band11: :band12: :bakar:
Ennamo
Bella Guy. Aggiornaci sulle possibilita' di salvezza eterna di Roma.
Posso pubblicare su twitter e FB? Guy questo è un capolavoro ogni persona sulla faccia della terra dovrebbe leggerlo...
Citazione di: maverickiv2007 il 28 Mag 2013, 12:56
Posso pubblicare su twitter e FB? Guy questo è un capolavoro ogni persona sulla faccia della terra dovrebbe leggerlo...
Volentieri però correggi [...] Ringraziateci, romani, che noi se semo ri
ngraziati da soli. Domenica. [...] Sti cazzi de refusi...
Citazione di: GuyMontag il 28 Mag 2013, 12:59
Volentieri però correggi [...] Ringraziateci, romani, che noi se semo ringraziati da soli. Domenica. [...] Sti cazzi de refusi...
Vado allora, grazie, merita un'attenta lettura da parte di tutti!
Tutto bellissimo... tranne la parentesi sul cappetano...
A mio avviso il boro non avrebbe vinto granchè manco altrove...anzi se fosse andato al real avrebbe fatto le fortune dell'atletico e allo united del city...
Al massimo avrebbe vinto qualche ciavatta d'oro a forza de rigori contro murcia e recreativo o wigan e qpr...
E avrebbe raggiunto El Torpe Julio Salinas nella hit dei marcatori spagnoli avendo giocato il doppio delle partite...
Citazione di: maverickiv2007 il 28 Mag 2013, 12:56
Posso pubblicare su twitter e FB? Guy questo è un capolavoro ogni persona sulla faccia della terra dovrebbe leggerlo...
Lo faccio pure io :-)
Grande Guy!
Citazione di: paolo71 il 28 Mag 2013, 12:36
te stavo ad aspettà
...grazie
Pure io ....
grazie Guy ....
:since :since :since :since :since :since :since :since :ssl :ssl :ssl :ssl :ssl :ssl :ssl :ssl :ssl :ssl
Ma chi sei!!!
Un grande!
Forza Lazio
... GRAZIE !!! :ssl :ssl :ssl :ssl :ssl
Citazione di: reds1984 il 28 Mag 2013, 12:38
chiamate de martino e fategli mettere questo articolo sulla home page del sito web della lazio. è urgente.
:hail:
tu hai un dono
STANDING OVATION!
che bellezza Guy, che bellezza!
Citazione di: Sledgehammer il 28 Mag 2013, 13:21
tu hai un dono
di sicuro
Aspettavo questo editoriale dalle 20 di domenica...
Questo pezzo dovrebbe finire in copertina
:since
Citazione di: paolo71 il 28 Mag 2013, 12:36
te stavo ad aspettà
sono stato tutta la settimana prederby a fa F5 su lazio.talk nell'attesa di vedere il Tuo Topic.
Ringraziateci, romani, che noi se semo ringraziati da soli. Domenica.
:)
fantastico!!!
grazie Guy!!!
:since :asrm
Grandissimo Guy! Ormai apro i tuoi topic con la stessa sensazione che provo prima di vedere un film di Ken Loach. Con la certezza che mi lascerà qualcosa
Sono giorni meravigliosi.
Grande topic di GM, al solito. :pp
Amo GuyMontag.
Vi amo tutti.
grandissimo Guy
ti abbraccio forte
Citazione di: porgascogne il 28 Mag 2013, 14:42
grandissimo Guy
ti abbraccio forte
quanto avrei voluto vedere la tua faccia al gol di lulic :)
(la mia o la sua?!)
Citazione di: reds1984 il 28 Mag 2013, 12:38
chiamate de martino e fategli mettere questo articolo sulla home page del sito web della lazio. è urgente.
Finalmente!
Ti stavo aspettando!!! :)
:since :asrm
(http://db.tt/QJiKU9Qz)
7. The act of wiping the as rioma (shit) fans off the face of the earth.
chapeau! :ssl
immenso
:hail: :hail: :hail: :hail: :hail:
copio e incollo su FB :)
Qui tocca fa una cosa sola: comprare una pagina di giornale "Corriere della Sera" e pubblicare questo post.
Tutto il mondo deve sapere!!!
quanto costa una pagina??
EDIT: 5.000 euro
i soldi li devono tirare fuori i giocatori.
che cazzo so per loro 5.000 euro??
con 30.000 euro ci compriamo le pagine di: Corriere della sera, repubblica (mortacci loro sempre), il messaggero (qui vincer potrebbe fare copia e incolla e metterci la firma tanto a guy non dispiacerebbe), la stampa, il mattino, la cazzetta dello sport
daje, per la nostra squadra sono solo 1.000 euro a giocatore
se leggono sta pagina se ammazzano, affogheranno nella loro bile, se autosdrumano da soli...
co sto post de Guy li sfasciamo!!!!
scusate sto a duemila.
questo pezzo di Guy non deve arrivare solo ai romanisti, ma deve arrivare all'italia intera.
solo in questo modo sboccheranno sangue...
l'italia non romanista deve sapere che cazzo demmerde so!
Aveva ragione tuo padre, Guy, già da molto tempo aveva capito.
"C'è da impararla a memoria sta squadra."
Guy, come al solito, sei scontato.
Non riesci più a sorprendermi.
Al titolo del topic, sapevo già come andava a finire.
Per quello ho aspettato a leggerlo e a risponderti.
Quella penna è mossa da un dio.
ti abbraccio pure io, come Porga (altro fuoriclasse.......)
Citazione di: porgascogne il 28 Mag 2013, 14:45
(la mia o la sua?!)
la tua, la tua.
secondo me sei semplicemente trasfigurato :)
Citazione di: reds1984 il 28 Mag 2013, 15:40
la tua, la tua.
secondo me sei semplicemente trasfigurato :)
no, dopo quei 40 o 50 secondi de urlo, me so' messo a piagne
(co' zoppo che me consolava)
Citazione di: Adler Nest il 28 Mag 2013, 15:35
Guy, come al solito, sei scontato.
Non riesci più a sorprendermi.
Al titolo del topic, sapevo già come andava a finire.
Per quello ho aspettato a leggerlo e a risponderti.
Quella penna è mossa da un dio.
ti abbraccio pure io, come Porga (altro fuoriclasse.......)
mi ripeto:
a De martì, rubba co l'occhi!
Citazione di: AquilaLidense il 28 Mag 2013, 15:41
mi ripeto:
a De martì, rubba co l'occhi!
:rotfl: :rotfl: :rotfl:
Grazie Guy.
Sei un laziale immenso e una persona la cui grandezza non è calcolabile con nessuna unità di misura vigente.
Le tue parole sono da mettere alle porte della città.
Ma magari, un piccolo consiglio, incominciamo con l'home page di LN.
:band1: :band1: :band1: :band1:
Guy mi inchino. E d'altronde con un nick del genere.....
Mi sembra doveroso celebrare con la citazione di un altra perla apparsa su questo forum
Citazione di: italicbold il 03 Mar 2012, 13:58
Io mi ricordo di un posto dove le persone entravano e scrivevano cose che in nessun altro posto avrei mai letto.
:since :asrm :since
:hail:
:clap: :clap: :clap: :luv: :clap: :clap: :clap:
:cheer:
Pubblicata sulla mia pagina fb postando l'autore e lazionet in fondo al pezzo.
GUY GUY GUY :since :since :since :since :asrm :asrm
a regà, ma che mi avete bocciato l'idea della pagina di giornale?
'ci vostri!
Guy, ma come fai a dire esattamente quello che ognuno di noi pensa (anche non sapendolo o rendendose conto) ?
BRAVISSIMOOOOOOOO
:since :asrm :since :asrm :since :asrm :since :asrm :ssl :ssl
Un topic MERAVIGLIOSO.
Orgoglioso di poterti leggere.
Sai sempre dare un'emozione.
Forza Lazio, sempre, fratello.
Bisognerebbe raccogliere tutti i post di Guy e farne un libro. :beer:
Condiviso su FB
Citazione di: GuyMontag il 28 Mag 2013, 12:30
Quanto successo domenica travalica il mero significato sportivo, travalica anche una superiorità cittadina che in questi ultimi tempi era acclarata e appena offuscata (ma ancor mi rode) dallo scialbo finale di campionato. E' stata una battaglia di civilità, anzi di civilità contro inciviltà. Abbiamo vinto per noi, ovviamente, ma abbiamo vinto per una città, per una regione, per uno sport.
I laziali sono tifosi di calcio. Meglio, peggio di tanti altri? Non so, per me la risposta è ovvia, ma anche un tifoso della Spal, della Pro Patria o del Torino mi può opporre la sua storia, la sua tradizione, la sua passione, i piccoli o grandi drammi della sua squadra. Come noi. E il fatto di aver vinto più o meno non conta poi tanto. Se tifi Spal lo sai che nella tua storia non vincerai mai una ceppa, ma l'ansia della domenica, l'adrenalina del gol, la sofferenza fisica della sconfitta sono le stesse nostre. E degli juventini, o dei madrilisti.
Loro no. Loro sono un'eccezione. Loro sono nati non si sa come, ed infatti non è un tasto su cui battono molto. Ma cosa importa? Loro sono unici eredi udite udite dell'Impero Romano, sono i diretti discendenti dei Cesari, a loro li ha tenuti a battesimo Romolo, loro hanno i colori della città, loro hanno la lupa, loro sono i Padroni. Il loro rapporto con la città è sgrammaticato e violento, per loro Roma (maiuscolo) altro non è che un enorme tazebao su cui spargere indelebilmente la loro confusa retorica, in cui il gladiatore si mescola al legionario, l'Impero ai sette re, in cui Francesco (il papa) si chiama così per Francesco (l'ottuso); per loro il suddetto ottuso non è un buon giocatore (che forse altrove avrebbe potuto raccogliere i successi che per l'indubbia classe avrebbe meritato, ma che il ventre molle, condiscendente e servile dei suoi autonominatisi sudditi gli ha impedito di ottenere, preferendo un coccolato e sicuro ambiente, foderato di euro e delle genuflessioni del popolo bue) ma un indiscusso Re del Calcio, Il campione cui solo l'invidia e i giochetti del Potere hanno impedito di conquistare, anno dopo anno, gli Inevitabili Palloni d'Oro.
Per loro non era importante che la società navigasse sul pericoloso orlo di un baratro (anche se in fondo c'erano soffici cuscini forniti dalla loro proprietaria, una Banca oppure - a scelta - un'accozzaglia di ammerigani che neanche la nostra fantasia più sfrenata sarebbe riuscita ad inventare), ogni ridimensionamento passava sotto il nome di Progetto, ogni allenatore usa-e-getta al momento del suo insediamento era un Insegnante di calcio, un Punto di Riferimento per le generazioni a venire, ogni pischello gettato in campo perché i più forti se n'erano andati era il Futuro del Calcio (italiano, mondiale, fate voi).
Non so cos'è che ha originato questo scollamento così evidente dalla realtà, quale progetto era alla base di questo colossale inganno. So, sappiamo, chi vi ha contribuito, un apparato mediatico senza precedenti, con ramificazioni ovunque, una commistura trasversale politico-economica impressionante, e lo abbiamo visto alle ultime elezioni, con due candidati dichiaratamente giallozozzi ed uno che - arrivando da fuori - era ovviamente romanista anche lui, imbonitore del popolo bue di cui sopra, un generone di palazzinari (perché a Roma il palazzinaro non va mai fuori moda) e di maitre-à-penser alla Costanzo, spalmati in tutte le redazioni locali di tutti i principali quotidiani. Senza eccezione.
Un mondo bello, in cui tutto andava bene anche quando andava male, perché lo dicevano i giornali, le radio, lo dicevano i calciatori tutti il cui sogno era quello di giocare col boro o gli attori che capitavano qua, cooptati alla corte giallozozza tramite sciarpette malandrine messe al collo dalla sanipoli di turno. La roma era Roma. Era robba loro, era una città che potevano insudiciare, in cui ogni atto di prevaricazione era visto con benevolenza e la polvere nascosta premurosamente sotto il tappeto da una stampa compiacente. Era il mondo delle puncicate e dei regazzi.
E noi? Poco funzionali al loro progetto, fastidiosi e scomodi, e poi ci abbiamo spesso messo anche del nostro, eravamo là, relegati ai margini del loro Scintillante Mondo. I burini, gli unidiciannidibbì, er trattore, quelli che hanno portato er cacio a Roma, che anche nel 2013 fa tanto ride anche nei salotti bene.
