Massimo Cragnotti parla di Eriksson, Nesta, Nedved, la lista e Mendieta

Aperto da mr_steed, 28 Ago 2024, 10:12

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vaz

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Citazione di: ironman il 29 Ago 2024, 10:13
Essere stato il migliore non significa essere stato infallibile ed esente da critiche, o dobbiamo prendercela solo con la società cinica e bara per quanto accaduto alla Lazio successivamente?

Ma se c'è una cosa che non manca nell'ambiente Lazio è la critica

cartesio

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Citazione di: sorazio il 28 Ago 2024, 13:40
Ti ripeto, baraldi è arrivato alla Lazio nel 2003, i problemi sono dal 2002.

Dal 2000, quando, se ricordo bene, la Lazio non aveva i soldi per pagare i premi scudetto.

hafssol

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maumarta non perfetto, di più.
Ricostruzione fedele, indiscutibile.
Applausi.

DinoZ

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Sulle cessioni di Nesta e Nedved, c'era un interesse reciproco: la Lazio aveva bisogno di liquidità visto che la Cirio stava iniziando ad avere problemi ed i due giocatori andarono in società più solide e che gli garantivano ingaggi maggiori.
Su Cragnotti lato sportivo costruì una grande Lazio con grandi risultati sul campo e di immagine a livello europeo e mondiale. Cragnotti finanziere fece il passo più lungo della gamba, però pure là due pesi e due misure..., lui messo alla gogna e invece per la figlia Sensi che aveva centinaia e centinaia di milioni di buffi, si fecero in quattro per salvarla con tanto di buonuscita milionaria.

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Citazione di: italicbold il 29 Ago 2024, 11:10
La ricostruzione di maumarta mi sembra coerente.
L'unico bemolle è la lettura troppo agiografica della figura, o almeno delle idee, di Cragnotti (lasciamo da parte la Lazio per un attimo). Le sue idee erano le tipiche idee della finanza di fine secolo scorso. Ovvero una finanza allegra e selvaggia, dove regnava il far west in borsa e c'era la corsa a chi inculasse l'altro. Non che ora sia tanto diverso ma allora, diciamocelo, era tutto molto più alla moda e i furbi avevano anche l'applauso del pubblico. Cragnotti era uno squalo che, a un certo momento, si è fatto mangiare da squali più grossi di lui (ripeto, lasciamo da parte la Lazio per un momento).
Cragnotti è stato un puro prodotto della Ferruzzi di Gardini, gran parte delle sue fortune nacquero con la vendita della Standa a Berlusconi che, appena aperto il pacchetto regalo comprato a peso d'oro, si accorse di aver preso l'equivalente in grandi magazzini di un videoregistratore con i sassi dentro acquistato in un autogrill della Salerno Reggio calabria. Che avesse il dente avvelenato contro la fattucchiera (cfr. Cuccia) non serve essere Sherlock Holmes per capirlo. Come praticamente gran parte del mondo finanziario italiano (e non solo).
Cragnotti era diventato Cragnotti inculando a destra e a manca, rifilando maestose sòle a destra e a manca. Le sue idee non gliele lasciarono mettere in pratica non perché avevano paura della Lazio (che in questa storia, diciamocelo, conta nulla), ma perché erano idee che ormai portavano più nella aule dei tribunali (Cragnotti riuscì a sfuggire, chissà come, anche alla tempesta ENI) che in quelle di piazza affari. Se Berlusconi e Galliani potevano recuperare Nesta a due spicci non vedo perché avrebbero dovuto avere scrupoli nei confronti di chi, scrupoli, non ne aveva mai avuti.
Insomma, io ripeterei tutto dal primo all'ultimo minuto di quella splendida stagione sportiva. Tutto.
Ma ne uscimmo con le ossa rotte non per il destino cinico e baro ma perché quella meravigliosa Lazio era stata costruita su un castello di carte e non poteva finire altrimenti.

Ottimo maumarta e giusta anche la visione di IB.
Cragnotti, lasciando da parte la Lazio, era un prodotto della finanza di quell'epoca, spregiudicata e affarista oltre ogni etica.
Però sulla questione standa ci fu un grosso errore di valutazione di Berlusconi, mentre sulla questione del Monte per me Cragnotti fece un capolavoro tra l'altro aggiungendo asset e forza economica alla Parmalat di rimando, aiutando in un certo senso la forza lavoro della holding e garantendo profitti maggiori ai risparmiatori.

