http://www.lazio.net/news/2014/01/28/varsavia-lincubo-e-finito-il-tempo/Varsavia, l'incubo è finito (Il Tempo)Oggi lasciano il carcere gli ultimi due tifosi laziali arrestati il 27 novembre A due mesi da quella notte di follia restano da definire soprusi e responsabilitàPolonia addio. Si chiude oggi, dopo due mesi esatti, il caso-Varsavia. Nel pomeriggio, infatti, avverrà la scarcerazione per la scadenza dei termini della custodia cautelare di Matteo Buttinelli e di Daniele De Paolis, gli ultimi due supporters biancocelesti rimasti dietro le sbarre del carcere di Bialoleka. Una vicenda inquietante che resterà una pagina nera nella storia del tifo europeo. Tutto inizia il ventotto novembre quando la Lazio è chiamata ad affrontare il match di ritorno di Europa League contro il Legia Varsavia. Dopo la vittoria in casa per uno a zero datata 19 settembre, la squadra si presenta in Polonia con più di cinquecento tifosi al seguito. Ad attenderli, una situazione incandescente che però molti ignorano. Da mesi ormai, il Primo Ministro polacco Donald Tusk ha dichiarato guerra ai gruppi ultrà violenti, iniziando un braccio di ferro con le frange più estreme delle tifoserie.
Quando i sostenitori della Lazio arrivano all'Hard Rock Café, luogo deputato per l'adunata generale pre-gara, Varsavia è una polveriera pronta a esplodere. La polizia locale ha già transennato la zona e posizionato venti blindati in una piccola via adiacente. Gli agenti in tenuta anti-sommossa attendono solo la prima scintilla per scatenare l'inferno. Il gruppo parte ordinato in direzione dello stadio. Tutto sembra procedere bene ma qualcuno decide di «animare» un po' la passeggiata ed inizia a lanciare sassi in direzione delle forze dell'ordine. Non sa che sta per tramutare una trasferta di calcio in un caso diplomatico senza precedenti. I poliziotti invadono il corteo, immobilizzano a terra chiunque rientri nel loro raggio d'azione. I tifosi biancazzurri non capiscono cosa stia accadendo, iniziano a correre per sfuggire a quegli uomini in divisa che invece di scortarli e proteggerli li stanno arrestando. Ne verranno portati via, con un rastrellamento che ricorda tragedie ben più gravi, centocinquantanove. Mentre la gara si gioca e si conclude con la vittoria della Lazio, i suoi tifosi vengono sbattuti nelle celle, trattati come delinquenti. Molti piangono, si disperano. Per alcuni, giovanissimi, è la prima trasferta.
Cala la notte, nel buio si manifestano i fantasmi della paura. I primi processi, tenutisi in gran fretta l'indomani, sono una farsa che un paese con la schiena dritta non avrebbe mai accettato. Gli imputati vengono spediti davanti ai giudici senza avvocato difensore. Un traduttore d'ufficio, dietro suggerimento della Corte, consiglia loro di firmare un foglio redatto nella sola lingua locale. «È una formalità per tornare presto a casa» aggiunge per convincerli. A cose fatte si scopre la verità. I giovani italiani hanno sottoscritto l'ammissione delle colpe a loro ascritte. Le celle li aspettano.
Al termine delle udienze sono in dieci a restare in galera. Intanto l'ambasciata italiana e la Farnesina si svegliano e dopo un colpevole silenzio durato più di due giorni iniziano ad adoperarsi. Il 5 dicembre il premier italiano Enrico Letta incontra Tusk per un vertice bilaterale già in agenda. Chiede celerità, il suo omologo temporeggia. Gli risponde invece il ministro degli Interni Sinkiewicz. «I tifosi della Lazio sono dei banditi» sentenzia prima dei giudici. Dopo giorni di istanze e rigetti, arriva un compromesso vergognoso. La libertà costa 30.000 szlote (circa 7.200 euro) a persona. A poco a poco escono tutti, tranne Buttinelli e De Paolis, vittime innocenti di una prova di forza tra governi dalla quale il nostro esce evidentemente sconfitto. Per loro la cauzione non basta. Devono farsi tutta la gattabuia. Ma ora, dopo sessantadue giorni, è finalmente finita.
Massimiliano Vitelli
AVANTI LAZIO