Poi il 26 maggio 2013 è successo qualcosa. Uno slavo, sicuramente zingaro, tale Lalic, Ilic, non mi ricordo bene, con il chiodo appuntito di uno scarpino ha fatto scoppiare la bolla in cui vivevano, tiepidi e sicuri. L'Inevitabile è stato Evitato. La Coppa, alzata loro in faccia (diciamo che di coppe alzate in faccia a casa loro ne hanno viste mica poche, dal Liverpool, all'Inter un paio di volte, al Toro di Marchegiani, ma mai e poi mai da un Laziale), ha fatto rivinosamente crollare tutte le loro certezze. Evitato l'inevitabile, senza più un supporto dei media, fuggiti a gambe levate quando hanno sentito puzza di sconfitta, si sono trovati soli. Soli e desolati, finite le parole d'ordine, abbandonati a se stessi, impauriti e piangenti. Come in Matrix, si sono accorti che il mondo al di fuori non era quello che credevano. Manco per niente.
Avevano già preparate le magliette, le sciarpette. Era tutto pronto, il Circo Massimo, il Colosseo, camion pieni di vernice erano in garage e scaldavano i motori per raggiungere ogni remoto angolo della città e dipingerla dei colori della peperonata, incuranti se si fosse trattato di macchine, marciapiedi, scale condominiali o l'Arco di Costantino. Le bandiere con la stella erano già pronte ad adornare ogni balcone, striscioni perculeggianti stavano per calare dal Colosseo o dal Pincio. Si preparavano piccoli e grandi soprusi, come quelli di dodici anni fa, macchine fermate a posti di blocco improvvisati, caroselli a qualsiasi ora, magari qualche piccola puncicatina che male non faceva. Tanto, so' regazzi. La città è loro, un po' di goliardia, che sarà mai.
Non abbiamo salvato noi stessi. Noi abbiamo la scorza dura, siamo abituati, ce lo avrebbero sgrullato come hanno sempre fatto. Abbiamo salvato una città. Ieri, oggi, domani, si può camminare respirando aria pura, guardare i monumenti senza temere di vederli danneggiati da orde che sennò la festa non proseguisce, abbiamo ripulito l'etere da donnine a tette nude una gialla ed una rossa, da improvvisati neo-politici, neo-attori, neo-tutto che si riscoprono la maglietta della salute giallozozza nel momento della vittoria. Come diceva il saggio, bisogna saper perdere. Loro, che non si regolano mai, non sapendo vincere non sanno neanche perdere.
Vanished. Svaniti. Evaporati. Roma è tornata una città vivibile, con i suoi tanti, tantissimi problemi di ogni giorno, cui uno zingaro dalle orecchie a Coppa dei Campioni ha evitato un doloroso, pesante, cromaticamente irritante, sgradevole, volgare aggravio.
Ringraziateci, romani, che noi se semo rigraziati da soli. Domenica.
(http://3.bp.blogspot.com/-sI1jscmbJ_4/UMVTkyMH8jI/AAAAAAAAAwE/dlDJ_j0tKzg/s1600/Cracked-Facebook-Logo.png)
(Nota totalmente OT: che bellezza sape' scrive. Che invidia.)
Citazione di: Palo il 28 Mag 2013, 20:11
Condiviso su FB
c'è un modo di condividere solo il pezzo di Guy senza le risposte evitando il copiaincolla?
EVAPORATI.
Grazie Guj
Citazione di: AquilaLidense il 28 Mag 2013, 18:47
a regà, ma che mi avete bocciato l'idea della pagina di giornale?
'ci vostri!
me sto a stranì
Citazione di: sigurd il 28 Mag 2013, 20:21
(Nota totalmente OT: che bellezza sape' scrive. Che invidia.)
OT:
Rimetti l'highland cow!
EOT
(http://www.money4good.it/wp-content/uploads/2012/06/VESTITI-usati1.jpg)
Bellissime parole Guy!
Complimenti e grazie.
Questa non può finire così dietro, la riporto avanti io dopo averla ricevuta anche da un amico che legge il forum di Lazio Ultras dove è stata immediatamente ripresa.
Grazie Guy.
Grazie Guy :band1: :band1: :band1: :band1: :band1: :band1: :band1: :band1:
up!!!
:bakar: :bakar: :bakar:
Giriamola ad i calciatori della lazio e loro (che so ricchi) comprassero una pagina di un giornale.
EDIT: brocchi ce sta de sicuro
EDIT2: questo pezzo di Guy lo devono leggere sopratutto i neutrali, quelli che pensano che i romanisti so goliardici
un pezzo di bellezza incredibile, ma guy ci ha abituati a simili perle.
Che dire? Rimango orgoglioso di far parte di questa community, certe parole solo chi ha il cuore grande da laziale avrebbe potuto scriverle.
Grazie guy ;)
:since
up, di nuovo.
Un pezzo di letteratura.
Non solo Laziale.
Citazione di: laziAle82 il 29 Mag 2013, 09:29
OT:
Rimetti l'highland cow!
EOT
nun ve piace la stellina? :s
Citazione di: sigurd il 30 Mag 2013, 14:51
nun ve piace la stellina? :s
io so animalista, mi affeziono agli animali
:=))
oggi è il momento del "recupero del terreno"
TRS inizia la politica del "30 Maggio 84" non è come il 26 maggio 2013
noi non esistiamo e siamo sorci e loro invece sò sempre i padroni di roma
....
la cosa buona è questa: loro non impareranno mai
basta un naingolan, astori, allegri e 6 vittorie su 7 all'inzio del prox campionato per dimenticare la coppa italia
beata ignoranza, non so se dire: nostra o loro
8)
L'Avrebbero detto prima o poi montevè, già oggi er riommerdista, faceva paragoni con la finale in champions persa a causa del liverpool dicendo che quello è il vero rimpianto, la vera onta...
era solo questione di tempo, ma credimi è tutta facciata, oggi forse je brucia ancor di più di domenica, è bile che cresce come er tevere in piena, dio solo sa quanti gastrointerologi avranno avuto e avranno i taccuini pieni de appuntamenti.
(http://geronimo.ilcannocchiale.it/mediamanager/sys.user/30135/medico%20e%20paziente.jpg)
dottò jo detto che me brucia lo stommicoooo
si lo sò ma cor dito ndo so io è n'attimo
Gran pezzo. Me l'ero perso.
Per quanto riguarda le modalità di ripresa dei riommerdisti, segnalo questo importante compendio suggeritomi da un amico:
Le fasi del dolore
Il dolore che provoca un lutto si sviluppa normalmente in cinque fasi.
•Negazione della realtà e isolamento Si tratta di un meccanismo di difesa che ci permette di attenuare l'intensa fase iniziale del dolore. E' una risposta psicologica temporanea.
•Rabbia Quando gli effetti mascheranti della negazione della realtà e dell'isolamento cominciano a svanire, la realtà ed il relativo dolore riappaiono. Ma non si è ancora pronti. L'emozione intensa è deviata dall'oggetto del dolore e riorientata e si esprime come rabbia. Rabbia che si può anche orientare verso il soggetto che ci ha provocato il dolore. A questo si può aggiungere un senso di colpa per essere arrabbiati e questo non fa che alimentare la rabbia stessa.
•Auto recriminazioni Si incomincia poi una fase in cui si auto recrimina su azioni che si sarebbero potute compiere per evitare o ritardare il lutto. Se ci fossimo rivolti al medico prima, se avessimo richiesto l'intervento di altri specialisti, in altre strutture.
•Depressione Due tipi di depressione sono associati al dolore che provoca un lutto. Una depressione più profonda ed una più legata agli aspetti pratici che il lutto può comportare. La durata di questa fase varia da alcune settimane e sei mesi. Le manifestazioni più tipiche sono umore depresso, sentimenti di tristezza, inappetenza, crisi di pianto, agitazione e scarsa concentrazione. La maggior parte delle persone ha la sensazione che il defunto sia in qualche modo ancora presente.
•Accettazione Dopo la fase di depressione, i sintomi depressivi regrediscono e la persona tenta di tornare alla normalità. La durata di questa fase è variabile e non tutti riescono a raggiungerla.
Grazie Guy, il mio secondo post non potevo che dedicarlo a te...
:ssl :ssl
Citazione di: sigurd il 30 Mag 2013, 14:51
nun ve piace la stellina? :s
beh, però se ce stanno i cavalli con la stella in fronte, perchè non un l'highland cow? :)
Citazione di: sweeper77 il 30 Mag 2013, 16:06
oggi forse je brucia ancor di più di domenica
vero, quelli che ho incontrato oggi stavano peggio di lunedì
Citazione di: ModenaBiancoBlu il 28 Mag 2013, 19:03
Guy, ma come fai a dire esattamente quello che ognuno di noi pensa (anche non sapendolo o rendendose conto) ?
BRAVISSIMOOOOOOOO
:since :asrm :since :asrm :since :asrm :since :asrm :ssl :ssl
noi non lo pensiamo perché siamo Laziali, lo pensiamo perché siamo normali. Ho tanti amici Romani milanisti interisti ecc. che la pensano allo stesso modo e non si capacitano delle assurdità dette e pensate da quelli là che sono quindi anormali o meglio subnormali...........
Citazione di: AquilaLidense il 30 Mag 2013, 11:54
questo pezzo di Guy lo devono leggere sopratutto i neutrali,
quelli che pensano che i romanisti so goliardici
Manifesto...te la rubo!!
Terza pagina?
Questo pezzo va messo in evidenza nella prima ;)
Io l'ho stampato e appeso come un poster (non sto scherzando)
:ssl :ssl :ssl
:asrm
E' proprio così. Da condividere soprattutto con chi non vive a Roma e non ha vissuto lo scempio del 2001.
Grande Guy
:hail: :hail: :hail: :hail:
(http://4.bp.blogspot.com/-QSl48aCXCSY/T99vVDrpplI/AAAAAAAAAUY/M-DRK_Oxrd8/s1600/fuga+da+saigon.jpg)
Up! Up! Up!
Pure stasera evaporati.
Dissolti nel nulla della loro arroganza e presunzione.
Domani annientateli.
#treazeropregi
Citazione di: StylishKid il 12 Feb 2014, 23:10
Up! Up! Up!
Pure stasera evaporati.
Dissolti nel nulla della loro arroganza e presunzione.
Domani annientateli.
domani? cioè oggi? No no ieri!!! a botta calda arisponneno e tu... sempre a porta vota.
(sta cosa della stella d'argento è un misto tra l'anatema e l'incantesimo).
Citazione di: StylishKid il 12 Feb 2014, 23:10
Up! Up! Up!
Pure stasera evaporati.
Dissolti nel nulla della loro arroganza e presunzione.
Domani annientateli.
Nella loro arroganza affogano ogni anno :asrm
Citazione di: Panzabianca il 13 Feb 2014, 11:20
domani? cioè oggi? No no ieri!!! a botta calda arisponneno e tu... sempre a porta vota.
(sta cosa della stella d'argento è un misto tra l'anatema e l'incantesimo).
che poi questa cosa della stella d'argento importa solo a loro e io prima non ne avevao mai sentito parlare.
La juventus ha vinto lla nona coppa Italia nel 94 e nel 2004 è nuovamente arrivata in finale contro di noi perdendola, ma io nei giorni precedenti alla finale non sentii nessun juventino parlare di "stella d'argento" così come non ricordo i media farne menzione.
Citazione di: matador72 il 13 Feb 2014, 11:40
che poi questa cosa della stella d'argento importa solo a loro e io prima non ne avevao mai sentito parlare.
La juventus ha vinto lla nona coppa Italia nel 94 e nel 2004 è nuovamente arrivata in finale contro di noi perdendola, ma io nei giorni precedenti alla finale non sentii nessun juventino parlare di "stella d'argento" così come non ricordo i media farne menzione.
Semplicemente perchè il discorso delle stelle (oroa o argento che sia) non è regolamentato a livello federale.
La FIGC ha un regolamento preciso per quanto concerne le maglie e tolti gli spazi, ben delimitati, dedicati a sponsor e logo societario gli unici extra sono scudetto, coccarda e logo della Lega.
Le stellette vengono accettate come "contorno" del logo societario.
La stessa Juve lo scorso anno, in aperta polemica con la revoca calciopolesca dei suoi due scudetti, NON ha messo le due stelle d'oro sulla maglia DI SUA INIZIATIVA perchè, secondo loro, dovevano essere tre.
Discorso a parte poi il Milan che avendo vinto almeno 5 Coppe dei Campioni PUO' ricordare al mondo questo particolare (e lo fa) riportando sulla maglia un fregio con la coppa, il tutto con la benedizione (questa sì ufficiale) della Uefa.