Questo per dire che in quel far west diventavi squalo anche perché c'erano altri squali più scemi di te che si facevano abbindolare.
Poi che, sempre lasciando la Lazio da parte, questo si sia inevitabilmente scaricato sulle brave e oneste persone che hanno perso tutti i loro risparmi o quasi comprando quelle azioni è vero, è innegabile ed è da condannare.
Però, ecco, a fronte di qualcuno che propone qualcosa di truffaldino e di "estremo" al pubblico, c'è sempre qualcun altro che in maniera avventata e/o superficiale decide di accettare di parteciparvi.

sorazio

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Citazione di: italicbold il 29 Ago 2024, 11:10
La ricostruzione di maumarta mi sembra coerente.
L'unico bemolle è la lettura troppo agiografica della figura, o almeno delle idee, di Cragnotti (lasciamo da parte la Lazio per un attimo). Le sue idee erano le tipiche idee della finanza di fine secolo scorso. Ovvero una finanza allegra e selvaggia, dove regnava il far west in borsa e c'era la corsa a chi inculasse l'altro. Non che ora sia tanto diverso ma allora, diciamocelo, era tutto molto più alla moda e i furbi avevano anche l'applauso del pubblico. Cragnotti era uno squalo che, a un certo momento, si è fatto mangiare da squali più grossi di lui (ripeto, lasciamo da parte la Lazio per un momento).
Cragnotti è stato un puro prodotto della Ferruzzi di Gardini, gran parte delle sue fortune nacquero con la vendita della Standa a Berlusconi che, appena aperto il pacchetto regalo comprato a peso d'oro, si accorse di aver preso l'equivalente in grandi magazzini di un videoregistratore con i sassi dentro acquistato in un autogrill della Salerno Reggio calabria. Che avesse il dente avvelenato contro la fattucchiera (cfr. Cuccia) non serve essere Sherlock Holmes per capirlo. Come praticamente gran parte del mondo finanziario italiano (e non solo).
Cragnotti era diventato Cragnotti inculando a destra e a manca, rifilando maestose sòle a destra e a manca. Le sue idee non gliele lasciarono mettere in pratica non perché avevano paura della Lazio (che in questa storia, diciamocelo, conta nulla), ma perché erano idee che ormai portavano più nella aule dei tribunali (Cragnotti riuscì a sfuggire, chissà come, anche alla tempesta ENI) che in quelle di piazza affari. Se Berlusconi e Galliani potevano recuperare Nesta a due spicci non vedo perché avrebbero dovuto avere scrupoli nei confronti di chi, scrupoli, non ne aveva mai avuti.
Insomma, io ripeterei tutto dal primo all'ultimo minuto di quella splendida stagione sportiva. Tutto.
Ma ne uscimmo con le ossa rotte non per il destino cinico e baro ma perché quella meravigliosa Lazio era stata costruita su un castello di carte e non poteva finire altrimenti.

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StylishKid

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Un ottimo Maumarta.

Quanto a IB, Berlusca sapeva benissimo che la Standa era sopravvalutata (1000 miliardi dell'epoca) ma a lui serviva per metterci dentro i prodotti che pubblicizzava sulle sue reti.

La cosa non funziono' (capita a tutti), e da lì la favola della "fattucchiera" prese il volo.

Cragnotti ha preso una Società con una grande storia ma con un passato prossimo molto modesto (ad essere buoni) e l'ha portata ai vertici del calcio mondiale.

Nessun altro, NESSUNO, l'ha mai fatto. Sí forse uno, Bernard Tapie, ma l'OM forse aveva una storia sportiva migliore della nostra, forse.
Anche lui guarda caso ha rotto le uova nel paniere del biscione di Arcore.

In Italia tutti gli altri stavano a guardare e a chiedersi come facesse, tutti con gli occhi della mucca che guarda passare il treno.

Su quello che successe all'apice ha detto tutto giusto Maumarta, niente da aggiungere.

ironman

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Sergio Cragnotti a cui tutti qui vorremmo sempre bene si è lasciato trascinare in maniera incredibile da Geronzi, ci sono stati articoli negli anni che hanno descritto la malvagità di questo personaggio. Che faceva pure pagare tanto le sue "consulenze".


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italicbold

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Citazione di: StylishKid il 29 Ago 2024, 13:32
Un ottimo Maumarta.

Quanto a IB, Berlusca sapeva benissimo che la Standa era sopravvalutata (1000 miliardi dell'epoca) ma a lui serviva per metterci dentro i prodotti che pubblicizzava sulle sue reti.

La cosa non funziono' (capita a tutti), e da lì la favola della "fattucchiera" prese il volo.

Cragnotti ha preso una Società con una grande storia ma con un passato prossimo molto modesto (ad essere buoni) e l'ha portata ai vertici del calcio mondiale.

