Citazione di: maumarta il 29 Ago 2024, 10:43
A me sembra che Massimo Cragnotti non abbia infierito nei confronti del sultano, e in questo momento sarebbe stata molto popolare una scelta del genere.
Ha detto che bisogna stare vicini alla Lazio, squadra e dirigenza, e che servirebbero dei capitali stranieri per stare ad alto livello perchè oggi non ci sono capitali italiani in grado di farlo.
E questo vale per tutti, non solo per sua rotondità.
Comunque ai tempi avevo 34 anni, mio figlio era in arrivo e stava uscendo il mio primo libro sulle maglie della Lazio.
Questo mi fa avere i ricordi ancora piuttosto nitidi.
Dopo la truffa Governo brasiliano/Bombrill e conseguente default della Cirio, le banche si girarono dall'altra parte.
Quelle stesse banche che fino a quel momento pagavano anche il caffè la mattina a Cragnotti pur di partecipare ad una operazione che avrebbe trasformato la Cirio nella più grande multinazionale alimentare del mondo.
La Lazio, finanziariamente, viveva di luce riflessa rispetto alla Cirio e le banche, Capitalia su tutte, parteciparono nella Lazio nella stessa misura in cui sovvenzionarono i progetti della Cirio.
Come tutte le società calcistiche di alto livello la Lazio viveva con un debito ormai cronicizzato e regolarmente alleggerito dalle fortune della Cirio.
Sto semplificando molto, anzi moltissimo.
Quando la Cirio fu mandata (ripeto, fu mandata) a zampe all'aria le banche ci misero un attimo a realizzare che le loro partecipazioni nella Lazio sarebbero diventate carta straccia senza una capofila a sovvenzionarla.
La cosa però era complicata.
Una società che fa sughi e latte scremato la puoi accompagnare anche al fallimento.
Lo stato ti aiuta a "piazzare" i dipendenti in esubero e la grande Cirio mondiale ridiventa la piccola Cirio italiana, anzi pure di meno, senza che il "grande pubblico" se ne accorga più di tanto.
Con una squadra di pallone non lo puoi fare.
Tecnicamente sarebbe anche più immediato il fallimento ma c'è da considerare l'impatto sociale.
Se la Cirio holding fallisce e rinasce come Cirio srl la notizia dura una settimana, forse.
Se la SS Lazio 1900, fresca Campione d'Italia, già numero 1 del ranking UEFA, già numero 3 del ranking MONDIALE, va a zampe all'aria ci saranno tanti tifosi con le chiappe ancora arrossate che sogghigneranno beatamente ma ci saranno un bel po' di tifosi Laziali incax.xati come iene perchè i giochi di potere sulla pelle della Lazio erano più evidenti del sovrappeso del sultano.
La SS Lazio, quando il "sistema" decise che (solo lei) non poteva più sopravvivere così, aveva 50 milioni di debito prevalentemente di Irpef.
Oggi con 50 milioni di debito fai un triplete ogni due anni.
Il peso maggiore che generava questo buco di Irpef erano gli ingaggi della rosa.
Il piano di risanamento di Cragnotti sarebbe passato attraverso la cessione e la ricostruzione di buona parte della rosa.
Stava iniziando questa opera piazzando diversi giocatori in giro per l'Europa, soprattutto all'Atletico Madrid dell'amico Gill.
Il problema però fu che anche Galliani e Berlusconi scoprirono di sentirsi tanto amici di Gilla al punto che gli regalarono quei tre, quattro esuberi di lusso che avevano in rosa.
Questo portò un mancato incasso da parte della Lazio praticamente pari a quanto necessario per iscriversi al campionato.
Questo Galliani lo sapeva benissimo perchè, da presidente della Lega, sapeva benissimo cosa e quanto servisse alla Lazio per iscriversi senza fideiussioni farlocche, competenza di altri.
Da lì al PIGNORAMENTO di Nesta da parte del Milan il passo fu breve.
Poi magari fecero tutto i procuratori alle spalle di Sandro, magari lui non era così inconsapevole, magari fu Cragnotti stesso a fare tutto per conto suo, ma la sostanza non cambia.
Nesta venne ceduto sotto prezzo e senza trattativa (andò per circa 32 milioni quando la sua valutazione reale sarebbe stata minimo di 40 visti i prezzi del periodo) e la questione "iscrizione al campionato" non venne proprio affrontata.
Da qui poi si arrivò all'uscita del REIETTO Cragnotti e all'entrata di Baraldi, che altro non era che il cavallo di Troia di Capitalia.
Il centro del famoso "Piano Baraldi" quale fu?
Tu hai problemi di Irpef per gli ingaggi alti della rosa?
Io non vendo mezza rosa dimezzando gli ingaggi ma, gli stessi ingaggi, li "spalmo" su più anni.
Il risultato fu che fino a quando restò in sella Baraldi il bilancio sembrò respirare ma quel numero di ingaggi spalmati in avanti avevano solo allungato il brodo.
Quando Baraldi si ritirò in pianura padana il compianto Ugo Longo si ritrovò un bilancio con i famosi 200 milioni lotitiani di buffi.
E lì cominciò un'altra storia...
Da quel giorno fino ad oggi abbiamo visto club tecnicamente falliti alzare trofei, comprare calciatori, partecipare alle competizioni più importanti e remunerate, addirittura cercare di crearne delle altre per guadagnare di più.
Il tutto senza che un solo libro passasse in motorino dalle parti del tribunale.
L'unica dirigenza che si è fatta cacciare dal sistema è stata quella juventina che l'ha fatta fuori del vasetto per troppe volte.
Se avessero permesso a Cragnotti di attuare il suo piano di ricostruzione entro 5 anni saremmo ritornati in alto a rompere il cax.xo a strisciate e affini.
E questo lo sapevano tutti molto bene, soprattutto a Roma, con il parlamento da sempre imbottito di ultras piscioruggine che non avrebbero mai potuto sopportare un altro ciclo come quello appena concluso.
Quanto era bello essere reietto...
Aggiungo due puntualizzazioni.
Galliani e Berlusconi avevano il dente avvelenato con Cragnotti dai tempi in cui il nostro gli aveva rifilato la patacca della Standa a un prezzo folle. E Cragnotti era un ostacolo evidente sulle politiche televisive che il gruppo di Berlusconi voleva applicare al calcio.
Quanto al collasso della Cirio, la vera falla la creó Geronzi, che in quel momento aveva un interesse personale molto forte a favorire Tanzi. Cosa fece Geronzi? "Indusse" Cragnotti a cedere il polo lattiero - caseario alla Parmalat, distruggendo le strutture finanziarie del gruppo Cirio.
Il polo del latte era essenziale per l'equilibrio finanziario del gruppo Cirio, che in quel momento si era pesantemente indebitato per acquisizioni - tra cui Del Monte e Bombril - che erano attività economicamente profittevoli, ma finanziariamente scomode (le aziende prima pagavano i costi e molto dopo incassavano i ricavi) a differenza del latte (prodotto a immediata collocazione, con contestuale incasso del ricavo, e pagamento ai produttori posticipato).
La crisi del gruppo Cirio non fu industriale, ma finanziaria.
Per questo, al netto di tutte le paraculate del nostro, c'erano sicuramente molte strade per una ristrutturazione del debito, evitando di trasferirlo dal sistema al mercato attraverso la fogna dei Cirio Bond (destinati alla nascita al mercato primario e poi collocati ai consumatori). Idea nata nelle stanze delle banche e di Geronzi in particolare (che si è beccato una condanna anche per questo).