Se domani il Pro Vercelli decide di celebrare i suoi 7 scudetti con 7 fiorellini tricolore sulla maglia, restando nei canoni imposti dalla FIGC per le maglie, nessuno glielo potrebbe impedire e magari lancerebbe la moda del fiorellino...
Io per esempio istituirei il cetriolo d'oro per la decima finale persa, di platino per quelle perse in casa.
Citazione di: maumarta il 13 Feb 2014, 12:10
...
Se domani il Pro Vercelli decide di celebrare i suoi 7 scudetti con 7 fiorellini tricolore sulla maglia, restando nei canoni imposti dalla FIGC per le maglie, nessuno glielo potrebbe impedire e magari lancerebbe la moda del fiorellino...
Io per esempio istituirei il cetriolo d'oro per la decima finale persa, di platino per quelle perse in casa.
:rotfl:
Citazione di: matador72 il 13 Feb 2014, 11:40
che poi questa cosa della stella d'argento importa solo a loro e io prima non ne avevao mai sentito parlare.
La juventus ha vinto lla nona coppa Italia nel 94 e nel 2004 è nuovamente arrivata in finale contro di noi perdendola, ma io nei giorni precedenti alla finale non sentii nessun juventino parlare di "stella d'argento" così come non ricordo i media farne menzione.
Siamo sterminatori di stelle d'argento (e l'anno scorso, prima di coppanfacciare le merde, abbiamo buttato fuori pure le zebracce). :=))
Citazione di: maumarta il 13 Feb 2014, 12:10
Semplicemente perchè il discorso delle stelle (oroa o argento che sia) non è regolamentato a livello federale.
La FIGC ha un regolamento preciso per quanto concerne le maglie e tolti gli spazi, ben delimitati, dedicati a sponsor e logo societario gli unici extra sono scudetto, coccarda e logo della Lega.
Le stellette vengono accettate come "contorno" del logo societario.
La stessa Juve lo scorso anno, in aperta polemica con la revoca calciopolesca dei suoi due scudetti, NON ha messo le due stelle d'oro sulla maglia DI SUA INIZIATIVA perchè, secondo loro, dovevano essere tre.
Discorso a parte poi il Milan che avendo vinto almeno 5 Coppe dei Campioni PUO' ricordare al mondo questo particolare (e lo fa) riportando sulla maglia un fregio con la coppa, il tutto con la benedizione (questa sì ufficiale) della Uefa.
Se domani il Pro Vercelli decide di celebrare i suoi 7 scudetti con 7 fiorellini tricolore sulla maglia, restando nei canoni imposti dalla FIGC per le maglie, nessuno glielo potrebbe impedire e magari lancerebbe la moda del fiorellino...
Verissimo: in teoria se noi volessimo metterci due stelle di platino per gli scudetti vinti (o sei per le Coppe Italia, e non parlo dei trofei internazionali perché lì le regole sono quelle della UEFA), potremmo farlo (saremmo ridicoli, ma sarebbe legittimo).
Citazione di: maumarta il 13 Feb 2014, 12:10
Io per esempio istituirei il cetriolo d'oro per la decima finale persa, di platino per quelle perse in casa.
:rotfl2: :rotfl2: :rotfl2: :rotfl2:
Eccolo.
Va solo registrato.
(http://us.123rf.com/450wm/oleksiy/oleksiy1206/oleksiy120600011/13999093-cetriolo-d-39-oro-isolato-su-sfondo-bianco.jpg)
io propongo di metterci un logo "coppanfaccia"
:rotfl: :rotfl: :rotfl: :rotfl: :rotfl:
Citazione di: maumarta il 13 Feb 2014, 15:39
Eccolo.
Va solo registrato.
(http://us.123rf.com/450wm/oleksiy/oleksiy1206/oleksiy120600011/13999093-cetriolo-d-39-oro-isolato-su-sfondo-bianco.jpg)
Scritto un anno fa, direi sempre attuale...
Citazione di: GuyMontag il 28 Mag 2013, 12:30
Quanto successo domenica travalica il mero significato sportivo, travalica anche una superiorità cittadina che in questi ultimi tempi era acclarata e appena offuscata (ma ancor mi rode) dallo scialbo finale di campionato. E' stata una battaglia di civilità, anzi di civilità contro inciviltà. Abbiamo vinto per noi, ovviamente, ma abbiamo vinto per una città, per una regione, per uno sport.
I laziali sono tifosi di calcio. Meglio, peggio di tanti altri? Non so, per me la risposta è ovvia, ma anche un tifoso della Spal, della Pro Patria o del Torino mi può opporre la sua storia, la sua tradizione, la sua passione, i piccoli o grandi drammi della sua squadra. Come noi. E il fatto di aver vinto più o meno non conta poi tanto. Se tifi Spal lo sai che nella tua storia non vincerai mai una ceppa, ma l'ansia della domenica, l'adrenalina del gol, la sofferenza fisica della sconfitta sono le stesse nostre. E degli juventini, o dei madrilisti.
Loro no. Loro sono un'eccezione. Loro sono nati non si sa come, ed infatti non è un tasto su cui battono molto. Ma cosa importa? Loro sono unici eredi udite udite dell'Impero Romano, sono i diretti discendenti dei Cesari, a loro li ha tenuti a battesimo Romolo, loro hanno i colori della città, loro hanno la lupa, loro sono i Padroni. Il loro rapporto con la città è sgrammaticato e violento, per loro Roma (maiuscolo) altro non è che un enorme tazebao su cui spargere indelebilmente la loro confusa retorica, in cui il gladiatore si mescola al legionario, l'Impero ai sette re, in cui Francesco (il papa) si chiama così per Francesco (l'ottuso); per loro il suddetto ottuso non è un buon giocatore (che forse altrove avrebbe potuto raccogliere i successi che per l'indubbia classe avrebbe meritato, ma che il ventre molle, condiscendente e servile dei suoi autonominatisi sudditi gli ha impedito di ottenere, preferendo un coccolato e sicuro ambiente, foderato di euro e delle genuflessioni del popolo bue) ma un indiscusso Re del Calcio, Il campione cui solo l'invidia e i giochetti del Potere hanno impedito di conquistare, anno dopo anno, gli Inevitabili Palloni d'Oro.
Per loro non era importante che la società navigasse sul pericoloso orlo di un baratro (anche se in fondo c'erano soffici cuscini forniti dalla loro proprietaria, una Banca oppure - a scelta - un'accozzaglia di ammerigani che neanche la nostra fantasia più sfrenata sarebbe riuscita ad inventare), ogni ridimensionamento passava sotto il nome di Progetto, ogni allenatore usa-e-getta al momento del suo insediamento era un Insegnante di calcio, un Punto di Riferimento per le generazioni a venire, ogni pischello gettato in campo perché i più forti se n'erano andati era il Futuro del Calcio (italiano, mondiale, fate voi).
Non so cos'è che ha originato questo scollamento così evidente dalla realtà, quale progetto era alla base di questo colossale inganno. So, sappiamo, chi vi ha contribuito, un apparato mediatico senza precedenti, con ramificazioni ovunque, una commistura trasversale politico-economica impressionante, e lo abbiamo visto alle ultime elezioni, con due candidati dichiaratamente giallozozzi ed uno che - arrivando da fuori - era ovviamente romanista anche lui, imbonitore del popolo bue di cui sopra, un generone di palazzinari (perché a Roma il palazzinaro non va mai fuori moda) e di maitre-à-penser alla Costanzo, spalmati in tutte le redazioni locali di tutti i principali quotidiani. Senza eccezione.
Un mondo bello, in cui tutto andava bene anche quando andava male, perché lo dicevano i giornali, le radio, lo dicevano i calciatori tutti il cui sogno era quello di giocare col boro o gli attori che capitavano qua, cooptati alla corte giallozozza tramite sciarpette malandrine messe al collo dalla sanipoli di turno. La roma era Roma. Era robba loro, era una città che potevano insudiciare, in cui ogni atto di prevaricazione era visto con benevolenza e la polvere nascosta premurosamente sotto il tappeto da una stampa compiacente. Era il mondo delle puncicate e dei regazzi.
E noi? Poco funzionali al loro progetto, fastidiosi e scomodi, e poi ci abbiamo spesso messo anche del nostro, eravamo là, relegati ai margini del loro Scintillante Mondo. I burini, gli unidiciannidibbì, er trattore, quelli che hanno portato er cacio a Roma, che anche nel 2013 fa tanto ride anche nei salotti bene.
Poi il 26 maggio 2013 è successo qualcosa. Uno slavo, sicuramente zingaro, tale Lalic, Ilic, non mi ricordo bene, con il chiodo appuntito di uno scarpino ha fatto scoppiare la bolla in cui vivevano, tiepidi e sicuri. L'Inevitabile è stato Evitato. La Coppa, alzata loro in faccia (diciamo che di coppe alzate in faccia a casa loro ne hanno viste mica poche, dal Liverpool, all'Inter un paio di volte, al Toro di Marchegiani, ma mai e poi mai da un Laziale), ha fatto rivinosamente crollare tutte le loro certezze. Evitato l'inevitabile, senza più un supporto dei media, fuggiti a gambe levate quando hanno sentito puzza di sconfitta, si sono trovati soli. Soli e desolati, finite le parole d'ordine, abbandonati a se stessi, impauriti e piangenti. Come in Matrix, si sono accorti che il mondo al di fuori non era quello che credevano. Manco per niente.
Avevano già preparate le magliette, le sciarpette. Era tutto pronto, il Circo Massimo, il Colosseo, camion pieni di vernice erano in garage e scaldavano i motori per raggiungere ogni remoto angolo della città e dipingerla dei colori della peperonata, incuranti se si fosse trattato di macchine, marciapiedi, scale condominiali o l'Arco di Costantino. Le bandiere con la stella erano già pronte ad adornare ogni balcone, striscioni perculeggianti stavano per calare dal Colosseo o dal Pincio. Si preparavano piccoli e grandi soprusi, come quelli di dodici anni fa, macchine fermate a posti di blocco improvvisati, caroselli a qualsiasi ora, magari qualche piccola puncicatina che male non faceva. Tanto, so' regazzi. La città è loro, un po' di goliardia, che sarà mai.
Non abbiamo salvato noi stessi. Noi abbiamo la scorza dura, siamo abituati, ce lo avrebbero sgrullato come hanno sempre fatto. Abbiamo salvato una città. Ieri, oggi, domani, si può camminare respirando aria pura, guardare i monumenti senza temere di vederli danneggiati da orde che sennò la festa non proseguisce, abbiamo ripulito l'etere da donnine a tette nude una gialla ed una rossa, da improvvisati neo-politici, neo-attori, neo-tutto che si riscoprono la maglietta della salute giallozozza nel momento della vittoria. Come diceva il saggio, bisogna saper perdere. Loro, che non si regolano mai, non sapendo vincere non sanno neanche perdere.
Vanished. Svaniti. Evaporati. Roma è tornata una città vivibile, con i suoi tanti, tantissimi problemi di ogni giorno, cui uno zingaro dalle orecchie a Coppa dei Campioni ha evitato un doloroso, pesante, cromaticamente irritante, sgradevole, volgare aggravio.
Ringraziateci, romani, che noi se semo rigraziati da soli. Domenica.
Tra i più pezzi scritti da te
:since
insieme all'idiotina il pezzo migliore di LAZIONET
Bellissimo
"Vanished" andrebbe recitato a scuola ogni mattina.
Come il Padre Nostro.
Che mi ero perso...
Immenso pezzo.
Grazie Guy.
Inviato dal mio GT-N7100 utilizzando Tapatalk
Un UP! eterno per questo topic di Guy.
Sempre attuale.
MILLE DI QUESTE SCONFITTE BRUTTI PEZZI DI MERDA.
Citazione di: StylishKid il 05 Apr 2017, 12:32
Un UP! eterno per questo topic di Guy.
Sempre attuale.
MILLE DI QUESTE SCONFITTE BRUTTI PEZZI DI MERDA.
Grazie per l'UP, altrimenti mi sarei perso questa perla.
:since
Vanished: SVAPORATI!
Citazione di: GuyMontag il 28 Mag 2013, 12:30
Quanto successo domenica travalica il mero significato sportivo, travalica anche una superiorità cittadina che in questi ultimi tempi era acclarata e appena offuscata (ma ancor mi rode) dallo scialbo finale di campionato. E' stata una battaglia di civilità, anzi di civilità contro inciviltà. Abbiamo vinto per noi, ovviamente, ma abbiamo vinto per una città, per una regione, per uno sport.