Nessun altro, NESSUNO, l'ha mai fatto. Sí forse uno, Bernard Tapie, ma l'OM forse aveva una storia sportiva migliore della nostra, forse.
Anche lui guarda caso ha rotto le uova nel paniere del biscione di Arcore.

In Italia tutti gli altri stavano a guardare e a chiedersi come facesse, tutti con gli occhi della mucca che guarda passare il treno.

Su quello che successe all'apice ha detto tutto giusto Maumarta, niente da aggiungere.

Ripeto, la discriminante che qui, secondo me, ci offusca la visione è la Lazio. Mettiamola da parte, ha fatto la Lazio più grande della storia, ma nella sua parabola è un dettaglio.
Ma discutere su questo non serve a un cazzo. Perché non c'è discussione.   
La storia della Standa è un episodio di una storia lunga che affonda le radici nel capitalismo selvaggio degli anni 80. Che ha affossato, va detto, patrimoni industriali storici italiani come l'Olivetti, la Parmalat e altre. Cragnotti fu affossato perché ha incrociato piranha più grossi di lui. Che era e restava un piranha. Un piranha della Lazio. Ma sempre piranha.
Su Tapie stendiamo un velo pietoso. Tapie riuscì a far passare l'OM dal tetto d'Europa amma Ligue 2 in 12 mesi. Dalla tentata corruzione alle fatture false anche lui ha avuto delle idee fenomenali che gli altri non hanno capito.

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A un altro sostenitore del metodo fatture false e corruzione hanno appena intitolato un aeroporto.

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Citazione di: maumarta il 29 Ago 2024, 10:43
A me sembra che Massimo Cragnotti non abbia infierito nei confronti del sultano, e in questo momento sarebbe stata molto popolare una scelta del genere.
Ha detto che bisogna stare vicini alla Lazio, squadra e dirigenza, e che servirebbero dei capitali stranieri per stare ad alto livello perchè oggi non ci sono capitali italiani in grado di farlo.
E questo vale per tutti, non solo per sua rotondità.

Comunque ai tempi avevo 34 anni, mio figlio era in arrivo e stava uscendo il mio primo libro sulle maglie della Lazio.
Questo mi fa avere i ricordi ancora piuttosto nitidi.

Dopo la truffa Governo brasiliano/Bombrill e conseguente default della Cirio, le banche si girarono dall'altra parte.
Quelle stesse banche che fino a quel momento pagavano anche il caffè la mattina a Cragnotti pur di partecipare ad una operazione che avrebbe trasformato la Cirio nella più grande multinazionale alimentare del mondo.

La Lazio, finanziariamente, viveva di luce riflessa rispetto alla Cirio e le banche, Capitalia su tutte, parteciparono nella Lazio nella stessa misura in cui sovvenzionarono i progetti della Cirio.
Come tutte le società calcistiche di alto livello la Lazio viveva con un debito ormai cronicizzato e regolarmente alleggerito dalle fortune della Cirio.
Sto semplificando molto, anzi moltissimo.

Quando la Cirio fu mandata (ripeto, fu mandata) a zampe all'aria le banche ci misero un attimo a realizzare che le loro partecipazioni nella Lazio sarebbero diventate carta straccia senza una capofila a sovvenzionarla.
La cosa però era complicata.
Una società che fa sughi e latte scremato la puoi accompagnare anche al fallimento.
Lo stato ti aiuta a "piazzare" i dipendenti in esubero e la grande Cirio mondiale ridiventa la piccola Cirio italiana, anzi pure di meno, senza che il "grande pubblico" se ne accorga più di tanto.

Con una squadra di pallone non lo puoi fare.
Tecnicamente sarebbe anche più immediato il fallimento ma c'è da considerare l'impatto sociale.
Se la Cirio holding fallisce e rinasce come Cirio srl la notizia dura una settimana, forse.
Se la SS Lazio 1900, fresca Campione d'Italia, già numero 1 del ranking UEFA, già numero 3 del ranking MONDIALE, va a zampe all'aria ci saranno tanti tifosi con le chiappe ancora arrossate che sogghigneranno beatamente ma ci saranno un bel po' di tifosi Laziali incax.xati come iene perchè i giochi di potere sulla pelle della Lazio erano più evidenti del sovrappeso del sultano.