I laziali sono tifosi di calcio. Meglio, peggio di tanti altri? Non so, per me la risposta è ovvia, ma anche un tifoso della Spal, della Pro Patria o del Torino mi può opporre la sua storia, la sua tradizione, la sua passione, i piccoli o grandi drammi della sua squadra. Come noi. E il fatto di aver vinto più o meno non conta poi tanto. Se tifi Spal lo sai che nella tua storia non vincerai mai una ceppa, ma l'ansia della domenica, l'adrenalina del gol, la sofferenza fisica della sconfitta sono le stesse nostre. E degli juventini, o dei madrilisti.
Loro no. Loro sono un'eccezione. Loro sono nati non si sa come, ed infatti non è un tasto su cui battono molto. Ma cosa importa? Loro sono unici eredi udite udite dell'Impero Romano, sono i diretti discendenti dei Cesari, a loro li ha tenuti a battesimo Romolo, loro hanno i colori della città, loro hanno la lupa, loro sono i Padroni. Il loro rapporto con la città è sgrammaticato e violento, per loro Roma (maiuscolo) altro non è che un enorme tazebao su cui spargere indelebilmente la loro confusa retorica, in cui il gladiatore si mescola al legionario, l'Impero ai sette re, in cui Francesco (il papa) si chiama così per Francesco (l'ottuso); per loro il suddetto ottuso non è un buon giocatore (che forse altrove avrebbe potuto raccogliere i successi che per l'indubbia classe avrebbe meritato, ma che il ventre molle, condiscendente e servile dei suoi autonominatisi sudditi gli ha impedito di ottenere, preferendo un coccolato e sicuro ambiente, foderato di euro e delle genuflessioni del popolo bue) ma un indiscusso Re del Calcio, Il campione cui solo l'invidia e i giochetti del Potere hanno impedito di conquistare, anno dopo anno, gli Inevitabili Palloni d'Oro.
Per loro non era importante che la società navigasse sul pericoloso orlo di un baratro (anche se in fondo c'erano soffici cuscini forniti dalla loro proprietaria, una Banca oppure - a scelta - un'accozzaglia di ammerigani che neanche la nostra fantasia più sfrenata sarebbe riuscita ad inventare), ogni ridimensionamento passava sotto il nome di Progetto, ogni allenatore usa-e-getta al momento del suo insediamento era un Insegnante di calcio, un Punto di Riferimento per le generazioni a venire, ogni pischello gettato in campo perché i più forti se n'erano andati era il Futuro del Calcio (italiano, mondiale, fate voi).
Non so cos'è che ha originato questo scollamento così evidente dalla realtà, quale progetto era alla base di questo colossale inganno. So, sappiamo, chi vi ha contribuito, un apparato mediatico senza precedenti, con ramificazioni ovunque, una commistura trasversale politico-economica impressionante, e lo abbiamo visto alle ultime elezioni, con due candidati dichiaratamente giallozozzi ed uno che - arrivando da fuori - era ovviamente romanista anche lui, imbonitore del popolo bue di cui sopra, un generone di palazzinari (perché a Roma il palazzinaro non va mai fuori moda) e di maitre-à-penser alla Costanzo, spalmati in tutte le redazioni locali di tutti i principali quotidiani. Senza eccezione.
Un mondo bello, in cui tutto andava bene anche quando andava male, perché lo dicevano i giornali, le radio, lo dicevano i calciatori tutti il cui sogno era quello di giocare col boro o gli attori che capitavano qua, cooptati alla corte giallozozza tramite sciarpette malandrine messe al collo dalla sanipoli di turno. La roma era Roma. Era robba loro, era una città che potevano insudiciare, in cui ogni atto di prevaricazione era visto con benevolenza e la polvere nascosta premurosamente sotto il tappeto da una stampa compiacente. Era il mondo delle puncicate e dei regazzi.
E noi? Poco funzionali al loro progetto, fastidiosi e scomodi, e poi ci abbiamo spesso messo anche del nostro, eravamo là, relegati ai margini del loro Scintillante Mondo. I burini, gli unidiciannidibbì, er trattore, quelli che hanno portato er cacio a Roma, che anche nel 2013 fa tanto ride anche nei salotti bene.
Poi il 26 maggio 2013 è successo qualcosa. Uno slavo, sicuramente zingaro, tale Lalic, Ilic, non mi ricordo bene, con il chiodo appuntito di uno scarpino ha fatto scoppiare la bolla in cui vivevano, tiepidi e sicuri. L'Inevitabile è stato Evitato. La Coppa, alzata loro in faccia (diciamo che di coppe alzate in faccia a casa loro ne hanno viste mica poche, dal Liverpool, all'Inter un paio di volte, al Toro di Marchegiani, ma mai e poi mai da un Laziale), ha fatto rivinosamente crollare tutte le loro certezze. Evitato l'inevitabile, senza più un supporto dei media, fuggiti a gambe levate quando hanno sentito puzza di sconfitta, si sono trovati soli. Soli e desolati, finite le parole d'ordine, abbandonati a se stessi, impauriti e piangenti. Come in Matrix, si sono accorti che il mondo al di fuori non era quello che credevano. Manco per niente.
Avevano già preparate le magliette, le sciarpette. Era tutto pronto, il Circo Massimo, il Colosseo, camion pieni di vernice erano in garage e scaldavano i motori per raggiungere ogni remoto angolo della città e dipingerla dei colori della peperonata, incuranti se si fosse trattato di macchine, marciapiedi, scale condominiali o l'Arco di Costantino. Le bandiere con la stella erano già pronte ad adornare ogni balcone, striscioni perculeggianti stavano per calare dal Colosseo o dal Pincio. Si preparavano piccoli e grandi soprusi, come quelli di dodici anni fa, macchine fermate a posti di blocco improvvisati, caroselli a qualsiasi ora, magari qualche piccola puncicatina che male non faceva. Tanto, so' regazzi. La città è loro, un po' di goliardia, che sarà mai.
Non abbiamo salvato noi stessi. Noi abbiamo la scorza dura, siamo abituati, ce lo avrebbero sgrullato come hanno sempre fatto. Abbiamo salvato una città. Ieri, oggi, domani, si può camminare respirando aria pura, guardare i monumenti senza temere di vederli danneggiati da orde che sennò la festa non proseguisce, abbiamo ripulito l'etere da donnine a tette nude una gialla ed una rossa, da improvvisati neo-politici, neo-attori, neo-tutto che si riscoprono la maglietta della salute giallozozza nel momento della vittoria. Come diceva il saggio, bisogna saper perdere. Loro, che non si regolano mai, non sapendo vincere non sanno neanche perdere.
Vanished. Svaniti. Evaporati. Roma è tornata una città vivibile, con i suoi tanti, tantissimi problemi di ogni giorno, cui uno zingaro dalle orecchie a Coppa dei Campioni ha evitato un doloroso, pesante, cromaticamente irritante, sgradevole, volgare aggravio.
Ringraziateci, romani, che noi se semo rigraziati da soli. Domenica.
Grazie davvero al netter che mi ha portato qua stamattina. E' un post di rara bellezza. Da diffondere urbi et orbi. Eh sì auguri alla LAZIO e a noi mille di questi giorni :ssl :ssl :ssl :ssl
Capolavoro!!
:asrm
UP!
Up per questo capolavoro.
Citazione di: GuyMontag il 28 Mag 2013, 12:30
Quanto successo domenica travalica il mero significato sportivo, travalica anche una superiorità cittadina che in questi ultimi tempi era acclarata e appena offuscata (ma ancor mi rode) dallo scialbo finale di campionato. E' stata una battaglia di civilità, anzi di civilità contro inciviltà. Abbiamo vinto per noi, ovviamente, ma abbiamo vinto per una città, per una regione, per uno sport.
I laziali sono tifosi di calcio. Meglio, peggio di tanti altri? Non so, per me la risposta è ovvia, ma anche un tifoso della Spal, della Pro Patria o del Torino mi può opporre la sua storia, la sua tradizione, la sua passione, i piccoli o grandi drammi della sua squadra. Come noi. E il fatto di aver vinto più o meno non conta poi tanto. Se tifi Spal lo sai che nella tua storia non vincerai mai una ceppa, ma l'ansia della domenica, l'adrenalina del gol, la sofferenza fisica della sconfitta sono le stesse nostre. E degli juventini, o dei madrilisti.
Loro no. Loro sono un'eccezione. Loro sono nati non si sa come, ed infatti non è un tasto su cui battono molto. Ma cosa importa? Loro sono unici eredi udite udite dell'Impero Romano, sono i diretti discendenti dei Cesari, a loro li ha tenuti a battesimo Romolo, loro hanno i colori della città, loro hanno la lupa, loro sono i Padroni. Il loro rapporto con la città è sgrammaticato e violento, per loro Roma (maiuscolo) altro non è che un enorme tazebao su cui spargere indelebilmente la loro confusa retorica, in cui il gladiatore si mescola al legionario, l'Impero ai sette re, in cui Francesco (il papa) si chiama così per Francesco (l'ottuso); per loro il suddetto ottuso non è un buon giocatore (che forse altrove avrebbe potuto raccogliere i successi che per l'indubbia classe avrebbe meritato, ma che il ventre molle, condiscendente e servile dei suoi autonominatisi sudditi gli ha impedito di ottenere, preferendo un coccolato e sicuro ambiente, foderato di euro e delle genuflessioni del popolo bue) ma un indiscusso Re del Calcio, Il campione cui solo l'invidia e i giochetti del Potere hanno impedito di conquistare, anno dopo anno, gli Inevitabili Palloni d'Oro.
Per loro non era importante che la società navigasse sul pericoloso orlo di un baratro (anche se in fondo c'erano soffici cuscini forniti dalla loro proprietaria, una Banca oppure - a scelta - un'accozzaglia di ammerigani che neanche la nostra fantasia più sfrenata sarebbe riuscita ad inventare), ogni ridimensionamento passava sotto il nome di Progetto, ogni allenatore usa-e-getta al momento del suo insediamento era un Insegnante di calcio, un Punto di Riferimento per le generazioni a venire, ogni pischello gettato in campo perché i più forti se n'erano andati era il Futuro del Calcio (italiano, mondiale, fate voi).
Non so cos'è che ha originato questo scollamento così evidente dalla realtà, quale progetto era alla base di questo colossale inganno. So, sappiamo, chi vi ha contribuito, un apparato mediatico senza precedenti, con ramificazioni ovunque, una commistura trasversale politico-economica impressionante, e lo abbiamo visto alle ultime elezioni, con due candidati dichiaratamente giallozozzi ed uno che - arrivando da fuori - era ovviamente romanista anche lui, imbonitore del popolo bue di cui sopra, un generone di palazzinari (perché a Roma il palazzinaro non va mai fuori moda) e di maitre-à-penser alla Costanzo, spalmati in tutte le redazioni locali di tutti i principali quotidiani. Senza eccezione.
Un mondo bello, in cui tutto andava bene anche quando andava male, perché lo dicevano i giornali, le radio, lo dicevano i calciatori tutti il cui sogno era quello di giocare col boro o gli attori che capitavano qua, cooptati alla corte giallozozza tramite sciarpette malandrine messe al collo dalla sanipoli di turno. La roma era Roma. Era robba loro, era una città che potevano insudiciare, in cui ogni atto di prevaricazione era visto con benevolenza e la polvere nascosta premurosamente sotto il tappeto da una stampa compiacente. Era il mondo delle puncicate e dei regazzi.
E noi? Poco funzionali al loro progetto, fastidiosi e scomodi, e poi ci abbiamo spesso messo anche del nostro, eravamo là, relegati ai margini del loro Scintillante Mondo. I burini, gli unidiciannidibbì, er trattore, quelli che hanno portato er cacio a Roma, che anche nel 2013 fa tanto ride anche nei salotti bene.
Poi il 26 maggio 2013 è successo qualcosa. Uno slavo, sicuramente zingaro, tale Lalic, Ilic, non mi ricordo bene, con il chiodo appuntito di uno scarpino ha fatto scoppiare la bolla in cui vivevano, tiepidi e sicuri. L'Inevitabile è stato Evitato. La Coppa, alzata loro in faccia (diciamo che di coppe alzate in faccia a casa loro ne hanno viste mica poche, dal Liverpool, all'Inter un paio di volte, al Toro di Marchegiani, ma mai e poi mai da un Laziale), ha fatto rivinosamente crollare tutte le loro certezze. Evitato l'inevitabile, senza più un supporto dei media, fuggiti a gambe levate quando hanno sentito puzza di sconfitta, si sono trovati soli. Soli e desolati, finite le parole d'ordine, abbandonati a se stessi, impauriti e piangenti. Come in Matrix, si sono accorti che il mondo al di fuori non era quello che credevano. Manco per niente.