La SS Lazio, quando il "sistema" decise che (solo lei) non poteva più sopravvivere così, aveva 50 milioni di debito prevalentemente di Irpef.
Oggi con 50 milioni di debito fai un triplete ogni due anni.
Il peso maggiore che generava questo buco di Irpef erano gli ingaggi della rosa.
Il piano di risanamento di Cragnotti sarebbe passato attraverso la cessione e la ricostruzione di buona parte della rosa.
Stava iniziando questa opera piazzando diversi giocatori in giro per l'Europa, soprattutto all'Atletico Madrid dell'amico Gill.
Il problema però fu che anche Galliani e Berlusconi scoprirono di sentirsi tanto amici di Gilla al punto che gli regalarono quei tre, quattro esuberi di lusso che avevano in rosa.
Questo portò un mancato incasso da parte della Lazio praticamente pari a quanto necessario per iscriversi al campionato.

Questo Galliani lo sapeva benissimo perchè, da presidente della Lega, sapeva benissimo cosa e quanto servisse alla Lazio per iscriversi senza fideiussioni farlocche, competenza di altri.
Da lì al PIGNORAMENTO di Nesta da parte del Milan il passo fu breve.
Poi magari fecero tutto i procuratori alle spalle di Sandro, magari lui non era così inconsapevole, magari fu Cragnotti stesso a fare tutto per conto suo, ma la sostanza non cambia.
Nesta venne ceduto sotto prezzo e senza trattativa (andò per circa 32 milioni quando la sua valutazione reale sarebbe stata minimo di 40 visti i prezzi del periodo) e la questione "iscrizione al campionato" non venne proprio affrontata.

Da qui poi si arrivò all'uscita del REIETTO Cragnotti e all'entrata di Baraldi, che altro non era che il cavallo di Troia di Capitalia.
Il centro del famoso "Piano Baraldi" quale fu?
Tu hai problemi di Irpef per gli ingaggi alti della rosa?
Io non vendo mezza rosa dimezzando gli ingaggi ma, gli stessi ingaggi, li "spalmo" su più anni.
Il risultato fu che fino a quando restò in sella Baraldi il bilancio sembrò respirare ma quel numero di ingaggi spalmati in avanti avevano solo allungato il brodo.
Quando Baraldi si ritirò in pianura padana il compianto Ugo Longo si ritrovò un bilancio con i famosi 200 milioni lotitiani di buffi.

E lì cominciò un'altra storia...

Da quel giorno fino ad oggi abbiamo visto club tecnicamente falliti alzare trofei, comprare calciatori, partecipare alle competizioni più importanti e remunerate, addirittura cercare di crearne delle altre per guadagnare di più.

Il tutto senza che un solo libro passasse in motorino dalle parti del tribunale.
L'unica dirigenza che si è fatta cacciare dal sistema è stata quella juventina che l'ha fatta fuori del vasetto per troppe volte.

Se avessero permesso a Cragnotti di attuare il suo piano di ricostruzione entro 5 anni saremmo ritornati in alto a rompere il cax.xo a strisciate e affini.
E questo lo sapevano tutti molto bene, soprattutto a Roma, con il parlamento da sempre imbottito di ultras piscioruggine che non avrebbero mai potuto sopportare un altro ciclo come quello appena concluso.

Quanto era bello essere reietto...

Aggiungo due puntualizzazioni.

Galliani e Berlusconi avevano il dente avvelenato con Cragnotti dai tempi in cui il nostro gli aveva rifilato la patacca della Standa a un prezzo folle. E Cragnotti era un ostacolo evidente sulle politiche televisive che il gruppo di Berlusconi voleva applicare al calcio.

Quanto al collasso della Cirio, la vera falla la creó Geronzi, che in quel momento aveva un interesse personale molto forte a favorire Tanzi. Cosa fece Geronzi? "Indusse" Cragnotti a cedere il polo lattiero - caseario alla Parmalat, distruggendo le strutture finanziarie del gruppo Cirio.
Il polo del latte era essenziale per l'equilibrio finanziario del gruppo Cirio, che in quel momento si era pesantemente indebitato per acquisizioni - tra cui Del Monte e Bombril - che erano attività economicamente profittevoli, ma finanziariamente scomode (le aziende prima pagavano i costi e molto dopo incassavano i ricavi) a differenza del latte (prodotto a immediata collocazione, con contestuale incasso del ricavo, e pagamento ai produttori posticipato).
La crisi del gruppo Cirio non fu industriale, ma finanziaria.
Per questo, al netto di tutte le paraculate del nostro, c'erano sicuramente molte strade per una ristrutturazione del debito, evitando di trasferirlo dal sistema al mercato attraverso la fogna dei Cirio Bond (destinati alla nascita al mercato primario e poi collocati ai consumatori). Idea nata nelle stanze delle banche e di Geronzi in particolare (che si è beccato una condanna anche per questo).

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