Avevano già preparate le magliette, le sciarpette. Era tutto pronto, il Circo Massimo, il Colosseo, camion pieni di vernice erano in garage e scaldavano i motori per raggiungere ogni remoto angolo della città e dipingerla dei colori della peperonata, incuranti se si fosse trattato di macchine, marciapiedi, scale condominiali o l'Arco di Costantino. Le bandiere con la stella erano già pronte ad adornare ogni balcone, striscioni perculeggianti stavano per calare dal Colosseo o dal Pincio. Si preparavano piccoli e grandi soprusi, come quelli di dodici anni fa, macchine fermate a posti di blocco improvvisati, caroselli a qualsiasi ora, magari qualche piccola puncicatina che male non faceva. Tanto, so' regazzi. La città è loro, un po' di goliardia, che sarà mai.
Non abbiamo salvato noi stessi. Noi abbiamo la scorza dura, siamo abituati, ce lo avrebbero sgrullato come hanno sempre fatto. Abbiamo salvato una città. Ieri, oggi, domani, si può camminare respirando aria pura, guardare i monumenti senza temere di vederli danneggiati da orde che sennò la festa non proseguisce, abbiamo ripulito l'etere da donnine a tette nude una gialla ed una rossa, da improvvisati neo-politici, neo-attori, neo-tutto che si riscoprono la maglietta della salute giallozozza nel momento della vittoria. Come diceva il saggio, bisogna saper perdere. Loro, che non si regolano mai, non sapendo vincere non sanno neanche perdere.
Vanished. Svaniti. Evaporati. Roma è tornata una città vivibile, con i suoi tanti, tantissimi problemi di ogni giorno, cui uno zingaro dalle orecchie a Coppa dei Campioni ha evitato un doloroso, pesante, cromaticamente irritante, sgradevole, volgare aggravio.
Ringraziateci, romani, che noi se semo rigraziati da soli. Domenica.
Me lo sono riletto tutto d un fiato.
Sempre attuale.
Grazie Guy.
Citazione di: El Matador il 01 Giu 2013, 12:25
Terza pagina?
Questo pezzo va messo in evidenza nella prima ;)
Io l'ho stampato e appeso come un poster (non sto scherzando)
:ssl :ssl :ssl
:asrm
Dopo 10 anni, anche dopo il cambio di casa, è ancora appeso nel mio studio. :) :ssl :asrm
Citazione di: GuyMontag il 28 Mag 2013, 12:30
Noi abbiamo la scorza dura, siamo abituati, ce lo avrebbero sgrullato come hanno sempre fatto.
Dovessero vincere qualcosa mercoledì prossimo ricordatevela questa frase e camminate sempre a testa alta, che noi semo la Lazio!!!
Uppone.
Citazione di: GuyMontag il 28 Mag 2013, 12:30
Quanto successo domenica travalica il mero significato sportivo, travalica anche una superiorità cittadina che in questi ultimi tempi era acclarata e appena offuscata (ma ancor mi rode) dallo scialbo finale di campionato. E' stata una battaglia di civilità, anzi di civilità contro inciviltà. Abbiamo vinto per noi, ovviamente, ma abbiamo vinto per una città, per una regione, per uno sport.
I laziali sono tifosi di calcio. Meglio, peggio di tanti altri? Non so, per me la risposta è ovvia, ma anche un tifoso della Spal, della Pro Patria o del Torino mi può opporre la sua storia, la sua tradizione, la sua passione, i piccoli o grandi drammi della sua squadra. Come noi. E il fatto di aver vinto più o meno non conta poi tanto. Se tifi Spal lo sai che nella tua storia non vincerai mai una ceppa, ma l'ansia della domenica, l'adrenalina del gol, la sofferenza fisica della sconfitta sono le stesse nostre. E degli juventini, o dei madrilisti.
Loro no. Loro sono un'eccezione. Loro sono nati non si sa come, ed infatti non è un tasto su cui battono molto. Ma cosa importa? Loro sono unici eredi udite udite dell'Impero Romano, sono i diretti discendenti dei Cesari, a loro li ha tenuti a battesimo Romolo, loro hanno i colori della città, loro hanno la lupa, loro sono i Padroni. Il loro rapporto con la città è sgrammaticato e violento, per loro Roma (maiuscolo) altro non è che un enorme tazebao su cui spargere indelebilmente la loro confusa retorica, in cui il gladiatore si mescola al legionario, l'Impero ai sette re, in cui Francesco (il papa) si chiama così per Francesco (l'ottuso); per loro il suddetto ottuso non è un buon giocatore (che forse altrove avrebbe potuto raccogliere i successi che per l'indubbia classe avrebbe meritato, ma che il ventre molle, condiscendente e servile dei suoi autonominatisi sudditi gli ha impedito di ottenere, preferendo un coccolato e sicuro ambiente, foderato di euro e delle genuflessioni del popolo bue) ma un indiscusso Re del Calcio, Il campione cui solo l'invidia e i giochetti del Potere hanno impedito di conquistare, anno dopo anno, gli Inevitabili Palloni d'Oro.
Per loro non era importante che la società navigasse sul pericoloso orlo di un baratro (anche se in fondo c'erano soffici cuscini forniti dalla loro proprietaria, una Banca oppure - a scelta - un'accozzaglia di ammerigani che neanche la nostra fantasia più sfrenata sarebbe riuscita ad inventare), ogni ridimensionamento passava sotto il nome di Progetto, ogni allenatore usa-e-getta al momento del suo insediamento era un Insegnante di calcio, un Punto di Riferimento per le generazioni a venire, ogni pischello gettato in campo perché i più forti se n'erano andati era il Futuro del Calcio (italiano, mondiale, fate voi).
Non so cos'è che ha originato questo scollamento così evidente dalla realtà, quale progetto era alla base di questo colossale inganno. So, sappiamo, chi vi ha contribuito, un apparato mediatico senza precedenti, con ramificazioni ovunque, una commistura trasversale politico-economica impressionante, e lo abbiamo visto alle ultime elezioni, con due candidati dichiaratamente giallozozzi ed uno che - arrivando da fuori - era ovviamente romanista anche lui, imbonitore del popolo bue di cui sopra, un generone di palazzinari (perché a Roma il palazzinaro non va mai fuori moda) e di maitre-à-penser alla Costanzo, spalmati in tutte le redazioni locali di tutti i principali quotidiani. Senza eccezione.
Un mondo bello, in cui tutto andava bene anche quando andava male, perché lo dicevano i giornali, le radio, lo dicevano i calciatori tutti il cui sogno era quello di giocare col boro o gli attori che capitavano qua, cooptati alla corte giallozozza tramite sciarpette malandrine messe al collo dalla sanipoli di turno. La roma era Roma. Era robba loro, era una città che potevano insudiciare, in cui ogni atto di prevaricazione era visto con benevolenza e la polvere nascosta premurosamente sotto il tappeto da una stampa compiacente. Era il mondo delle puncicate e dei regazzi.
E noi? Poco funzionali al loro progetto, fastidiosi e scomodi, e poi ci abbiamo spesso messo anche del nostro, eravamo là, relegati ai margini del loro Scintillante Mondo. I burini, gli unidiciannidibbì, er trattore, quelli che hanno portato er cacio a Roma, che anche nel 2013 fa tanto ride anche nei salotti bene.
Poi il 26 maggio 2013 è successo qualcosa. Uno slavo, sicuramente zingaro, tale Lalic, Ilic, non mi ricordo bene, con il chiodo appuntito di uno scarpino ha fatto scoppiare la bolla in cui vivevano, tiepidi e sicuri. L'Inevitabile è stato Evitato. La Coppa, alzata loro in faccia (diciamo che di coppe alzate in faccia a casa loro ne hanno viste mica poche, dal Liverpool, all'Inter un paio di volte, al Toro di Marchegiani, ma mai e poi mai da un Laziale), ha fatto rivinosamente crollare tutte le loro certezze. Evitato l'inevitabile, senza più un supporto dei media, fuggiti a gambe levate quando hanno sentito puzza di sconfitta, si sono trovati soli. Soli e desolati, finite le parole d'ordine, abbandonati a se stessi, impauriti e piangenti. Come in Matrix, si sono accorti che il mondo al di fuori non era quello che credevano. Manco per niente.
Avevano già preparate le magliette, le sciarpette. Era tutto pronto, il Circo Massimo, il Colosseo, camion pieni di vernice erano in garage e scaldavano i motori per raggiungere ogni remoto angolo della città e dipingerla dei colori della peperonata, incuranti se si fosse trattato di macchine, marciapiedi, scale condominiali o l'Arco di Costantino. Le bandiere con la stella erano già pronte ad adornare ogni balcone, striscioni perculeggianti stavano per calare dal Colosseo o dal Pincio. Si preparavano piccoli e grandi soprusi, come quelli di dodici anni fa, macchine fermate a posti di blocco improvvisati, caroselli a qualsiasi ora, magari qualche piccola puncicatina che male non faceva. Tanto, so' regazzi. La città è loro, un po' di goliardia, che sarà mai.
Non abbiamo salvato noi stessi. Noi abbiamo la scorza dura, siamo abituati, ce lo avrebbero sgrullato come hanno sempre fatto. Abbiamo salvato una città. Ieri, oggi, domani, si può camminare respirando aria pura, guardare i monumenti senza temere di vederli danneggiati da orde che sennò la festa non proseguisce, abbiamo ripulito l'etere da donnine a tette nude una gialla ed una rossa, da improvvisati neo-politici, neo-attori, neo-tutto che si riscoprono la maglietta della salute giallozozza nel momento della vittoria. Come diceva il saggio, bisogna saper perdere. Loro, che non si regolano mai, non sapendo vincere non sanno neanche perdere.
Vanished. Svaniti. Evaporati. Roma è tornata una città vivibile, con i suoi tanti, tantissimi problemi di ogni giorno, cui uno zingaro dalle orecchie a Coppa dei Campioni ha evitato un doloroso, pesante, cromaticamente irritante, sgradevole, volgare aggravio.
Ringraziateci, romani, che noi se semo rigraziati da soli. Domenica.
Vabbè....❤️❤️❤️🦅🦅🦅🦅🦅🦅
Citazione di: GuyMontag il 28 Mag 2013, 12:30
Quanto successo domenica travalica il mero significato sportivo, travalica anche una superiorità cittadina che in questi ultimi tempi era acclarata e appena offuscata (ma ancor mi rode) dallo scialbo finale di campionato. E' stata una battaglia di civilità, anzi di civilità contro inciviltà. Abbiamo vinto per noi, ovviamente, ma abbiamo vinto per una città, per una regione, per uno sport.
I laziali sono tifosi di calcio. Meglio, peggio di tanti altri? Non so, per me la risposta è ovvia, ma anche un tifoso della Spal, della Pro Patria o del Torino mi può opporre la sua storia, la sua tradizione, la sua passione, i piccoli o grandi drammi della sua squadra. Come noi. E il fatto di aver vinto più o meno non conta poi tanto. Se tifi Spal lo sai che nella tua storia non vincerai mai una ceppa, ma l'ansia della domenica, l'adrenalina del gol, la sofferenza fisica della sconfitta sono le stesse nostre. E degli juventini, o dei madrilisti.
Loro no. Loro sono un'eccezione. Loro sono nati non si sa come, ed infatti non è un tasto su cui battono molto. Ma cosa importa? Loro sono unici eredi udite udite dell'Impero Romano, sono i diretti discendenti dei Cesari, a loro li ha tenuti a battesimo Romolo, loro hanno i colori della città, loro hanno la lupa, loro sono i Padroni. Il loro rapporto con la città è sgrammaticato e violento, per loro Roma (maiuscolo) altro non è che un enorme tazebao su cui spargere indelebilmente la loro confusa retorica, in cui il gladiatore si mescola al legionario, l'Impero ai sette re, in cui Francesco (il papa) si chiama così per Francesco (l'ottuso); per loro il suddetto ottuso non è un buon giocatore (che forse altrove avrebbe potuto raccogliere i successi che per l'indubbia classe avrebbe meritato, ma che il ventre molle, condiscendente e servile dei suoi autonominatisi sudditi gli ha impedito di ottenere, preferendo un coccolato e sicuro ambiente, foderato di euro e delle genuflessioni del popolo bue) ma un indiscusso Re del Calcio, Il campione cui solo l'invidia e i giochetti del Potere hanno impedito di conquistare, anno dopo anno, gli Inevitabili Palloni d'Oro.
Per loro non era importante che la società navigasse sul pericoloso orlo di un baratro (anche se in fondo c'erano soffici cuscini forniti dalla loro proprietaria, una Banca oppure - a scelta - un'accozzaglia di ammerigani che neanche la nostra fantasia più sfrenata sarebbe riuscita ad inventare), ogni ridimensionamento passava sotto il nome di Progetto, ogni allenatore usa-e-getta al momento del suo insediamento era un Insegnante di calcio, un Punto di Riferimento per le generazioni a venire, ogni pischello gettato in campo perché i più forti se n'erano andati era il Futuro del Calcio (italiano, mondiale, fate voi).
Non so cos'è che ha originato questo scollamento così evidente dalla realtà, quale progetto era alla base di questo colossale inganno. So, sappiamo, chi vi ha contribuito, un apparato mediatico senza precedenti, con ramificazioni ovunque, una commistura trasversale politico-economica impressionante, e lo abbiamo visto alle ultime elezioni, con due candidati dichiaratamente giallozozzi ed uno che - arrivando da fuori - era ovviamente romanista anche lui, imbonitore del popolo bue di cui sopra, un generone di palazzinari (perché a Roma il palazzinaro non va mai fuori moda) e di maitre-à-penser alla Costanzo, spalmati in tutte le redazioni locali di tutti i principali quotidiani. Senza eccezione.
Un mondo bello, in cui tutto andava bene anche quando andava male, perché lo dicevano i giornali, le radio, lo dicevano i calciatori tutti il cui sogno era quello di giocare col boro o gli attori che capitavano qua, cooptati alla corte giallozozza tramite sciarpette malandrine messe al collo dalla sanipoli di turno. La roma era Roma. Era robba loro, era una città che potevano insudiciare, in cui ogni atto di prevaricazione era visto con benevolenza e la polvere nascosta premurosamente sotto il tappeto da una stampa compiacente. Era il mondo delle puncicate e dei regazzi.
E noi? Poco funzionali al loro progetto, fastidiosi e scomodi, e poi ci abbiamo spesso messo anche del nostro, eravamo là, relegati ai margini del loro Scintillante Mondo. I burini, gli unidiciannidibbì, er trattore, quelli che hanno portato er cacio a Roma, che anche nel 2013 fa tanto ride anche nei salotti bene.
Poi il 26 maggio 2013 è successo qualcosa. Uno slavo, sicuramente zingaro, tale Lalic, Ilic, non mi ricordo bene, con il chiodo appuntito di uno scarpino ha fatto scoppiare la bolla in cui vivevano, tiepidi e sicuri. L'Inevitabile è stato Evitato. La Coppa, alzata loro in faccia (diciamo che di coppe alzate in faccia a casa loro ne hanno viste mica poche, dal Liverpool, all'Inter un paio di volte, al Toro di Marchegiani, ma mai e poi mai da un Laziale), ha fatto rivinosamente crollare tutte le loro certezze. Evitato l'inevitabile, senza più un supporto dei media, fuggiti a gambe levate quando hanno sentito puzza di sconfitta, si sono trovati soli. Soli e desolati, finite le parole d'ordine, abbandonati a se stessi, impauriti e piangenti. Come in Matrix, si sono accorti che il mondo al di fuori non era quello che credevano. Manco per niente.
Avevano già preparate le magliette, le sciarpette. Era tutto pronto, il Circo Massimo, il Colosseo, camion pieni di vernice erano in garage e scaldavano i motori per raggiungere ogni remoto angolo della città e dipingerla dei colori della peperonata, incuranti se si fosse trattato di macchine, marciapiedi, scale condominiali o l'Arco di Costantino. Le bandiere con la stella erano già pronte ad adornare ogni balcone, striscioni perculeggianti stavano per calare dal Colosseo o dal Pincio. Si preparavano piccoli e grandi soprusi, come quelli di dodici anni fa, macchine fermate a posti di blocco improvvisati, caroselli a qualsiasi ora, magari qualche piccola puncicatina che male non faceva. Tanto, so' regazzi. La città è loro, un po' di goliardia, che sarà mai.
Non abbiamo salvato noi stessi. Noi abbiamo la scorza dura, siamo abituati, ce lo avrebbero sgrullato come hanno sempre fatto. Abbiamo salvato una città. Ieri, oggi, domani, si può camminare respirando aria pura, guardare i monumenti senza temere di vederli danneggiati da orde che sennò la festa non proseguisce, abbiamo ripulito l'etere da donnine a tette nude una gialla ed una rossa, da improvvisati neo-politici, neo-attori, neo-tutto che si riscoprono la maglietta della salute giallozozza nel momento della vittoria. Come diceva il saggio, bisogna saper perdere. Loro, che non si regolano mai, non sapendo vincere non sanno neanche perdere.
Vanished. Svaniti. Evaporati. Roma è tornata una città vivibile, con i suoi tanti, tantissimi problemi di ogni giorno, cui uno zingaro dalle orecchie a Coppa dei Campioni ha evitato un doloroso, pesante, cromaticamente irritante, sgradevole, volgare aggravio.
Ringraziateci, romani, che noi se semo rigraziati da soli. Domenica.
Ma dove sono finiti questi grandi Laziali poeti del verbo ?
Perchè non frequentano più questo forum ?
EDIT clamoroso , grazie !
Citazione di: GuyMontag il 28 Mag 2013, 12:30
Quanto successo domenica travalica il mero significato sportivo, travalica anche una superiorità cittadina che in questi ultimi tempi era acclarata e appena offuscata (ma ancor mi rode) dallo scialbo finale di campionato. E' stata una battaglia di civilità, anzi di civilità contro inciviltà. Abbiamo vinto per noi, ovviamente, ma abbiamo vinto per una città, per una regione, per uno sport.
I laziali sono tifosi di calcio. Meglio, peggio di tanti altri? Non so, per me la risposta è ovvia, ma anche un tifoso della Spal, della Pro Patria o del Torino mi può opporre la sua storia, la sua tradizione, la sua passione, i piccoli o grandi drammi della sua squadra. Come noi. E il fatto di aver vinto più o meno non conta poi tanto. Se tifi Spal lo sai che nella tua storia non vincerai mai una ceppa, ma l'ansia della domenica, l'adrenalina del gol, la sofferenza fisica della sconfitta sono le stesse nostre. E degli juventini, o dei madrilisti.
Loro no. Loro sono un'eccezione. Loro sono nati non si sa come, ed infatti non è un tasto su cui battono molto. Ma cosa importa? Loro sono unici eredi udite udite dell'Impero Romano, sono i diretti discendenti dei Cesari, a loro li ha tenuti a battesimo Romolo, loro hanno i colori della città, loro hanno la lupa, loro sono i Padroni. Il loro rapporto con la città è sgrammaticato e violento, per loro Roma (maiuscolo) altro non è che un enorme tazebao su cui spargere indelebilmente la loro confusa retorica, in cui il gladiatore si mescola al legionario, l'Impero ai sette re, in cui Francesco (il papa) si chiama così per Francesco (l'ottuso); per loro il suddetto ottuso non è un buon giocatore (che forse altrove avrebbe potuto raccogliere i successi che per l'indubbia classe avrebbe meritato, ma che il ventre molle, condiscendente e servile dei suoi autonominatisi sudditi gli ha impedito di ottenere, preferendo un coccolato e sicuro ambiente, foderato di euro e delle genuflessioni del popolo bue) ma un indiscusso Re del Calcio, Il campione cui solo l'invidia e i giochetti del Potere hanno impedito di conquistare, anno dopo anno, gli Inevitabili Palloni d'Oro.
Per loro non era importante che la società navigasse sul pericoloso orlo di un baratro (anche se in fondo c'erano soffici cuscini forniti dalla loro proprietaria, una Banca oppure - a scelta - un'accozzaglia di ammerigani che neanche la nostra fantasia più sfrenata sarebbe riuscita ad inventare), ogni ridimensionamento passava sotto il nome di Progetto, ogni allenatore usa-e-getta al momento del suo insediamento era un Insegnante di calcio, un Punto di Riferimento per le generazioni a venire, ogni pischello gettato in campo perché i più forti se n'erano andati era il Futuro del Calcio (italiano, mondiale, fate voi).
Non so cos'è che ha originato questo scollamento così evidente dalla realtà, quale progetto era alla base di questo colossale inganno. So, sappiamo, chi vi ha contribuito, un apparato mediatico senza precedenti, con ramificazioni ovunque, una commistura trasversale politico-economica impressionante, e lo abbiamo visto alle ultime elezioni, con due candidati dichiaratamente giallozozzi ed uno che - arrivando da fuori - era ovviamente romanista anche lui, imbonitore del popolo bue di cui sopra, un generone di palazzinari (perché a Roma il palazzinaro non va mai fuori moda) e di maitre-à-penser alla Costanzo, spalmati in tutte le redazioni locali di tutti i principali quotidiani. Senza eccezione.
Un mondo bello, in cui tutto andava bene anche quando andava male, perché lo dicevano i giornali, le radio, lo dicevano i calciatori tutti il cui sogno era quello di giocare col boro o gli attori che capitavano qua, cooptati alla corte giallozozza tramite sciarpette malandrine messe al collo dalla sanipoli di turno. La roma era Roma. Era robba loro, era una città che potevano insudiciare, in cui ogni atto di prevaricazione era visto con benevolenza e la polvere nascosta premurosamente sotto il tappeto da una stampa compiacente. Era il mondo delle puncicate e dei regazzi.
E noi? Poco funzionali al loro progetto, fastidiosi e scomodi, e poi ci abbiamo spesso messo anche del nostro, eravamo là, relegati ai margini del loro Scintillante Mondo. I burini, gli unidiciannidibbì, er trattore, quelli che hanno portato er cacio a Roma, che anche nel 2013 fa tanto ride anche nei salotti bene.
Poi il 26 maggio 2013 è successo qualcosa. Uno slavo, sicuramente zingaro, tale Lalic, Ilic, non mi ricordo bene, con il chiodo appuntito di uno scarpino ha fatto scoppiare la bolla in cui vivevano, tiepidi e sicuri. L'Inevitabile è stato Evitato. La Coppa, alzata loro in faccia (diciamo che di coppe alzate in faccia a casa loro ne hanno viste mica poche, dal Liverpool, all'Inter un paio di volte, al Toro di Marchegiani, ma mai e poi mai da un Laziale), ha fatto rivinosamente crollare tutte le loro certezze. Evitato l'inevitabile, senza più un supporto dei media, fuggiti a gambe levate quando hanno sentito puzza di sconfitta, si sono trovati soli. Soli e desolati, finite le parole d'ordine, abbandonati a se stessi, impauriti e piangenti. Come in Matrix, si sono accorti che il mondo al di fuori non era quello che credevano. Manco per niente.
Avevano già preparate le magliette, le sciarpette. Era tutto pronto, il Circo Massimo, il Colosseo, camion pieni di vernice erano in garage e scaldavano i motori per raggiungere ogni remoto angolo della città e dipingerla dei colori della peperonata, incuranti se si fosse trattato di macchine, marciapiedi, scale condominiali o l'Arco di Costantino. Le bandiere con la stella erano già pronte ad adornare ogni balcone, striscioni perculeggianti stavano per calare dal Colosseo o dal Pincio. Si preparavano piccoli e grandi soprusi, come quelli di dodici anni fa, macchine fermate a posti di blocco improvvisati, caroselli a qualsiasi ora, magari qualche piccola puncicatina che male non faceva. Tanto, so' regazzi. La città è loro, un po' di goliardia, che sarà mai.
Non abbiamo salvato noi stessi. Noi abbiamo la scorza dura, siamo abituati, ce lo avrebbero sgrullato come hanno sempre fatto. Abbiamo salvato una città. Ieri, oggi, domani, si può camminare respirando aria pura, guardare i monumenti senza temere di vederli danneggiati da orde che sennò la festa non proseguisce, abbiamo ripulito l'etere da donnine a tette nude una gialla ed una rossa, da improvvisati neo-politici, neo-attori, neo-tutto che si riscoprono la maglietta della salute giallozozza nel momento della vittoria. Come diceva il saggio, bisogna saper perdere. Loro, che non si regolano mai, non sapendo vincere non sanno neanche perdere.
Vanished. Svaniti. Evaporati. Roma è tornata una città vivibile, con i suoi tanti, tantissimi problemi di ogni giorno, cui uno zingaro dalle orecchie a Coppa dei Campioni ha evitato un doloroso, pesante, cromaticamente irritante, sgradevole, volgare aggravio.
Ringraziateci, romani, che noi se semo rigraziati da soli. Domenica.
Festeggiamo non solo la coppa'nfaccia, festeggiamo anche il decennale di questo post
:band12:
Citazione di: GuyMontag il 28 Mag 2013, 12:30
Quanto successo domenica travalica il mero significato sportivo, travalica anche una superiorità cittadina che in questi ultimi tempi era acclarata e appena offuscata (ma ancor mi rode) dallo scialbo finale di campionato. E' stata una battaglia di civilità, anzi di civilità contro inciviltà. Abbiamo vinto per noi, ovviamente, ma abbiamo vinto per una città, per una regione, per uno sport.
I laziali sono tifosi di calcio. Meglio, peggio di tanti altri? Non so, per me la risposta è ovvia, ma anche un tifoso della Spal, della Pro Patria o del Torino mi può opporre la sua storia, la sua tradizione, la sua passione, i piccoli o grandi drammi della sua squadra. Come noi. E il fatto di aver vinto più o meno non conta poi tanto. Se tifi Spal lo sai che nella tua storia non vincerai mai una ceppa, ma l'ansia della domenica, l'adrenalina del gol, la sofferenza fisica della sconfitta sono le stesse nostre. E degli juventini, o dei madrilisti.
Loro no. Loro sono un'eccezione. Loro sono nati non si sa come, ed infatti non è un tasto su cui battono molto. Ma cosa importa? Loro sono unici eredi udite udite dell'Impero Romano, sono i diretti discendenti dei Cesari, a loro li ha tenuti a battesimo Romolo, loro hanno i colori della città, loro hanno la lupa, loro sono i Padroni. Il loro rapporto con la città è sgrammaticato e violento, per loro Roma (maiuscolo) altro non è che un enorme tazebao su cui spargere indelebilmente la loro confusa retorica, in cui il gladiatore si mescola al legionario, l'Impero ai sette re, in cui Francesco (il papa) si chiama così per Francesco (l'ottuso); per loro il suddetto ottuso non è un buon giocatore (che forse altrove avrebbe potuto raccogliere i successi che per l'indubbia classe avrebbe meritato, ma che il ventre molle, condiscendente e servile dei suoi autonominatisi sudditi gli ha impedito di ottenere, preferendo un coccolato e sicuro ambiente, foderato di euro e delle genuflessioni del popolo bue) ma un indiscusso Re del Calcio, Il campione cui solo l'invidia e i giochetti del Potere hanno impedito di conquistare, anno dopo anno, gli Inevitabili Palloni d'Oro.
Per loro non era importante che la società navigasse sul pericoloso orlo di un baratro (anche se in fondo c'erano soffici cuscini forniti dalla loro proprietaria, una Banca oppure - a scelta - un'accozzaglia di ammerigani che neanche la nostra fantasia più sfrenata sarebbe riuscita ad inventare), ogni ridimensionamento passava sotto il nome di Progetto, ogni allenatore usa-e-getta al momento del suo insediamento era un Insegnante di calcio, un Punto di Riferimento per le generazioni a venire, ogni pischello gettato in campo perché i più forti se n'erano andati era il Futuro del Calcio (italiano, mondiale, fate voi).
Non so cos'è che ha originato questo scollamento così evidente dalla realtà, quale progetto era alla base di questo colossale inganno. So, sappiamo, chi vi ha contribuito, un apparato mediatico senza precedenti, con ramificazioni ovunque, una commistura trasversale politico-economica impressionante, e lo abbiamo visto alle ultime elezioni, con due candidati dichiaratamente giallozozzi ed uno che - arrivando da fuori - era ovviamente romanista anche lui, imbonitore del popolo bue di cui sopra, un generone di palazzinari (perché a Roma il palazzinaro non va mai fuori moda) e di maitre-à-penser alla Costanzo, spalmati in tutte le redazioni locali di tutti i principali quotidiani. Senza eccezione.
Un mondo bello, in cui tutto andava bene anche quando andava male, perché lo dicevano i giornali, le radio, lo dicevano i calciatori tutti il cui sogno era quello di giocare col boro o gli attori che capitavano qua, cooptati alla corte giallozozza tramite sciarpette malandrine messe al collo dalla sanipoli di turno. La roma era Roma. Era robba loro, era una città che potevano insudiciare, in cui ogni atto di prevaricazione era visto con benevolenza e la polvere nascosta premurosamente sotto il tappeto da una stampa compiacente. Era il mondo delle puncicate e dei regazzi.
E noi? Poco funzionali al loro progetto, fastidiosi e scomodi, e poi ci abbiamo spesso messo anche del nostro, eravamo là, relegati ai margini del loro Scintillante Mondo. I burini, gli unidiciannidibbì, er trattore, quelli che hanno portato er cacio a Roma, che anche nel 2013 fa tanto ride anche nei salotti bene.
Poi il 26 maggio 2013 è successo qualcosa. Uno slavo, sicuramente zingaro, tale Lalic, Ilic, non mi ricordo bene, con il chiodo appuntito di uno scarpino ha fatto scoppiare la bolla in cui vivevano, tiepidi e sicuri. L'Inevitabile è stato Evitato. La Coppa, alzata loro in faccia (diciamo che di coppe alzate in faccia a casa loro ne hanno viste mica poche, dal Liverpool, all'Inter un paio di volte, al Toro di Marchegiani, ma mai e poi mai da un Laziale), ha fatto rivinosamente crollare tutte le loro certezze. Evitato l'inevitabile, senza più un supporto dei media, fuggiti a gambe levate quando hanno sentito puzza di sconfitta, si sono trovati soli. Soli e desolati, finite le parole d'ordine, abbandonati a se stessi, impauriti e piangenti. Come in Matrix, si sono accorti che il mondo al di fuori non era quello che credevano. Manco per niente.
Avevano già preparate le magliette, le sciarpette. Era tutto pronto, il Circo Massimo, il Colosseo, camion pieni di vernice erano in garage e scaldavano i motori per raggiungere ogni remoto angolo della città e dipingerla dei colori della peperonata, incuranti se si fosse trattato di macchine, marciapiedi, scale condominiali o l'Arco di Costantino. Le bandiere con la stella erano già pronte ad adornare ogni balcone, striscioni perculeggianti stavano per calare dal Colosseo o dal Pincio. Si preparavano piccoli e grandi soprusi, come quelli di dodici anni fa, macchine fermate a posti di blocco improvvisati, caroselli a qualsiasi ora, magari qualche piccola puncicatina che male non faceva. Tanto, so' regazzi. La città è loro, un po' di goliardia, che sarà mai.
Non abbiamo salvato noi stessi. Noi abbiamo la scorza dura, siamo abituati, ce lo avrebbero sgrullato come hanno sempre fatto. Abbiamo salvato una città. Ieri, oggi, domani, si può camminare respirando aria pura, guardare i monumenti senza temere di vederli danneggiati da orde che sennò la festa non proseguisce, abbiamo ripulito l'etere da donnine a tette nude una gialla ed una rossa, da improvvisati neo-politici, neo-attori, neo-tutto che si riscoprono la maglietta della salute giallozozza nel momento della vittoria. Come diceva il saggio, bisogna saper perdere. Loro, che non si regolano mai, non sapendo vincere non sanno neanche perdere.
Vanished. Svaniti. Evaporati. Roma è tornata una città vivibile, con i suoi tanti, tantissimi problemi di ogni giorno, cui uno zingaro dalle orecchie a Coppa dei Campioni ha evitato un doloroso, pesante, cromaticamente irritante, sgradevole, volgare aggravio.
Ringraziateci, romani, che noi se semo rigraziati da soli. Domenica.
Scusate, ma questa perla va riportata su ogni volta che serve.
Nel caso in cui ci siano utenti che non l'hanno mai letto questo post equivale ad un capitolo della Bibbia.
Godetene ancora una volta.
Citazione di: GuyMontag il 28 Mag 2013, 12:30
Quanto successo domenica travalica il mero significato sportivo, travalica anche una superiorità cittadina che in questi ultimi tempi era acclarata e appena offuscata (ma ancor mi rode) dallo scialbo finale di campionato. E' stata una battaglia di civilità, anzi di civilità contro inciviltà. Abbiamo vinto per noi, ovviamente, ma abbiamo vinto per una città, per una regione, per uno sport.
I laziali sono tifosi di calcio. Meglio, peggio di tanti altri? Non so, per me la risposta è ovvia, ma anche un tifoso della Spal, della Pro Patria o del Torino mi può opporre la sua storia, la sua tradizione, la sua passione, i piccoli o grandi drammi della sua squadra. Come noi. E il fatto di aver vinto più o meno non conta poi tanto. Se tifi Spal lo sai che nella tua storia non vincerai mai una ceppa, ma l'ansia della domenica, l'adrenalina del gol, la sofferenza fisica della sconfitta sono le stesse nostre. E degli juventini, o dei madrilisti.
Loro no. Loro sono un'eccezione. Loro sono nati non si sa come, ed infatti non è un tasto su cui battono molto. Ma cosa importa? Loro sono unici eredi udite udite dell'Impero Romano, sono i diretti discendenti dei Cesari, a loro li ha tenuti a battesimo Romolo, loro hanno i colori della città, loro hanno la lupa, loro sono i Padroni. Il loro rapporto con la città è sgrammaticato e violento, per loro Roma (maiuscolo) altro non è che un enorme tazebao su cui spargere indelebilmente la loro confusa retorica, in cui il gladiatore si mescola al legionario, l'Impero ai sette re, in cui Francesco (il papa) si chiama così per Francesco (l'ottuso); per loro il suddetto ottuso non è un buon giocatore (che forse altrove avrebbe potuto raccogliere i successi che per l'indubbia classe avrebbe meritato, ma che il ventre molle, condiscendente e servile dei suoi autonominatisi sudditi gli ha impedito di ottenere, preferendo un coccolato e sicuro ambiente, foderato di euro e delle genuflessioni del popolo bue) ma un indiscusso Re del Calcio, Il campione cui solo l'invidia e i giochetti del Potere hanno impedito di conquistare, anno dopo anno, gli Inevitabili Palloni d'Oro.
Per loro non era importante che la società navigasse sul pericoloso orlo di un baratro (anche se in fondo c'erano soffici cuscini forniti dalla loro proprietaria, una Banca oppure - a scelta - un'accozzaglia di ammerigani che neanche la nostra fantasia più sfrenata sarebbe riuscita ad inventare), ogni ridimensionamento passava sotto il nome di Progetto, ogni allenatore usa-e-getta al momento del suo insediamento era un Insegnante di calcio, un Punto di Riferimento per le generazioni a venire, ogni pischello gettato in campo perché i più forti se n'erano andati era il Futuro del Calcio (italiano, mondiale, fate voi).
Non so cos'è che ha originato questo scollamento così evidente dalla realtà, quale progetto era alla base di questo colossale inganno. So, sappiamo, chi vi ha contribuito, un apparato mediatico senza precedenti, con ramificazioni ovunque, una commistura trasversale politico-economica impressionante, e lo abbiamo visto alle ultime elezioni, con due candidati dichiaratamente giallozozzi ed uno che - arrivando da fuori - era ovviamente romanista anche lui, imbonitore del popolo bue di cui sopra, un generone di palazzinari (perché a Roma il palazzinaro non va mai fuori moda) e di maitre-à-penser alla Costanzo, spalmati in tutte le redazioni locali di tutti i principali quotidiani. Senza eccezione.
Un mondo bello, in cui tutto andava bene anche quando andava male, perché lo dicevano i giornali, le radio, lo dicevano i calciatori tutti il cui sogno era quello di giocare col boro o gli attori che capitavano qua, cooptati alla corte giallozozza tramite sciarpette malandrine messe al collo dalla sanipoli di turno. La roma era Roma. Era robba loro, era una città che potevano insudiciare, in cui ogni atto di prevaricazione era visto con benevolenza e la polvere nascosta premurosamente sotto il tappeto da una stampa compiacente. Era il mondo delle puncicate e dei regazzi.
E noi? Poco funzionali al loro progetto, fastidiosi e scomodi, e poi ci abbiamo spesso messo anche del nostro, eravamo là, relegati ai margini del loro Scintillante Mondo. I burini, gli unidiciannidibbì, er trattore, quelli che hanno portato er cacio a Roma, che anche nel 2013 fa tanto ride anche nei salotti bene.
Poi il 26 maggio 2013 è successo qualcosa. Uno slavo, sicuramente zingaro, tale Lalic, Ilic, non mi ricordo bene, con il chiodo appuntito di uno scarpino ha fatto scoppiare la bolla in cui vivevano, tiepidi e sicuri. L'Inevitabile è stato Evitato. La Coppa, alzata loro in faccia (diciamo che di coppe alzate in faccia a casa loro ne hanno viste mica poche, dal Liverpool, all'Inter un paio di volte, al Toro di Marchegiani, ma mai e poi mai da un Laziale), ha fatto rivinosamente crollare tutte le loro certezze. Evitato l'inevitabile, senza più un supporto dei media, fuggiti a gambe levate quando hanno sentito puzza di sconfitta, si sono trovati soli. Soli e desolati, finite le parole d'ordine, abbandonati a se stessi, impauriti e piangenti. Come in Matrix, si sono accorti che il mondo al di fuori non era quello che credevano. Manco per niente.
Avevano già preparate le magliette, le sciarpette. Era tutto pronto, il Circo Massimo, il Colosseo, camion pieni di vernice erano in garage e scaldavano i motori per raggiungere ogni remoto angolo della città e dipingerla dei colori della peperonata, incuranti se si fosse trattato di macchine, marciapiedi, scale condominiali o l'Arco di Costantino. Le bandiere con la stella erano già pronte ad adornare ogni balcone, striscioni perculeggianti stavano per calare dal Colosseo o dal Pincio. Si preparavano piccoli e grandi soprusi, come quelli di dodici anni fa, macchine fermate a posti di blocco improvvisati, caroselli a qualsiasi ora, magari qualche piccola puncicatina che male non faceva. Tanto, so' regazzi. La città è loro, un po' di goliardia, che sarà mai.
Non abbiamo salvato noi stessi. Noi abbiamo la scorza dura, siamo abituati, ce lo avrebbero sgrullato come hanno sempre fatto. Abbiamo salvato una città. Ieri, oggi, domani, si può camminare respirando aria pura, guardare i monumenti senza temere di vederli danneggiati da orde che sennò la festa non proseguisce, abbiamo ripulito l'etere da donnine a tette nude una gialla ed una rossa, da improvvisati neo-politici, neo-attori, neo-tutto che si riscoprono la maglietta della salute giallozozza nel momento della vittoria. Come diceva il saggio, bisogna saper perdere. Loro, che non si regolano mai, non sapendo vincere non sanno neanche perdere.
Vanished. Svaniti. Evaporati. Roma è tornata una città vivibile, con i suoi tanti, tantissimi problemi di ogni giorno, cui uno zingaro dalle orecchie a Coppa dei Campioni ha evitato un doloroso, pesante, cromaticamente irritante, sgradevole, volgare aggravio.
Ringraziateci, romani, che noi se semo rigraziati da soli. Domenica.
❤️❤️❤️❤️
Hanno rifatto sesso con la Lazio.
:beer:
Solo che, come al solito, loro stavano davanti e noi dietro.
Per quanto il topic di Guy resti fantastico, la partita di l'altro ieri non è paragonabile in alcun modo. Non cadiamo nell'errore. Esultiamo e godiamogli in faccia, ma quel tardo pomeriggio primaverile di quasi 11 anni fa resta lì in alto.
Citazione di: vaz il 12 Gen 2024, 09:03
Per quanto il topic di Guy resti fantastico, la partita di l'altro ieri non è paragonabile in alcun modo. Non cadiamo nell'errore. Esultiamo e godiamogli in faccia, ma quel tardo pomeriggio primaverile di quasi 11 anni fa resta lì in alto.
Se avessero vinto loro ci avrebbero squassato la uallera per settimane.
Quando siamo martello, dobbiamo martellare.
Citazione di: StylishKid il 12 Gen 2024, 09:05
Se avessero vinto loro ci avrebbero squassato la uallera per settimane.
Quando siamo martello, dobbiamo martellare.
dobbiamo martellare senza confronti col 26 maggio. è quello che provano a fare loro dal 27 maggio 2013.
D'accordo con vaz.
Boh, io li martello come posso. :=))
Bisogna preservare il valore del 26 maggio come unico e irripetibile.
Non c'è nulla che possa avvicinarsi, fino a che non ci giocheremo un'altra finale.
Citazione di: StylishKid il 12 Gen 2024, 09:14
Boh, io li martello come posso. :=))
Se posso:
Il 26 maggio è stato un martello pneumatico che deve rimbombargli in testa spaccandogli i timpani e provocando tremori perenni.
L'altro ieri è una bella martellata sulle dita: ti rimane l'unghia nera fino a fine stagione.
Ma deve essere fastidiosa con il dito che ti pulsa.
Citazione di: Tarallo il 12 Gen 2024, 09:13
D'accordo con vaz.
Io non ne posso più de esse d'accordo con Vaz ultimamente.
Me so rivolto anche a uno bravo.
m'ha detto de sorveglià i topic dove se parla de Lotito, li ancora c'è speranza.
(https://i.ibb.co/Y8d1BnR/Screenshot-2024-01-12-10-37-04-447-edit-com-whatsapp.jpg) (https://ibb.co/WFzMv8x)
Fa impressione come il magnifico post di GM sia ancora tremendamente attuale.
il 26 maggio è incomparabile, e non è frase fatta. la prova è come si stava in quelle ore, giorni precedenti alla gara e l'approccio a questo, anche se di Coppa, o un qualsiasi altro derby. è stato qualcosa veramente di irrepetibile sia sulla carta che a livello emozionale.
Ma vi ricordate Roma la sera del 26 maggio?
Citazione di: italicbold il 12 Gen 2024, 10:16
Io non ne posso più de esse d'accordo con Vaz ultimamente.
Me so rivolto anche a uno bravo.
m'ha detto de sorveglià i topic dove se parla de Lotito, li ancora c'è speranza.
ho lo stesso problema e pure a me quello bravo mi ha consigliato di leggere Vaz solo quando parla di Lotito. Dice per almeno 60 giorni, poi dovrei uscirne.
Citazione di: vaz il 12 Gen 2024, 12:10
Ma vi ricordate Roma la sera del 26 maggio?
io mi ricordo l'estate successiva, il calcio non esisteva più
io vado al mare in uno stabilimento frequentato da romanisti fracichi, alcuni anche Vippps (ma a voltesi vede pure Tommaso Rocchi) ed erano diventati tutti esperti della Ferrari.
Passavano gli aerei con il famoso striscione e facevano finta di non vederlo, una cosa incredibile
il 26 maggio è stato una sorta di vero spartiacque, storicamente paragonabile forse alla contesa tra Orazi e Curiazi.
Avevo letto Onazi.
Citazione di: Dissi il 12 Gen 2024, 12:47
Passavano gli aerei con il famoso striscione e facevano finta di non vederlo, una cosa incredibile
meglio, preferivo si macerassero dentro. Un pò come oggi, i loro sguardi sfuggenti non li incrocio mai.
Citazione di: StylishKid il 12 Gen 2024, 12:52
Avevo letto Onazi.
:)
Comunque anche lui fu protagonista di quel giorno. E pure Konko e Cana!
Citazione di: vaz il 12 Gen 2024, 12:10
Ma vi ricordate Roma la sera del 26 maggio?
io ho una pessima memoria in generale.
non ricordo quasi nulla della partita.
non ricordo neanche il gol.
nel mio disfattismo ho sicuramente pensato che fosse solo una pia illusione in attesa della mazzata.
e infatti ricordo il legno sulla punizione immediatamente successiva.
però dopo ricordo tutto.
quella sensazione da
asteroide scampato da film apocalittico americano, quando nella sala di controllo tutti applaudono, festeggiano, e i protagonisti si abbracciano commossi.
ricordo il cristone di un metro e novanta accasciato a piangere dalla gioia, per far defluire una tensione che era un groviglio inestricabile e doloroso, ricordo gli abbracci, le grida, la sud che scompare ("
hanno tirato lo sciacquone" pensavo di avere fatto la battuta del secolo che ricky gervais scansate e poi ho scoperto che l'hanno fatta in 300 nello stesso momento).
la festa sul momento, l'uscita.
la pulizia del cielo, dell'aria.
il silenzio nei giorni immediatamente successivi.
il dolore manifesto ma non manifestato. l'umiliazione che albergava in mille cuori dissimulata.
una meraviglia.
Citazione di: Dissi il 12 Gen 2024, 12:47
io mi ricordo l'estate successiva, il calcio non esisteva più
io vado al mare in uno stabilimento frequentato da romanisti fracichi, alcuni anche Vippps (ma a voltesi vede pure Tommaso Rocchi) ed erano diventati tutti esperti della Ferrari.
Passavano gli aerei con il famoso striscione e facevano finta di non vederlo, una cosa incredibile
ma senza andare all'estate. mi ricordo che spostai l'aereo per godermi la serata. A Roma c'eravamo solo noi, a trastevere c'erano solo Laziali con le sciarpe e turisti. i vermi li abbiamo mandati a tifare il basket al pala tiziano
Citazione di: vaz il 12 Gen 2024, 13:50
ma senza andare all'estate. mi ricordo che spostai l'aereo per godermi la serata. A Roma c'eravamo solo noi, a trastevere c'erano solo Laziali con le sciarpe e turisti. i vermi li abbiamo mandati a tifare il basket al pala tiziano
La virtuse aveva sostituito il riomma, ricordo una foto storica con macchese leggeri in mezzo ai tifosi di basket ahahaha....neanche a dirlo virtuse fallita qualche tempo dopo. Trasformano in m.erda qualsiasi cosa tocchino
I giorni successivi sui mezzi e per strada c'era un silenzio che nemmeno in pieno lockdown!
I Laziali li riconoscevi da lontano.
Erano gli unici che camminavano a testa alta con un mezzo sorrisetto ebete sul volto, una accenno di paresi.
E quando gli sguardi si incrociavano il sorriso si apriva e ti dicevi tutto senza proferire parola.
Citazione di: maumarta il 12 Gen 2024, 15:37
I giorni successivi sui mezzi e per strada c'era un silenzio che nemmeno in pieno lockdown!
I Laziali li riconoscevi da lontano.
Erano gli unici che camminavano a testa alta con un mezzo sorrisetto ebete sul volto, una accenno di paresi.
E quando gli sguardi si incrociavano il sorriso si apriva e ti dicevi tutto senza proferire parola.
Il tutto senza imbrattare Roma, con la signorilità che ci contraddistingue da sempre
Citazione di: Tarallo il 12 Gen 2024, 09:19
Bisogna preservare il valore del 26 maggio come unico e irripetibile.
Non c'è nulla che possa avvicinarsi, fino a che non ci giocheremo un'altra finale.
Non manca molto...
8)
https://it.uefa.com/uefaeuropaleague/news/0278-15f1c8b0e8c0-ce644061c26b-1000--finale-di-uefa-europa-league-2024-dublin-arena/
Prima di tutto va detto che la lettura dello storico post di Guy Montag fa rimpiangere i tempi in cui lui, come Pikkio, Nanni ed altri illustrissimi forumisti, nobilitava queste pagine. Magari qualcuno di loro ci legge ancora e potrebbe tornare a dare lustro alle nostre letture.
Poi dobbiamo considerare che dal 27/5/2013 le partite tra Lazio e asroma, altro non sono che delle rivisitazioni storiche di qualcosa che è stato e non potrà mai più esserci. In definitiva quel giorno lì abbiamo deflorati, e quella verginità non tornerà mai. Mai più. Centinaia di migliaia di culi irrimediabilmente rotti dal destro sabbioso e doloroso di Senad Lulic.
Altra considerazione va fatta sugli aspetti positivi dei post Lazio asroma (o asroma Lazio): il prodotto interno lordo della città di Roma si moltiplica. Pause caffè azzerate, quotidiani lasciati intonsi sui frigoriferi dei bar cittadini, teste basse sulle pratiche da sbrigare e sugli arretrati risalenti alla gita a Ciampino per l'accoglienza al Lukaku di turno. Di contro vendite quotidiani romani ai minimi storici e crollo della quotazione dei tessuti in acetato e ciniglia.
Come detto da qualcuno l'estate del 2013 fu un momento di silenzio e riflessione. Sembrava quasi che potesse dirsi finito l'effetto dell'idiotina. Ci siamo illusi. Ma se il post 26/5 è durato mesi la sola constatazione il post 11/1/2024 sta già svanendo ci fa capire il peso e l'importanza relativo della partita.
E tutto questo al di là del priapismo mio e di molti altri di noi.
Citazione di: Palo il 13 Gen 2024, 18:38
Prima di tutto va detto che la lettura dello storico post di Guy Montag fa rimpiangere i tempi in cui lui, come Pikkio, Nanni ed altri illustrissimi forumisti, nobilitava queste pagine. Magari qualcuno di loro ci legge ancora e potrebbe tornare a dare lustro alle nostre letture.
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